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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

FUORI DALLA CRISI GRAZIE ALLA LIRA

Pubblicato su 22 Maggio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

L'addio all'euro non è più tabù. Mentre tutti guardano alla Grecia che deve fare una manovra da 11 miliardi entro giugno per averne 30 dalla Troika - Unione europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea - e all’ipotesi, che si fa sempre più strada, di un’uscita dall’euro di Atene, anche in Italia cominciano a venire allo scoperto le voci più critiche sulla moneta unica.
ROMA A RISCHIO DOPO MADRID. Il Partenone insomma può innescare la miccia sulla polveriera europea e nel domino, subito dopo la Spagna, la Penisola potrebbe trovarsi di fronte al bivio euro-lira.
Eppure una cosa è certa: rievocare la vecchia valuta in Italia non è più vietato. E accanto agli studiosi euro entusiasti, quelli più critici cominciano ad alzare la testa e a propagandare con più forza le loro tesi, proprio nello stesso momento in cui la Deutsche Bank propone di creare una moneta parallela per la Grecia: il Geuro.
MONTI DEVE AVERE UN'ALTERNATIVA. Paolo Savona, economista e presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi, per esempio, non ha dubbi nel considerare l’uscita dall’euro una delle ipotesi da prendere in esame.
Anzi «per il governo Monti sarebbe poco serio», ha detto pochi giorni fa, «non avere un piano alternativo contro la crisi».
VANTAGGI DALL'EXIT STRATEGY. Un'exit strategy che naturalmente avrebbe i suoi costi, ma pure dei vantaggi. Contro un ritorno all’inflazione ai livelli degli Anni 70 e 90, infatti, «riprenderemmo il controllo della quantità di moneta», ha sottolineato Savona, «dei tassi d’interesse e del rapporto di cambio, ossia di alcune tra le variabili strategiche per governare l'economia».
Solo un cambio di passo nella politica europea, per l'economista, potrebbe lasciare ancora spazio alla sopravvivenza dell’euro.
DANNI PESANTI SE NON SI È PRONTI. Secondo Savona, la mancanza nei trattati di un’opzione di uscita dall’euro per i Paesi non è il problema principale, («possono essere sempre revocati»), la questione chiave, casomai, è quella di non farsi trovare impreparati a un appuntamento del genere: un’eventuale uscita «deve avvenire preparandosi a farlo. Altrimenti i danni sarebbero incalcolabili».

L'uscita dall'euro può salvare l'Europa dalla crisi

L'economista Loretta Napoleoni.

L'economista Loretta Napoleoni.

C'è anche chi saluta l'implosione della moneta unica come «salvifica per uscire dall’agonia». Per l'economista Loretta Napoleoni è possibile uscire dalla crisi «solo quando si risolverà il problema dell’euro».
Un rischio implosione che Napoleoni non vede troppo lontano all’orizzonte. Anzi, a portata di mano, qualora la Grecia dovesse optare per l’uscita dalla valuta di Francoforte.
ATENE NON PUÒ PAGARE IL DEBITO. Di recente, infatti, l'economista ha messo ben in evidenza proprio l’effetto domino che scaturirebbe da una decisione di Atene di non pagare il suo passivo: «Il 75% di questo debito è dovuto al Fmi, alla Bce e all'Ue. Dunque non ci sarebbero più soldi nel famoso Fondo salva-Stati per aiutare sia l'Italia e Spagna, sia gli altri Paesi della periferia».
SERVE UNA MONETA A DUE VELOCITÀ. La studiosa, inoltre, non ha lesinato critiche nei confronti dell’Ue a cui imputa la responsabilità di una moneta alle soglie del fallimento per avere «perseguito a lungo una strada ideologica che non ha mostrato alcuna umiltà, ed è stata arrogante».
Nel mirino di Napoleoni c’è soprattutto il monolitismo della valuta europea che l'economista da tempo auspicava potesse essere a due velocità, con la possibilità quindi di «potere migrare dall'euro di serie A a uno di serie B».
PROGETTO DESTINATO A FALLIRE. Ancora più dura la critica di Alberto Bagnai, professore associato di Economia politica all’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara.
Da tempo lo studioso va ripetendo: «Dall’euro usciremo perché alla fine la Germania segherà il ramo su cui è seduta». E poi ancora: «Era evidente sin da subito che questa moneta fosse destinata a fallire».
Certo anche lui è dell’idea che «soltanto una coesione politica, per ora latitante, potrebbe consentire un mantenimento di tale dispositivo».
CON L'EURO IL FURTO DI DEMOCRAZIA. L’economista, comunque, non ha dubbi: «L’euro è stato un furto di democrazia: con la moneta unica», spiega a Lettera43.it, «è stato intrapreso un cammino che era un vicolo cieco e che inevitabilmente avrebbe comportato una crisi».
Lo dice oggi, ma lo ripete da mesi. Con la differenza che adesso non è più una voce isolata. O per dirla con le sue parole: «Ora si stanno tragicamente ponendo le basi per un dibattito più aperto. Non si sentono più solo i pareri degli esperti euro entusiasti, ma anche di quelli che come me stanno da tempo sulla sponda del fiume».
D’altronde, è il suo sfogo, «vengo dal dipartimento di Economia pubblica della Sapienza, stesso luogo di provenienza di alcuni esponenti dell’attuale governo. Sa quanti di loro già dal 1999 scommettevano sulla vita breve dell’euro?». Fonte: lettera43

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