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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

ISRAELE NON VUOLE DIVENTARE ' MULTIETNICO'

Pubblicato su 2 Settembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Perchè Letta non manda la Kyenge e Boldrini a " studiare" in Israele ( loro amici ) per imparare come si fa a non distruggere un popolo ? Claudio Marconi

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Israele attua una politica demografica antitetica a quella che la Kyenge vorrebbe attuare in Italia. Mentre la congolese vorrebbe sostituire gli italiani con giovani africani, in quello che sarebbe un genocidio con altri mezzi, il governo israeliano pensa a come plasmare la società israeliana in modo che rimanga ‘ebrea’ e ‘democratica’. Come sempre, c’è molto che le nazioni europee possono imparare da Israele. La politica demografica ne è un  esempio.

Dal New York Times :

Figli di Israele

Di Shmuel ROSNER 

TEL AVIV – Israele ama i bambini e ne vuole di più. Ha alti tassi di fertilità – il più alto, infatti, di tutti gli Stati della Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: quasi 3 bambini per famiglia,  contro una media OCSE di poco più di 1,7. Si investe un sacco di soldi nel fare cliniche della fertilità e trattamenti accessibili ai cittadini.

La ragione principale di questo supporto è ovvia: Israele è un piccolo paese circondato da molti nemici e vuole rimanere etnicamente ebreo.

Eppure, in un taglio attuato la scorsa settimana, la mia famiglia riceverà ora poco meno di $ 140 al mese in sovvenzioni statali per i miei quattro figli, giù da $ 250 al mese.

Perché? Perché le preoccupazioni di Israele circa la demografia non sono solo di natura quantitativa, ma anche qualitativa.

Quasi tutti gli ebrei israeliani vogliono che il paese rimanga una patria ebraica, e quindi deve mantenere una maggioranza etnicamente ebraica. Vogliono anche che sia una democrazia, sia liberale ed economicamente forte.

E questi obiettivi possono essere minacciati dai due sotto-gruppi che in Israele f anno la maggior parte dei bambini: innanzitutto la minoranza araba, che ne minaccia l’identità etnica, e poi ci sono gli  ebrei ultra-ortodossi, noti come Haredis, che ne minacciano la cultura democratica e occidentale. Il tasso di natalità per le donne ebree in Israele è quasi 3,  è 3,5 per gli arabi e 6.5 per gli Haredis.

Il Bureau of Statistics di Israele dice che entro il 2019,  la maggior parte dei bambini ebrei sarà ultra-ortodossa, l’unico segmento della popolazione ebraica ad impedire la trasformazione israeliana in stato bi-nazionale mezzo arabo.

L’elevata fertilità tra questi gruppi sembra aver creato un problema economico che è aggravato dalle sovvenzioni statali. Dan Meridor, ex ministro delle finanze noto per le sue idee liberali, formulò il problema in questo modo nel 2010: “Ci sono intere classi sociali nella popolazione, dove non tutti lavorano, con molti bambini nati con l’incoraggiamento dello stato.” .. .

Quando i tagli sono entrate in vigore la scorsa settimana, il ministro delle Finanze Yair Lapid ha dichiarato: “E ‘stato dimostrato più volte che assegni per i figli non tirano fuori le persone dalla povertà. Perpetuano la povertà. “Se gli arabi e gli Haredis ricevono un minor numero di sussidi,  potrebbero entrare nel mondo del lavoro o avere meno figli (o entrambi), e quindi potrebbero essere meno poveri.”

Il governo israeliano ha usato gli ultra-ortodossi come ‘muro demografico’, all’avanzata della minoranza araba che risiede all’interno dei propri confini. Una sorta di riserva ‘ebrea’: si sovvenzionano uomini sani, il cui unico impegno è studiare la Torah e procreare per aumentare il tasso di natalità ebraica complessiva. Questo era essenziale per custodire l’integrità etnica dello Stato ebraico. Ma ha avuto delle ripercussioni sul piano economico, visto che gli Haredis conducono una vita socialmente parassitaria dello stato: sono una sorta di ‘ape regine’ dedite alla procreazione. E su quello politico-militare: gli ultra-ortodossi rifiutato il servizio militare, essenziale alla sopravvivenza di Israele.

Ecco che ora Israele ha deciso che ci sono abbastanza ebrei e il pericolo di trasformare il paese in una società ‘multietnica’ è scongiurato,  così chiude il rubinetto.

In altre parole, l’amore di Israele per i bambini è condizionato: se ne  vuole di più solo se ebrei, e  fino a quando strumentali ai suoi obiettivi.

I tagli della scorsa settimana ai sussidi mostrano che tali assegni sono, a differenza degli stati europei,  non una misura di giustizia sociale (sostegno alle persone bisognose senza tenere conto delle loro identità etnica) ma un mezzo di pianificazione sociale (sostegno alle tendenze demografiche desiderate). E’ la differenza tra chi persegue il proprio suicidio, e chi invece anela a sopravvivere.

C’è molto che noi italiani possiamo imparare dagli israeliani. Il primo insegnamento è che fare i propri interessi come popolo, non è un ‘reato’, ma un imperativo naturale. Solo gli individui e i popoli affetti da ‘altruismo patologico’ fanno gli interessi dell’altro. I popoli sani no.

Gli israeliani sono, per diversi motivi, tra i quali l’assenza del ‘peccato originale’ della WWII, un popolo sano che non ha bisogno di chiedere ad altri il permesso alla propria esistenza.

I tassi di fertilità in Israele sono interessanti per quello che possono insegnarci nella lotta per sopravvivere come popolo.

Ecco un grafico da Israele: Demografia 2012-2030: In cammino verso uno Stato Religioso da Bystrov e Soffer. Questo mostra i tassi di fertilità totali per il periodo 1980-2008 per le diverse classi di donne ebree israeliane, quindi escluse quelle arabe. La linea superiore è quella degli ultra-ortodossi.

 

In fondo ci sono gli ebrei secolari – gli eredi dei sionisti – a circa 2,05, che è comunque  il tasso di sostituzione da cui noi siamo molto lontani. Questo è infatti un dato piuttosto alto per donne laiche in un paese affollato e avanzato come Israele.

E visto che Israele non è molto diverso in termini di  densità di popolazione, e dei prezzi immobiliari da molte zone italiane, c’è da chiedersi: come fa Israele a raggiungere un livello di sostituzione  demografica, nella sua componente di popolazione meno ‘adatta’?

Visto che quella sua ‘componente meno adatta’ è molto simile alla nostra popolazione generale, studiare la politica demografica e di sostegno alla natalità israeliana è un imperativo. Se vogliamo sopravvivere come popolo. E dobbiamo, sopravvivere come popolo.

Ovviamente, quelli che seguono sono tutti provvedimenti che vanno nella direzione opposta:

http://voxnews.info/2013/08/31/lavori-pubblici-a-immigrati-sindacati-soddisfatti/

http://voxnews.info/2013/08/30/magistrato-ingiusto-privilegiare-lavoratori-italiani/

http://voxnews.info/2013/08/30/sardegna-la-regione-da-lavora-ma-solo-agli-zingari/

http://voxnews.info/2013/08/28/nuovo-scandalo-assegni-per-extracomunitari-che-fanno-tanti-figli/

Deprimono la natalità italiana, e favoriscono quella delle componenti parassitarie della popolazione residente. Israele non commette questi errori dettati da una demenziale idolatria dell’universalismo dei diritti: perché per Israele, i suoi figli vengono prima degli altri. E’ tempo di seguire l’esempio degli israeliani.

In Israele, uno come Letta che afferma di ‘avere voluto lui la Kyenge nel governo’,  sarebbe preso e condotto al gabbio. Quello delle scimmie. Perché lì l’identità conta.

In Israele gli invasori si respingono. Con le buone se possibile, con le cattive se necessario. Non vedrete soldati aiutare giovani virgulti africani ad invadere la loro patria, non li vedrete prendere in braccio i futuri stupratori delle proprie figlie. Né, vedrete,  strane donnine fanatiche urlanti in preda a psicosi d’accoglienza. Tutte immagini che rimarranno a nostra eterna vergogna.

Se vogliamo sopravvivere, dobbiamo fare come loro.

Tratto da: identita.com

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barbara 09/02/2013 15:50


ma dare assegni a chi fa figli non è considerato FASCISTA? NO, se i soli beneficiari sono extracomunitari. Le italiane, povere, disoccupate o precarie
ricorrano all'aborto.


Va tanto progressista ....... se sei povera ed italiana il diritto alla vita del tuo bambino E' CONSIDERATO UN DIRITTO OSCURANTISTA REAZIONARIO