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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

L'IMU PAGATO DAI CENTRI DI RICERCA SUL CANCRO

Pubblicato su 29 Dicembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MEDICINA ALTERNATIVA

Per far pagare l’IMU alla Chiesa è in corso una discussione decennale (considerando anche l’ICI), mentre le lotte per l’esenzione di centri di ricerca sono state sponsorizzate poco o nulla.
 

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Dopo il caso dell’IMU pagato dal centro di ricerca di Padova, “Citta della Speranza”, sono salite alle cronache le proteste decennali di centri di ricerca di tutta Italia che pagano regolarmente le tasse sugli immobili occupati. L’IMU pagato dai centri di ricerca per la lotta contro il cancro è rimasto, per troppo tempo, un tema di secondo ordine.

Città della Speranza, centro di studi sulle leucemie infantili, ha dovuto pagare 89.400 euro di IMU.
Gian Antonio Stella, sul “Corriere della Sera”, ha intervistato Silvio Garattini, Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, centro attivo nella ricerca contro il cancro, che ha dichiarato di aver pagato 360mila euro di IMU per l’Istituto. Tra l’altro, l’Istituto Mario Negri attende che gli vengano restituiti 10 milioni di IVA pagati per la realizzazione di nuovi poli di ricerca in Lombardia, e mai rimborsati dallo Stato. Il Dottor Garattini sostiene che, con quei soldi, sarebbe possibile assegnare molte borse di studio e rifinanziare vari progetti di ricerca.

Oltre a questi istituti, l’AIRC ha pagato 30mila euro di IMU, la FIRC ne ha pagati 200mila perché ha ricevuto degli immobili in dono, che sono rimasti invenduti. L’IRCC (Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro) di Candiolo, avanguardia per la cura di vari tipi di tumore in Italia, ha pagato 36.200 euro di IMU. E queste sono solamente alcune di tante.
Per far pagare l’IMU alla Chiesa è in corso una discussione decennale (considerando anche l’ICI), mentre le lotte per l’esenzione di centri di ricerca sono state sponsorizzate poco o nulla.

L’Istituto Mario Negri è l’esempio di molti centri italiani: in 50 anni di vita, iniziata con la donazione iniziale del fondatore di cui porta il nome e proseguita grazie a contributi privati, ha portato risultati tangibili: 11mila pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali, 3mila specialisti formati dall’Istituto, ricerca continua nell’ambito della medicina cardiovascolare, psichiatrica, neurologica e tumorale.
Il Dottor Garattini dice che “il 40% del nostro bilancio viene da gare che vinciamo per fare ricerca e, proprio perché non abbiamo fini di lucro, non brevettiamo nulla e mettiamo tutti i risultati a disposizione della comunità scientifica internazionale. Non accettiamo incarichi che superino il 10% del nostro bilancio”.

Sotto accusa finisce un decreto legislativo e una legge ordinaria dello stato.
La richiesta dei poli di ricerca è la modifica dell’articolo 7 del decreto legislativo 504 del 1992, lettera i, comma 1, che riconosce l’esenzione dell’ICI (e poi dell’IMU) ai soli immobili “dedicati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche ricettive, culturali, ricreative e sportive”. L’altra modifica è per la legge cui rimanda la riserva: “attività di cui all’articolo 16, lettera a, della legge 20 maggio 1985).
In 28 anni non si è posto il problema di introdurre la ricerca non-profit all’interno delle categorie. Invece l’IMU viene richiesto nei tempi stabiliti, per evitare ulteriori ammende.

L’articolo del “Corriere” cita poi, direttamente le ricerche di Neresini e Lorenzet nell’”Annuario Scienza e Società 2013”.
All’interno del testo si fa notare come l’Italia sia al 4° posto in Europa, appena dopo Regno Unito, Germania e Francia, per quanto riguarda il numero di progetti di ricerca finanziati dallo European Research Council (23 in tutta Italia) e le pubblicazioni scientifiche del decennio 2001-2011 portano l’Italia all’8° posto nelle graduatorie internazionali.
Nonostante questi risultati positivi, i finanziamenti e le agevolazioni statali per la ricerca sono infime: 4,3 persone su 1000 impiegati sono ricercatori in Italia. In Finlandia sono 17, negli Stati Uniti 9,5, in Germania 8,5, in Rissua 6,3. A livello internazionale occupiamo il 33° posto in graduatoria.
La posizione all’interno della classifica riguardante il rapporto tra stanziamenti per la ricerca e PIL è peggiore: l’Italia occupa il 36° posto, con un misero 0,7%. Israele investe il 3,5% del PIL, la Finlandia il 2,7%, la Germania l’1,6%. Noi andiamo fieri di essere appena sopra a Nuova Zelanda, Sud Africa e Turchia.

Fonte: you-ng.it -Scritto da

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