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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

IL VERTICE NATO DI CHICAGO E LE SUE CONSEGUENZE

Pubblicato su 14 Giugno 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Il vertice NATO dei 20 e 21 maggio scorsi, tenutosi a Chicago, è stato descritto come un incontro dai risultati scontati, persino banali. L’Aspen Institute, ad esempio, lo commenta così: “Il recente vertice NATO è stato segnato dai messaggi politici che gli alleati hanno cercato di inviare, piuttosto che da decisioni realmente importanti.” Certo, in tempi di crisi politiche, l’attenzione dei media è focalizzata soprattutto sulle strategie europee di stabilizzazione economica e le notizie di campo militare – strategico passano in secondo piano. Anche se, personalmente, ritengo che sia un errore madornale, poiché le decisioni dei vertici dei paesi alleati incidono proprio sull’equilibrio economico tanto ricercato, ma che sembra ormai una meta irraggiungibile. Forse è bene che i popoli siano più informati su questioni così importanti, anche perché il loro rifinanziamento (parlo delle missioni militari) non è certo approvato dai cittadini, ma è un onere granché ingombrante per le tasche dei rispettivi stati.

Il vertice di Chicago si è rivelato piuttosto innovativo perché ha saputo mediare tra le tre linee guida che impegneranno la NATO nei prossimi anni e le forze armate dei paesi alleati nel prossimo decennio e (quasi certamente) anche più in là.
Uno dei primi temi è stato quello di decidere come portare a termine un periodo d’intenso impegno nel territorio tra i Balcani e l’Afghanistan, iniziato nel 1995 e che, stando a quest’ultima decisione, dovrebbe terminare nel 2014, a meno d’imprevedibili circostanze. Resteranno, comunque, attive importanti pattuglie nel Mediterraneo, così da confermare l’egemonia dell’alleanza Atlantica nel mar “dei classici”, e lanciando un avvertimento deciso a quelle potenze, come la Siria che, seppur in “area mediterranea”, cercano nuove alleanze. Con la Russia, ad esempio. “Nonostante un clima internazionale complesso a causa della crisi economico-finanziaria europea, ma anche della geopolitica del Medio Oriente allargato, i ventotto capi di stato e di governo hanno saputo guardare al futuro della Nato con chiarezza e determinazione, confermando la forza, l’attualità e la rilevanza strategica del legame transatlantico in un periodo di grandi cambiamenti e incertezze” scrive Giuseppe Belardetti, Program Director presso l’Atlantic Treaty Association, in un suo articolo per l’Istituto ISPI. Cosa vuole dire? Ovviamente l’Alleanza Atlantica guidata dagli Stati Uniti cerca ancora di garantirsi quel primato internazionale di “prima potenza mondiale”, setacciando oceani, consentendo e negando commerci tra le nazioni, minacciando dall’alto dei suoi tribunali di giustizia provvedimenti nazionali non in linea con i principi del “politicamente corretto” o che possono minare gli interessi capitalistici delle potenza atlantiste.

Continuando, in sostanza, con la linea di “aggressività” mascherata che caratterizza la NATO, fin dalla sua creazione. La novità però si evidenzia nel clima dichiaratamente preoccupato dei partecipanti al vertice. L’Alleanza teme di perdere il suo prestigio a favore dei BRICS, di quei paesi, cioè, che nel 2001 la banca d’investimento Goldman Sachs li individuò come centro di un rapido sviluppo economico, e che, secondo Jim O’Neill, avrebbero dominato l’economia mondiale fino a metà secolo. L’alleanza di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (BRICS) spaventa l’alleanza atlantica perché l’affermarsi della prima sta comportando un crollo economico dei paesi europei, centro commerciale dell’alleanza atlantica. Ora, l’anello rovente di questa catena di vecchie e nuove alleanze è il Medio Oriente, precisamente in Siria, dove un’alleanza (la NATO) preme affinché il “regime” di Assad ceda alle richieste dei manifestanti, mentre la seconda (I BRICS) continuano a porre veti su ipotetici interventi stile Libia. Questa contesa costa cara alla popolazione siriana, dove i morti continuano, e continueranno ad aumentare.
Tornando alla NATO, è scontato dire che l’alleanza ora guarda all’Asia con due visioni mescolate assieme: in primis la teme, perché potrebbe (e lo sta facendo) “soffiargli il posto”, in secondo luogo l’attira, perché campo produttivo, a basso costo, e dal potenziale capitalistico assai elevato.

Il vertice di Chicago ha, inoltre, prodotto cinque documenti che riaffermano alcune delle priorità strategiche della diplomazia italiana: collaborazione multilaterale in materia di formazione, addestramento e approvvigionamento delle forze armate alleate, maggior grado d’integrazione con i programmi dell’Unione Europea, sviluppo dei programmi di partenariato soprattutto con i paesi del Mediterraneo e rafforzamento del partenariato strategico con la Russia. Quindi un “ritorno di fiamma” per la diplomazia italiana, che con il nuovo Ministro degli Esteri ha riacquistato “credibilità”. O meglio, ha deciso di cedere, senza se e senza ma, ancor più la propria sovranità e dignità nazionale in campo decisionale per conto della NATO, i cui compiti a casa, i “lavori” che ci chiedono di svolgere, sono sempre gli stessi: modernizzatevi agli standard europei, che poi sono quelli anglosassoni, che poi sono quelli atlantici e americani.

 La fiducia diplomatica l’Italia l’ha riacquistata grazie al contributo dato nello sviluppo di un “pacchetto di Difesa” che contempla l’attivazione di una capacità interinale per la difesa missilistica a comando Nato, e soprattutto un complesso sistema di sorveglianza detto “Alliance Ground Survelliance (Ags)”, stanziato a Sigonella (pace all’anima di Craxi!), in Sicilia, che garantisce agli alleati un monitoraggio completo del territorio. Infine, l’Italia, darà il suo importante contributo per affrontare le crisi in Somalia, in Afghanistan e in Kosovo, e per risolvere quei problemi globali, dal terrorismo alla pirateria cibernetica, che si originano al di fuori dell’area del Trattato. Sostanzialmente le promesse che sempre si fanno ai vertici NATO, ma che oggi noi italiani possiamo essere fieri di aver accettato per nome di un Ministro che tutti abbiamo voluto, che tutti apprezziamo e che, soprattutto, tutti conosciamo alla perfezione! La novità del vertice, quindi, sta nella consapevolezza della NATO di non operare più in estrema libertà, senza concorrenza, ma al contrario di esser soggetta all’affermarsi, sempre più rapido e sempre più temibile, di quelle potenze emergenti le cui vicende “capitalistiche” sono state previste già dalla seconda metà dell’Ottocento dal “fior, fiore” degli economisti dell’epoca.
Caro Occidente, gli altri siamo noi ora.

Fonte: intellettualedissidente  summit-nato-460x250.jpg

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