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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

FMI, Letta ed il modello Expò: legalizzata la schiavitù

Pubblicato su 26 Luglio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

sotto Il Fmi vuole il lavoro più precario e flessibile

Il modello Expo che prevede 800 contratti e 18mila volontari non è abbastanza soddisfacente per il FMI?

mercato-del-lavoro.jpg

Tali saranno i 340 impiegati che verranno inquadrati con un contratto di apprendistato; altri 300 invece verranno assunti con contratti a tempo determinato, da pescare nelle liste di mobilità o disoccupazione; infine i 195 stagisti, retribuiti con 516 euro al mese. Ai 18.500 volontari si arriva calcolando una media di 475 al giorno, impiegati per un minimo di cinque ore durante l'arco di una giornata, per una permanenza media di due settimane. Soddisfatti anche i rappresentanti sindacali. FONTE

E nemmeno il decreto del Fare di cui Letta si vanta come strumento che "ha debellato" la disoccupazione?

Letta: questo governo ha risposto con i fatti alla disoccupazione e viene sbugiardato dalla stessa OCSE

 

Ha risposto con i fatti, dice. HA RECLUTATO UN ESERCITO DI SCHIAVI PER L'EXPO E L'HA PRATICAMENTE SOSTITUITO AL CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE.

Lavorare SENZA PAGA. Ecco il modello Letta e FMI. La legalizzazione della schiavitù. CON IL PLAUSO DEI SINDACATI

Barbara

 

Il Fmi vuole il lavoro più precario e flessibile

 

I soliti “suggerimenti” all’Italia per favorire la ripresa economica

 

Giuliano Augusto

 

Ora e sempre Libero Mercato. Ora e sempre lavoro più precario e più flessibile e ogni misura che permetta la nascita del maggior numero di imprese e quindi della concorrenza. Questa deve essere la politica economica adottata dall’Italia, secondo Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale. Cambiano i vertici del Fmi, prima Strauss Kahn, ora la Lagarde, ma le linee guida indicate dall’organismo usuraio di Washington restano le stesse. Il cosiddetto Libero Mercato con la sua legge della giungla, resta la pietra angolare sulla quale deve poggiarsi la ripresa. Sia per quanto riguarda l’economia reale che la finanza. Il lavoro deve essere considerato al pari degli altri fattori della produzione. Una merce insomma. Un dipendente può essere spostato a piacimento e deve sottostare alla imposizione di ritmi di ritmi di lavoro asfissianti e schiavistici ed essere retribuito allo stesso modo in tutto il mondo. La terra deve trasformarsi in un grande mercato globale ed un lavoratore deve accettare di poter essere riallocato allo stesso modo di una materia prima, di un prodotto finito o dello stesso capitale. Sia esso un macchinario o un prodotto finanziario.

Questa è l’ideologia tecnocratica che il Fmi “suggerisce” ai Paesi in crisi e che impone a quelli costretti a chiedere i suoi aiuti finanziari. Aiuti a fronte dei quali c’è sempre e comunque la richiesta di varare le liberalizzazioni di tutti i settori economici e di privatizzare le aziende pubbliche, che, inevitabilmente, specie nei Paesi del cosiddetto Terzo Mondo, comporterà la loro svendita a tutto vantaggio dei grandi gruppi concorrenti esteri, per lo più anglofoni, che in tal modo li colonizzeranno.

L’Italia negli ultimi tempi si è trovata regolarmente sotto tiro da parte del Fmi. Per i tecnocrati di Washington, già di suo in Europa la ripresa appare lontana. Anzi, rischia di sfuggire di mano. Nell'Eurozona nel 2013 si contrarrà ancora dello 0,6% mentre nel 2014 potrebbe crescere dello 0,9%. Ma l'Italia è ferma al palo. Per tale motivo le riforme, insistono gli uomini della Lagarde, sono ancora più importanti a cominciare dal mercato del lavoro e da quello della concorrenza nel mercato dei prodotti.

L’Italia dovrebbe chiarire le condizioni per il reintegro previste dalla nuova normativa in materia di lavoro, che ha vanificato di fatto il ricorso alla via  giudiziaria. Dovrebbe quindi introdurre contratti flessibili a tempo indeterminato,  promuovere la contrattazione aziendale al posto di quella collettiva nazionale (sull’esempio della Fiat), prevedere retribuzioni diverse da regione a regione nel settore pubblico e sostenere la flessibilità salariale nel settore privato. Ci vuole poi maggiore concorrenza e vanno privatizzati i servizi pubblici locali. Acqua, elettricità, gas e raccolta dei rifiuti. Il Fmi ammette che le misure di austerità sulla riduzione del debito pubblico, imposte in Europa dalla Commissione e dalla Bce, abbiano rallentato l’economia e rischiano di peggiorarla ulteriormente. Ma non c’era alternativa. In  tale situazione di stagnazione che potrebbe pure peggiorare, l’invitto alla Bce è di tenersi pronta a tagliare ancora i tassi d'interesse per dare un po’ di ossigeno all’economia.

 Rinascita

Tratto da: dadietroilsipario.blogspot.it

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elegantissimo 07/26/2013 18:25


Chi sono queste sigle sindacali che hanno firmato l'accordo per l'expo?

frontediliberazionedaibanchieri 07/27/2013 11:42


CGIL,CISL e UIL