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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

INDUSTRIALI PERICOLOSI: 739 COMUNI A RISCHIO

Pubblicato su 1 Febbraio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in AMBIENTE

Poi non si potrà dire che non si sapeva. Il rapportoEcosistema rischio industrie messo a punto daLegambiente Protezione civile parla chiaro.

In Italia i comuni a rischio disastro ambientale – contaminazione di suolo, acqua e aria – sono 739. Questo a causa degli oltre mille impianti industriali pericolosi sparsi su tutto il territorio.

Industriali-pericolosi.gif

 

La Regione più a rischio di incidente è laLombardia con 289 impianti pericolosi in 207 comuni. Seguono Veneto (116, 79), Piemonte(101, 64), Emilia Romagna (100, 53), Sicilia (74, 34), Lazio (69, 32) e Campania (68, 53).

Tra gli impianti più critici ci sono i depositi di gas liquefatti che rappresentano il 40% delle strutture a rischio e sono presenti in 84 comuni. Ci sono poi le giacenze di sostanze chimiche epetrolchimiche, di oli mineralifitofarmaci,sostanze tossiche e anche di esplosivi.

Un pericolo che minaccia anche strutture "sensibili" come scuole (in 37 comuni, 18% del totale), centri commerciali (in 27 comuni, 13% totale), luoghi di culto (18 comuni, 8% del totale), strutture turistiche (16 comuni, 8% del totale), stadi (7 comuni, 3% del totale), cinema e teatri (4 comuni, 2% del totale) e ospedali (4 comuni, 2% del totale).

Le reazioni a questa situazione non si sono fatte attendere. «I sindaci intervengano per gli impianti vicini alle scuole e agli ospedali o scatteranno le denunce» tuona Il Codacons. «I sindaci – dice l’associazione – hanno il dovere giuridico di intervenire a tutela della salute dei loro concittadini e devono prevenire possibili incidenti, intossicazioni e malattie. Basti ricordare gli episodi di Settala, Pisogne, Cesano Maderno e Paderno Dugnano».

La richiesta è che «I sindaci intervengano con apposite ordinanze per aumentare la sicurezza di quegli insediamenti, imponendo, come si è fatto per l'Ilva, le misure necessarie a prevenire possibili tragedie arrivando fino alla chiusura e spostamento degli impianti più pericolosi, ossia quelli collocati vicino a strutture a rischio come ospedali e scuole. Se non sarà fatto – conclude il Codacons – scatteranno ledenunce contro i sindaci per omissione d'atti d'ufficio».

Ma per cambiare le cose ci sarà bisogno anche della volontà dei cittadini. E uno dei problemi più critici della questione, sottolineato anche nel rapporto, riguarda la mancanza di informazione dell'opinione pubblica sui rischi che si stanno correndo. Il 50% dei comuni coinvolti, infatti, pari a 105 amministrazioni, non ha realizzato una campagna sulla fase d'emergenza.

«Quello che preoccupa di più - dice Franco Gabrielli, capo della Protezione civile - è che siamo un Paese poco sensibile a questi temi: siamo in una sorta di limbo; quello che mi allarma è la mancanza di consapevolezza, perché è quella che rende la gente esigente. C'é spesso una perversa deresponsibilizzazione ossia un atteggiamento sbagliato che è quello di chi dice “speriamo che non accada”. Serve una battaglia culturale fino a che questi argomenti non saranno vissuti come prioritari; a quel punto anche la politica seguirà l'opinione pubblica. Serve la diffusione di una cultura di protezione civile».

Per saperne di più scarica il dossier completo Ecosistema rischio industrie -

Fonte: gogreen.virgilio.it

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