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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

LA MMT SPIEGATA AD UN RAGAZZO ( SVEGLIO )

Pubblicato su 5 Marzo 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MMT - BARNARD

Divulgare nella maniera più semplice possibile.

 Spiegare cosa è la Modern Money Theory (MMT) ad un ragazzino delle scuole superiori mediamente interessato del futuro. Sveglio e pronto a districarsi nel viaggio al termine della notte che sarà la sua vita. Sempre critico, anche nei confronti della MMT, quindi.

 Un tempo la moneta aveva il valore del metallo di cui era composta: monete d’oro, d’argento, di bronzo, ad esempio. Quel valore, ovviamente, era pur sempre convenzionale, e restava garantito dall’effigie del Re o dell’Imperatore.

 Poi arrivarono le banconote, e le banconote o le monete di metalli non pregiati avevano un valore che era convenzionalmente garantito dalle riserve d’oro detenute nei forzieri dalle banche centrali.

 Nel 1944, con gli accordi di Bretton Woods, fu deciso che la moneta di riferimento convertibile in oro fosse il dollaro, valuta cardine per le altre monete.

Nel 1971 il presidente degli Stati Uniti Nixon decise di metter fine alla convertibilità del dollaro in oro.

 Da quel momento, tutte le valute del mondo hanno avuto un valore solo in virtù di una convenzione, e non in rapporto al valore che esse avevano correlate all’oro, ad esempio (la qual cosa resta, comunque, una ulteriore convenzione garantita sempre dallo Stato).

 L’evoluzione tecnologica negli ultimi 40 anni sta permettendo di creare e spostare moneta (sotto forma di bit elettronici e non solo come “cartamoneta”) in pochissimo tempo.

 Le banche centrali potrebbero quindi creare tutta la massa monetaria che vogliono, in un solo istante.

 La banca centrale degli Stati Uniti, per salvare le banche finanziarie sull’orlo della bancarotta, ha emesso 16 trilioni di dollari (16.000.000.000.000), non sotto forma di banconote ma come impulsi elettronici.

 Si calcola infatti che soltanto una infinitesima massa monetaria mondiale sia sotto forma di moneta e banconote, il resto circola attraverso sistemi elettronici.

 La Banca Centrale Europea di Mario Draghi, ad esempio, tra dicembre e gennaio ha immesso oltre mille miliardi di euro con prestiti per 3 anni all’1%, nella speranza dichiarata che le banche aiutassero così imprese e famiglie (in realtà le banche stanno reinvestendo questa enorme massa finanziaria in titoli di Stato, i cui rendimenti sono aumentati moltissimo a seguito della crisi del 2011).

 Quindi è possibile immettere nel sistema economico tutta la moneta che vogliamo, senza preoccuparci più di nulla, neppure di lavorare?

 No, naturalmente.

 Il rischio principale sarebbe l’inflazione* o meglio la stagflazione (inflazione con stagnazione della produzione). Nella teoria comune, l’inflazione si ha quando vi è un aumento generalizzato dei prezzi, provocato da un eccesso di moneta circolante non corrispondente ad un pari aumento della produzione.

 Cosa dicono a tal riguardo gli economisti della Modern Money Theory?

 Gli economisti MMT mettono in dubbio che si crei inflazione attraverso immissioni di moneta della Banca Centrale, sia perché i fattori produttivi (ad esempio il lavoro) sono sotto-impiegati ma anche a seguito del ruolo del sistema creditizio privato che a seguito delle richieste di prestito immette moneta circolante per un valore multiplo rispetto alle riserve valutarie obbligatorie (si legga qui “La crescita monetaria non causa inflazione”, un articolo di John T. Harvey, professore di Economia alla Texas Cristian University, pubblicato su Forbes, dove si ridescrivono in chiave attuale i concetti classici di Moneta, Velocità di circolazione della Moneta, Prezzo e Produzione, in base alla formula M*V=p*Y)

 A differenza degli economisti da cui prendono le mosse (Keynes prima di tutto, ovvero l’economista che con le sue ricette permise agli Stati Uniti di uscire dalla Grande Depressione e il cui insegnamento poi fu adoperato da tutti i paesi occidentali dopo il 1945), i post-keynesiani della MMT sostengono che sia opportuno adoperare questo sistema non solo nei momenti di recessione – ovvero quando l’economia è in crisi e si producono meno beni e servizi – ma che questo metodo possa e debba essere utilizzato anche quando l’economia è in fase di moderata espansione, ovvero con il raggiungimento costante del massimo impiego dei fattori produttivi.

 Come è possibile immettere moneta senza generare iperinflazione?

 Gli MMT sostengono che uno Stato a moneta sovrana (tutti, tranne i paesi dell’eurozona o quelli che scelgono tassi di cambio fissi o non liberamente fluttuanti) può puntare sulla piena occupazione, cioè permettere a tutti coloro che lo vogliano di lavorare e percepire uno stipendio, trovando lavoro nei servizi sociali, culturali, nell’insegnamento, la ricerca, eccetera (anche infrastrutture di vario genere). Si tratta di un percorso di salvataggio, con regole precise ora troppo lunghe da specificare, per coloro che perdono lavoro nel settore privato, e che vengono reimmessi nel settore privato in caso di richieste.

 Secondo gli economisti MMT la produzione di beni e servizi derivante dalla piena occupazione riassorbirebbe il surplus monetario immesso per permettere loro di lavorare.**

 Sono previste però una serie di importanti strumenti collaterali, che sono la vera chiave rivoluzionaria della MMT rispetto alle convinzioni comunemente accettate.

 Se uno Stato a moneta sovrana può immettere teoricamente tutta la moneta che desidera generando questo surplus senza che si abbia iper-inflazione – è probabile che, in assenza di shock esterni, l’inflazione si attesti attorno al 5-6% annuo, un livello comunque non gravoso considerati i benefici di cui prima) per garantire piena occupazione, allora quello stesso Stato non avrà mai problemi ad onorare il pagamento dei servizi propri dello Stato: sanità, giustizia, difesa, ordine pubblico, ad esempio.

Non avrà dunque bisogno di imporre tasse per garantire questi servizi.

 Abbiamo trovato dunque un mondo che può vivere senza tasse?

 No.

 Le tasse, secondo gli economisti MMT, servono per equilibrare il mercato della moneta attraverso un sistema di prelievo equo verso i cittadini: con esse si elimina una parte della moneta circolante nel caso ci sia il rischio di iper-inflazione. Tasse e spesa pubblica quindi non hanno più alcuna relazione con la necessità di garantire i servizi pubblici essenziali (che uno Stato a moneta sovrana potrà sempre garantire perché nulla gli impedisce di spostare il denaro dai propri conti correnti elettronici a quello delle varie amministrazioni), ma invece servono per garantire equità, meritocrazia, solidarietà in un sistema comunque non statico delle politiche monetarie.

 Secondo gli economisti MMT le imposte sui consumi come l’Iva andrebbero drasticamente ridotte, quasi azzerate, così come le imposte sul lavoro, proprio per favorire la piena occupazione. Per drenare il denaro in eccesso ed evitare l’inflazione sarebbe il caso di colpire la proprietà immobiliare, perché difficile da evadere e colpisce patrimoni e rendite piuttosto che lavoratori ed imprenditori.

 Inoltre la possibilità di emettere quantità di moneta teoricamente infinita per finanziare il settore pubblico non implica la necessità (come avviene ora in maniera drastica nei paesi dell’Eurozona) di chiedere il denaro necessario per queste eventualità ai sottoscrittori privati di titoli pubblici, accettando il tasso di interesse imposto dal mercato.

 Questo significa che il mercato dei titoli pubblici non esisterà più in un paese MMT?

 No. Significa che il mercato dei titoli pubblici è una misura facoltativa e non obbligatoria.

 Significa invece che lo Stato si fa garante di pagare ai risparmiatori i tassi di interesse ritenuti congrui dallo Stato stesso, come remunerazione del capitale dei risparmiatori, e sempre in un’ottica di gestione della moneta circolante al fine di garantire piena occupazione ed evitare iper-inflazione.

 Infine uno Stato a moneta sovrana con cambio di valuta libero non potrà mai fallire come l’Argentina (cambio fisso peso-dollaro) e come rischia di accadere alla Grecia e ai paesi dell’Eurozona che in questo momento devono garantire il loro debito pubblico in una moneta straniera perché privi di sovranità monetaria.

 Stephanie Kelton, a Rimini, ha citato il solo caso del Giappone dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando la decisione di non pagare il debito fu presa volontariamente per non sentirsi umiliati nei confronti dei vincitori del conflitto.

 Quindi, in poche righe, nel mondo MMT:

 - uno Stato a moneta sovrana non può fallire, ovvero può garantire sempre il debito contratto;

 - uno Stato a moneta sovrana può raggiungere la piena occupazione;

 - uno Stato a moneta sovrana adopera le tasse non per finanziare la propria spesa ma per evitare squilibri sociali e per evitare eccessi inflattivi acuti;

 - uno Stato a moneta sovrana non ha necessità di finanziare la propria spesa pubblica ottenendo prestiti ai tassi di interesse stabiliti dai mercati privati.

 * Si ha inflazione quando la quantità della moneta in circolazione aumenta più velocemente del valore dei beni e servizi prodotti: se nell’anno 1 abbiamo una quantità di moneta in circolazione di 100 euro e un valore di beni e servizi di 100 euro, e nell’anno 2 il valore di beni e servizi resta stabile a 100 mentre la quantità di moneta sale a 110, si avrà una inflazione del 10% (110-100)/100=10%, perché la moneta ha perso il suo “potere d’acquisto”, e quindi ha “meno valore”. Se invece nell’anno 2 il valore di beni e servizi disponibili è salito a 110, non vi sarà inflazione, perché come nell’anno precedente con 1 euro possiamo comprare 1 unità di prodotto (110:110=100:100) e quindi la moneta ha conservato intatto il suo potere d’acquisto.

 **Si consideri l’esempio precedente: se nell’anno 1 la produzione di 100 si è avuta con una disoccupazione pari al 9% (come oggi in Italia), nell’anno 2 le politiche statali decidono di impiegare 10 euro per far lavorare questi disoccupati in settori ritenuti strategici. Il loro stipendio complessivo passerebbe da 0 (anno 1, senza lavoro) a 10 (anno 2, occupati). Se questi soldi fossero spesi per non produrre nulla, allora si rischierebbe di generare inflazione. Ma se invece i lavoratori fossero impiegati in settori come cultura, scuola, ambiente, tutela idro-geologica, sorveglianza, infrastrutture, ricerca, allora vi sarebbe un corrispondente aumento dei beni e servizi prodotti per cui la moneta immessa (10) sarebbe ricompensata e non si genererebbe inflazione, o almeno non oltre livelli considerati giustificabili.

Fonte: Rivieraoggi – Scritto da: Pier Paolo Flammini

Tiraanosauro MMT

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ferdinando ioppolo 03/09/2012 06:15


tutto il ragionamento svolto nell'articolo "quadra". La spegazione dell'inflazione è invece sommaria e imprecisa: Mv=pQ (o pY, se si preferisce) vuol dire che se si immette moneta agguntiva nel
circolo D-D, ovvero se resta confinata nel solo circuito monetario-finanziario, non fa alcun gioco su p e Q, mentre, se la si immette nel circolo D-M-D, ovvero si finanzia con essa della domanda
effettiva aggiuntiva sul mercato interno, di regola aumenta Q e p aumenta solo nella misura in cui Q non aumenta altrettanto. Perchè Qnon aumenti altrettanto, però, occorrono condizioni davvero
improbabili, quali una mai vista piena occupazione o uno strozzo di materie prime fondamentali, quali solo un embargo o una guerra può provocare. In ogni caso, si tratterebbe di espansione con
inflazione, che, com'è intuibile, per il 99% della popolazione è certamente preferibile alla recessione con deflazione, tanto amata dai ceti possidenti, il cui potere di acquisto, e il cui potere
semplicemente politico, crescono al crescere del valore nominale dei propri cespiti, che così, inflazionati speculativamente, possono comprare "allo scoperto", e dunque senza in realtà pagare
davvero, più beni e più lavoro di prima, ridistribuendo a proprio vantaggio una maggiore quota di Q, sottraendola ai produttori (imprese e maestranze)!


Tutto questo vale senza considerare gli accordi di cartello e la integrazione economico-politica delle multinazionali estrattive, energetiche, agroalimentari, manufatturiere, mercantili e
logistiche del pianeta, con i colossi bancari loro "sorelle" e con cui sono integrate in un unico blocco operativo, quello che io chiamo il "club dei trust finanziarizzati": ipotizzando
l'esistenza di un unico centro di comando di questo "club" che, sostanzialmente, avrebbe la proprietà collettiva e indivisa della maggioranza schiacciante dei mezzi di produzione nell'attuale
capitalismo finanziarizzato, dobbiamo ammettere che i listini all'ingrosso possano crescere non i funzione della legge della domanda e dell'offerta, ma in base a lucide scelte di tipo
strategico-politico. E' solo così, infatti, che si spiega ad esempio la stagflation (stagnazione/recessione accompaganta da bassa inflazione, generalmente a una cifra): T1)i trust maggiorano
i listini all'ingrosso (inflazione)nonostante il marketing segnali domanda stagnante/calante e dunque consigli di contrarre un po' listini e quantità da commercializzare (deflazione recessiva);
T2)i governi, nella "ignoranza" di questa volontarietà, varano interventi deflattivi, aggiungendo semplicemente recessione a recessione; T3)i trust non si scompongono e maggiorano nuovamente i
listini all'ingrosso (inflazione); T4)i governi varano nuovi interventi deflattivi, necessariamente recessivi, e si va avanti così in una perversa spirale inflattivo-deflattivo-recessiva
fino a quando i trust non si ritengono soddisfatti di quanto sono riusciti a indebolire maestranze organizzate e imprese esterne rispetto al "club" con questa stagione prolungata di "vacche
magre". Ragionamento analogo va fatto rispetto alla ben più "sana" inflazione nelle fasi espansive, chiamata "da oligopolio" già a cavallo tra gli anni '70 e '80 da zangirolami, responsabile
dell'insegnamento di eocnomia politica a frattocchie (l'ho conosciuto nel '77), dove l'aumento dei listini all'ingrosso risponde semplicemente alla Legge di Cournot. Per la verità, mollti
indizi depongono nel senso che la inflazione "da oligopolio" sia assai meno scientifica di quanto suggerisca il nome altisonante di Cournot, nel senso che si tratterebbe counque di aumenti
praticati a spanne e non scinetificamente, sulla base della semplice considerazione che quando il mercato "tira" assorbe facilmente aumenti di listini, il che però non ne cambia la natura e il
processo.


Un abbraccio, nando.ioppolo@circolodegliscipioni.org