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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

IL PARLAMENTO E' SPARITO. E' STATO SOSTITUITO DAI THINK TANK.

Pubblicato su 16 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Se il Financial Times parla di un “letargo” del governo Letta, dopo quarantacinque giorni dal suo insediamento, e i fischi al ministro Zanonato sembrano confermarlo, se al comune cittadino il parlamento appare inattivo, così come il governo risulta poco energico nell’affrontare i problemi urgenti del Paese, la realtà è ben diversa, perché il nostro premier segue un suo percorso, magari poco appariscente, ma concreto, risolutivo e ben studiato.
E quale luogo migliore per studiare e riflettere dei think tank, i serbatoi di pensiero?


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Ogni anno James McGann, dell’Università della Pennsylvania, realizza la classifica mondiale sui think tank. Pubblicato per la prima volta nel 2006, il rapporto annuale “Global Go to” è ormai un punto di riferimento nel settore politico, la bussola necessaria per affrontare scenari nazionali e internazionali in continuo mutamento e usufruire di fonti affidabili, per stimolare una riflessione ai vertici e influenzare i processi decisionali.

Nati nell’humus fecondo della cultura americana, essi assicurano dati, analisi, ricerche in campo politico, economico, sanitario. Un punto d’osservazione privilegiato di quanto accade nei singoli paesi e nel mondo. Sono 6.603 gli istituti attivi nel mondo. Gli Stati emergenti sono ancora sotto rappresentati: oltre il 60% dei think tank di tutto il mondo infatti ha sede in Europa e Nord America, 1.823 nei soli Stati Uniti. I più finanziati si trovano nei Paesi del G7 (Usa, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Canada). Parallela alla perdita del monopolio governativo del flusso delle informazioni, la crescita dei think tank e del loro ruolo negli ultimi vent’anni è stata inarrestabile e la rete degli istituti oggi copre 182 Paesi.
Delle 88 istituzioni che lavorano in Italia (il nostro paese è all’undicesimo posto per numero di think tank) ben quattro sono menzionati dalla classifica che nasce dal giudizio di tutti i presidenti degli enti considerati: l’Istituto affari internazionali di Roma (Iai), il cui presidente onorario è Carlo Azeglio Ciampi, il presidente Stefano Silvestri ha svolto e svolge lavoro di consulenza sia per il Ministero degli Esteri che per quelli della Difesa e dell’Industria, e nel comitato direttivo campeggia Emma Bonino; l’Istituto Bruno Leoni di Torino, di indirizzo strettamente liberale, il cui presidente è il senatore Franco Debenedetti, fratello di Carlo De Benedetti del Lodo Mondadori; la Fondazione Eni Enrico Mattei; e, tra i migliori «con affiliazione politica», la Fondazione Italiani europei, il presidente è Massimo Dalema che si avvale di un Advisory Board, il cui presidente è Giuliano Amato e di un Comitato di indirizzo, tra cui spiccano i nomi Giuliano Amato, Enrico Letta, Franco Marini, Andrea Riccardi, Luciano Violante, Nicola Zingaretti, Ignazio Marino, Anna Finocchiaro.
Gli altri think tank italiani degni di considerazione – l’Aspen Institute, il Centre for Economic and International Studies, il Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici, l’Istituto per gli Studi di politica internazionale-Ispi – raccolgono vari personaggi politici alla presidenza e nel comitati di indirizzo, come Giuliano Amato, Gianni De Michelis, Cesare Romiti, Carlo Scognamiglio, Giulio Tremonti, nonchè molti presidenti e amministratori delegati di aziende nazionali e multinazionali, come l’Enel, l’Eni, Telecom, Italiacementi, Finmeccanica, Unicredit, Pirelli Spa, Intesa Sanpaolo ecc…
Non fa meraviglia allora che alla formazione del Governo Letta il Council on Foreign Relations Europe, il primo think tank paneuropeo, sia stato il più contento per la nomina di Emma Bonino al ministero degli esteri. E a ben ragione: la Bonino è membro del suo direttivo. Ecco come ha salutato l’ascesa al potere del suo alto esponente: “Emma Bonino, europeista impegnata e da anni dinamica forza della politica UE, è stata fatta ministra degli esteri del paese. Sembra proprio che l’Italia emerga come un membro chiave e credibile dell’Unione Europea. All’Italia farà bene avere una statista di tale esperienza ed energia. Come ex Commissaria europea, ex parlamentare europea, e ministra per l’Europa e il commercio, la sua conoscenza del sistema europeo sarà di grande aiuto al Paese nel tempo di crisi.”
Lo riferisce Maurizio Blondet, il giornalista di ispirazione cattolica tradizionalista, che poi si chiede: “Cosa farà agli Esteri la mammana transpartito-transnazionale, laica talmudica, ultra-europeista, ultra-israeliana e ultra-atlantista, a cosa dedicherà il suo nuovo ministero, con tutti i fondi (notevoli, anche occulti) e i poteri ragguardevoli messi a disposizione della Farnesina?”
Nessuna perplessità dunque se il 2 luglio al Tempio di Adriano di Roma vedremo il nostro ministro degli esteri, la radicale Emma Bonino, presentare la 34esima edizione del Meeting di Comunione e Liberazione che si terrà a Rimini dal 18 al 24 agosto 2013.
Nessuno stupore alle sue affermazioni in politica internazionale unitamente al ministro della difesa: il livello di allerta per il contingente italiano della missione Unifil in Libano “è elevato” e caratterizzato dalla “adozione di innalzate misure di sicurezza”… L’Italia condanna le interferenze di Hezbollah nella guerra in Siria… sono preoccupanti le infiltrazioni in Siria di estremisti salafiti che rischiano di radicalizzare anche la comunità sunnita…È un errore guardare alla Turchia con un occhio offuscato da modelli ingannevoli. Si è parlato di primavera turca, ma non è così. I turchi non sono arabi e Piazza Taksim non è Piazza Tahrir…
Nessuna sorpresa dunque per le scelte dell’Italia in politica interna ed estera. Basta informarsi sulle diverse pubblicazioni dei think tank, ispirati al Brookings Institution, faro dell’America liberale posizionato sempre più a destra, dare un’occhiata alle 128 pagine dell’ ultimo Global GO TO THINK TANK REPORT, e rendersi conto che più che ricerca scientifica, questi centri sono classici esempi di «pseudoscienza», di affermazioni incontrollate bardate degli orpelli della serietà, tabelle, grafici, note, bibliografie, pezze d’appoggio alle campagne politiche e ideologiche della destra, A colpi di tabulati questi «serbatoi» immagazzinano rancore, astio verso ogni idea di uguaglianza e democrazia. Sono serbatoi sì, ma di odio, non di pensiero. E la loro influenza cresce di anno in anno.

Scritto da: Cristina Amoroso – Fonte: ilfarosulmondo.it

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