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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

I TENTACOLI DEL GRUPPO BILDERBERG E IL TRADIMENTO PER IL PROFITTO

Pubblicato su 6 Settembre 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

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(ASI) Fin dagli anni Venti, gli interessi del duo Morgan-Rockefeller hanno giocato un ruolo determinante in molti accordi commerciali pro-Sovietici. Costoro controllavano le più importanti anziende che facevano affari con la Russia Sovietica: “Vacuum Oil”, “International Harvester”, “Guaranty Trust” e “New York Life”. Nel 1926, la “Vacuum Oil Company”, una proprietà di Rockefeller, firmò un accordo con l’azienda sovietica “Naphta” per commercializzare il petrolio sovietico nei Paesi europei, attraverso la Chase National Bank, anch’essa di Rockefeller. A quel tempo si disse che John D. Rockefeller aveva concesso un prestito ai bolscevichi di 75 milioni di dollari, a titolo di parziale pagamento per quell’accordo. In seguito a tale accordo, la “Standard Oil” di Rockefeller costruì una raffineria in Russia, nel 1927, dopo avere avuto la garanzia di ottenere il 50% della produzione petrolifera del Caucaso. Già nel 1911, però, John Moody aveva affibiato alla “Standard Oil” il soprannome di “Standard Oil Bank”, per via del fatto che la “Standard Oil Co.” Era in realtà una banca dalle dimensioni gigantesche; una banca all’interno di un’azienda che prestava ingenti somme di denaro a debitori bisognosi, proprio come facevano le altre grosse banche. Rockefeller, inoltre, nel 1922 giocò un ruolo chiave nella fondazione della Camera di Commercio russo-americana, allo scopo di promuovere gli affari con la Russia, sotto la guida del suo segretario, Reeve Schley, che era anche vicepresidente della Chase National Bank. Come prerequisito per aprire il mercato russo all’establishment, nel 1925 John D. Rockefeller fece pressione alla lobby della Camera, affinché il governo degli Stati Uniti cambiasse la sua politica estera, attraverso una campagna stampa promossa dal suo addetto stampa Ivy Lee, per iniziare un dibattito pubblico e promuovere l’idea del comunismo negli Stati Uniti. Questa azione combinata culminò nel 1923 con il riconoscimento, da parte del governo degli Stati Uniti, della Russia Sovietica. Nel 1935, Stalin ripagò in parte Rockefeller, quando nazionalizzò parti consistenti dei capitali delle imprese estere che agivano in Russia, senza toccare le proprietà della “Standard Oil”. Tra gli anni Venti e Trenta, un solo membro del Congresso degli Stati Uniti, Louis McFadden, denunciò le speculazioni finanziarie segrete del “Federal Reserve System” a favore dell’Unione Sovietica. Il 10 giugno 1932, egli rivelò il drenaggio di fondi statunitensi verso la Russia e attaccò la Casa Bianca: “Aprite i libri contabili della , l’organizzazione commerciale sovietica a New York, del , l’ufficio generale dell’organizzazione commerciale sovietica, e della Banca di Stato dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e vi renderete conto di quanti soldi americani siano stati presi dal Tesoro degli Stati Uniti e destinati a favore della Russia. Scoprirete quanti affari sono transitati dalla Banca di Stato della Russia Sovietica, attraverso la sua corrispondente, la Chase Bank di New York”. Anni più tardi, durante la Seconda Guerra Mondiale, la banca scelta dalla “Amtorg” per le transazioni, per svariati miliardi di dollari, dell’operazione “Lend Lease” fu ovviamente la Chase National Bank. Con l’operazione “Lend Lease”, gli Stati Uniti fornirono materiale bellico ai paesi alleati, in particolar modo all’Unione Sovietica, per 11,3 miliardi di dollari, alla Francia per 3,2 miliardi di dollari, e alla Cina per 1,6 miliardi di dollari, durante la Seconda Guerra Mondiale. L’operazione iniziò nel marzo del 1941 e terminò il 2 settembre 1945, pochi giorni dopo lo sbarco in Normandia. Sfortunatamente, il trasferimento di soldi dei contribuenti statunitensi all’Unione Sovietica non si rivelò un’operazione così remunerativa per la banda di speculatori di Wall Street. Il loro vero tradimento, motivato dal profitto, cominciò quando, nel 1943, iniziarono a trasferire segretamente ai Sovietici la tecnologia statunitense bellica più avanzata e costosa. La Commissione Sovietica per gli Approvvigionamenti fece richiesta al governo degli Stati Uniti di 90 kg di ossido di uranio, 100 kg di nitrato di uranio e 12 kg di metallo di uranio, materiale all’epoca poco conosciuto.

Il 29 aprile 1943, il Consiglio per l’Economia di Guerra assegnò una licenza speciale alla “Chematar Corp.” di New York, per poter soddisfare tale ordine. Questo materiale avrebbe dato ai Sovietici le risorse necessarie per costruire la bomba atomica, nello stesso periodo in cui Winston Churchill chiedeva al presidente Roosevelt che Stalin venisse escluso dal gruppo della comunità scientifica internazionale che stava sviluppando le armi atomiche, prima che la Gran Bretagna e gli Stati Uniti ne avessero costruita una. Fu però sufficiente che gli Alleati venissero coinvolti in una gara con Hitler per entrare in possesso delle armi nucleari, perché la preoccupazione che un altro folle potesse diventare un pericolo nucleare per il mondo venisse a cadere. Mentre i ricchi continuavano ad arricchirsi sempre di più, al popolo americano venne detto che era necessario un accordo bilaterale con i Sovietici, perché altrimenti il nemico li avrebbe certamente attaccati. Per creare l’illusione di un accordo alla pari, si disse che bisognava istituire una commissione paritetica delle nazioni principali partecipanti all’accordo, prima di giungere ad una stretta collaborazione. Fu forse per questo, che le risorse industriali e militari dell’Unione Sovietica, come camion, aeromobili e tecnologia per l’industria petrolifera, dell’acciaio, petrolchimica, dell’alluminio e informatica, furono finanziate con i soldi dei contribuenti americani? Nel 1972 Sutton disse: “Non vi era di più finanziato dagli Stati Uniti della tecnologia Sovietica”. Della tecnologia esistente all’epoca, circa il 90-95% veniva direttamente o indirettamente dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Sempre Sutton in una testimonianza resa alla sottocommissione della “Commissione per la piattaforma del Partito Repubblicano, disse: “Cosa ancora più strana gli Stati Uniti apparentemente volevano assicurarsi che questa nazione rimanesse in affari con loro, pur essendo una rivale”. Tutte le autovetture, i camion militari sovietici, oltre che le pistole, i carri armati e gli aerei, e le tecnologie per i loro motori venivano dall’Occidente. La “Organizzazione Gorki”, finanziata dalle compagnie “Ford” e “Austin”, produceva la maggior parte dei camion che portavano le attrezzature militari sovietiche lungo la “Via di Ho Chi Minh”, durante la Guerra del Vietnam. La stessa “Organizzazione Gorki”, sotto la copertura di produzione a scopi pacifici, realizzò nel 1964, il primo missile teleguidato  sovietico anticarro. L’Unione Sovietica aveva l’apparato industriale più vasto del mondo, per la produzione di ferro e di acciaio; era finanziato dalla “McKee Corporation”. Vi era un apparato identico, per la produzione di acciaio statunitense in Indiana. Quanti miliardi di dollari hanno speso gli Stati Uniti, per difendersi da un nemico fantasma da loro creato, nutrito, supportato e costruito? Questi costi avevano un senso? Ovviamente sì. Basti ricordare che il grande accordo è stato orchestrato dalla stessa triade Bilderberg-CFR-TC, che sta organizzando di nascosto i blocchi continentali e le unioni monetarie.

 

Fonte: “Il Club Bilderberg” di Daniel Estulin, www.clubbilderberg.it

 

Davide Caluppi  - Agenzia Stampa Italia

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