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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

IL NUCLEARE LUCANO: AFFARI MILITARI E AFFARI DI STATI ( UNITI )

Pubblicato su 14 Agosto 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in AMBIENTE

 

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Francesco Giannatiempo

La Lucania è una regione del Sud Italia. Si chiama Lucania, ma anche Basilicata, che è poi il nome “ammnistrativo”. È una regione, come tutta l’Italia del resto, ricca di paesaggi unici, di un patrimonio culturale invidiabile, di una varietà di risorse agro-alimentari, di una storia ricca e lontana nel tempo. Ma è anche ricca di altre risorse. Infatti, la Lucania è una regione confinata a ospitare: pozzi petroliferi in off-shore(aka Texas d’Italia), un mega inceneritore sotto inchiesta per sversamenti di reflui tossici e nocivi (Fenice della francese EDF), impianti chimici come la Liquichimica Lucana aperta e chiusa negli anni 60 e ora al centro di indagini per una discarica enorme quanto abusiva di fosfogessi (radio e polonio su tutti) altamente radioattivi (Sito di Interesse Nazionale a Tito Scalo, Pz), di lavorazione dell’amianto, di impianti siderurgici alle porte del capoluogo di regione con emissioni pericolose e fuori norma, centrali a carbone come quella dell’Enel nel Mercure…

cartina_trisaiaLa Lucania è anche terra di misteri o, più semplicemente, di segreti. Di quale Stato?
Nella notte tra il 28 e il 29 luglio scorsi – 3:00 am – un convoglio di mezzi e uomini delle forze dell’ordine, dei militari, di pronto intervento e soccorso ha scortato un veicolo speciale contenente uranio arricchito 235 dal deposito ITREC nella Trisaia di Rotondella (Matera, Sud Italia) all’aeroporto militare di Gioia del Colle (Bari, Sud Italia).

Due giornalisti freelance – Ivano Farina e Nicola Piccenna – hanno filmato l’evento (video qui). Erano a una carreggiata di distanza dall’ingresso del deposito nucleare lucano. La notizia è uscita il giorno successivo, squarciando ancora una volta il velo di silenzio che aleggia intorno ai depositi nucleari italiani. Rotondella ospita dalla fine degli anni sessanta-inizio settanta 64 barre di uranio trasportate da Elk River (USA). Ed è da allora che sono custodite. Intanto, il centro gestito dall’ENEA, ha svolto più di un’operazione di trattamento di materiale radioattivo. Scorie (rifiuti) e nucleare attivo. Come l’uranio arricchito che è uscito super-scortato circa due settimane fa.

Non essendoci comunicati ufficiali in proposito, si sono fatte diverse ipotesi. Una riguardava la tanto agognata restituzione delle 64 barre di Elk River agli USA. Forse in ossequio agli accordi stipulati nel 2012 al summit di Seoul a cui hanno partecipato diverse nazioni, tra cui – naturalmente – Italia e USA. Purtroppo non si trattava delle barre di Elk River. No, era uranio arricchito.
Le note del governo italiano sono state tardive e lasciate per lo più in mano all’agenzia governativa che si occupa del trattamento e del condizionamento e smaltimento di materiale nucleare – SOGIN. Questi, hanno emesso un comunicato stampa che parlava di generico materiale reso agli USA. Si è poi appurato trattarsi di uranio arricchito.
Intanto, né il Viminale né altri organi preposti alla salvaguardia/protezione e salute collettiva hanno fornito spiegazioni doverose. L’unica nota immediata è stata quella del Ministro dell’Ambiente – Orlando – che ha chiesto fosse fatto il controllo doveroso sull’itinerario oggetto del trasferimento del materiale radioattivo.

I sindaci delle città e dei paesi interessati non erano stati allertati dal Ministero dell’Interno, il cui viceministro è il sen. Filippo Bubbico, lucano ed ex presidente della Regione Basilicata.
Comprensibilmente, la preoccupazione è salita ai massimi livelli. Vieppiù in un periodo come quello estivo, in cui la costa jonica è meta di moltissimi turisti. Infatti, il tragitto del trasferimento dall’ITREC all’aeroporto militare è corso su una striscia d’asfalto, la numero 106, Strada Statale Jonica. Lì vicino sono i templi della Magna Grecia, tanto quanto altre testimonianze delle civiltà che in passato hanno trovato ospitalità nella piana metapontina e lì sono proliferate, arricchendo la storia locale e quella nazionale. Altresì, in quelle zone vi sono numerose lavorazioni agro-industriali che hanno fatto guadagnare all’area l’appellativo di California del Sud, fornendo non solo i mercati italiani, ma anche quelli esteri. Per esempio, basti pensare alle piantagioni di fragole molto apprezzate in Germania. Almeno fino ai tempi della crisi attuale, momento in cui anche le eccellenze alimentari fanno fatica a trovare mercati adeguati. Insomma zone ricche di cultura, economia agroalimentare e turismo. Ma anche “arricchite” dall’uranio!

Di conseguenza, il 2 agosto scorso è stato convocato il “tavolo della trasparenza”, un incontro con istituzioni, amministrazioni, comitati, associazioni e parti in causa voluto all’indomani della celebre rivolta di Scanzano Jonico (Matera) del 2003. In quell’anno, proprio quando era Presidente della Regione Filippo Bubbico, la Sogin – e quindi il governo italiano, visto che è una S.p.A. interamente posseduta dal Ministero delle Finanze – individuarono in alcune saliere il sito ideale per depositare e interrare fusti di scorie radioattive. Le popolazioni lucane insorsero, dando vita a una manifestazione di grandi proporzioni – più di 100.000 persone – se si considera che la Basilicata conta poco meno di 600.000 abitanti.

Il tavolo della trasparenza convocato, anche dopo anni di insistenze da parte delle associazioni – in particolare la OLA e No Scorie Trisaia, molto attive nel contrastare l’attività secretata del centro nucleare lucano – ha visto la partecipazione dell’uscente presidente della regione Basilicata Vito de Filippo, gli assessori regionali Martorano e Pittella (fratello del vicario alla vice-presidenza del parlamento europeo di Stasburgo), i rappresentanti di Sogin, dell’ISPRA, dell’ARPAB, i sindaci e comitati e associazioni. E uno dei giornalisti che hanno prodotto il filmato che riprende il trasferimento all’ingresso dell’ITREC: Ivano Farina. Costui, in quella sede, ha saputo che è stata aperta un’inchiesta che dovrà appurare da dove si è originata la fuga di notizie che ha dato loro la possibilità di fare le riprese. 

Assenti: i dicasteri dell’Interno, dell’Ambiente, della Difesa – visto che c’è stato impiego di personale militare italiano – dello Sviluppo Economico, dell’Agricoltura; il Prefetto di Matera; l’Ambasciatore USA in Italia.

Le chiacchiere prodotte in quella sede non hanno aggiunto niente che non si sapesse già. Anzi, hanno deluso profondamente, perché sembrato il solito tavolo per “tranquillizzare” gli interessati. E forse anche una piccola passerella per l’uscente presidente della Regione Basilicata – papabile al Ministero del Turismo – e per chi è in procinto di ricandidarsi in vista delle prossime elezioni regionali del prossimo novembre, come Martorano e Pittella.

In buona sostanza, il tavolo della trasparenza non ha prodotto nulla. Né un documento. Né un protocollo di intesa per far luce sui “misteri” del nucleare lucano. Nessuna nota o comunicato ufficiale da parte del governo degli Usa. Nessun articolo da parte della stampa estera. Né una spiegazione chiara e precisa dei fatti che sono avvenuti nella notte tra il 28 e il 29 luglio scorsi.

Il comunicato della OLA che segue vuol essere un esempio dei moltissimi interrogativi che attanagliano la testa dei lucani, ma anche di tutti gli italiani che hanno a che fare con il nucleare.

Il centro della Trisaia è un sito di interesse militare?

La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, in merito all incontro del Tavolo della Trasparenza del giorno 2 agosto scorso per fare luce sul recente trasferimento di materiale radioattivo dal deposito ITREC di Rotondella (MT) destinato al rimpatrio negli USA (proprietari di tale materiale) con sosta all’aeroporto militare di Gioia del Colle (BA), denuncia l’assenza al Tavolo della Trasparenza convocato dal presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, dei rappresentanti dei Ministeri dell’ Interno, dell’Ambiente, della Salute e dello Sviluppo Economico, nonchè dei responsabili della sicurezza pubblica coinvolti dell’operazione di trasferimento dei materiali radioattivi (prefettura, organi polizia, militari).

La Regione Basilicata – denuncia la Ola – non può rimanere passiva di fronte all’atteggiamento governativo che ha imposto ed intende continuare ad imporre il segreto di stato ed anche quello militare su questa e su altre possibili vicende che riguardano il centro della Trisaia di Rotondella di cui si ignora il futuro.

La Regione Basilicata deve pertanto esigere da Sogin SpA un cronoprogramma relativo alla messa in sicurezza del sito della Trisaia, con l’indicazione dettagliata dei materiali che a vario titolo si intendono movimentare da e per il centro della Trisaia con i lavori realizzati e ancora da realizzare presso il centro. Al tavolo della trasparenza non è infatti emerso con chiarezza quale debba essere il ruolo della Sogin SpA. Per statuto societario, Sogin SpA è interememte partecipata dallo Stato e più precisamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. La Sogin SpA detiene il 60% di Nucleo SpA ex Nucleco SpA (il 40% restante in mano a ENEA). Tutto questo, al di là di facili quanto intuitive ricadute di opportunità etiche quanto strategiche nell’avere una società di capitali quotata in borsa che deve condizionare, processare, contenere, de commissionare, stivare, trasferire – quindi: trattare – materiale nucleare, lascia aperto un grosso interrogativo: perché al tavolo della trasparenza Sogin – che è lo Stato, ma è anche una Spa?

Non è per la Ola accettabile quindi che la Sogin SpA si sia seduta al Tavolo della Trasparenza del giorno 2 Agosto scorso a Potenza, “scrollando le spalle” e parlando solo di mera esecuzione, quando essa ha invece dirette responsabilità sulle decisioni relative al decomissioning. Non è accettabile che il governo diserti gli incontri sulla trasparenza, ritenendo di dover affidare alla SpA il ruolo di “esecutore” pubblico su aspetti delicati che spettano alle istituzioni centrali e regionali.
La Ola ricorda che stiamo parlando di un operazione svolta sotto segreto di stato e forse anche sotto segreto militare. Infatti, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 aprile 2008 (Governo Prodi) individuava i “criteri per l’individuazione delle notizie, delle informazioni, dei documenti, degli atti, delle attività, delle cose e dei luoghi suscettibili di essere segreto di Stato”. Un Decreto questo che sottrae competenze ordinariamente svolte dalle ASL e dai Vigili del Fuoco e le assegna ad “Uffici competenti” funzioni nei luoghi coperti da segreto di Stato.

La Trisaia – chiede la OLA – è diventato un sito di interesse militare?

Nel 2009 la Corte costituzionale con la pronuncia 106/2009 sancì che “l’individuazione degli atti, dei fatti, delle notizie che possono compromettere la sicurezza dello stato e che devono rimanere segreti” costituisce il risultato di una valutazione “ampiamente discrezionale”.L’esercizio del potere di secretazione sarebbe quindi assoggettato al solo Parlamento, “sede normale di controllo nel merito delle più alte e più gravi decisioni dell’esecutivo”, attraverso il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir, già Copaco). Ciò è stato fatto?

La Ola chiede se il Parlamento Italiano sia stato messo al corrente di questa operazione e nel caso lo fosse il Copasir, in cui vi sono anche rappresentanti del M5S oltre che il lucano Roberto Speranza (PD), sia a conoscenza della movimentazione e se la stessa sia coperta anche da segreto militare a conferma del grado di pericolosità dei materiali tenuti presso il centro di Rotondella senza che si siano effettuati controlli sui rischi per la salute dei residenti.

La Ola denuncia in proposito la mancanza di un verbale del Tavolo della Trasparenza del 2 agosto scorso che confermi tutto quanto dichiarato in sede di dibattito. L’assenza di questo verbale sottoscritto dalle parti, vanifica il ruolo stesso del Tavolo della Trasparenza, trasformandolo in una passerella tra esponenti politici regionali e Sogin SpA, con i sindaci, i comitati e le associazioni presenti costretti a stringere tra le mani un bel nulla.

La Ola chiede quindi con urgenza la riconvocazione del Tavolo della Trasparenza in uno dei comuni della costa jonica lucana così come già richiesto dal sindaco di Policoro. Tale incontro va preparato con l’obiettivo di fissare i punti del cronoprogramma da richiedere a Sogin SpA. Esso deve basarsi su documentazione concreta da richiedere a Sogin SpA, dalla quale si evincano tempi e le modalità per la restituzione delle barre di Elk River agli USA. Il documento redatto da Sogin SpA va inoltrato – secondo la Ola – prioritariamente, per competenza, alle stituzioni ed i dicasteri interessati, con una informativa trasparente sui quantitativi effettivamente presenti c/o depositi di stoccaggio/condizionamento/processa mento/decommissionamento degli stessi con lo stato dei lavori presso il centro della Trisaia.

La roadmap completa e dettagliata sul decommissioning del nucleare lucano deve individuare inoltre la perimetratura e protocolli di sicurezza adottati e da adottare, gli enti coinvolti (abbiamo appreso che l’Arpab Basilicata non sarebbe nemmeno stata informata della movimentazione del materiale radioattivo del 29 luglio scorso) con un piano di monitoraggio dello stato di sicurezza e di salute delle popolazioni interessate.

Rinunciare a ciò significa soccombere alle logiche impositive del Governo che non ha mai rinunciato a realizzare il deposito unico delle scorie radioattive italiane in Basilicata.
Bisogna ricordare che un Procuratore della Repubblica Italiana – Nicola Maria Pace, scomparso di recente – era impegnato in un’inchiesta coperta da segreto sullo stato dei materiali radioattivi e sui numerosi incidenti occorsi alle infrastrutture e agli impianti di custodia e condizionamento all’ITREC di Rotondella.

Il nucleare lucano è un affare di Stato. Dello Stato italiano e di quello statunitense in particolare. O è un affare militare? O è un affare e basta, visto che la Sogin è una società per azioni?
Destano non poche preoccupazioni la leggerezza con cui viene gestito il nucleare italiano – e quello lucano in particolare – in una nazione il cui il popolo nel 1987 (e in replica nel 2011) ha detto di No al Nucleare attraverso referendum.

Questa è una sintesi dei tanti, troppi eventi occorsi negli anni.

Riferimenti e approfondimenti:

L'uranio, il cinghiale e la zanzara

di Antonella Bruno e Maurizio Camerini 
Cameraman: Paolo DErcole
Musiche: TerraGnora, Nafsi Afrika, Renè Aubry

Le vicende dellimpianto ITREC di ritrattamento di combustibile nucleare della Trisaia di Rotondella, Basilicata (dalla costruzione ai giorni nostri). Il racconto della vicenda del deposito unico di scorie radioattive a Scanzano Jonico. Basilicata.
Lintreccio tra lo sfruttamento del territorio in Basilicata, la vicenda dei rifiuti radioattivi in Somalia e le organizzazioni criminali.

 



Per concessione di Un Lucano
Fonte: http://unlucano.wordpress.com/2013/08/11/il-nucleare-lucano-affari-militari-e-affari-di-stati-uniti/
Data dell'articolo originale: 10/08/2013
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=10296 

Tratto da: http://tlaxcala-int.org

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