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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

F-35, i costi volano alti

Pubblicato su 4 Dicembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

NDR: I costi, 16 miliardi di Euro ammontano al 75% della manovra finanziaria che Monti si appresta a varare. Manovra finanziaria che, si badi bene, non serve per incrementare le entrate dello Stato, ma per pagare gli interessi ai banchieri. In questo anno gli interessi che l'Italia dovrà pagare ammontano a circa 90 miliardi di euro.

 

Fonte Lettera 43 - di Marco Mostallino

Tutto cominciò con un 'contributo' di 10 milioni di dollari per il primo studio di progetto. Era il 1998 e il governo di Massimo D'Alema decise di entrare nell'impresa di costruire e acquistare, insieme a Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Turchia, Australia, Norvegia e Danimarca, un nuovo aereo da combattimento battezzatto F-35 Joint Fight Striker. Bisognava sostituire, questa era la tesi, gli Amx e in particolare i famosi F16, ormai obsoleti, logori e soprattutto presi in «leasing chiavi in mano» perché usati dalle forze aeree americane.
Come sempre, per realizzare una nuova arma, costosa e importante, si creò un consorzio di industrie: in questo caso la capofila era il colosso statunitense Lockheed Martin, mentre per il nostro Paese partecipò Alenia Aeronautica, impresa del gruppo Finmeccanica controllato dal Tesoro con circa il 32% delle azioni.
SPESE LIEVITATE: DA 5 A 16 MILIARDI DI EURO. Negli anni, gli esecutivi sono cambiati con l'alternanza a Palazzo Chigi di Silvio Berlusconi e Romano Prodi. Sono ruotati le coalizioni e i ministri, rimasti fermi gli appalti. Che, anzi, sono cresciuti di importo. Perché se la spesa italiana per il 'caccia multiruolo' era inizialmente prevista per una cifra attorno ai 5 miliardi di euro, oggi la stima supera i 16 miliardi per la fase di sviluppo e, soprattutto, per l'acquisto di 131 esemplari da fornire all'Aeronautica militare.

Il costo di un F-35: almeno 170 milioni di dollari

Secondo le previsioni, l'F-35 sarebbe dovuto entrare in servizio nel 2012, con un costo per esemplare tra i 50 e i 61 milioni di dollari (con il cambio con l'euro a 1,16) indicato dalla Lockheed Martin.
Ma gli intoppi, i test andati male, la crescita dei costi di produzione e l'obiettivo delle imprese di massimizzare gli utili in un momento di crisi hanno condotto a pesanti ritardi del programma - ora si parla di consegne nel 2018 - e principalmente all'esplosione delle spese: secondo le stime più recenti, un F-35 dovrebbe costare attorno ai 170 milioni di dollari, che potrebbero salire di altri 7 o 8 milioni a seconda del tipo di propulsori da assemblare nel velivolo.
In sostanza, il nostro Paese ora si trova a prevedere un costo che oscilla tra i 16 e i 17 miliardi, ovviamente in crescita costante. Secondo uno studio sul Joint Fight Striker, pubblicato nel 2008 dall'Istituto affari internazionali (un osservatorio esterno al governo), «vi è una imprescindibile difficoltà oggettiva nel prevedere i costi di programmi molto complessi, di grandi dimensioni e molto lunghi».
Dunque, da qui al 2018, prima dell'F-35 dovrebbero ancora decollare le spese.
NESSUNA CONCORRENZA. Oltre agli intoppi tecnici e all'andamento di cambi e valute, questa crescita costante dei costi ha una sua ragione nel 'mercato' internazionale degli aerei da combattimento, che ha caratteristiche alquanto peculiari. Considerati l'impegno tecnologico e l'esposizione finanziaria per progettare e costruire un velivolo, è chiaro che non esiste alcuni tipo di concorrenza. In sostanza, una grande industria militare studia le forze aeree mondiali, pensa un nuovo apparecchio sulla base delle possibili esigenze dei diversi Paesi, quindi lo propone ai governi tramite azioni di lobby, pressioni politiche, militari e mediatiche. E i premier firmano gli accordi, chiedendo in genere in cambio il coinvolgimento nella catena produttiva di imprese della propria nazione.

Nonostante la crisi, l'impegno per questi aerei non è stato per intaccato

In pratica, non sono le forze armate ad avere un'esigenza e sulla base di essa a sondare le offerte, bensì il contrario: le industrie creano il bisogno all'interno degli ambienti della Difesa che poi acquista le nuove armi. Per l'Italia è così entrata in gioco Alenia Aeronautica, pezzo pregiato di quella Finmeccanica ora sotto la lente della magistratura per il presunto giro di denari erogati in cambio di commesse, nomine e appoggi da parte di uomini dei partiti e delle istituzioni.
UNA LINEA DI PRODUZIONE A NOVARA. Alenia ha realizzato all'interno dell'aeroporto di Cameri (Novara) una linea di produzione per parti dell'F-35 e nello stesso scalo dovrà funzionare l'unico centro di manutenzione dei velivoli forniti alle forze aeree europee. Con l'apertura degli impianti sono nate le proteste da parte di comitati e associazioni, a Novara persino la Chiesa cattolica è entrara in gioco per dire no a una pioggia di denari per finanziare il mercato delle armi.
Armi da offesa, in questo caso, e non certo da difesa. Perché l'F-35, di cui l'Italia acquisterà i modelli a 'decollo breve' e a 'decollo verticale', è essenzialmente un velivolo da attacco aria-terra. Può colpire bunker, colonne militari in movimento, carri armati e anche obiettivi ben più vasti, considerato che è capace di imbarcare e sganciare anche bombe nucleari: e nessuno ovviamente farebbe piovere un'atomica sul proprio territorio nazionale per fermare l'avanzata di un esercito nemico.
Dal 1998, anno della prima firma sul progetto, a oggi, in Italia è cambiata la situazione economica, i conti pubblici sono peggiorati, si è aperta la stagione pesante dei tagli alle pensioni, alle spese sociali e dell'aumento delle tasse per scongiurare il default. Ma l'impegno per l'F-35 non è stato per nulla intaccato, tanto che nel bilancio 2011 della Difesa la quota di spesa per il velivolo è di oltre 470 milioni di euro.

L'Aeronautica: «Arma da combattimento economicamente sostenibile»

Poi un conto sono i piani, i depliant, le assicurazioni delle industrie ai governi sull'efficienza della nuova arma, mentre un altro è la realtà di quanto accade negli stabilimenti e nei laboratori di ricerca.
Il 19 maggio di quest'anno, l'F-35 è diventato oggetto di una accurata analisi costi-benefici svolta dal Government accountability office (Gao), l'ente pubblico statunitense incaricato di controllare tutte le spese delle amministrazioni civili e militari di Washington.
Il Gao ha osservato che l'impegno economico rispetto all'avvio è già cresciuto del 26% e rischia di impennarsi ancora, mentre appena «il 4% delle capacità del Jfs è stato verificato con test in volo, esami di laboratorio o entrambe le procedure».
INCONVENIENTI SUL FUNZIONAMENTO. In sostanza, si sa che i costi volano, mentre gli apparecchi 'forse' lo fanno, visto che alcuni esemplari già assemblati sono stati tenuti poi a terra dalla Lockheed Martini a causa di pericolosi inconvenienti registrati a bordo durante le prove in cielo.
Ma se l'efficienza del velivolo multiruolo è dubbia, non lo è l'efficacia dell'azione di marketing. La Difesa degli Stati Uniti, nelle pagine internet dedicate al nuovo apparecchio, ha definito l'F-35 «the most affordable, lethal, supportable and survivable aircraft ever to be used in the world».
Il portale dell'Aeronautica militare italiana traduce la scheda tecnica parlando di un «sistema d’arma da combattimento di nuova generazione economicamente sostenibile e supportabile in tutto il mondo», facendo così sparire la parola 'letale' che evidentemente non giova all'immagine di questo potente ordigno da attacco.

Domenica, 04 Dicembre 2011

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