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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

IL PENDOLO DELLA CRISI SISTEMICA

Pubblicato su 18 Agosto 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

La Banca di Spagna ha reso pubblico il dato sulle sofferenze delle banche commerciali iberiche relative al mese di Giugno: il 9,42% deila somma complessiva dei prestiti concessi è in sofferenza, dunque i debitori non pagano la rata dovuta. In valore assoluto la somma è pari a 164,4 miliardi di euro. Una cifra evidentemente colossale, ma quello che ancora di più preoccupa è che continua ad aumentare infatti i prestiti in sofferenza – riferisce sempre la Banca di Spagna – nel mese di Maggio equivalevano all’8,95%.

Ma a cosa è dovuta la recrudescenza del fenomeno? Sicuramente l’aumento è dovuto sia allo scoppio della bolla immobiliare che nella nazione iberica aveva raggiunto livelli assolutamente insostenibili, altrettanto sicuramente ha influito il rallentamento della crescita mondiale che, per quanto riguarda la Spagna, senz’altro si sostanzia in minori esportazioni e magari anche minori flussi turistici dall’estero (tutto fa brodo in tempo di guerra!). Ma non pare azzardato dire che le politiche di austerità poste in essere dal Governo nazionale hanno sicuramente acuito il crollo della domanda aggregata, peggiorando la situazione delle famiglie (che magari non pagano il mutuo perchè hanno perso il reddito a causa del licenziamento di qualche componente familiare) e delle imprese (che non pagano i soldi presi a prestito perchè si sono viste diminuire il giro d’affari magari di un 30%).

Dunque, credo sia molto difficile negare l’influenza delle politiche economiche di austerità nell’aumento delle sofferenze delle banche. Proprio il caso spagnolo consente di vedere con chiarezza la triste situazione nella quale ci ritroviamo:

  1. Se il Governo implementa politiche di austerità di bilancio, in ossequio alla più rigida ortodossia neoclassica, si aggiusta si il bilancio statale ma si riduce la domanda aggregata e dunque il PIL ed in definitiva – sù sù per li rami – si aumentano le sofferenze delle banche, dunque con il pendolo del rischio sistemico che si sposta sul debito privato;
  2. Se invece il Governo implementa politiche espansive, in ossequio all’ortodossia keynesiana, si da un pò di respiro alle famiglie e alle imprese (che presumibilmente pagherebbero più facilmente i debiti) ma si sfascia il bilancio pubblico (relativo aumento dei tassi di interesse). Dunque in questo caso il pendolo del rischio sistemico si sposta verso il lato del debito pubblico.

La crisi spagnola chiarisce meglio di qualunque altra – almeno dal mio umile punto di vista – l’assoluta impossibilità per le due grandi teorie economiche mainstream di risolvere questo genere di crisi che Schumpeter definiva “autunno di Kondratiev” ovvero la fase discendente del grande ciclo individuato dall’economista sovietico. Che fare? Secondo Schumpeter in queste sfavorevoli circostanze l’unica cosa da fare è procedere a dare credito selettivamente lasciando affondare le aziende non più in grado di produrre profitto (del resto nel sistema capitalistico le imprese servono a questo), e aspettare insomma che si raggiunga quel punto di minimo che esiste naturalmente anche nel grande ciclo di Kondratiev.

L’altra soluzione è ovviamente quella di uscire da un sistema pieno di contraddizioni come quello capitalista per passare a qualcosa di più evoluto come un sistema di natura socialista. Ma questa è tutta un altra storia…che l’Umanità comunque dovrà affrontare.

PS
In questa mia umile e brevissima – visto l’argomento traattato – disamina non ho voluto dire che il keynesismo e la sintesi neoclassica sono sbagliate in toto. Semplicemente, per il sottoscritto, la visione keynesiana funziona solo in casi di crisi localizzate a una specifica area geografica. In tal caso, come dimostrato anche dalla crisi giapponese e da quella dei paesi scandinavi verificatesi alla fine del secolo scorso, tali politiche aiutano ad una più rapida risalita (anche grazie al volano delle esportazioni verso le aree non in crisi). Mentre le politiche neoclassiche sono tecnicamente giuste comunque, basta che le persone prendano atto che il sistema economico capitalista è improntato al vecchio adagio latino “homo hominis lupu” e si regolino di consenguenza.

Fonte:zeroconsensus - Scritto da: Giuseppe Masala  pendolo.jpg

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