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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

EURO-USCITA: COME FARE ?

Pubblicato su 20 Marzo 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IDEE e CONTRIBUTI

Intervista di sollevAzione a Gennaro Zezza*

 

fuori-dall-euro.jpg

Rispetto agli economisti che ritengono che la moneta unica non avrebbe mai potuto funzionare, Zezza sostiene che l'euro potrebbe funzionare a patto che tutti i Paesi che lo hanno adottato decidano di cambiare completamente le regole (monetariste e liberiste) del gioco, adottando cioè comportamenti cooperativi per riprendere la strada dello "Stato europeo". Non sembra tuttavia questa una possibilità realistica. Occorre invece prepararsi allo sganciamento, adottando concrete misure di salvaguardia delle masse popolari.


«D. Lei è tra gli economisti che ritiene la moneta unica corresponsabile della grave crisi economica che soffre il nostro paese. Può spiegare perché ai nostri lettori? 

L'euro è una moneta molto particolare, perché di solito la prerogativa di stampare moneta è di uno Stato. Invece, l'euro è stato creato come una moneta cui non corrisponde uno Stato, e gli Stati che hanno aderito alla zona euro sono di fatto Stati senza controllo diretto sulla moneta che utilizzano. Quando l'euro fu istituito, era chiaro che questo doveva essere un primo passo verso la creazione di una sorta di "Stato europeo" con politiche comuni, ed era già chiaro che se non si procedeva in questa direzione la moneta unica non avrebbe funzionato. 

E infatti, quando dagli Stati Uniti, nel 2006/7, è partita la Grande Recessione che è arrivata in Europa, le regole della zona euro hanno mostrato tutti i loro limiti. Dover contenere i deficit pubblici durante una crisi, come imposto dai Trattati europei che istituirono l'euro, impedisce ai governi di contrastare la crisi, e anzi le politiche di austerità che cercano di ridurre il deficit pubblico aumentando le tasse o tagliando la spesa finiscono per aggravare la crisi. Il problema non è l'euro in quanto tale, ma le regole di austerità definite nei Trattati e la mancanza di meccanismi di riequilibrio interni alla zona euro. 

D. Può sopravvivere l'euro a questa crisi? E a quali condizioni? Ritiene probabile che la Germania accetti di abbandonare i dogmi monetaristi e la sua supremazia per rifondare l'euro su basi keynesiane? 


L'euro potrebbe funzionare se tutti i Paesi che lo hanno adottato decidessero di cambiare completamente le regole del gioco, adottando comportamenti cooperativi per riprendere la strada dello "Stato europeo". Ma questa direzione richiede una forte volontà popolare di muoversi in questa direzione, e dalle consultazioni fatte in proposito negli anni scorsi non sembra che i cittadini italiani, francesi, tedeschi ecc. siano così ansiosi di cedere ulteriore sovranità a istituzioni europee che sentono lontane. In aggiunta, lo "Stato europeo" tra le sue varie funzioni dovrebbe prevedere un bilancio adeguato da utilizzare in modo semi-automatico per il supporto alle regioni in crisi. Ad esempio, un sistema di imposte sul reddito di tipo progressivo farebbe in modo che le regioni più ricche contribuirebbero di più al bilancio europeo, mentre le regioni più povere avrebbero benefici relativamente maggiori. Anche qui, non sembra ci sia una volontà politica, da parte delle regioni più ricche, di adottare meccanismi compensativi di questo tipo. E quindi, se non c'è una inversione di rotta, l'euro non sopravviverà, perlomeno nella sua forma attuale. Una proposta interessante è quella di mantenerlo come unità di conto per gli scambi nell'area, mentre i diversi Paesi tornerebbero a valute nazionali. 


D. Il "Partito dell'euro" è decisamente egemone in seno alle classi dominanti italiane. I media che controlla terrorizzano i cittadini che un'uscita dall'euro avrebbe effetti catastrofici. Ci dicono che la lira svaluterebbe dal 30 al 50%, col che l'inflazione andrebbe alle stelle, che i capitali fuggirebbero a gambe levate.... 


Se l'Italia uscisse dall'euro, adottando una "neo-lira", non è necessariamente vero che dovrebbe svalutare. Il principale motivo per cui l'Italia avrebbe benefici da una uscita dall'euro non è dato dalla possibilità di svalutare, ma dalla capacità di riacquistare la propria sovranità monetaria e di bilancio. Questo consentirebbe un taglio drastico delle spese per interessi, e la possibilità di adottare politiche per la piena occupazione, e non per il risanamento dei conti pubblici. Ormai anche il Fondo Monetario riconosce che è impossibile risanare le finanze pubbliche con l'austerità fiscale, mentre se il governo aumentasse il deficit creando posti di lavoro l'economia potrebbe ripartire. La competitività dell'Italia sui mercati internazionali è relativamente buona, e da questo lato dunque non verrebbero pressioni verso la svalutazione. E per quanto riguarda i capitali, si possono mettere in atto misure adeguate a contrastare la speculazione. 


D. La disgregazione dell'eurozona appare come un processo oggettivo. Avremo il ritorno disordinato dei singoli paesi alle loro singole monete o ritiene possibile un processo pilotato che sfoci in due aree monetarie dentro la medesima Unione? 

Non credo sia auspicabile una rottura dell'euro non coordinata, credo che una soluzione concordata sarebbe molto meno traumatica. Ma un punto cruciale del ritorno alle valute nazionali sta nella possibilità di ridenominare i contratti di credito/debito nella nuova valuta: i mutui contratti in euro verrebbero convertiti in "neo-lire" e quindi non verrebbero toccati da eventuali fluttuazioni dei tassi di cambio. Se si adottasse un "euro del Sud" e un "euro del Nord" avremmo di nuovo due monete senza Stato, e avremmo risolto ben poco.


D. Il ritorno alla sovranità monetaria, per usare un linguaggio troppo presto dato per desueto, può essere di destra o di sinistra. Già si intravvedono a destra nascenti forze sovraniste ma di fede neoliberista. Ci può essere invece un'uscita di sinistra dall'euro, che cioè non sia pagata dal popolo lavoratore. Può descriverci, per sommi capi, in cosa consiste un'uscita da sinistra? 

Se è di moda, possiamo evitare l'uso dei termini destra e sinistra, ma ciò non toglie che esista un conflitto distributivo, e che le politiche messe in atto nell'euro zona hanno avvantaggiato i gruppi finanziari e i percettori di profitto, e danneggiato i contribuenti e i lavoratori. L'ideologia economica dietro queste misure ritiene che porterebbero maggiori investimenti e quindi crescita e benessere, ma dopo oltre due decenni di queste politiche credo sia arrivato il momento di ammettere che hanno fallito. Abbandonare l'euro per creare una neo-lira gestita da una Banca centrale che non ha tra i suoi obiettivi anche la piena occupazione sarebbe inutile. Un programma "di sinistra" dovrebbe avere la piena occupazione come primo obiettivo, e la politica monetaria come strumento di questo obiettivo, in armonia con la politica fiscale. 


D. La sinistra italiana sembra del tutto incapace di impugnare la prospettiva di un sovranismo non solo monetario ma democratico. A sinistra del Pd, al massimo, si guarda all'esempio di Syriza. Lei a suo tempo criticò la ambiguità di Syriza, può spiegarsi? 


Ho molto apprezzato il programma di Syriza, ma era ambiguo perché non chiariva la posizione rispetto all'euro, e questo aveva importanti conseguenze sulla possibilità di raggiungere effettivamente gli altri obiettivi. 


D: Che giudizio da delle recenti elezioni? Gli intellettuali italiani sono divisi tra chi condanna M5S come espressione di "diciannovismo" o sovversivismo reazionario delle classi dominanti, e chi considera invece M5S una forza antioligarchica sinceramente democratica, e giudica molto positivamente la sua avanzata anche perché contiene la speranza di una sollevazione popolare e del risorgimento di un nuovo socialismo.


Mi sembra che il M5S sia una strana coabitazione di vera democrazia e decisioni calate dall'alto. Dal poco che so dell'organizzazione della base, mi pare un movimento nuovo e democratico. Quando però leggo che posizioni cruciali, come il programma economico, devono essere votate in rete, ho dei brividi, perché la vera democrazia presuppone una ottima informazione tra le conseguenze di diverse alternative. Se si fa votare una assemblea senza che tutti siano consapevoli di cosa stanno votando, le decisioni sono state prese altrove. 


D. La crisi italiana sembra giunta ad un tornante. La "seconda repubblica" col suo bipolarismo coatto sta morendo. La recessione incalza, la povertà affetta aree e strati sociali sempre più ampi. Avremo una sollevazione che eviterà la catastrofe alle porte, o sarà la catastrofe che nel medio periodo causerà una sollevazione destinata a ricostruire il paese sulle macerie? 

C'è chi ha suggerito che il M5S in Italia abbia incanalato la protesta, che in Portogallo o in Grecia si è vista più come grandi manifestazioni di piazza. Se questo è vero, e il M5S in Parlamento smetterà di preoccuparsi dei costi della casta per pensare al lavoro e al benessere degli italiani, non avremo catastrofi. E ricordiamoci che l'Italia è uno dei paesi più ricchi del mondo: gran parte del problema è come questa ricchezza viene, o non viene, distribuita». 

Fonte: antimperialista.it

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Barbara 03/21/2013 22:31


avrei altre domande:


- come mai la sinistra che si è sempre e tutt'ora lo è, prona ai desiderata mondialisti dovrebbe essere credibile quando parla di sovranità, concetto che ha sempre usato per additare chiunque di
essere un nazionalista che punta alla guerra tra popoli?


- come mai a sinistra, non tutta ovvio, sta attaccando Orban che vuole porre la Banca Centrale sotto il controllo del parlamento quindi dei cittadini? Come mai la descrivono come deriva
autoritaria? Sono sempre stati strenui sostenitori dell'indipendenza bancaria fino ad uscire allo scoperto così marcatamente?


Senza dimenticare che la sinistra in particolare è stata strenua sostenitrice nonché promotrice dell'euro. Che non aveva letto i trattati che l'Italia veniva costretta a ratificare compresi i
vincoli di Maachstricht e non solo?


- il punto secondo me non è che si debba essere solidali e pagare le tasse per i casini altrui. Io da italiana certo non ho voglia di accollarmi le magagne portoghesi e non mi sento certo egoista
per questo pertanto non chiedo agli altri di pagare i casini miei.


Piuttosto, questa retorica, non è usata per NON METTERE IN DISCUSSIONE IL PROBLEMA DI FONDO ossia chi paga I CONTI DELLE FRODI BANCARIE E QUINDI 


se sarebbe giusto che i poveri di tutta europa paghino il sistema bancario al collasso?


Non è che è una retorica per non far diffondere l'idea che le banche devono fallire e non essere salvate?

frontediliberazionedaibanchieri 03/23/2013 08:52



Alla prima domanda posso rispondere che una sinistra, quella massimalista per intenderci anche se il termine non mi piace, ha iniziato a capire il problema monetario prova ne sia che
antimperialista, un anno fa circa ed anche in occasione del loro ultimo congresso, si sono apertamente schierati contro i tecnocrati e per una sovranità monetaria e nazionale. La sinistra
perbenista, quella di Gargamella, sempre per intenderci, è legata mani e piedi ai poteri forti, ai tecnocrati ed all'alta finanza.


Nel mondo di sinistra non hanno ancora superato il concetto di ideologia, che è una vera e propria droga inventata ad arte per dividere il popolo, vede ancora il mondo come rosso, nero o grigio.
Ma il mondo, secondo noi, che non abbiamo e non vogliamo ideologie, è diviso in due: chi sta con i banchieri e chi sta contro i banchieri. E' un processo lento, il superamento delle ideologie, ma
ci arriveranno, almeno la parte sana della sinistra.


In uno Stato a moneta sovrana le tasse si pagano fondamentalmente per far accettare la moneta ai cittadini, ma non servono, come oggi, a pagare gli interessi sul debito o a cercare di coprire il
buco, ma vengono rimesse in circolo dallo Stato nella nazione.


Claudio Marconi