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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

JIHAD FOR DUMMIES

Pubblicato su 18 Settembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in PAESI ARABI e IRAN

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Riassumendo:
- evitare di entrare in conflitto con gli USA e i Paesi suoi vassalli;
- indebolire l’Algeria (in Libia il compitino è già stato eseguito);
- combattere i russi nel Caucaso;
- combattere gli indiani nel Kashmir;
- combattere i cinesi nello Xinjiang.
Direttamente dalla CIA, pardon: dal leader di Al Qaeda Ayman al-Zawahiri, le “linee guida per il jihad”.

Londra, 17 settembre – Il leader di al-Qaeda Ayman al-Zawahiri ha diffuso per la prima volta le ”linee guida per il jihad”, chiedendo di limitare gli attacchi contro le sette musulmane e non musulmane e i conflitti in quei Paesi dove i jihadisti possono trovare una base fertile per diffondere i propri ideali. Il documento, pubblicato sul sito americano di intelligenceSite, mostra quindi la strategia di al-Qaeda a 12 anni dagli attentati dell’11 settembre contro le Torri gemelle a New York e le sue ambizioni globali, dal Nord Africa al Caucaso fino al Kashmir. Se l’obiettivo militare della rete terroristica resta quello di indebolire gli Stati Uniti e Israele, Zawahiri sottolinea anche l’importanza della ”dawa”, o opera missioniaria, per diffondere le idee del jihad. ”Per quanto riguarda gli attacchi all’America e ai suoi vicini, va fatta distinzione da posto a posto. Il principio base e’ di evitare di entrare in conflitto con loro, ad eccezione dei Paesi dove il confronto e’ inevitabile”, ha spiegato il successore di Osama bin Laden. Si tratta di una posizione particolarmente rilevante per il Nord Africa, dove secondo molti analisti al-Qaeda sta sfruttando il periodo seguente le primavere arabe per cercare nuovi seguaci, anche stringendo alleanze locali, ma evitando di attirare l’attenzione su di se’ con attentati. ”La nostra e’ una battaglia lunga e il jihad ha bisogno di basi solide”, ha detto il medico egiziano nelle sue ”linee guida per il jihad” postate su vari forum online.
Zawahiri ha ricordato i luoghi dove i conflitti sono stati inevitabili, includendo l’Afghanistan, l’Iraq, la Siria, lo Yemen e la Somalia. C’e’ poi l’intenzione di ”creare un luogo sicuro per i mujahideen in Pakistan, che puo’ essere usato come trampolino di lancio per stabilire un sistema islamico”. Zawahiri ha quindi parlato della necessita’ di indebolire l’Algeria, che ha combattuto i militanti islamici in una guerra civile negli anni Novanta e di diffondere lo spirito del jihad nel Maghreb e nell’Africa occidentale. Il leader di al-Qaeda ha quindi sottolineato il diritto dei militanti di combattere i russi nel Caucaso, gli indiani nel Kashmir e i cinesi nello Xinjiang. Zawahiri ha poi chiesto ai suoi seguaci, in gran parte salafiti, di evitare attentati contro altre sette musulmane e, se attaccati, di limitare la loro risposta a coloro che sono coinvolti nel conflitto. Devono anche lasciar stare i cristiani, gli indu’ e i sikh che vivono in terre musulmane, rispettare donne e bambini ed evitare attacchi in moschee, mercati e luoghi di aggregazione dove ci possono essere musulmani.
(Brt/Opr/Adnkronos)

Risulta dunque molto significativo quanto riportato ieri dal Miami Herald circa Mohammed al Alami, ex detenuto del carcere di Guantanamo, che sarebbe morto lo scorso agosto in Siria combattendo nei ranghi dei “ribelli”.
Nel suo elogio funebre documentato da un video, Alami viene ricordato come un veterano del Jihad in Afghanistan, catturato dall’esercito pakistano durante un tentativo di fuga dal Paese dopo aver partecipato agli scontri con le forze locali sostenute dagli USA nell’autunno 2001.
Egli venne successivamente incarcerato a Guantanamo, dove rimase per quattro anni, dal 2 febbraio 2002 al 7 febbraio 2006, e quindi rimpatriato per ragioni sconosciute.
Per ricomparire poi nel suo nuovo teatro di “mobilitazione” a più di cinque anni di distanza, in macabra coincidenza con la fine della propria esistenza terrena.

Tratto da: byebyeunclesam.worldpress.com

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