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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

IL BOMBARDAMENTO DELLA SIRIA HA GIA' FATTO UNA VITTIMA ILLUSTRE: BARAK OBAMA

Pubblicato su 31 Agosto 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in USA E AMERICA LATINA

Sto Obama è proprio un genio della lampada ! Claudio Marconi

US-President-Barack-Obama-listens-during-a-press-conference.jpg

Se pensate di aver assistito a un film di Frank Capra in cui c’è il lieto fine, disilludetevi.
La perdita dell’appoggio inglese ai bellicosi progetti siriani dell’amministrazione Obama suona come una campana a morto per la credibilità politica del presidente all’interno e all’estero e costringe i militari a rivedere tutti i piani di attacco a causa della cessata disponibilità della base di attacco di Akrotiri a Cipro, ma è solo una complicazione.

Ban Ki moon ha ritirato i suoi osservatori ( e così si sottrae dalla responsabilità del responso…) pretestando il pericolo di un attacco americano ( ma come, proprio dove c’è stata la distruzione ? ) la coalizione dei virtuosi non voleva colpire obiettivi militari?



La coalizione dei volenterosi miranti a voler punire la Siria prima ancora della emissione del giudizio, probabilmente non imparziale, delle Nazioni Unite che ora ha dato forfait, ricorda la vecchia barzelletta di colui che proponeva a un amico di partecipare a un orgia e, alla richiesta di lumi circa il numero dei partecipanti, rispondeva:” se porti tua moglie siamo in tre,” non è un’orgia, ma non è nemmeno una coppia.

Tra i tre, c’è Israele che però non intende muoversi che per autodifesa e la Francia – ex potenza coloniale in Siria e titolare di più di un massacro in zona - che ha convocato un dibattito alla Camera che non potrà non tener conto dello sfaldamento del fronte politico che è chiamata a sostenere e dei sondaggi di opinione al 59% contrari all’intervento.

Sarà molto interessante osservare quale sarà l’atteggiamento britannico in seno al Consiglio di sicurezza e se continuerà a votare a favore di un intervento punitivo o se si allineerà al dettato parlamentare (e alla posizione russo-cinese), ritirando o modificando la bellicosa mozione presentata.
Se la mozione venisse ritirata, gli USA dovrebbero cercarsi un altro cireneo o affrontare la realtà dell’isolamento politico anche in seno all’assemblea delle Nazioni Unite.

IL VOTO NON RIGUARDA SOLO LA SIRIA E ASSAD. RIGUARDA PRINCIPALMENTE LA SORTE DI OBAMA.

I deputati che hanno votato contro David Cameron alla Camera dei comuni – il premier ha perso per tredici voti di differenza mentre pensava di avere la solita maggioranza – mostrano che sia lui che il suo ministro degli esteri William Hague non solo non hanno percepito gli umori del paese, solo un 25% risultano favorevoli a un intervento militare, ma non sono stati in grado nemmeno di capire che aria tirava tra i loro colleghi parlamentari della maggioranza o se i deputati ultraconservatori inglesi si siano coalizzati coi repubblicani americani per affondare definitivamente Barak Obama, il suo bilancio, il suo Obamacare.

Quel che è certo è che qualunque sia l’interpretazione dell’evento, più avulsi dalla realtà di così, è difficile.

Sta affiorando l’ipotesi di addebitare il tutto all’intelligence e assolvere la Casa Bianca come per l’attentato di Benghazi su cui le indagini non sono peraltro  ancora cessate.

James Clapper, capo della intelligence community americana ha le spalle larghe e daranno a lui la colpa. Dopo le accuse sulle violazioni della privacy di milioni di americani, si appresta ad assorbire la colpa delle informazioni inaccurate e la Casa Bianca annunzia entro pochi giorni un documento pubblico sulla intelligence ricevuta  sulla vicenda della linea rossa.

Risulterebbe, pare, che il grosso delle informazioni  di intelligence sia stato di provenienza israeliana e che vi siano vistosi buchi nel sistema satellitare di sorveglianza messo a punto per vigilare sui siti siriani in cui erano depositati gli agenti chimici oggi incriminati. Mi ricorda la testimonianza di Olindo data per il delitto di Erba.

La prova regina sarebbe la registrazione di una  telefonata tra un generale siriano ed un altro personaggio non identificato in cui  il generale chiedeva se e chi lo avesse fatto dando per scontato  che i gas fossero in possesso unicamente dei governativi.

Mi torna alla mente il film ” Tutti a casa” con Alberto Sordi sull’8 settembre ,  in cui  Albertone chiama il suo colonnello e gli dice che “ i tedeschi si sono alleati con gli americani e ci stanno sparando addosso“.  Un po’ poco per fare la guerra, come per la controparte che ha mostrato delle maschere antigas catturate ai ribelli con sulle casse la scritta made in Saudi Arabia.

Siamo al paradosso che dopo forse  centomila morti  che non hanno fatto storia, i forse mille sono diventati uno scandalo planetario e si dice che i jihadisti non avrebbero nessun interesse a provocare un intervento armato occidentale. Mi pare grossa.

Altri esperti fanno notare che , a parte ogni considerazione psicologica, la percentuale di superstiti nei casi di attacchi col gas è superiore a quella dei colpiti dalle bombe americane di ultima generazione, in cui non si sono mai registrati  superstiti.

La Casa Bianca si è prodotta in una serie di dichiarazioni tra il divertente e il surreale quali ” non vogliamo che Bashar Assad cada”, Il Bombardamento sarebbe piccolo e discreto”, ” il Presidente farà gli interessi degli USA” che mostrano lo stato di abbandono in cui versa la questione siriana.

Infine, gli israeliani hanno usato i gas nel 1989 in Libano, sia pure avendo l’avvertenza di far sgozzare i cadaveri ( 80) per evitare di far sospettare l’utilizzo di agenti chimici. Gli americani ne sono certamente al corrente avendo mediato l’impiego di falangisti libanesi per la trista bisogna.

Tralascio il dibattito che ci sarà alla Camera dei rappresentanti americana e tra i deputati francese e sorvolo – per carità di Patria – su quello italiano. Ci potrebbero essere delle sorprese, ma è impossibile anticiparle.

E’ possibile invece descrivere in quale atmosfera si stiano predisponendo una serie di misure per immobilizzare definitivamente Barak Obama, già paralizzato in politica interna, ma che cerca disperatamente di ottenere pochi voti di solidarietà in politica estera senza riuscirci.

L’unico punto in cui il Presidente aveva posto la sua credibilità e quella dell’America è stata la famosa linea rossa costituita dall’assicurazione dell’intelligence che i depositi di gas siriani erano in mani tranquille e ben custoditi, Pertanto si arrischiò a dichiarare - per alleggerire la pressione interventista – che se il regime siriano avesse fatto ricorso agli agenti chimici, allora avrebbe preso in considerazione un intervento.

Il primo tentativo di incastrarlo rovinandogli definitivamentei rapporti col mondo arabo, fu fatto in maniera artigianale e con pochi morti.

Fu per il governo USA un gioco riuscire ad ottenere un intervento di Carla Del Ponte, uno stimato magistrato della Corte Penale Internazionale con cui i rapporti non mancavano,  e farle rilasciare una dichiarazione di colpevolezza a carico dei ribelli.

Il secondo tentativo è molto più industrializzato quanto a morti, ma più rozzo quanto a psicologia e nasconde a malapena la mano di Bandar Bush  il capo dei servizi segreti sauditi. ex ambasciatore a Washington per anni e incriminato dalla magistratura britannica per una tangente di oltre un miliardo di dollari afferente ad acquisti di armi da parte del governo saudita. La magistratura inglese si è fermata nella inchiesta a richiesta della corona.

I legami di Bandar Bush con gli ambienti repubblicani americani sono pubblici e pluriennali. Ricordiamo tutti la guerra feroce che i repubblicani ultraconservatori dei TEA PARTY ingaggiarono contro Obama e per due volte giunsero a un soffio dal negare al presidente l’accettazione dello spostamento del limite massimo di indebitamento passato  dai 5950 miliardi di dollari del periodo Clinton ( lui) ai 16.699 della Presidenza Obama. Al 15 ottobre il limite sarà raggiunto e se il suo aumento fosse bocciato dal congresso sarebbe una tragedia.

Tutti sono d’accordo nel volere diminuire la spesa, ma i repubblicani vogliono farlo limitando la spesa sociale ( Obamacare in primis) e i democratici limitando il Bilancio della Difesa.

Il capo della Camera dei Rappresentanti John Boehner ha inviato ad Obama una lettera ufficiale on un  elenco di quattordici punti su cui la Camera bassa vuole essere informata circa la questione siriana e  ben 116 rappresentanti ( di cui 18 democratici) su 435 hanno chiesto al Presidente la Convocazione immediata della Camera prima della data di fine ferie del 9 settembre.

Nello scorso braccio di ferro con i repubblicani, Obama riuscì a cavarsela perché in una clausoletta di accordo aveva stipulato che in caso di disaccordo sarebbero entrati in funzione dei tagli automatici devastanti per la Difesa ( beniamina dei tea party). Dopo il rinvio dell’allestimento di una portaerei, i repubblicani si arresero.

Iniziò a quel momento la lotta senza quartiere contro Obama con minacce di impeachement e l’ostruzionismo sistematico che lo ha portato alla paralisi nell’attività legislativa interna. Se non coglie un successo in politica estera, dimostrerà che aveva ragione Steve Jobs che lo aveva definito “one term President”.

Privato dell’aiuto inglese, a parte ogni  altra considerazione politica,  Obama dovrà scegliere se

a) aumentare considerevolmente le sue richieste  di stanziamento per la difesa se vorrà l’Ok dei rappresentanti. Per farlo senza presentare un limite di bilancio fallimentare,  dovrà lui stesso tagliare le sue spese sociali l’aver ridotto il deficit dal 7 al 4% non gli servirà a molto.

b) con una coalizione fatta di due soli stati, Obama si trova ad aver realizzato  una performance che è un terzo di quella di Bush Jr che a sua volta era un quinto di Bush Senior e questo rende impossibile tecnicamente e politicamente una spedizione punitiva che era già di per se priva di senso e indica il territorio americano come obbiettivo per una eventuale ritorsione.

c) Al G20 Obama sarà in condizioni di inferiorità tattica e strategica rispetto a Putin, circondato come sarà da amici che in questi dieci giorni si sono tutti sfilati dalla coalizione. Se farà concessioni eccessive verrà accusato di tradimento, se si irrigidirà gli addebiteranno il fallimento del negoziato come ulteriore prova di incapacità di Governo.

Una bella trappola, certo non predisposta da Bashar, come i voti dei conservatori inglesi per silurare Cameron  non li ha rimediati Bashar e il siluro nucleare  del Guardian ( giornale inglese sbarcato in America con enormi mezzi e che vi rimane ad onta di enormi perdite economiche) con le rivelazioni sulla NSA di Snowden non l’ha provocato Bashar.

Insomma Bashar non ha fatto niente. Non ha nemmeno lanciato i gas. E non è stato nemmeno suo fratello.

 

 

Scritto da: Antonio De Martini - Fonte: Antonio De Martini

Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it Se pensate di aver assistito a un film di Frank Capra in cui c’è il lieto fine, disilludetevi.
La perdita dell’appoggio inglese ai bellicosi progetti siriani dell’amministrazione Obama suona come una campana a morto per la credibilità politica del presidente all’interno e all’estero e costringe i militari a rivedere tutti i piani di attacco a causa della cessata disponibilità della base di attacco di Akrotiri a Cipro, ma è solo una complicazione.

Ki m

oon ha ritirato i suoi osservatori ( e così si sottrae dalla responsabilità del responso…) pretestando il pericolo di un attacco americano ( ma come, proprio dove c’è stata la distruzione ? ) la coalizione dei virtuosi non voleva colpire obiettivi militari?



La coalizione dei volenterosi miranti a voler punire la Siria prima ancora della emissione del giudizio, probabilmente non imparziale, delle Nazioni Unite che ora ha dato forfait, ricorda la vecchia barzelletta di colui che proponeva a un amico di partecipare a un orgia e, alla richiesta di lumi circa il numero dei partecipanti, rispondeva:” se porti tua moglie siamo in tre,” non è un’orgia, ma non è nemmeno una coppia.

Tra i tre, c’è Israele che però non intende muoversi che per autodifesa e la Francia – ex potenza coloniale in Siria e titolare di più di un massacro in zona - che ha convocato un dibattito alla Camera che non potrà non tener conto dello sfaldamento del fronte politico che è chiamata a sostenere e dei sondaggi di opinione al 59% contrari all’intervento.

Sarà molto interessante osservare quale sarà l’atteggiamento britannico in seno al Consiglio di sicurezza e se continuerà a votare a favore di un intervento punitivo o se si allineerà al dettato parlamentare (e alla posizione russo-cinese), ritirando o modificando la bellicosa mozione presentata.
Se la mozione venisse ritirata, gli USA dovrebbero cercarsi un altro cireneo o affrontare la realtà dell’isolamento politico anche in seno all’assemblea delle Nazioni Unite.

IL VOTO NON RIGUARDA SOLO LA SIRIA E ASSAD. RIGUARDA PRINCIPALMENTE LA SORTE DI OBAMA.

I deputati che hanno votato contro David Cameron alla Camera dei comuni – il premier ha perso per tredici voti di differenza mentre pensava di avere la solita maggioranza – mostrano che sia lui che il suo ministro degli esteri William Hague non solo non hanno percepito gli umori del paese, solo un 25% risultano favorevoli a un intervento militare, ma non sono stati in grado nemmeno di capire che aria tirava tra i loro colleghi parlamentari della maggioranza o se i deputati ultraconservatori inglesi si siano coalizzati coi repubblicani americani per affondare definitivamente Barak Obama, il suo bilancio, il suo Obamacare.

Quel che è certo è che qualunque sia l’interpretazione dell’evento, più avulsi dalla realtà di così, è difficile.

Sta affiorando l’ipotesi di addebitare il tutto all’intelligence e assolvere la Casa Bianca come per l’attentato di Benghazi su cui le indagini non sono peraltro  ancora cessate.

James Clapper, capo della intelligence community americana ha le spalle larghe e daranno a lui la colpa. Dopo le accuse sulle violazioni della privacy di milioni di americani, si appresta ad assorbire la colpa delle informazioni inaccurate e la Casa Bianca annunzia entro pochi giorni un documento pubblico sulla intelligence ricevuta  sulla vicenda della linea rossa.

Risulterebbe, pare, che il grosso delle informazioni  di intelligence sia stato di provenienza israeliana e che vi siano vistosi buchi nel sistema satellitare di sorveglianza messo a punto per vigilare sui siti siriani in cui erano depositati gli agenti chimici oggi incriminati. Mi ricorda la testimonianza di Olindo data per il delitto di Erba.

La prova regina sarebbe la registrazione di una  telefonata tra un generale siriano ed un altro personaggio non identificato in cui  il generale chiedeva se e chi lo avesse fatto dando per scontato  che i gas fossero in possesso unicamente dei governativi.

Mi torna alla mente il film ” Tutti a casa” con Alberto Sordi sull’8 settembre ,  in cui  Albertone chiama il suo colonnello e gli dice che “ i tedeschi si sono alleati con gli americani e ci stanno sparando addosso“.  Un po’ poco per fare la guerra, come per la controparte che ha mostrato delle maschere antigas catturate ai ribelli con sulle casse la scritta made in Saudi Arabia.

Siamo al paradosso che dopo forse  centomila morti  che non hanno fatto storia, i forse mille sono diventati uno scandalo planetario e si dice che i jihadisti non avrebbero nessun interesse a provocare un intervento armato occidentale. Mi pare grossa.

Altri esperti fanno notare che , a parte ogni considerazione psicologica, la percentuale di superstiti nei casi di attacchi col gas è superiore a quella dei colpiti dalle bombe americane di ultima generazione, in cui non si sono mai registrati  superstiti.

La Casa Bianca si è prodotta in una serie di dichiarazioni tra il divertente e il surreale quali ” non vogliamo che Bashar Assad cada”, Il Bombardamento sarebbe piccolo e discreto”, ” il Presidente farà gli interessi degli USA” che mostrano lo stato di abbandono in cui versa la questione siriana.

Infine, gli israeliani hanno usato i gas nel 1989 in Libano, sia pure avendo l’avvertenza di far sgozzare i cadaveri ( 80) per evitare di far sospettare l’utilizzo di agenti chimici. Gli americani ne sono certamente al corrente avendo mediato l’impiego di falangisti libanesi per la trista bisogna.

Tralascio il dibattito che ci sarà alla Camera dei rappresentanti americana e tra i deputati francese e sorvolo – per carità di Patria – su quello italiano. Ci potrebbero essere delle sorprese, ma è impossibile anticiparle.

E’ possibile invece descrivere in quale atmosfera si stiano predisponendo una serie di misure per immobilizzare definitivamente Barak Obama, già paralizzato in politica interna, ma che cerca disperatamente di ottenere pochi voti di solidarietà in politica estera senza riuscirci.

L’unico punto in cui il Presidente aveva posto la sua credibilità e quella dell’America è stata la famosa linea rossa costituita dall’assicurazione dell’intelligence che i depositi di gas siriani erano in mani tranquille e ben custoditi, Pertanto si arrischiò a dichiarare - per alleggerire la pressione interventista – che se il regime siriano avesse fatto ricorso agli agenti chimici, allora avrebbe preso in considerazione un intervento.

Il primo tentativo di incastrarlo rovinandogli definitivamentei rapporti col mondo arabo, fu fatto in maniera artigianale e con pochi morti.

Fu per il governo USA un gioco riuscire ad ottenere un intervento di Carla Del Ponte, uno stimato magistrato della Corte Penale Internazionale con cui i rapporti non mancavano,  e farle rilasciare una dichiarazione di colpevolezza a carico dei ribelli.

Il secondo tentativo è molto più industrializzato quanto a morti, ma più rozzo quanto a psicologia e nasconde a malapena la mano di Bandar Bush  il capo dei servizi segreti sauditi. ex ambasciatore a Washington per anni e incriminato dalla magistratura britannica per una tangente di oltre un miliardo di dollari afferente ad acquisti di armi da parte del governo saudita. La magistratura inglese si è fermata nella inchiesta a richiesta della corona.

I legami di Bandar Bush con gli ambienti repubblicani americani sono pubblici e pluriennali. Ricordiamo tutti la guerra feroce che i repubblicani ultraconservatori dei TEA PARTY ingaggiarono contro Obama e per due volte giunsero a un soffio dal negare al presidente l’accettazione dello spostamento del limite massimo di indebitamento passato  dai 5950 miliardi di dollari del periodo Clinton ( lui) ai 16.699 della Presidenza Obama. Al 15 ottobre il limite sarà raggiunto e se il suo aumento fosse bocciato dal congresso sarebbe una tragedia.

Tutti sono d’accordo nel volere diminuire la spesa, ma i repubblicani vogliono farlo limitando la spesa sociale ( Obamacare in primis) e i democratici limitando il Bilancio della Difesa.

Il capo della Camera dei Rappresentanti John Boehner ha inviato ad Obama una lettera ufficiale on un  elenco di quattordici punti su cui la Camera bassa vuole essere informata circa la questione siriana e  ben 116 rappresentanti ( di cui 18 democratici) su 435 hanno chiesto al Presidente la Convocazione immediata della Camera prima della data di fine ferie del 9 settembre.

Nello scorso braccio di ferro con i repubblicani, Obama riuscì a cavarsela perché in una clausoletta di accordo aveva stipulato che in caso di disaccordo sarebbero entrati in funzione dei tagli automatici devastanti per la Difesa ( beniamina dei tea party). Dopo il rinvio dell’allestimento di una portaerei, i repubblicani si arresero.

Iniziò a quel momento la lotta senza quartiere contro Obama con minacce di impeachement e l’ostruzionismo sistematico che lo ha portato alla paralisi nell’attività legislativa interna. Se non coglie un successo in politica estera, dimostrerà che aveva ragione Steve Jobs che lo aveva definito “one term President”.

Privato dell’aiuto inglese, a parte ogni  altra considerazione politica,  Obama dovrà scegliere se

a) aumentare considerevolmente le sue richieste  di stanziamento per la difesa se vorrà l’Ok dei rappresentanti. Per farlo senza presentare un limite di bilancio fallimentare,  dovrà lui stesso tagliare le sue spese sociali l’aver ridotto il deficit dal 7 al 4% non gli servirà a molto.

b) con una coalizione fatta di due soli stati, Obama si trova ad aver realizzato  una performance che è un terzo di quella di Bush Jr che a sua volta era un quinto di Bush Senior e questo rende impossibile tecnicamente e politicamente una spedizione punitiva che era già di per se priva di senso e indica il territorio americano come obbiettivo per una eventuale ritorsione.

c) Al G20 Obama sarà in condizioni di inferiorità tattica e strategica rispetto a Putin, circondato come sarà da amici che in questi dieci giorni si sono tutti sfilati dalla coalizione. Se farà concessioni eccessive verrà accusato di tradimento, se si irrigidirà gli addebiteranno il fallimento del negoziato come ulteriore prova di incapacità di Governo.

Una bella trappola, certo non predisposta da Bashar, come i voti dei conservatori inglesi per silurare Cameron  non li ha rimediati Bashar e il siluro nucleare  del Guardian ( giornale inglese sbarcato in America con enormi mezzi e che vi rimane ad onta di enormi perdite economiche) con le rivelazioni sulla NSA di Snowden non l’ha provocato Bashar.

Insomma Bashar non ha fatto niente. Non ha nemmeno lanciato i gas. E non è stato nemmeno suo fratello.

Scritto da: Antonio De Martini - Fonte: Antonio De Martini
Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it 

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barbara 09/01/2013 01:32


mi sembra veramente esagerato far passare il tutto, ossia la terza guerra mondiale solo per un capriccio repubblicano contro Obama, come se sto qua fosse Gandhi o San Francesco. Ed i democratici
poveri angeli sprovveduti che non saprebbero come tenere a bada questi cattivoni dei repubblicani? mi sembra davvero puerile come ipotesi


Basti che Obama semplicemente pretenda prove certe prima di trascinare gli Usa in un'ennesima guerra ingiusta e lo scacco matto ai repubblicani lo avrebbe tirato. SOprattutto considerato che è
Premio Nobel per la pace, se proprio vogliamo rimanere nell'ambito di analisi semplici.