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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

GLI “AMERICANI D’ITALIA”, di Giellegi

Pubblicato su 16 Novembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Sono da disistimare più i padroni o i servi? La risposta non mi sembra difficile. Gli “americani d’Italia” sono semplicemente disgustosi: e sono sedicenti imprenditori, politicanti maneggioni, giornalisti mentitori spudorati, intellettuali dal cervello ormai in formalina. Le elezioni americane sono soprattutto state utili per misurare la meschinità di una pretesa classe dirigente ormai al più basso livello di ogni altro periodo della nostra non proprio gloriosa storia.

 

 

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1. “Cansas siti polìs… orait orait…auanagana…”, bofonchiava l’“americano a Roma” nei primi anni ’50, piuttosto disgustoso nel suo infantilismo da “bamboccione” innamorato, come tanti suoi coetanei sciocchi, dei “liberatori”, che sarebbero riusciti decisamente più simpatici se se ne fossero rimasti a casa loro. Tuttavia, il ragazzone, dopo essersi preparato un piatto all’americana con patate e ketchup, lo scartava con un “puah che schifo” e prendeva il piatto preparatogli a casa da veri romani, pronunciando la famosa frase: “Maccarone, mi hai provocato e io ti distruggo, moh te magno”. Si era ancora in grado di prendere, e di prendersi, in giro come forma di resistenza ad un predominio culturale che – malgrado siano a mio avviso da apprezzare vivamente cinema, jazz e letteratura americani – ha provocato l’attuale decadenza del cosiddetto “occidente”.

Tuttavia, sono da disistimare più i padroni o i servi? La risposta non mi sembra difficile. Gli “americani d’Italia” sono semplicemente disgustosi: e sono sedicenti imprenditori, politicanti maneggioni, giornalisti mentitori spudorati, intellettuali dal cervello ormai in formalina. Le elezioni americane sono soprattutto state utili per misurare la meschinità di una pretesa classe dirigente ormai al più basso livello di ogni altro periodo della nostra non proprio gloriosa storia. Considererò soltanto alcuni esempi della indecenza di questi miserabili che imperversano nel paese.

La sera in cui è cominciato lo spoglio delle schede elettorali negli Stati Uniti leggevo le nostre agenzie di stampa, i giornali on line, ecc. Tutti indicavano un’affluenza record. In realtà, l’eletto ha avuto circa sette milioni di voti in meno (da 69 a 62) rispetto a quattro anni fa e Romney oltre un milione meno di McCain (circa 58,700 contro grosso modo 59,900); complessivamente, dunque, ci sono stati in questa elezione otto milioni di elettori meno della volta precedente. Forse la popolazione degli Usa è diminuita di un bel po’ di milioni? No, semplicemente i disinformatori di casa nostra mentivano, null’altro. La percentuale dei votanti dovrebbe essersi attestata sul 49-50%, un vero record (ma dell’imbecillità dei nostri commentatori). Obama – che ha ottenuto l’ormai comico premio Nobel per la pace per aver fomentato guerre e massacri di popoli, sperimentando pure l’essere mandante di assassinii individuali (invito a vedere “Contratto per uccidere” di Don Siegel, dove curiosamente il personaggio che ingaggia i due omicidi del “contratto” è interpretato da Ronald Reagan, altro “grande” presidente yankee; queste coincidenze così precise e involontariamente predittive mi piacciono moltissimo) – avrebbe avuto, sempre secondo i nostri “obiettivi opinionisti”, un successo strepitoso. Infatti, aveva vinto nel 2008 su McCain con 69 milioni di voti e circa dieci di vantaggio; ora ne ha ottenuti più o meno sessantadue milioni e meno di tre di scarto su Romney (se mi sbaglio, mi sbaglio di poco). Aveva avuto il 53% dei voti espressi, oggi supera di poco il 50; in ogni caso si tratta sempre di “incollature” di vantaggio.

Eppure, quando è stata annunciata l’ormai sicura vittoria, tutti a scrivere e dichiarare: gli Stati Uniti in festa per Obama. Gli Usa superano oggi i 315 milioni di abitanti. Gli elettori potenziali, in questa gara presidenziale, erano, credo, 240 milioni all’incirca. Sessantadue milioni hanno votato per Obama; e sarebbero in festa gli Stati Uniti? Si guardi la cartina degli Stati che hanno votato (pur sempre non all’unanimità, ma con la maggioranza degli elettori, e con alta astensione dappertutto) per Obama e per Romney. Gli Stati Uniti appaiono divisi in due perfino territorialmente, oltre che come popolazione. Di conseguenza, grande è il fastidio che si prova nel sentire blaterare tutti questi dementi, gli “americani d’Italia”, proprio quelli che ci stanno portando alla totale subordinazione e, con essa, al netto peggioramento delle condizioni di vita.

In effetti, quanto detto fin qui ha relativa importanza. Rilevante è semmai che si attendevano queste elezioni per appurare infine – ed è quanto si vedrà infatti nei prossimi mesi e già l’anno venturo – quali saranno gli indirizzi strategici statunitensi, che hanno subito cambiamenti a partire soprattutto dal 2006, ma che sembrano in fase di ulteriore “aggiustamento”. Nemmeno erano finite le elezioni, ed è scoppiato uno scandalo di “tradimento della moglie” a carico di un Generale importante come Petraeus, che deve dimettersi e perdere di peso politico per una “questione di corna” (cos’è, un film di Truffaut?). E lo scandalo ha ulteriori appendici che intanto rischiano di danneggiare pesantemente un altro Generale (con ruolo di vertice in Afghanistan, ma credo già in fase di richiamo, dato che le sue idee non sono lontane da quelle del McChrystal, dimessosi un paio d’anni fa da dal comando di quelle truppe). All’origine di tutto questo sempre l’FBI cui apparteneva “gola profonda”, Mark Felt, che diede inizio al Watergate. Che sta in realtà accadendo negli Usa? C’è una lotta tra vari comparti delle Forze Armate o piuttosto l’accentuazione di scontri tra centri portatori di strategie diverse, la cui finalità è ovviamente unica – la potenza imperiale statunitense – ma con modalità che potrebbero portare ad una acutizzazione di certi conflitti intestini? E gli immediati movimenti aggressivi israeliani che significato rivestono? Non si dovrà attendere molto per la risposta.

 

2. E’ però nostro precipuo interesse seguire i riflessi delle vicende statunitensi nel nostro paese, dominato – e per quanto tempo ancora? – dagli “americani d’Italia”, una razza ben peggiore di quelli d’America, che hanno almeno la dignità del loro essere al servizio di interessi nazionali, mentre i nostri sono semplicemente dei traditori, dei Quisling; e per di più di qualità tanto scadente da mettere a repentaglio la nostra sopravvivenza in quanto struttura sociale. Quando parlo di traditori, non mi riferisco affatto alla sedicente Casta coinvolta in continui scandali, con particolare predilezione dei magistrati nel perseguire i reati dei politicanti maneggioni della “destra”. Gli scandali in questione sono manovrati per distogliere l’attenzione da coloro che sono i veri “ladri” del nostro avvenire, coloro che si spacciano per “tecnici” e che sono stati installati da chi, nei massimi vertici istituzionali, sta servendo lo straniero statunitense, con la complicità (a mio avviso) dello stesso Berlusconi.

Dopo vent’anni di totale assenza di politica, avevamo già compiuto passi rilevanti verso la subordinazione al paese predominante; e tuttavia non eravamo ancora precipitati definitivamente in una situazione di quasi colonizzazione. Gli attuali Usa di Obama hanno chiaramente deciso per l’accelerazione del processo che deve condurci alla piena dipendenza; la nostra politica estera è ormai decisa oltreatlantico. E’ ovvio che l’Italia è soltanto una delle pedine da muovere per una potenza mondiale come gli Stati Uniti, che deve e vuole ostacolare l’affermarsi del multipolarismo, ritardando il più possibile soprattutto l’avanzata di Russia e Cina. Siamo in ogni caso una pedina di qualche rilevanza data la nostra posizione geografica e la malleabilità politica; conseguenza, fra l’altro, della disgregazione del tessuto sociale in fase già molto avanzata. L’Italia, intanto, è importante per il fatto d’essere la solita base militare ben posizionata in zone abbastanza cruciali per le manovre geopolitiche statunitensi. Essa serve però anche, e forse ancor più, per creare caos in Europa, per mettere tale area al centro di manovre contraddittorie che invischino la Germania; già poco incisiva di per suo, finché durerà l’attuale egemonia, a fasi alterne, di democristiani e socialdemocratici, con qualche altro partito minore accentuante la sua debolezza politica.

Non so se ci sia un disegno preciso per il prossimo futuro d’Italia. Più probabilmente, vi sono alcune opzioni possibili, ma credo non si sia ancora deciso univocamente quale di queste realizzare; forse si stanno incontrando alcune difficoltà nella valutazione delle scelte migliori. In ogni caso, per gli Usa e i loro sicari in Italia è indispensabile che non vi sia alcun elemento di disturbo nella “base” (popolare) del paese, nel mentre si vanno studiando e provando le alternative praticabili. Immagino vi siano interessi comunque differenziati e contrastanti sia tra i diversi gruppi dominanti stranieri (in testa ai quali vanno sempre messi gli statunitensi) sia tra quelli subdominanti italiani al loro servizio. Per il momento non appare facile discernere questi interessi in gioco. Importante è però individuare la linea generale seguita; poi, nell’uso di dati strumenti oppure di altri – di tipo interno o facenti capo agli organismi della UE, longa manus degli Usa, che hanno ad esempio piazzato alla BCE un loro stretto servitore – ci sono ovviamente molte giravolte e si procede spesso a zig zag.

Ogni mossa ha le sue coperture ideologiche. C’è chi preme il pedale sulla gravità della crisi finanziaria (con contorno, se occorre, dello “spread”). Altri insistono maggiormente sul Debito pubblico (mentre quello privato, dove siamo “virtuosi”, viene dimenticato), per sanare il quale sarebbero necessarie sempre nuove legnate. Alcune vengono assestate, di altre si parla e riparla, in una ridda di annunci e smentite che impauriscono e disorientano. Naturalmente, si mente parlando di necessaria imposizione, cui si aggiunge qualche riduzione di spesa pubblica, magari con una vessatoria riforma delle pensioni o altre misure simili che riducono le speranze di trovare lavoro dei giovani, i quali vengono poi accusati di essere troppo difficili nell’accettazione di un’occupazione purchessia, precaria e sottopagata a livelli di vera povertà.

Sia l’abnorme imposizione fiscale (misura più consistente), sia quel tipo di riduzione della spesa pubblica, non fanno altro che impoverire la popolazione con il conseguente crollo dei consumi cui segue – in mancanza di un rafforzamento dei settori effettivamente strategici nella competizione internazionale, che vengono anzi smembrati e indeboliti sempre più – la riduzione della produzione e dunque del reddito; da cui deriva non solo una ulteriore riduzione dei consumi, ma pure quella della base imponibile e, conseguentemente, delle entrate fiscali. Cosicché, da quando ci sono quelle cavallette denominate “tecnici” (e professori di una Università ormai sfatta, che non insegna più nulla, offre solo qualche prebenda agli ignobili personaggi che la occupano), il Debito continua in realtà ad accrescersi di mese in mese. E allora gli inetti e odiosi personaggi governativi – con l’avallo di un presidente della Repubblica che, diciamo così per gentilezza (obbligata), suscita decise perplessità – annunciano la necessità di altri sacrifici, dichiarano che il “popolo” ha vissuto per troppo tempo al di sopra delle sue possibilità. Se non si vuol fare la fine della Grecia, se si vuol restare in questa “magnifica eurozona”, ecc. è necessario ridurre il Debito, quindi aumentare ancora le imposte, stringere la cinghia e ridurre il tenore di vita da “scialacquatori”. E il circolo vizioso continua ad allargarsi, senza alcuna possibilità d’uscita.

Nel contempo, con massima incoerenza rispetto alle decisioni prese, si diffondono inutili speranze su un’immaginaria imminente risoluzione della crisi. E’ insomma tutto un tira e molla, un andare senza apparente direzione e senza che s’intravveda la cessazione dell’incubo procuratoci da questi “tecnici”, autentici “bravacci” al servizio di “signori” prepotenti e al sicuro da ogni sfiducia, che gli infami schieramenti esistenti si guardano bene dal promuovere e votare in Parlamento. Le elezioni forse ci saranno in primavera; e solo perché sta diventando difficile immaginare altre soluzioni non troppo indecorose, nel mentre la fine della crisi non è affatto vicina e s’insiste sulla strada dei “necessari” sacrifici; non per i governanti e i loro mandanti, ovviamente, bensì per la popolazione ormai in piena confusione mentale.

In definitiva, il disegno generale perseguito – al di là delle singole mosse la cui direzione cambia seguendo una linea spezzata – è quello di dissestare la nostra società, di impedire che si formino aggregati stabili in grado di darsi rappresentanze dotate di un minimo di consistenza. Si continua a spaventare la gente, a creare irritazione, ma aizzando animosità crescenti tra uno spezzone e l’altro di più vaste masse di cittadini. Faccio un semplice esempio, seguendo l’ultima trovata dei “roditori”: gli “esodati” – senza lavoro e senza pensione – meritano evidentemente la massima comprensione. Tuttavia, per risolvere il loro problema, trovando le risorse all’uopo necessarie, si è pensato di colpire le “pensioni d’oro”, sospendendo sine die (non solo per quest’anno e il 2013) l’adeguamento al costo della vita. E quali sarebbero queste ricchissime pensioni? Quelle al di sopra dei 2880 euro mensili lordi, equivalenti a meno di 2000 netti. E’ ovvio che una quota abbastanza consistente di popolazione non sentirà più alcuna solidarietà per i malcapitati senza salario né pensione da mesi.

Poiché invece i sindacati, e tutta una serie di gruppi e gruppetti politici (e non solo di “sinistra”!), saranno magari consenzienti, si creeranno malcontento e irritazione, fondati però sulla divisione di coloro che dovrebbero invece indirizzare, coerentemente e con compattezza, il loro furore contro coloro che ci governano e sui loro mandanti, tutti insieme a succhiare il nostro sangue al coperto da ogni rischio, da ogni contributo di solidarietà, continuando a far parte dei gruppi a reddito elevatissimo, con potere nei cda industriali e finanziari, nelle Università, ecc., e con i loro “figlietti” cui hanno procurato posti ambiti alla faccia dei choosy, gli “infingardi” giovani che sono scontenti di posti da 7-800 euro al mese, non fissi, senza garanzie di alcun genere. Dite voi che cosa meritano questi vampiri.

 

3. La lezione italiana delle elezioni americane è relativamente chiara. Incertezze sussistono indubbiamente intorno alla più generale (mondiale) strategia statunitense, seguita soprattutto a partire dal 2006 e accentuatasi con l’elezione nel 2008 del presidente ora rieletto: la strategia che ho spesso definito del caos, del pantano, della “liquidità”. Ci saranno cambiamenti nel suo futuro svolgimento? L’andamento delle finte rivoluzioni in certi paesi arabi, una serie di movimenti, in gran parte ancora poco percettibili, indurranno a determinate revisioni della stessa? Mi sembra difficile rispondere con definitiva sicurezza. In Italia, invece, le soluzioni sembrano meglio delineate: si è intanto inferto un duro colpo ad ogni possibile stabile aggregazione attorno a nuclei politici ben definiti. Perfino quei partiti di cartapesta che sono Pd, Pdl, ecc. sono sottoposti a scossoni guastatori, forse dissolutori in tempi relativamente brevi.

Con quali altri organismi o movimenti sostituirli è però progetto al momento piuttosto fluido. Forse si vorrebbe piazzare Monti al Quirinale per proseguire l’opera “benemerita” del “viaggiatore negli Usa” del 1978, nel mentre qualche altro “tecnico” potrebbe proseguire la devastazione già compiuta da questo governo. Si tenta di riunire vari spezzoni di quegli schieramenti finora denominati umoristicamente destra e sinistra, per creare un assembramento di inetti – sempre più asserviti allo straniero (Stati Uniti, non Germania!) – che viene indicato, altrettanto ridicolmente, come “centro moderato”. Si tenta di raccogliere varie forze disomogenee in tale direzione. Pure la Chiesa, abbastanza screditatasi negli ultimi anni, viene coinvolta in questo insano gioco. Mancano però gli uomini dotati di qualche credibilità. Ora si parla di Passera, ora di Montezemolo, poi salta fuori una specie di nuovo Berlusconi (certo Samorì), e così via. In realtà, siamo ben “oltre la frutta”, perfino il “liquorino finale” è stato offerto (con questo governo di distruzione nazionale) da un “ristorante” che assomiglia sempre più ad una di quelle mense per poveri, in cui si offre la ben nota risciacquatura dei piatti (lavati da ormai vent’anni).

Forse qualcuno spera in qualche sommovimento disordinato nato dalla rabbia per uno spettacolo così vergognoso e che incide pesantemente sulla grande maggioranza della popolazione italiana. Si potrebbe magari in tal caso sospendere, con facilità e a lungo, ogni formalità relativa alla putrefatta democrazia in voga da troppo tempo. Non è però facile nemmeno un simile percorso; l’unica garanzia d’esso è che le nostre pretese “forze dell’ordine” sono tarlate dalla lunghissima appartenenza del nostro paese all’americana Nato. Tuttavia, anche tali forze non mi sembra abbiano più gran credito né popolarità. Il sistema Italia è marcio in ogni suo comparto, non esistono solidi pilastri. Solo una popolazione divisa – composta in gran parte da “cittadini che protestano”, ma continuano a belare e a prendersi tutte le randellate del caso (e ci siamo tutti in questa grande calca) – consente a cialtroni come quelli esistenti da vent’anni, e con un salto di qualità nell’ultimo anno, di renderci sempre più poveri, spaventati, adirati ma disorientati.

Bisogna comunque almeno iniziare a rendersi conto che non esiste più via d’uscita con “i pannicelli caldi”. O accettiamo tutto il putrido cibo che questi vogliono farci ingoiare o bisogna impugnare il bisturi. Non basta però l’ira di una massa, nemmeno se divenisse vera fiumana di gente che sciama nelle strade. Occorre un gruppo dirigente sufficientemente giovane ed energico, capacità organizzative, formazione di squadre finalmente decise a passare all’azione, ma con finalità di salvezza della maggioranza del paese. E ben dotate di tutto il necessario per terrorizzare questi fantocci che stanno imperversando in tutti gli ambiti del paese, in tutte le istituzioni principali, in tutti i luoghi dove si prendono decisioni che ci conducono sulla china dell’impoverimento e della perdita di sovranità. Bisogna che si sia capaci di cacciarli nel silenzio, non si devono più vedere né in TV né in qualsiasi altro luogo, devono solo tremare quando sentono un’auto che si ferma davanti a casa loro. Mentre adesso trema la maggioranza del paese ad ogni improvvida uscita di questi laidi personaggi, che continuano a tramare la nostra rovina, continuano ad immaginare altre vessazioni per farci ingoiare ogni loro volere per noi distruttivo. Se non si fanno sparire loro, sparisce l’intero paese così come lo abbiamo conosciuto per molto tempo. Fonte: conflittiestrategie.it - Scritto da: Gianfranco La Grassa

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Koenig m.b. 11/17/2012 17:26


http://www.youtube.com/watch?v=XPWjD2PzOZI


non sapevo dove piazzarlo!


Ciao