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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

L'INGANNO DEL " CAPITALISMO ECOLOGICO "

Pubblicato su 31 Marzo 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Tra le tante critiche che la società moderna muove incessantemente a se stessa, non vi è alcun dubbio che una delle più ricorrenti è rappresentata dalla continua litania di lamentele che i mass-media più o meno quotidianamente erogano a getto continuo sul problema del degrado del territorio e più in generale sull’alterazione dell’equilibrio ecologico del nostro pianeta.
E’ un continuo proliferare di dibattiti, documentari, e inchieste su un argomento che ormai si avvia a diventare una sorta di cattiva coscienza dell’epoca attuale; il problema ecologico sta diventando la valvola di scarico, una delle tante, di un mondo così presuntuosamente sicuro della sua perfezione da consentire perfino che al suo interno si critichino i modelli esistenziali da lui partoriti e spesso imposti.
In realtà il problema è ben più grave, e lo è a tal punto che sarebbe imperdonabile lasciarne il dibattito a chi per sua costituzione mentale ne potrebbe fare tutt’al più, come del resto è accaduto, oggetto di qualche campagna commerciale anche se verniciato alla bell’è meglio di ecologia di accatto.
Tanto per intender5ci, noi siamo convinti che la produzione di milioni di adesivi fabbricati in maledet5ta plastica, anche se inneggianti alla salvaguardia dell’ambiente non rappresentino un contributo fondamentale alla battaglia peraltro doverosa ed irrinunciabile per la salvezza della natura.
Per chi voglia invece con serenità e umiltà cercare di salvare il salvabile il discorso è ben diverso e più serio.
Innanzitutto si tratta di fissare un punto di partenza:
dall’interno del sistema prevalente nel mondo occidentale e cioè dal sistema capitalista non potrà mai venire nessun contributo serio ad un processo di rivalutazione del territorio e dell’ambiente.
Il capitalismo, per sua stessa e immutabile natura non potrà mai considerare il mondo circostante se non con la misura del suo bisogno di profitto; sarebbe quindi sciocco pensare ad un’eccezione nel caso dell’ambiente.
Anzi è doveroso sottolineare che i guai ambientali, il dissesto del territorio, in una parola il problema ecologico, sono sorti all’incirca da due secoli, all’incirca cioè da quando sulla scia degli immortali principi dell’ottantanove la classe mercantile che fino ad allora aveva sfruttato uomini e ambiente in modo artigianale e tra il disprezzo generale, una volta motivata e direi giustificata dal punto di vista ideologico, si è messa a fare le cose in grande e ci ha regalato la società industriale.
Da quegli anni in poi, la terra, le piante, i fiumi, i mari e persino l’aria che ormai cerchiamo di respirare sono diventati generi di consumo e strumenti di guadagno.
Se nel dodicesimo secolo si fosse proposto ad un contadino della campagna romana di andare a trascorrere una settimana nel luogo di “ villeggiatura “ X, cinquecento euro tutto compreso, il buon bifolco avrebbe pensato a qualche diavoleria dello stregone di turno.
Oggi invece le cose sono cambiate, e tutto quello che nei secoli scorsi era considerato come la naturale disponibilità della natura circostante viene venduto come merce pregiata in villaggi e punti di ristoro per facoltosi avvelenati dal progresso.
Il bello è che i proprietari ed i gestori di questa specie di industria del turismo ecologico molto spesso sono proprio coloro che hanno contribuito ad avvelenare l’habitat naturale di quelli stessi che poi si propongono di salvare dall’ambiente da loro reso invivibile.
A tutto questo va poi aggiunto che quasi sempre il prezzo di crescita di questi ultimi paradisi terrestri formato cartolina è la sistematica distruzione dell’equilibrio ecologico e ambientale di quei pochi luoghyi che ancora rimangono incontaminati dalla “ civiltà “.
Altre sono quindi le strade da battere per ce4rcare di uscire da una logica che a tanti appare inarrestabile.
E’ necessario operare anche e soprattutto al di fuori dei circuiti pubblicitari normali, cercando di portare avanti un discorso non relativo soltanto alla denuncia quotidiana dei misfatti che vengono ogni giorno commessi ai danni di quello che resta dell’equilibrio ambientale del nostro povero pianeta.
Occorre far sì che la gente entri in un tipo di mentalità nuova, in un ordine di idee diverso.
Bisogna far entrare nella testa della gente che il mondo che ci circonda non è stato messo lì perché se ne faccia scempio, ma al contrario è stato messo a disposizione dell’uomo affinchè quest’ultimo si identifichi con esso costituendo  un tutto armonico.
E’ necessario che si torni a cogliere in modo che le forze spirituali da essa promanate riescano di nuovo a sintonizzarsi con la religiosità umana.
Non c’è molto tempo da perdere; d’altra parte non bisogna meravigliarsi se quel vecchio signore con la barba bianca che ha regalato a tutti noi il più bel giocattolo del mondo sia stufo di vederne fare scempio da quattro usurai ubriachi di Coca Cola.
E i segni della Sua stanchezza cominciano ormai ad essere evidenti.
C.M.   pontile2-small.jpg

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