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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

IN NOME DELL'UOMO

Pubblicato su 14 Dicembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA



Di Claudio Marconi



Siamo ancora – e più che mai – ad Alexis Carrel, all’uomo come “ grande sconosciuto” della nostra epoca. E’ vero che tanti delitti, un numero crescente di delitti, si commettono in suo nome,ma
cosa sia l’uomo nessuno sa più; né dove stia andando; né cosa gli occorre davvero per non scomparire del tutto. Dicono: stiamo crescendo di numero; e le statistiche sono lì, sciorinate da un
migolo di “ Galletti bianchi”, ricercatori ed esperti, a dimostrare che è vero; e i computer stanno anch’essi lì, a sciorinare le cifre dell’aumento e magari a dimostrare che si tratta di un
fenomeno esponenziale. Se non si lascia, fra vent’anni o poco più si raddoppia; fra quaranta, cinquant’anni, meglio non pensarci, ce ne sarà un tot ad ettaro,strettissimo. Ma non è che crescano,
che aumentino gli uomini; cresce, aumenta, si pigia l’umanità, o meglio crescono, aumentano, si danno di gomito le masse. Ortega Y Gasset, già a suo tempo, diciamo intorno agli Anni Trenta,
scriveva pagine stupende su questa “ massa” che si ritrovava dovunque, che si agglutinava. Poi, Konrad Lorenz ha – giustissimamente – fatto notare che se tu stai in beata solitudine e viene a
trovarti all’improvviso, ne sei lieto; mentre se qualcuno batte alla tua porta, sia pure nella casa più confortevole di una qualsiasi stramaledetta megalopoli, il primo impulso è di considerarlo
un nemico e bene che gli vada lo guardi come un intruso di cui liberarti al più presto.



Appunto: l’uomo che non c’è più, proprio nei termini in cui nessuno lo conosce più.



Perché?



Perché intorno gli grava; addosso gli pesa; sopra gli incombe sin quasi a soffocarlo, questo “ ambiente” che in parte si è fabbricato ma in gran parte “ gli “ hanno fabbricato una serie di
processi, di strutture, di abitudini, di ritmi di vita ( o meglio, di non vita ) che vengono da lontano. Da quando fu detto a tutti – a tutti considerati eguali, siccome distillavano gli
alambicchi intellettuali dell’illuminismo – che l’unica, anzi la suprema legge, era quella dell’arricchimento.



Ci si mise anche un’intera religione, ragguardevole alla marciante “ spirituale” del capitalismo nascente, a sottolineargli il fatto, ad assicurarlo – quel tipo d’uomo – che non c’erano dubbi; il
successo negli affari era segno certo d’essere nelle buone grazie divine. I dividendi alti erano le “ contromarche” fisiche, ben palpabili, del successo ottenuto anche lassù, nel metafisico.
Parafrasando il detto delle giovani a modo d’altri tempi ( “ dove si arriva, signorina, nella vostra stanza letto? Passando dalla parrocchia, signor mio!” ), si stabilì la certezza che al
Paradiso si arrivava soprattutto tramite la Borsa. Oggi, si direbbe attraverso le multinazionali. E se voi andate in qualunque paese anglosassone vi accorgerete subito che le banche, le grandi
banche, hanno un chè di basilica, di tempio laico, dove si coglie come l’eco di una preghiera protestante e calvinista nel fruscio funzionale del meccanismo plutocratico.



Guadagno, successo, profitto; e via tutti insieme, appassionatamente – all’inizio – verso le magnifiche sorti e progressivo, quelle che ancora cantavano i poeti del tardo Ottocento.



All’inizio. Poi, le cose si sono confuse, si sono imbrogliate. Un nuovo exploit, lo si ebbe in questo secondo dopoguerra, quando tutto l’Occidente imparò fino in fondo quella lezione. Oh!
L’ebbrezza dei “ miracoli economici “; e i lustrini del neo-capitalismo; e i suoi “ giovani leoni”. Si scrissero libri, biblioteche intere, per magnificarli. E neanche pace all’anima loro, ma
obbrobrio e vituperio, sulle tombe – quando le avevano avute – degli ultimi europei fessi caduti fra tante macerie, su tante odiatissime trincee. Su quelle tombe, ci si andò per “cracher “; e ben
gli stava anche a quel maledetto di Cèline.



E’ una contraddizione. Ma non vorremmo scordarci anche noi dell’uomo, come si diceva all’inizio; perché è facile, facilissimo, scordarsi di quest’uomo moderno, come lo hanno non diciamo forgiato
– ma piuttosto manipolato,plasmato, intossicato. Con “ questo “ ambiente intorno, appunto. Anch’esso manipolato,plasmato,intossicato secondo le stesse leggi del profitto, del successo,del
guadagno, del progresso indefinito ( che è anche, guarda caso, indefinibile: mentre bisognerebbe pur spiegare, e spiegarci, perdio, quando si è così sforzati ad andare avanti,verso dove si va
avanti; e se, visto quello che accade, non è anche dovere di un minimo di “ lume di ragione “ fermarci a chiederci se stiamo andando nella direzione giusta).



Ma noi siamo convinti che si va, e non da oggi, nella direzione sbagliata; e lo dimostra il fatto che come calabroni impazziti, gli “ uomini “ dell’Occidente attuale ronzano e cozzano in una
sorta di gabbia di vetri invisibili. Bisogna uscire dalla gabbia: ecco l’imperativo. Altri orizzonti; altri “ spazi “, anche etici e spirituali; per cose e “ valori “ puliti, superiori,che
sappiano di vetta, dopo tanto arrancare in questa specie di palude. Schifosa sempre, ma che adesso sta diventando come le sabbie mobili.



In nome dell’uomo.



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