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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

LA MATTANZA DELLE DONNE

Pubblicato su 2 Novembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Vi invito a leggere questo bellissimo articolo, pubblicato su Rinascita, con il quale l’autore, prendendo spunto da un paio di fatti di cronaca nera, illustra alla perfezione, il triste e degenerato stato in cui è ridotta la nostra gioventù, quella dell’apparire, dei tatuaggi, degli sballi, degli Ipod. Un portato della società americana, di quegli Stati Uniti verso i quali, certi farabutti, negli anni ‘50 e ‘60, ci dicevano che dovevamo parteggiare, quale male minore, altrimenti saremmo stati sottomessi al comunismo sovietico.

 

consumismo

 

 

Palermo, venerdì 19 ottobre. Un giovane, Samuele Caruso, di anni 23, attende nell’androne del palazzo dove abita la sua ex fidanzata, Lucia Petrucci, conosciuta un anno fa su Facebook. E’ armato di un coltello, che ha preso con sé uscendo di casa, deciso a vendicare “l’affronto “ che questa gli ha fatto riallacciando l’amicizia col suo ex ragazzo.

 

All’arrivo di questa, che è in compagnia della sorella più piccola, Carmela, le si avventa contro e l’accoltella con furia cieca, ferendola gravemente. Ma ad avere la peggio sarà proprio Carmela, di soli 17 anni, uccisa da due fendenti alla gola nel tentativo di proteggere la sorella. L’assassino, dopo essersi dato alla fuga, sarà arrestato in serata nei pressi della stazione di Bagheria. Agli inquirenti dichiarerà candidamente che non era sua intenzione uccidere Carmela: era Lucia che doveva essere punita perché colpevole di un presunto tradimento appreso su Facebook. Questo il fatto, l’ennesimo del suo genere.

 

Inutile dire quanto ci lasci sgomenti la pochezza di un ragazzo che mescola la realtà virtuale di Facebook col mondo reale, eleggendo la prima a fonte di tutto il suo sapere, anche del concetto che aveva di se stesso, come emergerà in seguito dall’interrogatorio fatto dagli inquirenti. Ancora più disarmanti sono le sue parole su quello che, secondo lui, è stato uno spiacevole incidente: “Non volevo colpire Carmela” , come se, per contro, fosse del tutto normale e sacrosanto uccidere la ex che lo aveva respinto.

 

Ma chi è Samuele Caruso? Un tipico prodotto dei nostri tempi. Ragazzo alienato, che abbandona la scuola e passa le giornate a “chattare” su Facebook, dove vuole costruirsi una personalità, e lo fa fino a crederci egli stesso. Uno che cerca sui cosiddetti social network un’amicizia virtuale che sia l’anticamera - o il succedaneo – di quell’amicizia reale, partecipata, fatta di rapporti umani veri, di cui è incapace. Sicuramente spera e vuole far colpo sulle ragazze. Una personalità infantile con interessi altrettanto puerili: il culturismo, la Juventus, i gatti. Si fa chiamare “tigrotto” e scrive frasi sdolcinate e stucchevoli che fanno sorridere, scopiazzate sul Web, perché non è capace neanche di scriverle da sé. Sceglie accuratamente foto che lo ritraggono a torso nudo con fisico palestrato. Apparire, bisogna. Qui finisce il suo mondo. Ci meraviglia? Macchè! Niente di nuovo. Di Samuele Caruso è ormai piena l’Italia e tutto l’opulento mondo occidentale: una generazione di vuoti a perdere, tipico prodotto di una società che ha soffocato tutti i valori sani, sostituendoli con pseudo-valori: l’apparire, il successo, l’ottenimento a tutti i costi di ciò che si desidera, l’esaltazione di un io ipertrofico basato sul nulla. Tutto ciò costituisce il risultato di una trasformazione profonda delle coscienze operata in settant’anni di pensiero unico americano, di credo consumistico e di “rambismo”, una società dove è proibito perdere, dove la realizzazione dei propri desideri e l’affermazione del proprio io sono conditio sine qua non per giungere all’auto-stima e per conquistare l’ammirazione degli altri. Alla base rimane uno strisciante senso di insicurezza; si percepisce a sprazzi la propria miseria, ma questo baratro interiore fa paura: ecco allora che lo si esorcizza con un’auto-esaltazione che porta al delirio di onnipotenza, che arriva a conculcare tutti i sentimenti più nobili, quelli che un tempo cementavano i rapporti fra amici: lealtà, solidarietà, anche competizione, quando si trattava di conquistare il cuore di una donna, ma vissuta con sano spirito agonistico.

 

Oggi la competizione spaventa certi giovani, perché sono consapevoli del bluff su cui hanno costruita la propria immagine virtuale.

Fonte: rinascita - Scritto da: Giampiero Caragnano

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