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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

L'UOMO CREA VALORE IL PARASSITA SE NE APPROPRIA

Pubblicato su 29 Luglio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Prendiamo spunto dalla mail inviata a “ per chiunque ha compreso”, integrandola con un commento ed una mail di Gianni Zurlo di Nuova Era, e ripubblicando un nostro vecchio articolo “ Arrendersi o lottare: a voi la scelta”.

Crediamo sia giunto il momento, non più procrastinabile, di vederci, scambiare opinioni, elaborare una strategia e…..agire.

Sia chiaro nessuno vuole omologare nessuno, le domande che dobbiamo porci sono solamente tre:

1 -stiamo bene insieme

2 -se stiamo bene insieme cosa vogliamo fare

3 -una volta deciso cosa fare come agire per perseguire il nostro scopo

Rimaniamo in attesa di riscontri.

Claudio Marconi

Diapositiva1.jpg

STRALCIO DI EMAIL RICEVUTA DA ACCADEMIA DELLA LIBERTA'

 

Seguendovi in questi mesi ho imparato tanto, ma soprattutto ho avuto conferma dell'esistenza di un enorme potenziale umano presente sul territorio nazionale, siamo in tanti, consapevoli delle nostre potenzialità, coscienti di poter tracciare percorsi alternativi a quelli imposti dall'alto, e con la voglia di mettersi in gioco. Il “nemico” cerca in tutti i modi di tenercelo nascosto. Le menti libere ci sono, occorre solo un piano d'azione concreto, attuabile da subito, io ci sto e sono pronto a lavorarci. So per certo che nessuno dall'alto ci aiuterà, che dalla politica oggi non possiamo attenderci nulla di buono, perchè li conosciamo, sappiamo da dove vengono, chi ce li manda, e dove vogliono arrivare, non c'è salvezza per noi nei loro piani. Occorre passare all'azione con quello che abbiamo oggi a disposizione, e tralasciare anche di chiedere, o perlomeno smettere di pensare che chiedendo ai governanti ci possa esser concesso ciò che vogliamo, nemmeno a pretenderlo con la forza, nemmeno se fossimo in rapporto 1000 a 1. E' mia opinione che perderemmo inesorabilmente, perchè il “nemico” è preparato a questo genere di attacchi. Occorre piuttosto fregarli su di un terreno sul quale mai si aspetterebbero d'essere attaccati, sul piano delle idee, della creatività, dell'organizzazione, della coordinazione, perchè ci reputano stupidi e incapaci di organizzarci.

Il vostro operato è lodevole, fate un lavoro eccezionale, fondamentale.

Quando si arriva a comprendere il significato di “bene”, di “valore”, di “lavoro” di “denaro” e il rapporto che intercorre fra essi, l'azione diventa conseguenziale.

 

Se si conviene che:

· il “bene” è ciò che si desidera in quanto è conveniente alla natura umana, è utile ad uno scopo, e posseduto rende tranquilli, felici, soddisfatti;

· il “valore” è il riconoscimento del beneficio che se ne trae da un qualsiasi bene, oggetto o azione;

· il “lavoro” è l'attività dell'uomo che implica il dispendio di energie fisiche ed intellettive per raggiungere uno scopo prefissato,

· il “denaro” è al tempo stesso “bene” in quanto è prodotto dal lavoro dell'uomo ed è utile ad uno scopo, ma è anche la rappresentazione del “valore” in quanto è tale lo scopo per il quale è prodotto.

 

(Auriti docet)

 

Possiamo provare a rispondere ad alcune fondamentali domande:

·    Dove è il valore, nel bene o nel denaro?

Nel bene, in quanto se ipotizzassimo l'inesistenza del denaro il bene continuerebbe ad essere utile e desiderabile dall'uomo, viceversa, ipotizzando l'inesistenza del bene il denaro perderebbe ogni valore e significato.

·    Chi produce il valore?

Colui che produce il bene.

·   Chi produce il bene? (L'uomo o la banca?)

L'uomo.

·   Di chi è il valore? (Dell'uomo o della banca?)

Dell'uomo

·   Cosa centra il denaro in tutto questo?

Rappresenta il valore del bene, è un simbolo economico.

 

Riassumendo:

Il valore è il bene,

il bene è frutto del lavoro dell'uomo

il valore è dell'uomo

il denaro rappresenta il valore

il denaro è dell'uomo.

 

Quindi? Io, col mio lavoro produco il bene, che ha valore, in quanto è desiderabile da qualcun altro. Creo beni che scambio con altri beni, non importa quale sia il particolare mezzo o il metodo di scambio, importa che io ottenga il bene, che ci siano beni da scambiare e si trovi un accordo fra le parti. Sembra che questa fondamentale verità sia la chiave per scardinare il sistema, dato che di beni da scambiare ce ne sono a sufficienza, dato che la stragrande maggioranza degli uomini è capace di produrre valore, dato che di lavoro da fare ce ne sarebbe a iosa, perchè farci paralizzare dalla privazione del mezzo di scambio, perchè non mettere in pratica ciò che abbiamo capito? Io sono pronto, da domani stesso, ad offrire il mio potenziale valore in cambio di altro valore al di fuori del circuito dell'euro, possibile che non si riesca a studiare un meccanismo per eludere questa appropriazione indebita del valore? Cosa dovremmo chiedere e a chi, se ciò che ci occorre è già in nostro possesso? Se chi crea il valore è l'uomo? Se mai ci fosse stato un tacito accordo fra governanti e governati, beh è saltato. Il “contratto sociale” è stato violato, siamo legittimati ad agire senza chiedere il permesso a nessuno. Non ho le capacità e le conoscenze per formulare una proposta nel dettaglio, ma in linea di massima, se l'ostacolo alla fruizione dei beni, e quindi al lavoro, è la carenza di denaro in circolo, mi sembra ovvio che dovremmo cominciare a lavorare, produrre valore, scambiare valore, senza l'ausilio del loro denaro, o magari solo in parte tanto per cominciare, coprendo le spese e i costi delle materie prime con la loro moneta, ed inventarci una nuova modalità di scambio per la parte di valore rimanente. Non è detto che si debba per forza stampar moneta, la butto li, si potrebbe creare una banca dati che registri la creazione e le transazioni di valore prodotto dall'uomo, che contenga tutte le prestazioni, i servizi, i prodotti offerti dai partecipanti al circuito. All'interno di questa banca dati si potrà riscuotere, direttamente sotto forma di beni, la parte di compenso spettante per la fornitura del proprio lavoro. Il tutto regolato e garantito dalla stipula di un nuovo “contratto sociale” al quale ogni uomo è libero di aderire. La moneta di scambio potrebbe essere il valore del lavoro dell'uomo. Lavoro in permuta. Una sorta di evoluzione del baratto che permetta al valore di spostarsi nello spazio e nel tempo, in stretto rapporto con l'economia reale. Ma anche no. Discutiamone, studiamo, troviamo il modo e facciamolo, cosa altro abbiamo da perdere?

 

Siamo un popolo di inventori, creativi, abbiamo un potenziale immenso, e permettiamo che tutto ciò venga represso. <<E lo dici a noi?>> direte voi, <<a noi che già lo sappiamo e lo diciamo tutti i giorni?>>. Se mi rivolgo a voi è per farvi presente che io ci sto, ci proverei subito, ne vogliamo parlare? Per come la vedo io non ci occorrono mobilitazioni di massa con mazze e forconi, e nemmeno la comprensione approfondita del funzionamento del sistema da parte di tutti, basterebbe innescare un circuito virtuoso, che funzioni, e con un po' di visibilità aderiranno in massa, senza nemmeno chiedersi perchè la cosa funzioni. D'altra parte in quanti si chiedono come e perchè le loro banche funzionano? L'esperimento di Auriti ci insegna anche questo. Mi rivolgo a voi perchè siete l'unico canale che conosca capace di raggiungere al tempo stesso studiosi, economisti, pensatori, imprenditori, avvocati, legislatori, tecnici, tecnologi, liberi professionisti, associazioni, persone sensibilizzate verso queste tematiche, il miglior pubblico desiderabile, ciò che occorre per elaborare insieme un piano d'azione e una proposta. Altra cosa che reputo importante, e che vorrei rilevare, è la necessità di fare rete tra le aziende e i liberi professionisti italiani, allo scopo di essere più competitivi verso il mercato estero. Ci vogliono un popolo di meri consumatori e distruggono la nostra economia attaccandoci su tutti i fronti, abbandonando interi settori all'oblio, il resto lo facciamo noi con la nostra naturale predisposizione a “farci le scarpe” l'uno con l'altro. So che esistono realtà industriali ed artigianali italiane davvero positive in regioni quali Toscana, Emilia Romagna, dove si fanno delle politiche di sostegno alle imprese, si danno vita a filiere produttive che usufruiscono di tutta una serie di servizi organizzati dalla regione, addirittura sentivo parlare in alcuni casi di condivisione del pacchetto clienti. In altre regioni, specie al sud, non mi risulta presente questo tipo di mentalità. Col mio lavoro ho avuto un po' a che fare con le imprese del sud, grandi potenzialità, tanta creatività, tanta voglia di lavorare, imprenditori instancabili, ma di visione corta. E' vero, il governo non è dalla nostra parte, non ci mettono in condizione di innovarci, a stento si sopravvive, ma, piuttosto che scannarci fra noi per raccogliere le briciole di un mercato interno distrutto, magari potremmo sederci intorno ad un tavolo e condividere qualcosina con gli altri per ottenerne molto di più tutti insieme. Potrei fare moltissimi esempi pratici, ma rimanendo sul vago, una serie di aziende sinergiche potrebbero cooperare per la nascita di filiere, potrebbero finanziare delle ricerche per la progettazione di prodotti innovativi, risolvere problemi comuni ingaggiando tecnici e professionisti, creare consorzi energetici per il fabbisogno interno e locale d'energia, puntare sulla qualità e l'innovazione piuttosto che tentare di fare la concorrenza alla Cina. Certo, possiamo continuare a lagnarci, potremmo dire che in altre nazioni tutto ciò si affronta a livello politico con la pianificazione a diverse scale, e che quindi dovremmo chiedere ai nostri politici di varare un piano industriale. Ma, avendo preso atto dei fatti, onestamente, sarebbe possibile credere ad una tale eventualità? Credo sia l'ora di cominciare a pensarci da soli.

 

La Fiat vuol spostare la sua produzione all'estero? Io officina meccanica, io carrozziere, io fonderia, io industria chimica, io industria elettronica, io ingegnere, io designer, io tappezziere, che faccio? Chiudo? Fanculo la Fiat! Ma abbiamo davvero bisogno della Fiat per fare auto? Mettiamoci insieme, finanziamo un progetto, in tanti si può fare, inventiamoci un prodotto, un marchio, diventiamo una potenza. Non ci sono i soldi? Mettiamoci d'accordo, discutiamone, chi ha denaro mette denaro, chi non ne ha mette lavoro, è un investimento che ogni uno potrebbe fare. Da una parte c'è da affrontare un rischio, ogni impresa è un rischio, dall'altro c'è la possibilità di chiudere se domani la Fiat sposta tutto all'estero. La soluzione politica purtroppo non arriverà, perlomeno a breve, sta a noi inventarci qualcosa, all'interno di quel range di azioni che ancora ci sono concesse. Occorre trovare una soluzione rapida da mettere in pratica per correre ai ripari subito. Ciò che dovremmo chiederci è: con chi e per cosa dovrei collaborare? A chi occorrono le mie competenze? Chi ha i miei stessi obbiettivi, problemi, necessità? Magari qualcuno con le nostre stesse esigenze è a due passi da noi e non lo sappiamo, beh, troviamo il modo di saperlo. Ancora una volta io sono pronto. Sono pronto a sedermi al tavolo con gli altri e ragionare sul da farsi, mettere in gioco il mio potenziale per ottenere qualcosa di più tutti insieme. Discorsi utopici? Di utopica c'è solo la pretesa che qualcuno dall'alto ci aiuti. 

 

Costruiamo qualcosa di concreto qui, per noi, e nel rispetto della dignità umana. Basta fuggire all'estero, che se ne vadano loro. Io ci voglio provare.

 

Spero a presto, calorosi saluti

 

Mail firmata

Fonte: perchiunquehacompreso.blogspot.it


Mail ricevuta dal Movimento Nuova Era

 

Ognuno di noi compie molti sforzi per il fine utile di fare arrivare all'orecchio l'informazione che può cambiare il destino del popolo italiano ed altri popoli, quello che fino ad oggi manca è la collaborazione,, mi sono prodigato tanto per fare il famoso -et pluribus unum - avendo perso ogni speranza, mi chiedo costa così tanto fondare un centro di collaborazione tra tutti i movimenti? a noi di Nuova Era pare proprio di no, oltre a fare denunce, proteste ecc. in modo massiccio ci offre anche una certa tutela, un conto è colpire un movimento che ha presentato una denuncia o protesta un altro conto è colpirne 50 - 100 - 1000 movimenti che aderiscono alla stessa iniz iativa. Un abbraccio da vero fratello, Gianni Zurlo

 

Commento ad un nostro articolo del Movimento Nuova Era

 

Mi rivolgono a tutti quelli che come noi fanno informazione, sappiamo con assoluta certezza che questa battaglia può essere vinta solo con l'informazione, se però nello stesso tempo chi fa informazione non ci stringiamo in gruppi per lo meno collaborare, inontrarsi studiare insieme il da farsi, raccogliere le persone con gli attributi per intrapprendere una via che oltre a diffondere l'informazione può fare in modo di metterci in luce, se l'informazione finisce all'orecchio di quello che continua a dire (vedrai che prima o poi qualcosa succede) non dimentichiamo che alla fine della seconda querra mondiale in Germania morirono otto milioni di persone di fame) con il ricavato di una casa si mangiava una settimana, Per il Movimento Nuova Era Gianni Zurlo Presidente (sempre al servizio del popolo)

 

“ Arrendersi o lottare: a voi la scelta “

La politica, lungi dal costruire un sistema al servizio del popolo, è divenuta uno strumento in mano ai partiti, che la utilizzano a propri particolari fini.

Con il pretesto di una difesa della sovranità popolare, i partiti gestiscono in realtà questa sovranità.

L’attuale sistema rappresenta il trionfo della partitocrazia più totalitaria e sfacciata.

Gli apparati dei partiti, in questi stessi in netta minoranza, detengono la vera sovranità.

Gli organi dello Stato, cominciando dal Parlamento ( espressione della sovranità popolare ), non hanno altra funzione che limitarsi o avallare formalmente, per renderle più vincolanti per i cittadini, le decisioni concertate previamente ed in forma contrattuale dai partiti.

La partecipazione popolare si muta così in subalterna ed illusoria.

Le elezioni non significano altro che una ripetizione di canoni ampiamente scontati.

La partecipazione si trasforma così, nella “ quantità di privilegi” da distribuire tra i diversi partiti e nel legittimare una struttura di potere limitata ai dirigenti dei partiti, a loro volta collegati ( ma sarebbe più opportuno dire asserviti) con le gerarchie tecnocratiche, la finanza e le alte cariche della UE.

La rivolta in queste condizioni si rende necessaria e non più eludibile.

Per questi motivi insistiamo sulla creazione di Unità Territoriali formate da singoli cittadini.

Dobbiamo dire basta a chi si vuole assumere la titolarità e l’esercizio dei nostri diritti personali: non dobbiamo più delegare nessuno.

Le comunità che noi pensiamo debbono essere un tramite tra eletto ed elettore.

Se non iniziamo a ragionare ed agire in questa maniera significa ammettere di aver alzato bandiera bianca, di essersi arresi: significa dire che hanno vinto.

Se volete questo continuate pure a votare e a comportarvi come avete sempre fatto, se non lo volete iniziate ad organizzarvi nelle città, nei paesi, nei borghi, nei quartieri e state in contatto con altre unità territoriali di altri luoghi.

Se questa azione sarà perseguita con caparbia volontà e tenacia un giorno “ i figli ed i figli dei figli potranno dire abbiamo conosciuto degli uomini”.

Claudio Marconi

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Movimento Nuova Era 07/29/2013 22:22


Nel momento in cui decisi di fondare il movimento , nel lontano 06.06.06 ero perfettamente a conoscenza di quello che stava per accadere, quindi promisi a me stesso che se
fosse stato necessario, avrei donato la mia vita per salvare la nostra discendenza, oggi 29.07.13 nulla è cambiato, sono pronto, ditemi dove e quando incontrarci ed io ci sarò


Quando i figli chiedono aiuto, se il padre non interviene, io non trovo parole per giudicarlo, ho figli nipoti e tutto il popolo italiano lo considero un fratello, se devo morire voglio essere
ricordato per quello che sono, grazie


Nel momento del Bisogno, la cosa peggiore da fare è, di non fare niente.


Perche il male trionfi si necessita che, chi sa resti in silenzio.


Per il Movimento Nuova Era Gianni Zurlo Presidente.