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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

FED, LA GRANDE TRUFFA

Pubblicato su 28 Novembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Prestiti alle banche con tassi di favore. Congresso all'oscuro.

Fonte: Lettera 43 - di Sergio Colombo

La Federal Reserve (Fed) e le grandi banche americane hanno tenuto nascosti, per oltre due anni, i dettagli del più grande salvataggio nella storia degli Stati Uniti.
Tutto ha inizio alla fine del 2008, quando diversi istituti sull'orlo del fallimento chiesero, e ottennero dalla banca centrale, un maxi-prestito per finanziare le proprie attività: nella sola giornata del 5 dicembre vennero elargiti 1.200 miliardi di dollari, 7.700 complessivamente fino a marzo 2009.
La Fed non comunicò i nomi delle banche beneficiarie (Ben Bernanke spiegò che, se l'avesse fatto, avrebbe gravemente danneggiato quegli istituti); nello stesso tempo, però, queste banche rassicuravano gli investitori sulla solidità dei propri conti.
Nessuno prima d'ora aveva calcolato l'ammontare della cifra guadagnata dalle banche grazie ai tassi sottomercato offerti dalla Fed: si tratta di ben 13 miliardi di dollari.
La scoperta è di Bloomberg che, con l'aiuto di 29 mila documenti della Fed ottenuti grazie al Freedom of information act e dei dettagli di oltre 21 mila transazioni bancarie, ha portato alla luce una delle più grandi truffe finanziarie degli ultimi anni.
LE “DIMENTICANZE” DI KENNETH LEWIS. Il 26 novembre del 2008, il presidente della Bank of America, Kenneth D. Lewis, si vantò con i propri azionisti di essere a capo di «una delle banche più grandi e più stabili del mondo». Dimenticò, tuttavia, di dire che quel giorno l'istituto era in debito con la banca centrale di 86 miliardi di dollari.

Le banche ingrassano all'ombra del Tarp: il 63% dei prestiti alle Big six

Il programma di aiuti imbastito dalla Fed prosperò all'ombra del ben più noto Troubled asset relief program (Tarp), sviluppato dal dipartimento del Tesoro.
Il dipartimento del Tesoro si affidò alle raccomandazioni della Fed per stilare il ranking degli istituti di credito che risultavano abbastanza in salute da poter ottenere i soldi dal Tarp.
Il Tarp nacque con una dotazione di 700 miliardi di dollari all'indomani del crac di Lehman Brothers, nel 2008, quando gli istituti bancari avevano grandi difficoltà nel reperimento di fondi.
Bank of America e Citigroup ricevettero 45 miliardi a testa dal Tarp. Allo stesso tempo, però, intascarono 91 miliardi di dollari la prima e 99,5 la seconda dalla Federal Reserve. «Anche se sulle prime pagine dei giornali c'era il Tesoro, la Fed lavorava dietro le quinte», ha spiegato Sherrill Shaffer economista e docente della University of Wyoming.
Shaffer ha poi precisato che, se da una parte i prestiti del Tarp mettevano al riparo la Fed da eventuali perdite, dall'altra contribuivano a dare al mercato un'immagine più solida degli istituti bancari e un assicurazione, ufficiosa, che non sarebbero falliti.
Le sei più grandi banche statunitensi - Jp Morgan, Bank of America, Citigroup Inc, Wells Fargo & Co, Goldman Sachs Group Inc e Morgan Stanley - da sole catalizzarono il 63% dei prestiti della Fed.
IL CONGRESSO TENUTO ALL'OSCURO. Tutto questo avveniva a totale insaputa dei legislatori. Morgan Stanley ricevette 107 miliardi di dollari dalla Fed nel settembre del 2008: nello stesso giorno il Congresso respingeva la prima bozza del Tarp. In seguito a una revisione del testo, il Tarp venne approvato e Morgan Stanley ricevette 10 miliardi dal Tesoro.
Se il Congresso fosse stato a conoscenza del piano di salvataggio messo a punto dalla Fed, ha spiegato il senatore democratico Ted Kaufman, «avrebbe agito in maniera completamente differente sul testo del Tarp». Kaufman fu tra i redattori della bozza.

Dicembre 2008, il regalo della Fed: prestiti allo 0,01%

Dean Baker, co-direttore del Center for economic and policy research, ha spiegato: «Ricevere dalla Fed prestiti a un tasso d'interesse inferiore al livello di mercato, per di più nel corso di una crisi finanziaria, somiglia parecchio a un regalo».
La Fed stessa sostiene di concedere, di norma, prestiti d'urgenza a tassi meno economici rispetto a quelli disponibili sul mercato, in modo da scoraggiare le banche dall'approfittarne.
Stando ai dati raccolti da Bloomberg, però, i tassi offerti dalla Fed alle banche americane erano vantaggiosi come quelli di nessun altro istituto di credito. Nel dicembre del 2008, per esempio, il tasso ammontava allo 0,01%. Un'inezia.


SEMPRE PIÙ TOO-BIG-TO-FAIL. Ma, grazie all'aiuto della Fed, gli asset dei sei colossi finanziari americani sono cresciuti complessivamente del 39% negli ultimi quattro anni.
Secondo il Bureau of labor statistics, nel 2010 gli impiegati delle Big six hanno ricevuto una retribuzione doppia rispetto alla media dei lavoratori americani. E proprio all'insaputa dei cittadini americani, oltre che dei legislatori, le grandi banche hanno fatto profitti enormi. Bloomberg li ha stimati in 13 miliardi di dollari. Vediamo come.

Quasi 5 miliardi di dollari alle Big six, in testa c'è Citigroup (1,8)

Il dato chiave è quello del margine netto di interesse. Si tratta della differenza tra i ricavi (espressi come la percentuale del totale degli impieghi) e i costi (espressi come la percentuale del capitale e dei depositi contratti dalla banca).
Gerald A. Hanweck, ex economista della Fed, ammette: «Il margine di interesse netto è un metodo accurato per calcolare i profitti che le grandi banche hanno fatto grazie agli aiuti della Fed».
Il risultato? Ipotizzando che i fondi messi a disposizione dalla Fed siano stati interamente reinvestiti, le 190 società beneficiate hanno registrato un profitto complessivo quantificato in 13 miliardi di dollari. Le Big six sono titolari del 23% dei profitti totali (4,8 miliardi), Citigroup in testa (1,8 miliardi).
DANNI INGENTI PER CITTADINI E INVESTITORI. Numeri da capogiro che hanno una molteplice valenza e un comune denominatore: l'inganno. Ai danni dei cittadini, degli investitori e dei legislatori.
I finanziamenti segreti della Fed hanno contribuito a preservare lo status quo che aveva condotto alla crisi. Non solo. Gli istituti soccorsi dalla banca centrale americana sono gli stessi che facevano lobbying contro le nuove regole imposte dal governo a seguito della crisi.
La Fed, adesso, sarà chiamata a fornire spiegazioni ben più convincenti di quelle elargite finora. Carta canta e il Congresso non farà sconti. Mentre il dente degli indignados si farà ancor più avvelenato.

crisi-economica-l-andamento-delle-borse-dopo-l-intervento-d

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