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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

GLI USURAI

Pubblicato su 11 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

"Per li occhi fora scoppiava lor duolo;/ di qua, di là soccorrien con le mani/

quando a’ vapori, e quando al caldo suolo:/ non altrimenti fan di state i cani/ or

col ceffo or col piè, quando son morsi/ o da pulci o da mosche o da tafani".

Con questi versi di terrificante realismo e forte impatto emotivo Dante descrive la

condizione degli usurai nel III girone del VII cerchio dell’Inferno.

dante.jpg

Sfruttatori del lavoro altrui, avidi di denaro e di potere, se ne stanno - moltitudine

indistinta e belluina - muti, racchiusi nel loro dolore espresso attraverso le lacrime

che sgorgano dagli occhi.

Come i cani d’estate dimenano il muso e le zampe quando sono tormentati dalle

pulci, dalle mosche e dai tafani, così anch’essi agitano convulsamente le mani per

pararsi dalle fiamme e dalla sabbia ardente.

Un’impietosa condanna dell’usura, dunque (la legislazione ecclesiastica del tempo

paragonava l’usura all’eresia e condannava al rogo chi si macchiava di tale colpa),

oggi più che mai d’attualità in un mondo globalizzato che vede il trionfo della

finanza apolide usuraria e del grande capitale a scapito del lavoro dei popoli e

della solidarietà sociale.

Già Aristotele affermava che “il denaro non può procurare altro denaro” e tale

enunciato lo troviamo poi sviluppato nel tomismo di età medievale.

Il denaro veniva infatti considerato sterile in quanto non poteva generare frutti

alla stregua degli esseri viventi o delle piante.

Ma cos’è esattamente l’usura?

È il denaro ricavato dal mero utilizzo del denaro.

Ed Ezra Pound, da annoverare tra i grandi uomini del ‘900, bollava

impietosamente taluni governi di servilismo e di sottomissione al signoraggio sulla

moneta esercitato dal sistema bancario privato e dalle banche centrali da questo

controllate.

Una ragnatela speculativa dove l’esclusivo interesse privato strangola la sovranità

politica e monetaria degli stati nazionali e l’autodeterminazione dei popoli.

Tale sistema perverso nasce in Inghilterra ad opera dello scozzese William

Paterson, mercante, avventuriero e banchiere. Il 27 luglio 1694 Paterson ottiene

dal sovrano protestante Guglielmo III d’Orange (al potere dal 1689 come re

d’Inghilterra, Irlanda e Scozia dopo la deposizione di suo zio Giacomo II,

cattolico.

Ancora oggi l’oppressione “orangista”, incentivata e protetta da Londra, contro i

cattolici repubblicani d’Irlanda è oggetto di funesta cronaca quotidiana)

l’autorizzazione ad operare come banchiere ufficiale del regno.

Fonderà la Banca d’Inghilterra, prima banca di emissione privata, che godrà così

del privilegio di emettere moneta da prestare ad usura allo Stato (il primo

prestito al governo inglese ammonterà a 1.200.000 sterline).

Nella sua memorabile sentenza: “La banca trae beneficio dall’interesse che

pretende su tutta la moneta che crea dal nulla” vi è racchiuso il nucleo ideologico

del significato di signoraggio sulla moneta.

È, quindi, a partire da tale data che i governi perderanno la loro sovranità

economica e il potere di emettere moneta sarà delegato ad una banca privata.

Non faranno ovviamente eccezione gli Usa, che nonostante l’indipendenza dalla

madrepatria proclamata con la famosa dichiarazione del 4 luglio 1776, saranno

sempre soggetti all’usurocrazia monetaria della Federal Reserve, divenendo ben

presto il braccio armato del liberismo mondialista.

Con due eccezioni, però, anche se di breve durata per la tragica sorte toccata a

chi osò andare controcorrente: Abraham Lincoln e John Fitzgerald Kennedy.

Tuttavia, ad onor del vero, già Thomas Jefferson, al tempo in cui ricopriva la

carica di segretario di Stato durante la presidenza di George Washington, si era

fermamente opposto al progetto di fondazione di una banca centrale privata (la

First Bank of the United States) caldeggiato dall’allora ministro del Tesoro

Alexander Hamilton.

Personaggio ambiguo e contraddittorio (in origine sosteneva esattamente

l’opposto, e cioè che la cosa pubblica non potesse essere delegata ad una banca

privata poiché questa tutelava esclusivamente i propri interessi), l’Hamilton fu

accusato di essere strumento dei banchieri internazionali, probabilmente in

combutta con i Rothschild, che proprio in quel periodo, per bocca del fondatore

della dinastia, l’ebreo askenazita Mayer Amschel, memore forse della succitata

celebre frase del suo predecessore scozzese, aveva sentenziato:

“Lasciate che io emetta e controlli il denaro di una nazione e non mi interesserò

di chi ne formula le leggi”.

Come siano andate poi le cose per il XVI e XXXV presidente Usa è cosa

tristemente risaputa.

Lincoln sosteneva che il privilegio dell’emissione della moneta dovesse essere

prerogativa esclusiva del governo e che il denaro da padrone sarebbe dovuto

diventare servitore dell’umanità.

L’applicazione pratica di tali principi portò all’emissione di banconote non gravate

dagli interessi da corrispondere ai banchieri privati. Il 15 aprile 1865 Lincoln

veniva assassinato in un palco del teatro di Washington.

Stessa sorte, cento anni dopo, toccava a Kennedy, il quale, cinque mesi prima del

suo assassinio, aveva firmato l’ordine esecutivo n. 11110 con il quale il governo

aveva il potere di battere moneta dietro copertura argentea.

Anche in questo caso lo Stato non pagava più gli interessi alla banca di emissione privata.

Un duro colpo al signoraggio bancario che si infranse il 22 novembre 1963. Da

allora nessun altro presidente Usa si è più arrischiato a sfidare i Signori del

denaro

Antonio Pocobello

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