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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

GLI ASCARI DELLA NATO USANO ARMI CHIMICHE IN SIRIA

Pubblicato su 22 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in PAESI ARABI e IRAN

Dopo una guerra e un’occupazione decennale in Iraq, la morte di oltre un milione di persone, tra cui migliaia di soldati statunitensi, il tutto dovuto a indicazioni palesemente false secondo cui tale nazione era in possesso di “armi di distruzione di massa” (ADM), appare l’ipocrisia scandalosa dell’occidente che arma, finanzia e appoggia politicamente i terroristi in Siria, che in realtà hanno e utilizzano tali armi contro il popolo siriano.

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Almeno 25 persone sono morte dopo un attacco con armi chimiche contro soldati siriani, condotto dai terroristi filo-NATO ad Aleppo.
Sebbene i terroristi sostenuti dalla NATO non abbiano la “competenza” per usare le armi chimiche, viene riportato dalla CNN, in un articolo del dicembre 2012 “Fonti: Gli USA addestrano i ribelli siriani sulla sicurezza delle armi chimiche“, che “Gli Stati Uniti e alcuni alleati europei utilizzano aziende private della difesa per addestrare i ribelli siriani su come proteggere le scorte di armi chimiche in Siria, hanno detto alla CNN un alto funzionario degli Stati Uniti e diversi diplomatici di alto livello.” E mentre alcuni tentano di suggerire l’uso di armi chimiche da una parte e dall’altra parlano di “scorte non protette” e a “rischio sicurezza”, le armi potrebbero probabilmente provenire dalla Libia. Aleppo si trova vicino al confine turco-siriano.
Se le scorte di armi chimiche depredate dalla Libia vengono spedite in Siria, le armi libiche inviate dagli USA, come le migliaia di terroristi libici che certamente operano in Siria, avrebbero attraversato la Turchia e molto probabilmente per essere usate per colpire città come Aleppo. Peggio ancora, le armi chimiche importate nel Paese coinvolgerebbero la NATO, direttamente o per grave negligenza, in quanto le armi avrebbero attraversato un membro della NATO, la Turchia, come ammettono ex-agenti della CIA che operano lungo il confine e al fianco dei terroristi filo-occidentali attivi in Siria.

Le ADM della Libia sono in mano ai terroristi
L’arsenale della Libia era caduto nelle mani degli estremisti settari, grazie al supporto della NATO nel 2011, durante il culmine degli sforzi per rovesciare la nazione nordafricana. Da allora, i militanti libici guidati dai comandanti del Gruppo Combattente Islamico libico (LIFG) di al-Qaida hanno armato gli estremisti settari di tutto il mondo arabo, tanto a occidente in Mali, quanto a oriente in Siria. Oltre ad armi leggere, anche quelle pesanti vengono inviate attraverso questa vasta rete. Il Washington Post, nel suo articolo “I missili libici a piede libero“, riferisce: “Due ex ufficiali antiterrorismo della CIA mi hanno detto, la scorsa settimana, che i tecnici hanno recentemente inviato 800 di questi sistemi di difesa antiaerea portatili (noti come MANPADS ), una parte al gruppo jihadista africano Boko Haram, spesso visto come un alleato di al-Qaida, per un possibile uso contro i jet commerciali che volano su Niger, Chad e forse Nigeria“. Anche se indubbiamente queste armi sono anche dirette in Niger, Ciad, Nigeria e forse, lo sono probabilmente anche in Siria.
I terroristi libici del LIFG invadono la Siria partendo dalla Libia. Nel novembre 2011, il Telegraph, nell’articolo “Gli islamisti libici incontrano l’ELS dell’opposizione siriana“, avrebbe riferito: “Abdulhakim Belhadj, capo del Consiglio militare di Tripoli ed ex leader del Gruppo combattente islamico libico, ‘ha incontrato i leader dell’esercito libero siriano a Istanbul e al confine con la Turchia’, ha detto un ufficiale che collabora con Belhadj. Mustafa Abdul Jalil (il presidente ad interim libico) l’ha mandato lì.” Un altro articolo del Telegraph, “I nuovi governanti della Libia offrono armi ai ribelli siriani”, ammetterebbe che: “I ribelli siriani hanno avuto colloqui segreti con le nuove autorità della Libia, per garantirsi armi e denaro per la loro rivolta contro il regime del presidente Bashar al-Assad, ha appreso il Daily Telegraph. Nel corso della riunione che si era tenuta a Istanbul con funzionari turchi, i siriani hanno chiesto ‘aiuto’ ai rappresentanti libici che hanno offerto armi e, potenzialmente, volontari. ‘C’è in programma l’invio di armi e anche di combattenti libici in Siria’, ha detto una fonte libica, parlando in condizione di anonimato. ‘Un intervento militare è in corso. Nel giro di poche settimane si vedrà.’” Più tardi, quel mese, circa 600 terroristi libici sarebbero entrati in Siria per iniziare le operazioni di combattimento e da allora invadono il Paese.

Libyan_Terrorists_In_Syria
Il libico Mahdi al-Harati, del Gruppo combattente islamico libico (LIFG), organizzazione terroristica secondo il dipartimento di Stato USA, le Nazioni Unite e le autorità britanniche (pagina 5,  .pdf), colloquia con altri terroristi in Siria. Harati è ora al comando di una brigata libica operativa in Siria, nel tentativo di distruggere il governo siriano e soggiogare la popolazione siriana. Tradizionalmente, ciò si chiama “invasione”.

Il Washington Post ha riferito di “missili dispersi” in Libia spediti ora sul campo di battaglia in Siria. Mentre giornali come il Guardian, nel suo articolo “Armi e MANPADS: i ribelli siriani ricevono missili antiaerei“, riportano che i missili vengono distribuiti in tutta la Siria, tentando di minimizzare qualsiasi connessione tra il saccheggio dell’arsenale della Libia e i terroristi di al-Qaida che li importano. Al contrario, il Times ha pubblicato le aperte rivendicazioni degli stessi terroristi, che ammettono di ricevere armi pesanti dalla Libia, tra cui missili superficie-aria. Nell’articolo delTimes, “I combattenti libici esportano la loro rivoluzione in Siria“, viene riportato che: “Alcuni siriani sono più franchi a proposito del contributo che i libici forniscono. ‘Hanno armi più pesanti di noi”, osserva Firas Tamim che si è recato nelle zone controllate dai ribelli per tenere sotto controllo i combattenti stranieri. “Hanno portato queste armi in Siria, che vengono utilizzate in prima linea.” Tra le armi, Tamim ha visto missili superficie-aria di fabbricazione russa, noti come SAM SA-7. I combattenti libici in gran parte negano i trasferimenti di armi, ma a dicembre mi dicevano che stavano facendo proprio questo. ‘Stiamo raccogliendo armi in Libia’, ha detto al quotidiano francese Le Figaro un combattente libico in Siria. ‘Una volta fatto questo, dovremo trovare un modo per portarle qui’.”
Chiaramente l’intervento della NATO in Libia ha lasciato un vasto e devastante arsenale nelle mani degli estremisti settari, guidati dal LIFG, definito organizzazione terroristica da dipartimento di Stato USA, Nazioni Unite e autorità britanniche (pagina 5, .pdf), che oggi esporta armi e militanti nell’altro fronte della NATO in Siria. Confermando che terroristi e armamenti libici attraversano il confine turco-siriano con l’assistenza della NATO, è ormai chiaro che le armi pesanti, tra cui armi antiaeree, hanno attraversato il confine. The Guardian ha riferito nel suo articolo del novembre 2011, “Intatte le scorte di armi chimiche dei libici, dicono gli ispettori“, che: “Le scorte di iprite e di sostanze chimiche della Libia utilizzate per la fabbricazione di armi, sono integre e non sono state sottratte durante la rivolta che ha rovesciato Muammar Gheddafi, hanno detto gli ispettori”. Ma ha anche riferito che: “L’abbandono o la scomparsa di alcune armi ha suscitato il timore che tale potenza di fuoco possa erodere la sicurezza regionale, se cadesse nelle mani di militanti islamici o dei ribelli attivi nel nord Africa. Alcuni temono che potrebbero essere utilizzate dai fedelissimi di Gheddafi per diffondere l’instabilità in Libia. Il mese scorso Human Rights Watch ha esortato il CNT della Libia ad intervenire sul gran numero di armi pesanti, tra cui missili superficie-aria, che resta incustodito a più di due mesi dal rovesciamento di Gheddafi. Il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon, ha detto che l’ONU dovrebbe inviare esperti in Libia per garantire che materiale nucleare e armi chimiche non siano caduti nelle mani sbagliate.”

E mentre gli ispettori sostengono che in Libia le armi chimiche sono nelle mani del ‘governo’ e non in quelle degli ‘estremisti’, è chiaro per ammissione del governo libico che esso stesso è coinvolto nell’invio di combattenti e armi in Siria. Resta da vedere la provenienza di queste armi chimiche. Se sembrano provenire dagli arsenali della Libia, la NATO, in particolare gli Stati Uniti e la Turchia, dovrebbero essere implicati nella fornitura di ADM ai terroristi di al-Qaida, il vero scenario che ha paralizzato l’occidente dalla paura, negli ultimi 10 anni, rinunciando alla libertà e versando il sangue di migliaia di soldati per impedirlo. L’implicazione dei terroristi appoggiati dall’occidente con le armi chimiche, indipendentemente dalla loro origine, costa all’occidente la sua già discussa legittimità, mette a repentaglio le sue istituzioni e colpisce ulteriormente la fiducia dei tanti alleati che vi investono sul piano politico, finanziario, industriale e strategico. Tali alleati farebbero bene ad iniziare a cercare di uscirsene e di coltivare alternative esterne all’ordine internazionale voluto da Wall Street-Londra.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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