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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

I FURBETTI DEL DEBITO CERCANO QUALCUNO DA " TOSARE": NOI

Pubblicato su 16 Agosto 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Il piano Amato-Bassanini sulla riduzione del debito pubblico prevede solo la svendita del patrimonio pubblico e le privatizzazioni delle quote pubbliche residue aziende statali e locali. Esclusa qualsiasi patrimoniale. Sui capitali esportati illegalmente le cifre diventano molto ma molto relative. Massima enfasi, sui quotidiani, alla proposta Amato-Bassanini per la riduzione in cinque anni del debito pubblico, firmata anche dagli economisti Giuseppe Bivona, Davide Ciferri, Paolo Guerrieri, Giorgio Macciotta, Rainer Masera, Marcello Messori, Stefano Micossi, Edoardo Reviglio e Maria Teresa Salvemini sotto l’egida del centro studi “Astrid”. Gli 11 economisti, scrive il newsmagazine “Contropiano”, mettono subito le mani avanti sui pericoli recessivi di una imposta patrimoniale e propongono un intervento articolato in sei mosse, che entro il 2017 dovrebbe dare un gettito ipotizzato in 178 miliardi.

Punto primo, la cessione di immobili pubblici per circa 72 miliardi (di cui: 30 dalla cessione agli inquilini dell’edilizia residenziale pubblica; 16 dalla dismissione di immobili di enti previdenziali; 15 da immobili di Regioni ed enti locali; 6 da caserme e sedi delle Province da smantellare; 5 dal cosiddetto federalismo demaniale). Poi, 30 miliardi potrebbero venire dalla capitalizzazione delle concessioni (le sole lotterie danno 1,6 miliardi l’anno). «Gli autori – scrive Sergio Cararo su “Contropiano” – glissano sul fatto che ad esempio i concessionari privati di giochi e scommesse sono già in debito con lo Stato per ben 98 miliardi». Altri 40 miliardi valgono le privatizzazioni delle quote residue dello Stato e degli enti locali in Eni, Enel, Finmeccanica, St Microelectronics ed ex municipalizzate quotate in borsa, mentre 15 miliardi potrebbero venire imponendo agli enti previdenziali degli ordini professionali di aumentare la quota dei loro investimenti in titoli di Stato di lungo periodo, oggi ferma al 10% del portafoglio investimenti.

Infine, ammonterebbe ad altri 16-17 miliardi potrebbe essere il flusso quinquennale proveniente dalla tassazione dei capitali italiani depositati in Svizzera, previo accordo con il governo di Berna. «Ma su questo – ed è il dato che fa la differenza – gli autori diventano più imprecisi», osserva Cararo: «Infatti non sono in grado di garantire che l’eventuale tassazione dei capitali “scudati” trovi i capitali lì ad aspettarli invece di involarsi verso i paradisi fiscali». Gli ultimi 5 miliardi del piano di “tosatura nazionale” potrebbero venire da incentivi e disincentivi fiscali volti all’allungamento delle scadenze e alla riduzione del costo medio del debito pubblico. «Il progetto dell’Astrid – ragiona Cararo – punta molto sulla Cassa Depositi e Prestiti, che già raccoglie 300 miliardi di risparmio privato attraverso il sistema postale, e propone di fatto la sua

privatizzazione». Pur non essendo una banca, la Cassa ha in deposito alla Bce i suoi effetti creditizi per 25 miliardi, destinati a finanziare per metà lo Stato e per metà l’economia.

Decisiva, dunque, la privatizzazione delle partecipazioni residue del Tesoro, in società quotate e non quotate come le Poste, o degli enti locali nelle ex municipalizzate quotate e nelle 5.500 aziende municipali non quotate, 2.800 delle quali attive nei servizi pubblici locali. «Insomma quello di Amato-Bassanini e dell’Astrid non è un progetto di rientro o di ristrutturazione del debito pubblico ma una “paraculata” che si regge solo su dismissioni e svendita del patrimonio pubblico e privatizzazioni dei gioielli di famiglia sul piano industriale», mentre «quando si arriva ai capitali e alla finanza» il programma «entra nel regno dell’incertezza». Per “Contropiano”, il disegno è evidente: «I soldi vanno presi solo dal bancomat rappresentato dai beni pubblici, mai dai capitali privati. Un atteggiamento, questo, che in dialetto romano viene definito come “paraculo”, a metà tra furbetto e ipocrita».

 Fonte: libreidee   Giuliano-Amato.jpg

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