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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

EVASIONE FISCALE LEGALIZZATA

Pubblicato su 29 Marzo 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

Il professore con il loden, verde come le tasche degli italiani, ( adesso lo ha tolto perché fa caldo ) dice, a parole, di combattere l’evasione fiscale ma nei fatti è complice del sistema finanziario americano ed anglosassone. Complice perché non va in Europa, negli USA o in Gran Bretagna ad imporre una trasparenza bancaria che a noi ha imposto con il sistema Ser.Pi.Co., non denuncia pubblicamente il sistema legalizzato di evasione fiscale che riportiamo di seguito, non né ha neanche accennato, non dico parlato.
Mentre tartassa i poveri cristi ,che si suicidano quasi ogni giorno, tace sulle malefatte dei suoi compari finanzieri che mettono al sicuro i denari dei ricchi, nei paradisi fiscali, dagli occhi indiscreti del fisco.
La cosa che scandalizza di più, che è una vergogna, uno schifo, è che neanche i giornali ( scritti da parolai al soldo degli editori, di parte ) hanno scritto una riga mentre hanno versato fiumi d’inchiostro sulla evasione fiscale dei poveri cristi di cui sopra; e neanche i talk show  televisivi hanno pronunciato una parola di fronte a questa evasione fiscale legalizzata.
Ci stanno fregando e criminalizzando.
Ci vogliono far intendere che servono i sacrifici perché abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, che tutti ci dobbiamo privare di qualcosa per “ salvare l’Italia “, che il debito pubblico, alla fine, è colpa nostra se è aumentato a dismisura e non loro, che rifiutandosi di emettere una moneta sovrana,  prendono i soldi in prestito, a debito praticamente, dalla BCE.
E ci si mette anche il Presidente della Repubblica a farci sentire colpevoli, a dirci che tutti dobbiamo rinunciare a qualcosa per salvare la Nazione, che anche i meno abbienti debbono contribuire con il loro pane ed i loro sacrifici, a cercare di salvare questa nostra povera Patria.
E’ giunto il momento di dire una sola, chiara ed inequivocabile parola: FINE.
Buona lettura.
Claudio Marconi

 

 

“La lotta “ contro i paradisi fiscali” è stata incentrata in tre liste stabilite dall’OCSE. La terza lista, la lista bianca, quella dei paesi cooperanti comprende il Regno Unito che, con la City, possiede uno dei principali centri offshore del mondo, nonché quattro dei suoi “territori dipendenti”; Jersey,Guernesey, l’Isola di man e le isole Vergini. Ovviamente della lista  ne fanno parte gli USA senza che alcuna nota sottolinei le pratiche poco trasparenti di stati come il Delaware o Wyoming. La Cina è riuscita a mantenere i suoi paradisi fiscali, Macao, Hong Kong e Singapore.
Tuttavia, attualmente la metà del mercato  offshore si concentra nei trust, creazioni giuridiche anglosassoni, che non necessitano di segreto bancario per potersi mettere al riparo dal fisco. I trust sono divenuti il principale strumento della sottrazione fiscale, il più efficace sostituto del segreto bancario.
Il trust è un veicolo di diritto anglosassone che permette ad una persona di privarsi della sua fortuna, al fine di non apparire il proprietario agli occhi del fisco. Se è “ discrezionale ed irrevocabile”, la banca che apre il conto non può esigere l’identità del beneficiario. Una persona che ha costituito un tale trust all’estero non è minimamente tassata, perché non è più considerata proprietaria dei suoi beni. ( Nel trust un capitale è affidato a dei gestori ( trustees) che devono amministrarlo allo scopo prescritto dal costituente ( settler), nell’interesse di un beneficiario. Se è irrevocabile, il settler non viene più imposto su quel patrimonio. I trustees – come amministratori – non lo sono nemmeno loro. E se è discrezionale, ossia i trustess hanno solo gli impegni fissati dal settler verso il beneficiary, nemmeno quest’ultimo è imponibile ).
Le isole di Jersey e Guernesey, britanniche, sono delle giurisdizioni specializzate nella costituzione dei trust; come il Delaware e i Caraibi, che accolgono denaro “ grigio USA, e Miami che accoglie, negli USA, capitali latino-americani, e Singapore che tratta fortune asiatiche ed europee.
Le giurisdizioni anglosassoni dispongono di un grosso vantaggio sulla Svizzera in caso di sparizione del segreto bancario: l’opacità dei trust è più completa.
A proposito della richiesta dei nomi di contribuenti americani alla UBS, l’avvocato d’affari di Washington, George Clarke, pensa che “ questa lista di clienti era senza dubbio già conosciuta dal fisco americano”. E’ plausibile che gli USA si facciano consegnare una lista di nomi che già hanno. L’obiettivo non è tanto la messa in atto di procedimenti fiscali quanto obbligare la banca UBS e le autorità di regolazione svizzere a violare la propria legalità. Abbiamo, così, un vero atto di sovranità internazionale, nella misura in cui l’amministrazione americana ha la capacità di imporre una decisione che viola il quadro legale in cui essa s’inserisce.
Il fatto che l’amministrazione americana disponga, attraverso il server della società Swift situato sul suolom degli Stati Uniti, dell’insieme delle informazioni relative alle transazioni finanziarie internazionali, oltre a questo le autorità statunitensi dispongono, grazie a Remotegate, di un ingresso speciale che permette loro di sorvegliare gli scambi interbancari interni alla Svizzera ( pertanto è ragionevole supporre che i nomi richiesti ad UBS fossero già in possesso del fisco americano).
Gli Stati Uniti ed i loro satelliti nei Caraibi nonché i centri offshore sotto bandiera britannica controllano una massa di denaro “grigio” quasi eguale a quello della Svizzera. In seguito all’offensiva statunitense, la Svizzera, che detiene ancora il 27% del mercato del risparmio mondiale gestito fuori del paese di residenza,  potrebbe rapidamente lasciare il campo ai suoi principali concorrenti: il Regno Unito e le sue isole anglo-normanne, l’Isola di man e Dublino che trattano il 24% dei capitali, nonché New York, Miami, i Caraibi e Panama che detengono il 19% dei 7.300 miliardi di dollari collocati al di fuori delle frontiere. La metà di tale somma non sarebbe dichiarata.
Il Patriot Act del 2001 è lo strumento che per mantenere il diritto di avere una rappresentanza sul territorio americano o di avere delle relazioni di affari con società finanziarie americane, queste banche devono essere certificate deal Dipartimento del Tesoro, ovvero devono ottenere il “ patriot Act Certification”.
Liberamente tratto da un articolo di Eurasia   408954 238413322913964 173278516094112 508847 176539380 n

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