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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

L’Europa va a destra ma riscopre Marx: il capitalismo è crisi

Pubblicato su 3 Gennaio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri

Marx ha introdotto una cosa che fu considerata una novità ma che non è ancora stata pienamente realizzata, cioè una sensazione che l’attuale sistema economico non sia permanente o mai destinato a essere permanente, ma che sia meramente una fase dello sviluppo storico che è avvenuto e che è destinato a sparire per trasformarsi in qualcos’altro con il passar del tempo, questa è una cosa importante. In particolare, concentrò la sua attenzione sul modo curioso e discontinuo in cui il sistema è cresciuto e ha sviluppato contraddizioni che infine produrranno delle crisiimportanti. 

Queste crisi devono comunque essere superate tramite una trasformazione di base o qualche altro minore sistema di modifica. Ed è proprio per questa discontinuità, per questo presupposto, che il capitalismo opera non come un sistema che è tendenzialmente auto stabilizzante ma come uno che è invece costantemente instabile e che quindi infine richiede una trasformazione più importante. Ciò è l’elemento principale del marxismo che sopravvive comunque.

Il terzo elemento che secondo me rimane del cosiddetto fenomeno ideologico è che, per la maggior parte dei marxisti, il marxismo si basa su un profondo senso dell’ingiustizia sociale dell’inegualità sociale e la differenza che esiste fra i poveri e i ricchi e potenti del mondo. Infine, io penso che forse si dovrebbe aggiungere un altro elemento che probabilmente Marx non avrebbe individuato, anche se esisteva comunque, cioè un elemento utopistico. Una convinzione che in qualche modo la nuova società che sarebbe stata creata sarebbe stata migliore e più umana di quella in cui si vive.

C’è una grande differenza fra i movimenti giovanili ben istruiti dei Paesi occidentali, dove i giovani rimangono comunque una minoranza, e movimenti simili dei Paesi come quelli musulmani, dove la maggioranza della popolazione ha meno di venticinque o trenta anni. Quindi, dal punto di vista della politica, questi movimenti giovanili sono molto più importanti. Inoltre, il maggiore elemento che spinge verso la radicalizzazione dei movimenti giovanili è il fatto che oggi, in questo periodo di crisi economica, la gioventù sente in maggior modo gli effetti della disoccupazione e quindi sono per di più scontenti. Ora non si sa come andrà poi a finire, ma in genere il sentimento di questi movimenti giovanili non è certamente verso la destra.

Comunque, loro stessi non sono in condizioni di poter stabilire da soli la forma della politica nazionale e il futuro. Secondo me questo si vedrà nei Paesi arabi nei prossimi due mesi. Loro attivano le grandi manifestazioni ma in genere non sempre sono loro a stabilire la direzione generale in cui andranno. Senz’altro le direzioni intraprese dipenderanno dal Paese e dalla regione stessa. Le direzioni intraprese nei paesi musulmani saranno senz’altro molto diverse da quelle intraprese negli Stati europei o nord americani. Ciò nonostante, è anche vero che c’è stato uno spostamento politico verso la destra in Europa, come anche probabilmente in America settentrionale.

Non c’è alcun dubbio che questa crisi che ormai continua dal 2008 ha già causato uno spostamento politico verso la destra in Europa. Se non mi sbaglio ormai sono solo circa quattro paesi Europei, cioè membri dell’Unione Europea, che sono comunque ancora governati da partiti del centro o del centro-sinistra e alcuni di questi governi sono destinati a perdere le elezioni. Anche la Spagna è destinata a spostarsi verso destra. Non credo che significhi necessariamente il rischio di un ritorno al fascismo degli anni ‘30. Il pericolo del fascismo degli anni ’30 era più che altro causato dallo spostamento verso il fascismo in un Paese politicamente decisivo, cioè la Germania di Hitler. Ora non c’è alcun segnale che stia per capitare una cosa simile.

Il rischio più grande è che non si riuscirà a fare abbastanza per gestire i problemi di base che il capitalismo degli ultimi quaranta anni ha causato e che sono stati evidenziati dal risveglio del interesse nel marxismo. Io penso che la speranza di trasformare l’Unione Europea in qualcosa di più di un semplice alleanza di Stati e una zona di libero scambio dovrà essere dimenticata. L’Europa non andrà comunque molto oltre quello che è ormai diventata, ma non penso neanche che potrebbe essere distrutta. Penso che ciò che è già stato raggiunto, per esempio un certo livello di libero scambio, e ancora più importante un certo livello di giurisprudenza comune e legge comune, resterà comunque.

Secondo me la maggiore debolezza della Ue, e il motivo del suo fallimento, rimane il conflitto fra la base economica e quella sociale della Ue, cioè l’idea di prevenire una guerra fra la Francia e la Germania, e di unificare le zone europee ricche e quelle in via di sviluppo economico. Questo obiettivo è stato raggiunto. Però poi si è mischiato con un obiettivo politico associato alla Guerra Fredda e lo sviluppo dopo la fine della Guerra Fredda, cioè la finalità di estendere i confini dell’Europa fino ad includere l’intero continente ed oltre. Ciò facendo si è divisa l’Europa in varie sezioni che ormai sono diventate quasi impossibili da co-ordinare. Economicamente parlando, c’è un grande rischio di crisiimportanti nei Paesi diventati membri della Ue dopo gli anni ’70, per esempio la Grecia, il Portogallo e l’Irlanda. Politicamente parlando, le diversità fra i Paesi Europei ex-comunisti e quelli non-comunisti hanno ridotto le capacità di sviluppo aggiuntivo dell’Europastessa.

(Eric Hobsbawm, estratti da “Il Marxismo oggi”, intervista che l’insigne storico britannico ha concesso il 16 giugno al blog di Beppe Grillo).

Fonte: Libreidee

 

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