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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

IL VUOTO A DESTRA, IL VUOTO A SINISTRA. LE PALLE PIENE DAPPERTUTTO!

Pubblicato su 20 Novembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

La nostra speranza è purtroppo una lucciola poco luminosa nella notte fonda di questa Repubblica nera, non si facciano finalmente avanti uomini duri con l’obiettivo, ancora possibile ma sempre più difficile, di spezzare le catene che tengono stretta l’Italia alla finanza mondiale e alla strategia occidentale. Da quest’ultimo campo non si può uscire d’amblé ma occorre iniziare starci senza la testa piegata e la schiena ricurva. Troppo per i nostri (dis)onorevoli barboncini da compagnia atlantica

 

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La differenza tra destra e sinistra sta nel posto dove si accumula il vuoto. La prima ha il vuoto in testa, da sempre, la seconda lo ha fatto tutto intorno, da qualche decennio. La sintesi tra i baracconi sta nei vuoti a perdere della Bocconi a cui i partiti si sono affidati per accelerare la loro scomparsa nel nulla. Destra e sinistra sono ormai fuori gioco e se non fosse per ignobili e ripugnanti manovre di Palazzo, complice un Presidente della Repubblica, spalleggiato da centrali estere d’influenza e d’ingerenza negli affari italiani, sarebbero già state risucchiate nel buco nero di questa cloaca storica che sta cancellando l’Italia dalla cartina geopolitica.

Ma il grande tonfo può solo essere rimandato non evitato. Di certo, non saranno le alchimie elettoralistiche al vaglio del Colle, che intende continuare a garantire la prosecuzione dei governi manichei, retti da manichini della finanza e distaccati dalle Università a Palazzo Chigi senza consenso popolare, ad impedire il tracollo generale, tanto dei conti pubblici che della dignità nazionale.

Con il pretesto delle finanze disastrate è stato messo in piedi un esecutivo di ragionieri e di banchieri che avrebbe dovuto tirare la cinghia per limitare le spese pazze dello Stato ed, invece, un cappio è stato stretto al collo dei connazionali, i quali prima avevano il fiatone ma tiravano a campare mentre adesso non hanno più nemmeno l’aria per respirare. E tirano le cuoia.

Dai dati diffusi dai vari uffici statistici si evince che questo Governo di intelligentoni ha fallito proprio sui compiti assegnatigli, ormai un anno fa, da una classe politica arrendevole e screditata. In un lasso di tempo così breve nemmeno i politici più scarsi che la Repubblica abbia mai avuto avrebbero potuto combinare così tanti guai. Del resto, costoro hanno invocato i professori non per le nostre gioie ma per quelle degli speculatori che sono appunto gli attuali dolori della Penisola, nel tentativo di appaltare all’esterno manchevolezze e inefficienze di cui, tuttavia, sono comunque stati ritenuti i principali responsabili. Il trucco non è riuscito e si ritrovano con un Grigio che, sospinto da un Abbronzato, reclama le chiavi delle istituzioni. Ovviamente, diverso era il loro l’intento poiché il popolo avrebbe dovuto credere che il bene della patria passasse dal male minore di un commissariamento di cattedratici con studi all’estero, studi privati in Italia e appoggio di consorterie massoniche mascherate da centri di studio mondiali. Abbiamo, infine, scoperto che il male, come diceva la Arendt, non ha gradazione e si presenta come minore esclusivamente se si è disposti a bersi a tutto da certe maggioranze trasversali al pari di minorati. Gli scolaretti tecnici per essere realmente diligenti dovevano andare volutamente fuori traccia sin dall’inizio del loro mandato, occupandosi prettamente di politica e di smantellamento sociale, come da suggerimento dei circuiti internazionali: la politica della liquidazione dello Stato, della svendita dei tesori pubblici, della dismissione della sovranità nazionale per i progetti egemonici di una Potenza Centrale non più disponibile a lasciare fare, in una fase in cui si accinge a ridefinire gli scenari globali per coglierne gli esclusivi vantaggi e limitare gli eventuali danni.

Come nel 1992 il disegno comincia però a sbavarsi. All’epoca, sul terremoto della I Repubblica dovevano marciare vittoriosi gli zombies coi baffi, a cavallo di gioiose macchine da guerra, ma giunse, inaspettato, a sbarrare il “basso” un nano da Monta che ruppe le uova nel paniere a chi si vedeva già conquistatore di Roma. Nessuno aveva fatto i conti con l’elettorato democristiano e socialista che mai sarebbe finito a sinistra. Presentemente, l’ingloriosa macchina da tecnica comincia a vedere le Stelle, causa l’omonimo movimento il quale, sebbene guidato da un comico, fa sicuramente meno ridere dei buffoni di “coorte”, che lo criticano e non lo prendono abbastanza sul serio, meditando di potersene sbarazzare con un codicillo legislativo. Ma Grillo, oltre che un fastidio è un sintomo di quello che gli italiani pensano di tutta la ridicola scena politica e della tristissima situazione economica nostrana. Questo Asterix con le cinque palle del suo programma rischia davvero di rappresentare l’unico nucleo di resistenza al quale i nostri concittadini tenteranno di aggrapparsi come seconda scelta al non v(u)oto, giusto per ritornare all’ipotesi di partenza.

Come andrà a finire? Inutile fare previsioni in assenza di reali alternative a questo sbaragliamento completo, perché, come già detto, non c’è un male minore da sostenere che non sia in ogni caso un male da patire. Se i grillini annientano la concorrenza ci toglieranno dalle palle una serqua di politicanti corrotti e servili protagonista indiscussa di questo tragico epilogo. Ma resteremo pur sempre con le cinque palle in mano del loro manifesto che è un pasticcio di luoghi comuni ecologisti, statalisti, liberisti, conditi con ubbie ultramoderniste legate alle tecnologie comunicative e strampalaggini feudali associate ad armonie comunitarie mai esistite. In ogni caso, tali avventurieri non hanno il personale politico per cambiare la situazione e di puntare i fucili alla tempia degli specialisti, per farli lavorare al loro servizio, non ne parlano appunto perché sono rivoluzionari della chiacchiera e la chiacchiera, come la classe operaia, non fa lo Stato. Se a cavarsela nelle urne saranno i soliti partiti non ci sarà più santo al quale votarsi, moriremo di lenta agonia politica e lunga asfissia economica. A meno che, ma questa nostra speranza è purtroppo una lucciola poco luminosa nella notte fonda di questa Repubblica nera, non si facciano finalmente avanti uomini duri con l’obiettivo, ancora possibile ma sempre più difficile, di spezzare le catene che tengono stretta l’Italia alla finanza mondiale e alla strategia occidentale. Da quest’ultimo campo non si può uscire d’amblé ma occorre iniziare starci senza la testa piegata e la schiena ricurva. Troppo per i nostri (dis)onorevoli barboncini da compagnia atlantica

.Fonte: conflittiestrategie.it - Scritto da: Gianni Petrosillo

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