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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

IL DIKTAT DI MAASTRICHT

Pubblicato su 31 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Di Claudio Marconi

Il 7 febbraio 1992 veniva firmato il Trattato di Maastricht. In quegli stessi anni, un gruppo di uomini liberi, formò un sodalizio che, tra i vari documenti, pubblicò questo riportato. Furono inascoltati, sbeffeggiati e ridotti al silenzio da una feroce repressione giudiziaria. La canea di destra e di sinistra gli si scagliò contro, tutto fu messo a tacere.

Vogliamo pubblicare questo documento con il solo scopo di dimostrare che se non ci si ribella, e seriamente, si finisce stritolati da questo sistema tecnocratico e bancario.

Allora fummo “ sfortunati”, creiamo le condizioni per essere meno “ sfortunati”, oggi. 

 

maastricht.jpg 

Il sistema economico e monetario europeo previsto dal Trattato di Maastricht risulta caratterizzato dal libero scambio delle merci, dalla libertà di movimento dei capitali e dai tassi fissi dei cambi tra le monete.

A queste tre cartteristiche si deve aggiungere l’autonomia monetaria, ossia la facoltà di ogni Paese ( cioè, per ogni banca centrale) di condurre una politica monetaria che miri alla stabilità dei prezzi. Questo complesso, nella realtà, appare incoerente: in particolare è contradditorio pretendere di conservare l’autonomia economica accettando dei tassi fissi. Questa incoerenza deriva dal fatto che quando un Paese, per ridurre le tensioni inflazionistiche, aumenta i suoi tassi di interesse, attira capitali e forza gli altri Paesi a seguirlo, almeno se la scelta viene compiuta per non cambiare le parità monetarie. Questo fenomeno di propagazione e il suo specifico effetto deflazionistico, alla lunga, mettono in discussione il policentrismo monetario con parità fisse, che durerà sino a quando non sarà iniziata la fase finale dell’azione monetaria: quella che prevede la moneta unica europea.

A quseto punto, la terapia scelta dagli organismi europei  è quella di rendere i cambi irrevocabilmente fissi, introducendo una moneta unica posta sotto il controllo di una autorità creata ad hoc: la ( futura ) banca centrale europea ( BCE). L’incoerenza denunciata risulta principalmente dalla convinzione che tutto debba essere subordinato alla stabilità dei prezzi – garantita dalla sola BCE -, la quale trae origine da due presunte “ certezze:

 

l’economia, per sua natura, cresce regolarmente e può essere perturbata solo da

eventi aleatori e passeggeri;

gli eventi perturbatori possono essere attenuati istituendo nuove regole istituzionali e sviluppando iniziative pubbliche appropriate

 

Ovviamente queste certezze non tengono conto né delle difficoltà che scaturiscono dai cambiamenti istituzionali, né dall’esistenza delle perturbazioni dovute ai divari strutturali che caratterizzano le economie europee. L’obiettivo della stabilità dei prezzi si basa sul rifiuto di qualsiasi svalutazione o rivalutazione, cioè sull’accettazione dei cambi effettivamente fissi. Ma questa scelta di non ritoccare più i cambi ha come conseguenza inevitabile il rialzo dei tassi di interesse; per di più, finchè i tassi delle inflazioni nazionali non diventano uguali, interviene una variazione dei cambi reali, dunque un’accentuazione degli svantaggi competitivi dei Paesi col tasso di inflazione più elevato. Ciò può generare solo la recessione e un incremento dei divari tra le Nazioni comunitarie.

La tendenza recessionista, che oggi avvertiamo, risulterà sempre più forte e rappresenterà la contropartita della volontà d’impedire ogni deriva inflazionistica. Inoltre, se si tiene conto delle disposizioni relative al bilancio pubblico, che fissano norme drastiche in materia di deficit e di debito pubblico, è da prevedere che si svilupperà una spirale disastrosa ( diminuzione delle spese pubbliche, rallentamento della crescita del prodotto interno lordo, diminuzione del gettito fiscale, con conseguente incremento del deficit e aggravamento del peso dei debiti ). Il rallentamento della crescita si trasformerà allora in una vera depressione, con le indubitabili conseguenze politiche. Infine, l’interdipendenza tra le varie economie rende illusoria la distinsione fra Paesi in regola e Paesi in fase di sistemazione, poiché tutti pagheranno lo scotto in termini di recessione. Pertanto gli obiettivi principali dell’Unione Europea, cioè la stabilità dei prezzi e la riduzione sistematica dei deficit pubblici, si rivelano in contrasto con le dottrine di politica economica, comprese quelle liberoscambiste.

Poiché non è pensabile che gli estensori del Trattato di Maastricht siano incorsi in un errore così macroscopico, dobbiamo ritenere che le proposizioni di detto trattato riflettano consapevolmente la volontà di immiserire in Europa le economie nazionali, di distruggere lo “ stato sociale” e di trasformare gli abitanti in consumatori.

E l’Europa rappresenta solo la prova generale, condotta dall’oligarchia plutocratica, di un programma che ha come obiettivo l’integrazione planetaria e l’istituzione del governo mondiale.

Ma i governanti italiani, che tanto servilmente e frettolosamente hanno ratificato il Trattato di maastricht, non hanno capito in che trappola hanno messo l’Italia ? Lo hanno capito benissimo, tuttavia chi detiene veramente il potere ha loro concesso di rubare a piene mani perché avrebbe avuto, come contropartita, il dominio ( e il possesso) della nostra Nazione. Adesso, esaurito il loro compito, vengono defenestrati per fare posto ad altri più sicuri emissari del mondialismo.

Per raggiungere gli obiettivi di massificazione globale e di sfruttamento planetario, l’oligarchia plutocratica fa di tutto per snaturare le caratteristiche intrinseche di ogni nazione: in questa maniera si assicura l’obbedienza dei popoli che, se vogliono sopravvivere. Devono corrispondere ai suoi disegni.

Le imposizioni che ci vengono fatte per entrare nellìEuropa dei banchieri definita a Maastricht sono contrarie agli interessi della nostra Nazione: occorre allora respingere il Trattato di Maastricht e “ arroccarci” per non soccombere allo strapotere e alla speculazione mondialista.

 

Tratto da: “ I lupi azzurri” Edizioni di Ar, marzo 2001

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