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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

FERMARE IL DECLINO O L'IDEOLOGIA ?

Pubblicato su 1 Settembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

Alcuni lettori mi hanno chiesto di commentare il recente manifesto liberale o liberista come meglio si addice alla Vostra sensibilità ideologica, lanciato da Oscar Giannini e da altri personaggi del mondo liberale o liberista, trasformatosi ben presto un un’amatriciana nel quale sono confluiti personaggi in cerca di visibilità o di restauro della propria immagine, Italia futura in testa.

Sia ben chiaro questo non lo dico io ma uno dei loro autori Michele Boldrin, professore alla Washington University in Saint Louis il quale su FQ scrive che…

Nonostante le buone intenzioni di molti – fra i quali gli aderenti a Fermare il Declino (FilD) spero siano solo una piccola anche se importante minoranza – ogni giorno che passa mi convinco che sarà un’operazione improba. Questo non implica che la si abbandoni: alla fin fine le “cause perse”, purché meritevoli e valide, sono le uniche a cui valga la pena dedicarsi. Al mondo ci son da sempre fin troppi furbetti pronti a saltare sul carro del vincitore, uno in più potrebbe far crollare il carro. Cercare di fermare il declino italiano operando perché cambino radicalmente le sue élite politiche, più d’ogni altro responsabili del medesimo, è forse una causa persa ma è troppo importante per essere abbandonata alle prime difficoltà. Le reazioni di svariati opinion makers italiani alla lettera che assieme ad altre cinque persone ho firmato e che il Corriere della Sera ha pubblicato il giorno di Ferragosto – oltre a confermare, appunto, che la strada è in salita perché evidentemente non siamo ancora riusciti nemmeno a spiegare cosa ci proponiamo di fare – inducono qualche riflessione su cosa sia necessario fare per fermarlo, il declino…

…e puntualizza che (…) (i) FilD non ha alcuna intenzione d’essere “assorbita” da Italia Futura (IF), (ii) non intendiamo diventare la ruota di scorta di Casini e dell’Udc e, (iii), non si tratta dell’ennesimo gruppetto di liberali alla ricerca d’un carro su cui saltare..

Premetto solo una recente considerazione di Oscar Giannino che sintetizza quello che è il pensiero che sta alla base di questa crociata liberale o liberista … «Tanti evasori totali nei decenni hanno trovato piena giustificazione del loro operato nel comportamento concreto di uno Stato ladro che si voltava dall’altra parte»

Mi pare di averla già sentita in giro, credo nella favola di Biancaneve e gli otto nani, l’ottavo voi lo conoscete e lo conosce bene anche Giannino.

Una premessa è indispensabile!

Alcuni punti del manifesto sono condivisibili, meno l’ideologia che vi sta dietro ma di questo sono piene le aule della storia.

Si propone di scendere intorno al 100 % del rapporto debito pil con dismissioni, e varie operazioni straordinarie per 35 miliardi all’anno.

Peccato che nel 2011 in tutta Europa, ripeto in tutta Europa le privatizzazioni sono state appena 19,5 miliardi e nel 2008 prima dello scoppio della crisi appena il doppio intorno a 40 miliardi.

L’anno scorso, le privatizzazioni realizzate in tutto il mondo – secondo i dati raccolti dalla Fondazione Eni-Enrico Mattei e Kpmg nel Privatization barometer 2011 – hanno raggiunto un valore di 68,2 miliardi di euro, il minimo dal 2003 e meno della della metà dei quasi 160 miliardi raccolti nel 2010. Nell’Unione europea le operazioni sono state 49, per 19,5 miliardi di euro, appena il 27,9% del totale. http://24o.it/eOPIR

Perchè? Ma è ovvio, solo un povero illuso svenderebbe in piena depressione economica, in piena debt deflation i propri gioielli, i propri immobili, le proprie società, il proprio patrimonio!

L’arte di svendere come accadde nel 1992 non dovrebbe essere presa ad esempio.

Ridurre la di sei punti e ridurre le tasse di 5 punti, tutto condivisibile dipende da come lo si attua se con tagli lineari o se in altra maniera.

Incominciamo con il dire che la spesa pubblica brutta e cattiva non è ne di destra e ne di sinistra non è ne Democratica o ne Repubblicana, non dovrebbe avere ideologie dietro vista la storia, anche se alcune dinamiche sono evidenti…

In America i repubblicani fanno campagna elettorale al grido abbasso la spesa pubblica brutta e cattiva e viva lo stato minimo.

Poi andiamo a vedere quello che è accaduto e scopriamo che …

Government Spending Under President Obama

Negli ultimi 30 anni i campioni della spesa federale in America sono stati i repubblicani, Reagan e Bush, affascinante no!

In Italia invece accontentiamoci di una semplificazione riassunta nella crescita del in questi anni e con quali governi, anche se crescita del non significa necessariamente crescita della spesa pubblica…

Io passo direttamente al punto 4 dove si suggerisce di “… inserire nella Costituzione il principio della concorrenza come metodo di funzionamento del sistema economico”.

Abbiamo già inserito un’immensa fesseria nella Costituzione, quella che riguarda l’illusione del pareggio di bilancio, , “fiscal compact” per gli amici, una modifica costituzionale che non potrà essere sottoposta a nessun referendum popolare ma soprattutto avrà ben poche possibilità di essere SEMPRE rispettata.

Che facciamo, ne inseriamo un’altra!

Ma seguitemi perchè qui il discorso si fa interessante ed estremamente sofisticato!

L’articolo 41 della costituzione dice che … “1. L’iniziativa economica privata è libera; 2. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana; 3. La legge predetermina i programmi ed i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”

Fin che si parla di libertà d’impresa nel primo comma va tutto bene per i liberali o liberisti ma quando si incomincia a scrivere come nel secondo comma, che non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale in modo da non recare danni alla dignità umana per non parlare poi di eventuali CONTROLLI OPPORTUNI perche possa essere indirizzata e coordinata ai fini sociali, incominciano i problemi.

Quando si parla di controlli, l’orticaria assale i liberali o liberisti, una sintesi in radicale antitesi rispetto al principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza.

La nostra nella sostanza è una democrazia sociale e una democrazia sociale, ho letto in giro è una democrazia che si propone come fine quello di trasformare la società, redistribuendo le risorse, una democrazia che assoggetta «l’attività economica privata alla funzione sociale», abbandonando il «mito liberista delle «armonie prestabilite»

Non sto qua a raccontarvi il mito delle armonie prestabilite o dell’efficienza di mercato in equilibrio dinamico, ma mi basta farvi notare che inserire nella costituzione tale suggerimento equivarebbe a dare il via libera alla totale liberalizzazione del mercato, senza più alcun vincolo.

Loro vi diranno che i vincoli si possono mettere, i limiti possono essere prestabiliti, ma poi si sa come è andata a finire con la deregulation soprattutto in America e in Inghilterra, dove guarda un pò alla fine c’è sempre lo Stato che interviene a togliere le castagne dal fuoco.

A livello europeo con il trattato di Roma nel 1957…

Quanto alle policies, l’art. 2 del Trattato del 1957 affidava alla Comunità il compito di promuovere – attraverso l’instaurazione di un mercato comune – “il graduale riavvicinamento delle politiche economiche degli stati membri, lo sviluppo armonioso delle attività economiche, l’espansione continua ed equilibrata, la stabilità accresciuta, il miglioramento del tenore di vita, la più stretta relazione tra gli stati”. All’interno del mercato comune, l’art. 3, lett. f) affermava, inoltre, che l’azione della comunità mira alla “creazione di un regime inteso a garantire che la concorrenza non sia falsata”.

Regole per la tutela della concorrenza venivano, invece, fissate nella parte III del Trattato[11], rimasta sostanzialmente invariata anche dopo la revisione intervenuta nel 1992[12].

In questa parte vengono disciplinate le figure di illecito concorrenziale: all’art. 85 (ora 81) l’intesa lesiva della concorrenza, determinata da “accordi tra imprese” o “pratiche concordate” e vietata quando abbia, per oggetto o per effetto, di “impedire, restringere, falsare il gioco della concorrenza”; all’art. 86 (ora 82) l’abuso di posizione dominante, vietato quando ne risulti un “pregiudizio al commercio tra gli Stati membri”[13]. (…)

Ma, se con il Trattato di Roma la concorrenza era oggetto di una policy comunitaria, con il Trattato di Maastricht del 1992 la concorrenza viene assunta a vero e proprio principio informatore dell’ordinamento comunitario (art. 3): “l’azione degli stati membri […] comprende […] l’adozione di una politica economica […] condotta conformemente al principio di una economia di mercato aperta e in libera concorrenza”.

In seguito, con il Trattato sull’Unione Europea (Trattato di Amsterdam 1996) si è consolidato il panorama di obiettivi e valori che costituiscono il sistema di coesione sociale dalla Comunità: promuovere uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attività economiche; la crescita sostenibile e non inflazionistica; un elevato grado di convergenti risultati economici; un elevato livello di protezione ambientale, occupazione, protezione sociale; un migliore tenore della qualità di vita; la coesione economica e sociale e la solidarietà tra gli stati membri. In questo contesto il mercato risulta ancora lo strumento privilegiato attraverso cui perseguire tali obiettivi.

Rispetto alla versione originale del Trattato hanno, inoltre, assunto rilevanza nuove azioni comuni: il coordinamento delle politiche degli stati membri in materia di occupazione, l’istruzione e la formazione di qualità, un elevato livello di protezione della salute, il rafforzamento della protezione dei consumatori.

In termini di analisi strutturale, la disciplina comunitaria della concorrenza ha privilegiato i controlli sul mercato rispetto ai controlli sulla singola impresa: la prospettiva della tutela del mercato non è, infatti, la medesima di quella della tutela dell’iniziativa privata. Infatti, la libertà d’iniziativa economica non contiene, in sé, il principio di concorrenza, essendo una figura, per così dire, verticale che “indica sfere di azione, protette contro lo Stato”[17]. La concorrenza è, invece, una figura orizzontale che indica rapporti tra imprenditori, cioè tra i soggetti che esercitano la libertà d’iniziativa economica[18].

Nella concezione comunitaria, però, la tutela del mercato non implica, affatto, un liberismo privo di freni perché la disciplina della concorrenza è strumentale e non assoluta. Storicamente se ne sono affermate diverse concezioni: la concurrence-reméde, tipica dei paesi socialisti, “pour injecter un minimum de souplesse ed d’efficacité dans le mècanismes économiques”; la concurrence-condition, che caratterizza la concezione del diritto statunitense, in cui la concorrenza è la condizione del progresso e dell’equilibrio economico; la concurrence-moyen, che ha informato i diritti francese ed italiano, in cui la concorrenza è elemento privilegiato del progresso economico, ma teoricamente sostituibile da altri strumenti[19].

Anche la visione comunitaria dell’intervento pubblico nell’economia si fonda sulla concurrence-moyen, e venne concepita all’interno della Scuola di Friburgo, che influenzò negli anni ’50 la costruzione dei trattati istitutivi della CEE[20]. Questa dottrina radical-liberale elaborò il concetto di “economia sociale di mercato” costituendo una alternativa tanto al tradizionale liberismo quanto al dirigismo centralista[21].

Venne, così, tratteggiato un ordinamento politico imperniato sulla concorrenza intesa come “topos” in cui si realizza una sintesi originale di libera iniziativa economica e progresso sociale. Lo Stato, in questo nuovo quadro di relazioni, è “forte ma neutrale” ed è chiamato a svolgere un ruolo di “garante dei meccanismi di mercato”.

Il sistema dei principi comunitari in materia di concorrenza non rinnega dunque una disciplina dell’impresa orientata alla tutela di altri valori fondamentali[22], ma ne prevede un inserimento in una ineludibile disciplina del mercato, sub specie garanzia del mercato. (…)

Recenti orientamenti della Corte di giustizia delle Comunità europee[23] hanno, peraltro, contribuito a ridimensionare l’assolutezza che – nella dimensione pratica dell’attuazione giurisprudenziale – il valore della concorrenza sembrava aver assunto, compiendone un bilanciamento anche con altri valori (politica nel settore sociale, sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche, elevato livello di occupazione/protezione sociale).SSEF

Lo so, sono ragionamenti sofisticati e spesso contorti per dire tutto e il contrario di tutto, ma la questione fondamentale sta proprio qua, loro vogliono inserire nella Costituzione italiana la cosidetta concurrence-condition, che caratterizza la concezione del diritto statunitense, in cui la concorrenza è la condizione del progresso e dell’equilibrio economico, la condizione principale.

Abbiamo poi visto in questi anni come la concorrenza è stata aiutata dalla “deregulation” abbattendo qualunque limite o minimo buon senso nella gestione dell’economia.

Prendiamo ora il vocabolario Treccani…

Neoliberismo… indirizzo di pensiero economico che, in nome delle riconfermate premesse dell’economia classica, denuncia le sostanziali violazioni della concorrenza perpetrate da concentrazioni monopolistiche all’ombra del laissez faire e chiede pertanto misure atte a ripristinare la effettiva libertà di mercato e a garantire con ciò il rispetto anche delle libertà politiche.

Prosegue poi …Gli economisti neoliberisti, (…) non insistono tuttavia più sugli ipotetici vantaggi della libera concorrenza, ma sugli inconvenienti pratici dell’intervento dello Stato, ritenuto spesso inefficace, sempre tardivo, pesante e facile a degenerare in costrizione.

Tutto qua! Poi ognuno facciamo le considerazioni che meglio si addicono alla propria sensibilità …ideologica, ma per favore, giù le mani dalla Costituzione! Fonte: icebergfinanza.finanza.com   Retirement-20House-20of-20Cards.gif

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