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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

L'ITALIA HA PROBLEMI DI EREZIONE

Pubblicato su 4 Giugno 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

L’Italia ha problemi di erezione. Sì, avete capito bene: soffre di disfunzione erettile altrimenti detta impotenza.

 L'erezione del membro maschile è condizione necessaria (seppur non sufficiente) per l’atto sessuale, il quale a sua volta è necessario (ma non sufficiente) per la procreazione. Per proprietà transitiva, ne consegue che l’erezione è essenziale per l’atto più sublime, naturale e miracoloso che possa esistere: creare la vita.

Per questo è una grande sventura essere impotenti, perché si è esclusi dal prodigio della generazione della vita, forse l’unico senso del nostro stare al mondo.

E allora perché non si riesce a raggiungere l’erezione? Lasciando da parte problemi fisiologici, un uomo è impotente perché ha paura di essere impotente, perché è triste, depresso, ha perso fiducia in se stesso, nel futuro e quindi nella vita stessa. Si può pensare che l’impotenza sia uno strumento messo in atto dalla Natura per impedire ad una persona in questo stato di procreare: è meglio che chi non è capace di amare la vita non generi la vita.

Ora guardiamoci intorno: analizziamo lo sguardo delle persone che incrociamo per strada, i ragazzi nelle scuole, la gente negli uffici pubblici, il tono dei discorsi su politica e futuro del nostro Paese. In quanti hanno ancora fiducia nell’Italia, nel suo avvenire e quindi sulla sua stessa vita e vitalità? La “comunità”-Italia è depressa, è triste, è sfiduciata, rassegnata e l’unica convinzione che ha è quella di non potere fare nulla per invertire questa tendenza. In altre parole….è impotente, ha grossi problemi di erezione!! L’Italia ha perduto la forza, la gioia e la convinzione di poter essere felice, di poter cambiare, di poter “generare” qualcosa. Una recente indagine dell’Istat stima che un milione e mezzo di italiani disoccupati hanno smesso di cercare lavoro perché troppo “scoraggiati” dopo anni di inutili ricerche. Per completezza d’informazione, occorre sottolineare che il problema non è solo italiano, quanto più che altro europeo, come dimostra un sondaggio di Gallup International su speranza e pessimismo verso il futuro.

Le frasi che più spesso si ascoltano nel parlare comune sono: “Tanto non si può cambiare niente”, “Tanto sono tutti uguali”, con riferimento ai politici. Anche negli occhi dei giovani e dei bambini che dovrebbero essere i principali portatori e fautori di vitalità e cambiamento si nota rassegnazione e si è già costituito in loro un istinto di sopravvivenza volto a crearsi le migliori condizioni per un’esistenza tranquilla e senza alcuna velleità di rinnovamento a livello collettivo.

Altan e il distacco dalla politica

Inutile sottolineare che l’oggetto massimo di questo scoramento collettivo è la politica, intesa come “arte di governare la società” anche con l’obiettivo di trasformarla secondo le nostre idee. Chi crede ancora che i politici stiano governando la società per perseguire il bene comune? Di più: chi crede che sia possibile cambiare lo status quo perché la politica torni ad essere l’”arte di governare la società” per perseguire il bene comune?

I problemi di erezione, così legati al nostro stato psichico, sono pericolosi anche e soprattutto perché rischiano d’innescare un tipico circolo vizioso: non riesco a raggiungere l’erezione e mi deprimo perdendo fiducia in me stesso e quindi fatico ad avere un’erezione e mi deprimo ancora di più, ecc. ecc.

E’ proprio quello che accade tra cittadini e politica in senso lato: più la politica si rivela marcia, più noi ce ne allontaniamo; e meno “partecipiamo”, più la politica pensa agli affari suoi, ecc. ecc. Perché, come cantava Gaber, “La libertà non è stare sopra un albero [...], libertà è partecipazione”. Ogni giorno che passa, diventa più difficile riavvicinarsi alla politica e “partecipare”, così come ogni giorno si perde più fiducia di poter avere un’erezione e quindi, per sfuggire a quell’ansia e a quella possibile sventura, ci si tiene lontani dalle situazioni in cui bisogna provare di “farcela” che però sono le stesse che invece ci donano l’estasi del sesso e alla gioia della procreazione.

"Non ti preoccupare, succede a un sacco di ragazzi. Per la mia esperienza, letteralmente a centinaia e centinaia di ragazzi"

In questo scenario di apatia, spiccano manifestazioni di rabbia e incatzatura. Fatevi un giro sui famosi “social networks”: cosa accade quando si parla di politici, di qualsiasi politico e in qualsiasi contesto? La reazione è spesso una “vomitata” di insulti di ogni genere “ad alzo zero”: rabbia pura. Esattamente l’atteggiamento dell’impotente che passa dall’inedia e dall’indifferenza a fulminei scatti di violenza e collera che altro non sono se non sfoghi alla propria frustrazione diretti verso l’oggetto della stessa: l’altro sesso con il quale egli non riesce ad accoppiarsi (lo stesso discorso è valido per un omosessuale, NdA).

E allora: cosa fare per risolvere i problemi di erezione? Beh, si tratta di una domanda che assilla l’uomo dall’alba dei tempi e dunque non è semplice rispondere. La prima reazione può essere dare la colpa al partner: è lei/lui che non mi eccita, che “non ci sa fare”! Sono la politica e la società che fanno schifo, per questo non “partecipo”. Sì, può anche essere. Tuttavia questo approccio ha il difetto di non avvicinarci all’obiettivo che assumiamo essere il voler copulare e riavvicinarci alla politica in senso generale, intesa come impegno e fiducia per migliorare il mondo in cui viviamo. Inoltre imputare all’”altro” l’origine dei problemi è spesso una maniera per evitare il necessario confronto con le nostre paure e le nostre debolezze.

Una scatola di Viagra

Poi ci sono il Viagra, il Cialis, il Levitra: farmaci che aiutano l’erezione. Sì, certo, questa è una possibile soluzione, almeno per cominciare. Sia che funzionino o no, la consapevolezza di aver assunto un farmaco, ci può dare sicurezza “nel momento della verità”, togliendoci dalla tenaglia dell’ansia e mettendo quindi in moto un “circolo virtuoso” opposto a quello vizioso: sono convinto che “ce la farò” perché ho preso la pillola e quindi sul serio ce la faccio, acquistando fiducia e godendomi la gioia di un rapporto sessuale, cosa che mi aiuterà alla prossima occasione, ecc. ecc.

Esiste un Viagra che possa riattivare il tessuto motivazionale della nostra società? Beh, non proprio. Proviamo a concepire il Viagra come un aiuto esterno che ci stimola a compiere un atto naturale, restituendoci – almeno temporeanamente – il piacere del “potere”, inteso come capacità di procreare e incidere sul mondo circostante. Beh, non tutta la società è passiva, non tutta l’Italia è caduta nel pozzo della rassegnazione, non ogni cittadino/a italiano/a è sprofondato nel torpore e nell’abulia. Anche in questo contesto individualista e sconsolato, esistono innumerevoli associazioni e partiti (si può dire “partiti”) a cui – ammettendo di voler raggiungere l’obiettivo di tornare a credere nelle possibilità di cambiare la società – è possibile avvicinarsi anche se demotivati e demoralizzati. L’elezione di Giuliano Pisapia a sindaco di Milano nel giugno 2011 è un ottimo esempio di questo processo: la spinta e l’entuasiasmo del movimento che si è creato intorno a Pisapia ha trascinato e richiamato alla partecipazione migliaia di cittadini/e disillusi dopo anni di marciume politico. In questo senso Pisapia ha svolto le veci del Viagra per tutte queste persone.

E poi c’è l’opzione più difficile: il lavoro su se stessi. Ovviamente non è possibile “decidere” di essere felici e nemmeno riacquistare la fiducia nel futuro e nel proprio “potere” schioccando le dita, ma ci può appunto lavorare. Innanzitutto volendolo e desiderandolo. E quindi concentrandosi sulla godimento che ci reca l’atto sessuale e la gratificazione di essere capaci di cambiare la nostra società. E badate bene, questo piacere non è egoistico perché entrambi sono atti di generosità che sottintendono l’azione di “dare” qualcosa a qualcuno.

Senza voler essere volgari, ma solo molto chiari, la sensazione che produce nell’uomo l’inturgidirsi del proprio membro non ha eguali: ci si sente onnipotenti, si ringrazia ogni Dio dell’Universo, si avverte il certo convincimento di “potere” tutto. Lo stesso può accadere anche nella nostra vita sociale e politica: è possibile cambiare, si può incidere nel mondo, possiamo essere anche noi a farlo. Il tessuto sociale è massacrato, la politica è una palude abitata da squali, intorno a noi sono tutti incatzati neri, ma gli strumenti per trasformare tutto ciò non sono sulla Luna, si possono prendere in mano e utilizzare. Dobbiamo credere a questa possibilità, visualizzarla, costruirla e difenderla e nella nostra mente perché poi diventi reale. E’ un piccolo atto di fede che – per definizione – non è basata su circostanze reali e presenti, quanto sulla persuasione che esse lo saranno nel futuro. In quanti avrebbero pensato che avremmo cominciato il 2012 senza Berlusconi a capo del Governo? E’ un piccolo passo, gioamone e consideriamolo un piccolo segnale e stimolo per tornare a credere.

"La Danse" di Matisse

Non si può credere di poter cambiare il mondo in un pomeriggio o che tutti si dichiarino entusiasti delle nostre idee e ci aiutino a realizzarle. Così potrebbe essere eccessivamente ottimistico (e quindi foriero di nuovi fallimenti) supporre, dopo mesi o anni di astinenza o fiaschi sessuali, di trasformarsi in Rocco Siffredi al primo appuntamento con una donna/uomo. Ci si può impegnare in piccoli contesti di partecipazione democratica: al lavoro, a scuola, nel quartiere. Occorre farlo, perché la collettività ha bisogno del contributo di tutti, anche del nostro e la generazione di un mondo nuovo passa anche per questo impegno. Dire agli altri e a se stessi: “Tanto non serve a niente, tanto nessuno capisce le mie idee” ha tanto il sapore di una scusa che giustifichi l’evitare le normali difficoltà del confronto. Nella politica, nella società, nel sesso…
Buona erezione a tutti!

Fonte: lundici

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