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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

IL GRANDE SONNO: STORIA PATOLOGICA DELLA POLITICA

Pubblicato su 15 Febbraio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Nella gran ressa di medici, professionisti, dilettanti o ciarlatani, che si affollano con  lugubri mutrie, al capezzale dell'agonizzante e pietoso residuo cui è ridotta l'umanità, a coronamento di tanti secoli di "magnifiche sorti e progressive", coprendo la straziante cacofonia dei rantoli della meschina col fitto chiacchiericcio delle loro diatribe, unica vera ed unanime cura è quella di far tacere ( o silenziare, con espedienti vari ) le voci che, non da ieri, cercano di rivelare ai loro simili l'agghiacciante verità, per cui tutte le perniciose follie che, con pugno fermo, li imbrancano verso l'auto-genocidio, seguono una logica spietata e ineluttabile, cui è tremendamente difficile opporsi.
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La notorietà del fenomeno è così antica che si perde nella nebbia dei millenni, e ne fa fede la presenza costante nelle più disparate tradizioni di miti chiaramente analoghi alla "cacciata dal paradiso terrestre". Cercando di attenerci a un linguaggio accessibile ai ceti meno letterati, possiamo dire che si trattò del conflitto tra il senno e la ragione. Tra molti, è oggi d'uso considerare i due sostantivi addirittura come sinonimi, ma quella non è che la prima e più grossa e nefasta delle sciocchezze. Il senno, infatti, è qualcosa di oggettivo, anzi, consiste proprio nell'oggettività in sè. Esso non ha bisogno di assennati, per esistere, e tanto meno di assennati umani. La ragione, invece, detta anche logica, o pensiero, o libero arbitrio, è un attributo umano, eminentemente soggettivo (tot capita, tot sententiae).  Senza "ragionanti", non esiste. Un attributo prezioso, d'accordo, tanto da riuscire a fare dell'Uomo - il meno specializzato dei viventi - quello capace di fare più cose e di volgerle a proprio vantaggio, ma anche assai pericoloso, se si pretende con esso di affrancarsi dal senno, a cui -come ogni vivente- dobbiamo la nostra struttura, non solo fisica.
   Uso legittimo della ragione fu, per ininterrotto seguirsi di secoli, quello di "prolungare" i propri arti con semplici "strumenti", assunti dal mondo esterno, alquanto più efficienti ed elaborati di quelli grossolani di cui persino certi animali fanno uso. L'uso blasfemo comparve allorchè qualcuno prese a fabbricare strumenti atti a confezionare altri strumenti. La nascita della "tecnica": madre assai prolifica. Essa partorì la specializzazione, e con essa l'economia di scambio (commercio). Ma la nuova categoria degli specializzati in commercio dovette a sua volta provvedersi dei propri strumenti. Il mercante non produce. Egli fornisce  al pubblico, però, il prezioso servizio di rendergli disponibile la merce che gli occorre senza dover errare all'infinito in cerca di uno specialista che la produca, e che, nel contempo, sia disposto a barattarla con quella oggetto della specialità del ricercante. La prima cosa che al mercante necessita è quindi un mezzo di scambio polivalente: scambiabile cioè indifferentemente con qualsisi merce. E il mercante inventò il denaro, inguaiando, senza malizia, l'umanità intera.
   Occorre qui interporre una piccola osservazione. Anche all'origine, quando il denaro dei professionisti del commercio consisteva in un pezzetto di metallo prezioso, capace di concentrare molto valore in peso e ingombro modesto e scarsa deperibilità, e attestante il proprio peso e qualità con un sigillo impressovi dall''Autorità politico-religiosa, si trattava pur sempre di una "preziosità" convenzionale. L'oro e l'argento, infatti non hanno in sè la propria preziosità, fondata sulla loro importanza per l'esistenza umana, per la quale ben più "preziosa" è una farina di cereali o il legname per il fuoco. Era, ed è tuttora, una preziosità puramente ornamentale e voluttuaria, e quindi conferitale dall'uomo stesso, che,  dotando di preziosità quelle sostanze, non si accorgeva di divenirne schiavo, proprio in quanto non necessarie !
   Chiusa la parentesi, è inutile che ci mettiamo qui a percorrere l'ultra-nota storia dell'evoluzione dell'acutamente definito "sterco del Diavolo". Fu tutta una serie di geniali trovate, con sacrosante giustificazioni. Contro gli assalti di briganti e pirati, fu quella di custodire le monete preziose in edifici inespugnabili e ben presidiati. usando in loro luogo "fedi di deposito" di carta difficilmente imitabile, sempre "pagabili a vista al portatore" dalle banche depositarie. Finchè l'evidente maggior comodità della carta-moneta rese altamente improbabile che tutti i portatori di essa si precipitassero contemporaneamente agli sportelli, muniti di carriole da riempire di monete (o lingotti). Per farne che ? Le banche poterono così emettere fedi di deposito anche di depositi inesistenti (e prestarle ad interessi ), purchè la copertura fosse "congrua" (concetto quanto mai vago ed opinabile). L'intera faccenda cominciava a puzzare un bel pò, ma la puzza si sente col naso, organo che, come sappiamo, a qualsiasi puzza si abitua. Se un qualsiasi nostro simile del Trecento, uscendo di casa, avesse trovato l'aria che respiriamo oggi in istrada, sarebbe retrocesso atterrito, tossendo, sputando e sacramentando. Oggi, tutti corrono soltanto a mettere in moto, per contribuire alla puzza.
   Con un procedimento non dissimile, l'ebete fiducia dei depositanti giunse a conferire, grado a grado, a truffatori professionisti, detti "finanzieri", anche rivali tra loro ma legati da una ferrea omertà, l'incredibile potere di creare a loro libito denaro dal nulla e, con esso, comprarsi il mondo, uomini compresi, ovvero "prestarlo", per il valore da loro stessi attribuitogli,  gravato di esosi interessi,  a chiunque desiderasse mantenere un'attività produttiva, o, semplicemente, tirare a campare.
   Potrebbe apparire incredibile che la diluviale prolificità del libero pensiero umano, dai giorni in cui festeggiò la propria liberazione dai pregiudizi, non sia riuscita a partorire che un'aberrazione del genere. Tanto più che non mancarono uomini insigni e nazioni intere che non caddero nel trabocchetto, e milioni e milioni di giovani che seppero affrontare cantando la morte, pur di sbarrare la strada alla turpe sopraffazione. Ma tutto ciò risultò -almeno sinora- inutile, come inascoltate restano le chiare e lucide denunzie che, ancora nel tempo della bestia trionfante, furono pronunziate da un poeta come Pound e da uno scienziato come l'indimenticabile nostro Auriti.
   Eppure, anche il ritmo addirittura esponenziale ormai caratteristico della folle corsa della specie umana verso l'auto-genocidio, quasi cupida di trascinare con sè tutto il resto di ciò che è vita, sembra scritto nel libro del destino. Perchè la degenerazione qualitativa dell'uomo, maggiore e più dolorosa conseguenza delle nuove abitudini mentali, grazie proprio  al c.d. "progresso tecnico", interamente  asservito e finalizzato al denaro, ha potuto diventare programmatica. La narcosi artificiale -potremmo
dire scientifica- ha potuto così realizzare l'opera già da secoli in atto col riscatto delle ragione dal senno, di cui si diceva in principio: il Grande Sonno.
   Oggi, giunti come siamo al termine parossistico del "trattamento", la coscienza delle masse "civilizzate" è del tutto a livello onirico. Esse non vivono più sulla Terra, ma su una ipotesi bislacca che con la realtà non ha nulla a che fare. Se si muovono, lo fanno da sonnambuli, e, se si sgrugnano contro qualche ostacolo, anzichè decidersi ad aprire gli occhi, continuano a barcollare ad occhi chiusi in cerca di un ipotetico responsabile, con esclusione di se stessi. E già questo, solo i più perspicaci, perchè alla generalità vengono sussurrate (anzi, gridate, tanto non la svegliano neanche le cannonate) ipotesi soporifere già precotte e pre-digerite, che permettano ai pochi e criminali manipolatori del denaro-fantasma di dormire sonni tranquilli.
   Ma è credibile -si chiede qualcuno- che costoro abbiano accuratamente messo in piedi una così colossale e perfezionata baracca sonnifera e mortifera per distillata malvagità, al pravo scopo di distruggere il mondo ? E' ipotizzabile che, astuti come sono, non si rendano conto che l'annullamento di ogni aspetto di superiorità degli uomini sugli altri viventi, finisca col coinvolgere anche loro e i loro figli ?
E' troppo evidente -e non può non esserlo anche per loro- che la mancanza assoluta di scrupoli; la capacità di programmare e compiere a ciglio asciutto le più crudeli stragi e i più infami tradimenti, con cui hanno edificato il loro impero, non può mancare di produrre i suoi effetti anche all'interno della loro casta, soprattutto allorchè, come sta accadendo, incombe la resa dei conti. E' troppo palmare, inoltre, che di Terra ne abbiamo una sola, e quindi, resa quella inabitabile per i loro schiavi, lo sarà anche per loro e per i loro viziatissimi rampolli.
D'accordo: non è credibile. Eppure, sta avvenendo.
E' che essi sono le prime vittime della prevaricazione della ragione sul senno. Essi sono clinicamente pazzi: affetti da una forma di paranoia. Il loro culto dei trilioni di scorregge monetarie vieta loro di realizzare come esse non servano a niente, presto neppure per pagare un bicchiere d'acqua potabile.
Solo la nozione di ciò può darci contezza della realtà. Che è la realtà di miliardi di dormienti, maneggiati e beffati da un pugno di mentecatti, operanti impuniti dietro l'usbergo di quinte di cartone.
Come la mettiamo, "homo sapiens" ? Accetti che sia quella la fine scritta nel tuo destino ?

Rutilio Sermonti
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