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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

FIAT, TUTTO PREVEDIBILE: SOLO DEGLI OTTUSI O DEI COMPLICI NON POTEVANO VEDERLO

Pubblicato su 23 Settembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

  

Non è mai simpatico citarsi, ma sulla questione Fiat avevamo le idee estremamente chiare fin dai tempi del famigerato Referendum di Mirafiori. Ripublicchiamo questi articoli, risalenti al gennaio 2010, con il solo scopo di dimostrare che tutto quello che fa oggi Marchionne era facilmente prevedibile, e che solo un ottuso o un complice non poteva non vedere.

Appunto: complici.

Claudio Marconi

Con il si ha perso l’Italia ed il lavoro

C’è chi esporta la democrazia con i bombardieri ( USA ) e chi la applica con l’esercizio del “libero” voto, sotto la minaccia di chiudere le fabbriche ( Marchionne ) ed andare ad aprirle all’estero; ma questi sono “particolari” di poco conto: l’importante è che la democrazia vada avanti.

Siamo democratici, ci mancherebbe altro, pertanto – sostiene Marchionne con l’appoggio di Berlusconi e dei “progressisti” della sinistra ( Renzi e Chiamparino,ect. ) – o votate come dico o vi lascio tutti a casa.

Che si sia fatto un governo tecnico con industriali anti-italiani, centro destra e centro sinistra ad insaputa di tutti ? Le fabbriche italiane,e  di conseguenza gli industriali, dopo aver avuto immense somme di denaro in regalo, ed essersi arricchite sfruttando il lavoro del nostro popolo, dovrebbero, quantomeno, reinvestire quegli utili nella stessa nazione e non andarseli a godere, e far godere, all’estero, a scapito e contro chi gli ha permesso di ingrandirsi ed arricchirsi. Questa è la giustizia sociale, un profitto non che abbia uno scopo “ collettivo” diventa una rapina a mano armata nei confronti del popolo italiano.

Quello che è accaduto alla Fiat Mirafiori, con il si al referendum, è solo la testimonianza autentica di situazioni di violenza e prevaricazione, di sopruso e violazione palese dei diritti personali, e sempre di sofferenza e mortificazione umana, che in Italia, in una misura sicuramente assai più ampia di quanto generalmente non si creda, sono legate al rapporto di lavoro dipendente.

Marchionne, Berlusconi, Renzi, Chiamparino,Cisl, Uil,Ugl,Fismic e compagni di merende non sono diversi da tutti gli altri che fanno il loro stesso mestiere: schierarsi con i potentati capitalisti contro il popolo. Il loro comportamento non è dettato da sadismo crudele, ma vogliono imporre il pensiero che comportarsi così sia normale,giusto e necessario e che gente come quella che ha votato no al referendum è dannosa alla collettività che deve preoccuparsi soltanto di lavorare, produrre sempre di più e meglio e se “qualche” diritto viene negato non ha importanza: ringrazia che ti fanno lavorare. E’ tutta la cultura di questi ultimi anni di recrudescenza capitalista che ha diffuso questi valori, sottraendo spazio e credibilità alla cultura dei diritti e della centralità del lavoro ( vero Brunetta ). Non industriali, politici,giornalai ( non è un errore ),sindacati liberisti sono diversi e neppure la moltitudine di coloro che subiscono senza ribellarsi e isolano chi si ribella: diversi sono coloro che non accettano questa realtà e di conseguenza debbono venire isolati. Questo è il messaggio ultimo della vicenda Fiat e che sia Mirafiori, Pomigliano o Termini Imerese poco importa, l’importante è che il messaggio passi e si insinui nelle menti e nelle coscienze: o accetti di essere sfruttato o non lavori, rimani a casa e muori di fame tu e tutta la tua famiglia. Oggi lo fa la Fiat ma, una volta passato, il principio  si estenderà a macchia d’olio e saranno tempi ancora più cupi e bui per i lavoratori e non solo, perché quando si decide di cedere ai ricatti liberisti, di non difendere il lavoro, alla lunga ci vanno di mezzo tutti anche quelli che oggi non si sentono toccati, che credono di avere posizioni stabili e sicure, che si sentono “ protetti” da questo sistema, non capendo che è un sottile veleno che prima o poi impoverirà l’intera comunità.

Il disegno liberal capitalista, iniziato parecchi anni fa, sta arrivando alla sua estrema conclusione: dobbiamo diventare un popolo di consumatori, non di produttori, e potremo consumare fino a che gli affamatori capitalisti ce lo consentiranno, poi possiamo anche andare al diavolo, la nostra “ funzione” l’abbiamo svolta, avanti con il prossimo popolo da sfruttare.

Questa della Fiat è una storia che coinvolge tutti,borghesi e proletari,operai e contadini,istruiti e ignoranti. E’ una delle tante storie di ordinaria angheria e sopruso ai danni del popolo intero da parte degli sfruttatori di sempre, di ieri, di oggi e di domani.

Marchionne accampa solamente scuse e vuole creare un precedente per giustificare il disimpegno, suo e della Fiat,dall’Italia.

Angelo D’Addesio ci ammonisce, e avvisa, dalle colonne del “ Sole 24 ore “, che è l’organo di Confindustria e non della Fiom,che Fiat, accordo o non accordo, chiuderà in Italia ed andrà a produrre a Sete Lagoas, Betin Toluca,Contagem ed altri siti. E tutto questo perché l’azienda di Torino è capace di fare politica industriale solo ed esclusivamente con i soldi degli altri, pertanto considerando che in Italia di aiuti finanziari non se ne possono più dare, allora si vanno a prendere quelliamericani, brasiliani, messicani ed argentini. E quando anche questi verranno meno, si applicherà la stessa politica di oggi portata avanti in Italia,e sin andrà in Russia,Cina ed India.

Che quelle di Marchionne siano chiacchiere e non fatti lo dimostra la gestione della Lamborghini, di proprietà Volkswagen e che produce in Italia,mica in India. In questa fabbrica il 90% delle rappresentanze sindacali è della Fiom, l’assenteismo è pari al 3% medio, la retribuzione media di 1.800 euro.

Per la Lamborghini non esiste il costo del lavoro, il contratto nazionale non è lo stesso, il costo del lavoro è forse più basso, le condizioni di lavoro sono differenti? Non crediamo. Crediamo che si applichi una seria politica industriale, basata sui propri mezzi ,senza bisogno di andare ad “ elemosinare “ in mezzo mondo.

Questa è la realtà.

Claudio Marconi

Berlusconi tifa per l’anti-italiano Marchionne

Le dichiarazioni di Berlusconi di oggi, in Germania, sono di una gravità inaudita.

Un Presidente del Consiglio, che dovrebbe essere super partes,  dovrebbe difendere il lavoro italiano,  dovrebbe sviluppare le attività produttive di questo Paese,ed invece che fa? Si schiera con la Fiat, facendo pressione indebita ed indecente, sul voto referendario negli stabilimenti sostenendo la tesi che, se vincessero i no al referendum, Marchionne avrebbe tutto il diritto di andare a produrre auto all’estero.

Il Governo, con la sua massima espressione, vuole dare un significativo contributo, oltre che alla demolizione delle relazioni industriali, a delocalizzare ed andare a produrre all’estero.

Ma, prima di andare all’estero, Fiat restituisca tutti i soldi pubblici di cui ha usufruito nel corso dei passati anni.

Si vuole azzerare il riconoscimento dei diritti individuali, non deve essere consentito alcun atto di “ disobbedienza”, i capi reparto Fiat  indicono mini assemblee per illustrare le meraviglie dell’accordo alle maestranze, in Fiat il controllo è esercitato dai capi reparto formatisi in un ambiente di sottocultura operaia ,fortemente condizionato dalla concezione del “ padrone “ come benefattore e mecenate, e nel quale è maturato il convincimento che ciò che è detto, fatto, imposto in fabbrica è scontato, dato per certo, immutabile e giusto, mentre tutto ciò che viene dal sociale è sovversivo e pericoloso.

Si sta tornando indietro, e di molto, rispetto ai  famigerati e tristi “ contratti di gradualità”, di moda negli anni ’90. I contratti di gradualità erano patti in cui le aziende si impegnavano ad adeguarsi, appunto, “ gradualmente”, nell’arco di qualche anno, alle norme dei contratti nazionali secondo tempi, scadenze e modalità concordati, almeno allora, con i sindacati.

E’ opportuno ricordare che la Legge 300, meglio conosciuta come Statuto dei Lavoratori, è stata ottenuta con lotte durate anni, prima di quella legge era previsto il licenziamento per scarso rendimento, senza che nessuno avesse mai scritto da qualche parte quale dovesse essere il “ rendimento”.

Oggi Marchionne vuole, oltre a tutte le altre clausole capestro, introdurre la “ malattia anomala” senza dire cosa si intende per “ anomala”; alle facili critiche che possono essere sollevate sull’assenteismo rispondiamo che,sempre un governo serio,applicherebbe delle sanzioni, e pesanti, a quei medici che rilasciano certificati di malattia fasulli. Per difendere le caste si preferisce “sparare” nel mucchio, colpiamoli tutti,gli assenti, compresi quelli che sono malati sul serio, ma lasciamo in santa pace chi permette questo abuso.

La Volkswagen, che produce ed opera in Germania,certamente non un paese socialista e giacobino, ha fatto un accordo con i sindacati che prevede, tra le altre cose, la partecipazione dei lavoratori alle decisioni aziendali di politica industriale e, sostanzialmente,ad un aumento delle retribuzioni.

Il manager col maglioncino, il piano industriale non lo illustra neppure al Governo: Berlusconi , visto che si trova in quel Paese, dovrebbe chiedere alla Merkel cosa ha risposto a Marchionne quando gli ha esposto quello stesso piano previsto in Italia per la Opel. Lo ha mandato al diavolo. E la Opel è ancora viva, vegeta e produttiva.

Il profitto dovrebbe avere una sua funzione “collettiva”, solo così può mantenere il suo diritto di cittadinanza. Però se quella funzione “collettiva” viene meno, il profitto si riduce alla fisionomia di un bottino di guerra, frutto dello scontro fra chi è più forte e chi è più debole. E’ a questo punto che imprenditori e manager senza scrupoli sociali si collocano sullo stesso piano degli sfruttatori di bambini di Manchester o Liverpool dell’ 800.

Questa della Fiat è una triste storia che ,comunque vada a finire, chi ci rimette sono i lavoratori e l’Italia, mai gli imprenditori senza scrupoli.

Claudio Marconi

Fiat, Fiom e dintorni

Essendo degli inguaribili ottimisti credevamo che dopo Valletta, alla Fiat, non si vedessero più quei tempi bui e repressivi. Che cosa ha fatto Valletta? A metà degli anni ’50 ha licenziato 1.500 operai, praticamente tutta la parte attiva del sindacato,per poter meglio continuare nella sua opera di sfruttamento; non siamo proprio ai tempi dello sfruttamento dei bambini di Manchester o Liverpool, ma poco ci manca.

Adesso, invece, è arrivato Marchionne al cui  confronto Valletta sembra un dilettante allo sbaraglio.

Tutti i santi giorni, non ultimo anche ieri, ha ribadito che se al “ referendum” indetto a Mirafiori vincono i no, lui chiude e se ne va all’estero a produrre auto.

Ci sembra che l’esito del voto referendario lo abbiano già deciso Marchionne ed i sindacati, Uilm,Fim, Ugl ed altri,che i lavoratori votassero pure “liberamente”, ma con la pistola puntata alla tempia.

Ma cosa ha fatto di buono Marchionne?

 

Considerando che in Italia non era più possibile andare avanti con gli aiuti statali se ne andato in America a raccattarli, i suoi sodali sostengono che dovrà restituirli e questo è vero, ma dimenticano di dire che li restituirà con una linea di credito a breve e lungo termine: praticamente soldi Fiat non né tira fuori e continua a far ingrassare le banche sfruttando la forza lavoro. Ha tentato la stessa manovra con la Opel ma gli è andata male: la Merkel ha voluto conoscere per filo e per segno il piano e poi gli ha candidamente risposto che certe cose, in Germania, non si fanno: quanto sarebbe bello se i politici italiani imparassero!

Ma siamo sicuri che Marchionne manterrà gli impegni? Né dubitiamo, anche in considerazione dei precedenti: fino ad un anno fa per Termini Imerese c’era un accordo firmato, non con i sindacati ma con il Ministero dell’Industria ( capito Sacconi ? ), nel quale si confermava la volontà di raddoppiare la capacità produttiva dello stabilimento ed abbiamo visto tutti come va a finire: Termini Imerese chiude, alla faccia degli accordi sottoscritti dal manager con il golfino.

Per imporre quegli accordi, che di fatto annullano il contratto nazionale di lavoro firmato da Confindustria, la Fiat ha dovuto creare nuove Società, che non aderiscono a Confindustria , e che, pertanto, non riconoscono la validità del Contratto Nazionale. Una volta si diceva con una fava due piccioni: la Fiat si libera del sindacato “ scomodo”, la Fiom, si libera di Confindustria, distrugge le relazioni sindacali in Italia, crea un pericoloso precedente ed instaura la dura legge del capitalismo più bieco ed ottuso. Niente male per i lavoratori e l’Italia.

In tempi di crisi le altre industrie automobilistiche di tutto il resto del mondo, per cercare di combatterla, hanno aumentato l’offerta di modelli, la Fiat cerca aiuti di Stato, prima solo in Italia adesso in tutto il mondo; praticamente quando guadagna, guadagnano gli azionisti, quando rimette, rimettono le nazioni; anche questa è una ben strana politica industriale.

Il costo del lavoro è alto, in Italia,dell’assenteismo neanche parlarne,la produttività è troppo bassa, ci dice Marchionne, per questo ho dovuto, praticamente, disdire il Contratto Nazionale e fare nuovi accordi, ma,francamente, ci sembra una ottima scusa per poter giustificare il suo disimpegno dall’Italia. Non ci credete? In italia i tedeschi stanno già producendo auto, alla Lamborghini,e continueranno a produrle senza fare accordi separati e senza disdire il contratto nazionale. Ma forse che, per i tedeschi, il costo del lavoro è differente,l’assenteismo non esiste,la produttività è migliore di quella della Fiat ? Non crediamo, crediamo che le industrie tedesche siano in grado di elaborare e gestire una politica industriale che porti dei benefici sia a chi lavora che all’azienda stessa, continuano a fare utili per una sana gestione aziendale e non sulla pelle dei lavoratori – basta guardare gli ottimi risultati di vendite ottenuti nel 2010 da Volkswagen. Ma in Germania e Francia il costo del lavoro, e tutte le altre scuse avanzate dalla Fiat, sono meno accentuate che in Italia? Renault e Volkswagen non hanno delocalizzato i loro stabilimenti ma continuano a produrre nei loro Paesi per il semplice motivo che, avendo una visione nazionale dell’economia, sanno benissimo che chiudendo le loro fabbriche creerebbero un problema sociale, che non vogliono creare, in quanto la loro visione è, contemporaneamente, il bene dell’Azienda ed il bene di chi lavora e, di conseguenza, della Nazione.

E per finire parliamo di quanto guadagna Marchionne: si dice 100 milioni di euro, per questo anno, avete capito bene 100 milioni di euro. A parziale giustificazione si sostiene la tesi che buona parte di quei soldi sono dovuti per i risultati economici ottenuti. Ma la Fiat auto è in remissione, guadagna la Fiat veicoli industriali ed il comparto delle macchine operatrici, che guadagnavano anche prima di Marchionne. Il problema delle stock options, o premi legati ai risultati economici, ai managers in Italia è abbastanza strano: i premi, per la maggior parte, sono legati alla valutazione del titolo azionario e, normalmente, le azioni aumentano quando si licenzia. I managers italiani, con questo sistema di premi, sono spinti a scelte utilitaristiche, immediate, che facciano rivalutare il titolo in borsa, non pensano minimamente ad una politica industriale premiante fra 10 o 20 anni, non pensano al futuro dell’azienda.

Per questi motivi ci schieriamo a fianco della Fiom anche in considerazione del fatto la sua “ casa madre”, la CGIL, ha tanta voglia di far tornare sui suoi passi il sindacato dei metalmeccanici e fare un accordo con Marchionne.

Avanti, verso il futuro, sempre a fianco del popolo.

Claudio Marconi   pernacchio--400x300

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Koenig m.b. 09/23/2012 11:44


Hai proprio ragione tanto che quà a Torino,la stragrande era convinta che sarebbe ripartita alla grande.Non avevano capito che si trattava di dipartita.La Massa........