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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

GLI INCREDIBILI VOLTAFACCIA DI VENDOLA SULL'ILVA DI TARANTO

Pubblicato su 1 Agosto 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Un procedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che è stato riaperto meno di un anno dopo la concessione di quella rilasciata il 23 agosto 2011, un’ordinanza di sequestro degli impianti dell’area a caldo e l’iscrizione nel registro degli indagati di otto persone, tra cui gli ex presidenti Emilio e Nicola Riva.
E’ il film di questi giorni dell’Ilva di Taranto, la più grande acciaieria d’Europa. Non si tratta certo dell’epilogo di un’azienda così importante, ed è bene spegnere gli allarmismi in quanto è impensabile ipotizzare che lo stabilimento venga chiuso: soltanto spegnere i quattro altiforni funzionanti è operazione eccessivamente costosa e per nulla sicura. Probabilmente la magistratura disporrà solo la sospensione della produzione, nel frattempo saranno controllate le emissioni e si farà in modo che lo stabilimento sia messo a norma: secondo il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ci vorranno circa quattro anni e mezzo, ma la sospensione della produzione, qualora sia disposta, durerà sicuramente meno.
L’Ilva di Taranto inquina, lo dicono dati e numeri su cui è inutile soffermarsi. Ma i volta-faccia e le strumentalizzazioni politiche hanno superato il limite.
Ad esempio, stupisce che sia stato Vendola stesso a chiedere al ministro Clini, a marzo di quest’anno, di avviare il riesame dell’Aia, come se la regione Puglia non avesse dato il via libera all’Aia concessa nel 2011, firmata e sottoscritta da Nicola Vendola in persona in qualità di presidente della regione Puglia. All’epoca, il governatore pugliese si prodigò a magnificare la concessione dell’Aia, imitato da un susseguirsi di dichiarazioni di esponenti del centro-sinistra come Ludovico Vico, sindacalista e deputato tarantino eletto in quota Pd, l’assessore alla sanità (e magistrato) Lorenzo Nicastro (Idv), il sindaco Ippazio Stefàno, attualmente rieletto.
Vale la pena rileggere oggi le parole dell’assessore Nicastro, che svelano quella che era la posizione della regione Puglia in merito alla concessione dell’Aia all’Ilva di Taranto nel 2011:

Siamo riusciti a tenere insieme le ragioni dell’ecologia con quelle dell’economia e del diritto alla salute con il diritto al lavoro. Un passaggio storico per Taranto e per la Puglia

Un passaggio storico, nientemeno. Fa specie che lo stesso Nicastro soltanto pochi mesi dopo comunicherà l’intenzione da parte della Regione di costituirsi in giudizio contro il ricorso avverso alla riapertura dell’Aia presentato dall’Ilva.
Proprio quell’Aia che per Nicastro rappresentava “un passaggio storico”, ma che soltanto dopo pochi mesi non andava più a genio alla giunta Vendola, che pure l’ha firmata. L’Ilva, dal canto suo, si è limitata a far presente che

L’impegno è finalizzato a completare il più velocemente possibile le prescrizioni dell’Aia entrate in vigore il 23 agosto del 2011 e non a discutere il riesame che, a così breve distanza di tempo, risulta del tutto illogico e privo di significato. Come più volte ricordato dal presidente del Gruppo, Emilio Riva, vogliamo infatti raggiungere pienamente gli obiettivi fissati per la completa sostenibilità dello stabilimento

Nulla da eccepire. Il volta-faccia della regione Puglia e della giunta Vendola risulta semmai incomprensibile. Forse è dovuto alle prescrizioni imposte dalla regione e non rispettate dall’azienda?
Per crederlo bisogna avere molta fiducia nelle peripezie vendoliane, visto che già all’epoca della concessione dell’Aia c’era chi aveva chiesto spiegazioni a Vendola.
Ad esempio, il segretario nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, che all’epoca dei fatti commentò così:

Spiace che la Regione Puglia abbia sottoscritto una simile indecenza. I Verdi in nome del popolo inquinato presenteranno un ricorso al Tar per impugnare questo atto che non tutela nè la salute nè l’ambiente. Quest’autorizzazione arriva nel momento in cui la Procura della Repubblica di Taranto ha contestato il reato di disastro colposo e doloso e mentre il nucleo operativo ecologico ha chiesto il sequestro dell’impianto. È una Aia vergognosa, perchè non sono previsti limiti alla fonte di emissione per quanto riguarda sostanze dannose per la salute come il cadmio, cromo esavalente, mercurio e i metalli pesanti. È previsto un aumento della produzione dell’acciaio fino a 15 milioni di tonnellate ossia tre volte la produzione attuale

E nel febbraio 2012 tornò sull’argomento rincarando la dose:

È venuto il momento che su Taranto Nichi Vendola la smetta con le narrazioni e cominci ad occuparsi seriamente dell’inquinamento che, ogni giorno, ruba un pezzo di futuro ai cittadini di Taranto. Com’è possibile che né il ministero dell’Ambiente, né la Regione Puglia abbiano preso in considerazione la nota dei carabinieri sulle irregolarità riscontrate all’interno dell’Ilva? Alla luce di quanto sta emergendo chiediamo che ministero, Regione, Provincia e Comune di Taranto ritirino immediatamente le firme sull’Aia che rappresenta una dichiarazione di di guerra nei confronti della città più inquinata d’Italia e d’Europa. È assurdo che nonostante l’altissimo livello di inquinamenti e la grande concentrazione industriale nella città dove viene emesso il 95% della diossina italiana la Regione Puglia abbia autorizzato il quarto inceneritore. Ricordiamo che l’area di Taranto è un Sin, ovvero un sito di interesse nazionale dove andrebbero fatte bonifiche e non fatti aumentare i livelli di inquinamento

A protestare contro Vendola e la Regione Puglia furono anche Legambiente, comitati spontanei, associazioni come Altamarea. Ossia, gli stessi che avevano osannato il governatore pugliese quando questi faceva finta di osteggiare l’Ilva e di minacciarne la chiusura in chiava Aia.
Per anni Vendola ha preso in giro elettori, simpatizzanti, associazioni, lavoratori, ammalati, residenti di Taranto, ed oggi torna ad usare l’Ilva come strumento di propaganda.
Probabilmente egli stesso ignora che la tutela dell’ambiente dall’inquinamento atmosferico compete alla Regione, mentre lo Stato può solo fissare dei principi generali.
I sostenitori vendoliani si sono prodigati a lungo nel dare la colpa al decreto legislativo 152/06 del governo Berlusconi, considerato troppo di “manica larga” sulle soglie di emissione, ignorando che tutte le Regioni hanno adottato le loro specifiche autorizzazioni per le emissioni in atmosfera.
Nessuno si è inoltre soffermato su quelli che sono i poteri di un sindaco per tutelare la salute pubblica dei residenti del Comune che amministra.
Oggi Nicola Vendola e Ippazio Stefàno cercando di costruirsi l’immagine di eroi senza macchia che hanno sempre combattuto contro l’inquinamento dell’Ilva.
Ma fino a ieri dove erano? E’ sempre stata colpa di Berlusconi e del ministro Prestigiacomo, i quali peraltro in materia di tutela ambientale avevano meno poteri?
Perché Vendola ha dato via libera ad un’Aia che oggi rinnega per meri scopi elettorali e propagandistici?

di Riccardo Ghezzi © 2012 Qelsi - Tratto da: quelsi   vendola2.jpg 
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