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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

ESTRATTO DA " MONETA,FINANZA e STORIA " di CLAUDIO MOFFA

Pubblicato su 11 Gennaio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in COMUNITA

 1992 - DALLA FESTA ‘ALLA’ REPUBBLICA ALLA PRIVATIZZAZIONE DELLA BANCA D’ITALIA. COSI’ LO STATO ITALIANO SMISE DI BATTER MONETA E PRECIPITO’ NELL’ABISSO DEL DEBITO 

Claudio Moffa

(Estratto da Claudio Moffa, Moneta, Finanza e Storia, Eu Med 2012)

 Copertina10gennaio-MOFFA-Moneta, Finanza, Storia Pagina 1  

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Il 2 giugno, una strana festa della Repubblica

Il 2 giugno – lo stesso giorno della festa della Repubblica - si svolgeva la famosa riunione di finanzieri e banchieri sul Panfilo Britannia, nella quale George Soros avrebbe concordato o per meglio dire annunciato l’imminente svalutazione della Sterlina e della Lira. Ufficialmente quello ospitato sullo yacht della Regina Elisabetta era un “seminario sulle privatizzazioni” [1], ma promosso da un misterioso circolo della City (i British Invisibles [2]), accompagnato da una curiosa iniziativa assai poco ‘culturale’ (lo spettacolo “tra un cocktail ed un salatino” di una “esercitazione della fregata della Royal Navy HMS Battleaxe[3]),  l’incontro risultò nei fatti essere un meeting decisòrio oltre che della svalutazione delle due valute europee, anche del “collocamento internazionale del capitale delle aziende pubbliche che lo Stato italiano ha deciso di vendere” [4].

Secondo la denuncia del 1993 del movimento Movisol  “i partecipanti all’incontro del Britannia avevano già ottenuto l’autorizzazione da parte di uomini di governo come Mario Draghi, di studiare e programmare le privatizzazioni”. [5]

Un meeting cruciale dunque per il destino dell’Italia, e pervaso da una aura di mistero alimentato anche dagli strani richiami simbolici dell’esercitazione militare, svoltasi tra l’altro in acque territoriali italiane. Battleaxe (“ascia da battaglia”) era infatti il nome dato da Churchill alla fallita operazione contro Tedeschi e Italiani in Cirenaica del 1941. Quel nome sarebbe stato poi ripreso nel 1976 per la fregata inglese, a sua volta citata dieci anni dopo, quasi come ‘protagonista’, in un romanzo fantapolitico. Il libro – titolato Uragano rosso, autore  Tom Clancy– divenne presto “testo in varie accademie militari sia negli Stati Uniti che all’estero”[6], e questo nonostante le sue assurdità: un attacco terrorista islamico all’Urss come avvio, cui Mosca reagisce con un piano di invasione del Medio Oriente (sic) preceduto però da un attacco ‘preventivo’ alla Germania occidentale e all’Islanda (sic). Dilaga poi una guerra tra i due blocchi, che inizialmente vede gli Stati Uniti in difficoltà: fino a che non interviene la fregata Battleaxe che riesce a affondare un sottomarino sovietico proprio lì – scrive Clancy - dove giaceva il relitto della nave italiana Andrea Doria. Che c’entra l’Andrea Doria? Non si sa: tranne scoprire che la nave italiana era stata affondata il 26 luglio 1956, il giorno della nazionalizzazione del Canale di Suez da parte di Nasser; e che anche la Battleaxe aveva subìto uno speronamento molti anni dopo, ma con diverso esito: tanto è vero che quel 2 giugno la fregata inglese era lì, davanti agli ospiti del “seminario sulle privatizzazioni” in svolgimento a bordo del Panfilo della regina.

C’è da ridere per questa catena di allusioni da ‘scontro di civiltà’ tra il Bene e il Male, con l’Islam come satanico provocatore di una guerra mondiale. Ma a tanto spettacolo assistettero quel giorno molti potenti dell’epoca: “cento uomini d'affari, economisti e opinion leaders italiani” – scriveva ancora il Corriere - “dal direttore generale del nostro ministero del Tesoro, Mario Draghi, al presidente della Banca Warburg Herman van der Wyck; dal presidente dell' Ina Lorenzo Pallesi, a Jeremy Seddon, direttore esecutivo della Barclays de Zoete Wedd, passando per il direttore generale della Confindustria, Innocenzo Cipolletta”. 

Altre fonti avrebbero ipotizzato o indicato la presenza al meeting anche dell’allora Ministro del Tesoro Guido Carli, del presidente dell’ENI Gabriele Cagliari, di Beniamino Andreatta (ENI), Riccardo Galli (IRI) e Franco Bassanini. 

La lista degli ospiti del Britannia potrebbe essere inesatta, in eccesso o incompleta. Quel che è certo è che l’iniziativa ebbe successo. Nessun ministro e nessun parlamentare protestò per l’affronto alla dignità nazionale di sua Maestà britannica. Conquistato il potere politico con l’espugnazione manu armata del Quirinale – l’assassinio di Falcone, un attentato ‘mafioso’ quale sapientemente letto dal quotidiano di De Benedetti per imporre Scalfaro al posto del ‘divo Giulio’ – si poteva ben sperare adesso nella trasmutazione del piccolo ‘cuneo’ politico-finanziario degli ultimi due governi Andreotti (Guido Carli ministro del Tesoro, e dall’esterno Amato),  in un governo sotto pieno controllo della ‘sinistra finanziaria’ succeduta ai due vecchi e storici partiti comunista e socialista: questo compito lo si affidò a Giuliano Amato, di cui si è già detto. Il 28 giugno Scalfaro lo nomina Presidente del Consiglio. Il 3 luglio il nuovo premier ottiene la fiducia, anche di Craxi, che lo aveva anzi proposto [7]. L’11 luglio il Consiglio dei Ministri delibera un decreto legge il 333 – sulle “Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica”- che, contro i bizantinismi e le ambiguità della precedente legge 35/92 voluta da Andreotti - così perentoriamente recitava al Capo III art.15, 1:

“L'Istituto nazionale per la ricostruzione industriale IRI, l'Ente nazionale idrocarburi ENI, l'Istituto nazionale assicurazioni INA e l'Ente nazionale energia elettrica ENEL sono trasformati in società per azioni con effetto dalla data di entrata in vigore del presente decreto”

 

Era fatta. Tangentopoli sarebbe proseguita con gli 11 avvisi di garanzia a Craxi del 1993, e con l’intento chiaro di distruggere tutto il ceto politico della prima Repubblica non prono alle sirene della grande finanza (il PSI e la DC innanzitutto, ma distinguendo all’interno delle correnti e tra le singole personalità), ma l’obbiettivo economico della ‘rivoluzione’ era stato raggiunto.

 

Le privatizzazioni e il mito della ‘finanza creativa’

Il decreto legge 333 era stato frutto di un colpo di mano notturno, un Consiglio dei ministri semideserto raccontato in una intervista di Sergio Bocconi a Francesco Giavazzi [8]

«Fissiamo una data simbolica: quando è cominciata per davvero la stagione delle privatizzazioni?«La notte del 31 Luglio ' 92. E non è una data simbolica». Perché? «Il Consiglio dei ministri ha approvato a notte fonda il decreto che trasformava gli enti in spa, ne trasferiva la proprietà al Tesoro e stabiliva in tre i componenti i board. Il premier Giuliano Amato ha dimostrato in quella occasione una grande abilità. ( …) Amato ha vinto, diciamo così, per stanchezza. Al momento di votare era tardissimo e praticamente non c' era più nessuno». Il decreto notturno è stato uno choc? «Molto di più, direi una bomba» 

 Trasformato in legge l’8 agosto successivo (L. 359/1992), i suoi effetti avrebbero richiesto del tempo [9], ma il loro significato e peso, combinato alla svalutazione della lira, furono comunque notevoli. Tra i casi più clamorosi di svendita, quello della SME ceduta a un prezzo molto minore di quello reale. La finanza anglo-americana guadagnò il controllo di buona parte delle grandi aziende alimentari italiane - Buitoni, Locatelli, Negroni, Ferrarelle, Perugina e Galbani. L’ENI finiva in parte ai Rothschild [10]. La svalutazione della Lira avvenuta a settembre grazie all’impiego da parte di George Soros dei fondi hedge, avrebbe permesso grandi profitti agli acquirenti, e provocato grandi perdite allo Stato. L’Italia perse decine di miliardi in quell’anno, né poté nulla il tentativo del governatore Ciampi di bloccare la manovra svalutativa di Soros, una operazione da molti giudicata, all’epoca ed ex post, impossibile a realizzarsi, dato il divario enorme tra la massa di denaro messa in gioco dal finanziere ebreo-americano e quella delle casse dello Stato italiano, esauste e gravate dal Debito [11].

Come già detto, la ‘rivoluzione’ continuò anche nel 1993, nell’indifferenza di un paese drogato dalla “lotta alla corruzione” nonostante il sensato discorso di Craxi del 29 aprile (il finanziamento illecito dei partiti era prassi condivisa da tutti, aveva detto il leader socialista alla Camera); continuò con attentati di oscura origine, con strani suicidi o omicidi di dirigenti di stato, tra cui quello del Presidente dell’ENI Gabriele Cagliari. Ma il punto di non ritorno era stato già raggiunto. Grazie alla svolta del 1992, a una corruzione e attività truffaldina in fondo minore ma perseguibile per legge – quella dei politici invischiati nelle vicende di tangenti, la maggior parte dei quali poi assolti – si sostituì una grande truffa nei fatti inattaccabile sul piano giudiziario, sia perché la Politica e la Giustizia avevano ben scarsi mezzi di fronte alla potenza di fuoco finanziaria di George Soros, sia perché storicamente – dai tempi della razzia di titoli al ribasso alla Borsa di Londra, nel 1815, grazie alla diffusione della falsa voce della vittoria di Napoleone a Waterloo [12] – la finanza “è” troppo spesso ‘truffa’, anche se mascherata da ‘finanza creativa’: un’ attività lucrosa border-line,  priva di alcuna regola morale, capace di aggirare sempre gli ostacoli giuridici al suo dilagare planetario come rapina dell'altrui ricchezza già creata» (Marx).

Non a caso gli anni di Tangentopoli – la contestualizzazione internazionale è congruente col discorso che stiamo qui facendo – sono gli anni dello sfondamento e disgregazione delle sovranità statuali: un percorso lacerante, compiuto non solo per via armata (Iraq, Jugoslavia, etc.) ma anche – sullo specifico terreno del ‘controllo dei capitali’ di trascorsa memoria - per via informatica. La moneta elettronica – l’ultima della generazione di monete di millenni di storia - non era solo, ‘in sé’, un ulteriore accumulo di ricchezza ‘inventata’, ma anche uno strumento capace di oltrepassare i confini di quale che sia stato formalmente indipendente.

Sul piano internazionale l’abbaglio del ‘diritto di autodecisione dei popoli” ingannò molti: un giornalista di Liberazione già ‘stalinista’, Carlo Benedetti, giunse in quel periodo a teorizzare che ‘in fondo’ alla disgregazione dell’URSS provocata da Gorbaciov avrebbe fatto da contraltare l’ingresso nei territori dell’ex Unione, di Soros e della sua rete informatica ‘unificatrice’. 

Sul piano nazionale la lotta alla corruzione – principio altrettanto giusto del diritto di autodecisione – servì a obnubilare la grande truffa legale (legale perché sancita dalle nuove normative bancarie ed economiche) che Tangentopoli stava portando fin dentro le tasche dei cittadini. Si registrò l’espropriazione di fatto nelle mani di una minoranza di banchieri e finanzieri, di un grande patrimonio pubblico frutto del lavoro di numerose generazioni di italiani. Si registrò anche e soprattutto l’usurpazione della sovranità e della rendita monetaria.

Una ‘rivoluzione’ indubbia, ma di chi e per chi? La risposta, simbolo dell’intera operazione politico-mediatica-giudiziaria di Mani Pulite [13], la si trova in un’altra intervista del Corriere della Sera, al barone Guy de Rothschild. Di essa meritano di essere sottolineati due passi. Nel primo il banchiere dichiara il suo pieno sostegno al Pool di Milano, alle denunce dei mass media, e insomma a tutti coloro che spingono per annientare la DC e il PSI:

La parola "rivoluzione" – scrive l’intervistatore - pronunciata da Guy de Rothschild fa sussultare. ‘Pardon?’ ‘Ho detto proprio rivoluzione - insiste il barone - perché in Italia la gente pulita deve spazzare via la gente corrotta. Io, se fossi un Rothschild italiano, finanzierei i partiti che mirano a questa impresa di purificazione. C'è stata corruzione allo stato puro. Immoralità assoluta e diretta: devi pagarmi per ottenere il diritto di intraprendere … Un Paese che viveva senza alcun controllo in un quadro illegale … Era fatale che finisse male".

Poi l’intervistato passa ai risultati della ‘rivoluzione’. L’inizio è veridico, il denaro-gruzzolo fuori del ciclo produttivo (contrariamente a quel che recita il III Libro de Il Capitale  di Marx) è un mezzo per cambiare e eventualmente dominare il mondo. Quello che però segue – il giudizio sul “capitalismo” anno 1993, l’anno dell’intervista – è contrario a verità, ai fatti storici, cioè, che abbiamo sin qui raccontato:

Il ‘demone del denaro" è solo letteratura. Il denaro è un mezzo e basta". Ma come giudica questo capitalismo trionfatore? "… Si parla di capitalismo sfrenato. Non esiste più, è finito nel XIX secolo. Oggi, ci sono precise regole. Si è a una forma di cooperazione tra l' impresa privata e lo Stato".[14] 

In realtà Tangentopoli aveva in gran parte distrutto e continuava a distruggere – con l’alibi della cosiddetta ‘finanza creativa’ e della ‘lotta alla corruzione’ - ogni regola nella sfera finanziaria e bancaria dell’economia italiana, producendo uno iato profondo tra lo Stato, sempre più ‘leggero’, e l’impresa privata a scopi produttivi, sulla cui distinzione dall’impresa finanziaria speculativa probabilmente non a caso il Barone Rothschild aveva sorvolato. Solo le imprese bancarie e finanziarie si sarebbero avvantaggiate con Tangentopoli, lungo i binari transnazionali delle fusioni e della finanziarizzazione mondiale dell’economia.

Le imprese private destinate invece alla produzione di ricchezza reale, sarebbero state almeno nel lungo periodo anch’esse penalizzate. La svendita dell’industria di Stato, la fine della distinzione tra banche a fini speculativi e banche di risparmio, e la privatizzazione della Banca d’Italia avevano gettato le basi, già prima dell’ingresso dell’Italia nell’eurozona, della crescita abnorme del Debito, provocato certo anche dagli ‘sprechi’ della Politica, ma in primis e soprattutto dalla perdita dei diritti di ‘signoraggio’ dello Stato.

 


[1][1] Questa e le successive citazioni sono tratte da Massimo Gaggi, “Convegno sul Britannia, sponsor la Regina”, Corriere della Sera, 2 giugno 1992.

[2] Nel 2001 il gruppo ha cambiato il nome, ma la motivazione addotta appare come una ammissione dell’errore del passato: “BI changed its name to International Financial Services, London (IFSL). The group must have decided that the name British Invisibles had unfortunate connotations of secrecy, perhaps at though, considering its behind-the-scenes lobbying and networking activities (http://www.herinst.org/BusinessManagedDemocracy/government/services/BI.html)

[3] Ibidem. Sul significato possibile dell’esercitazione, vedi più avanti, cap. III.

[4] Ibidem. Gaggi, nell’articolo in edicola il 2 giugno, dunque prima dell’inizio del meeting,  faceva seguire la sua frase da un punto interrogativo, che oggi può essere tranquillamente cancellato. Quella riunione programmò – previa svalutazione – la svendita dell’industria di stato italiana alla grande finanza transnazionale.

[5] Citato da Antonella Randazzo ne Il Corsivo quotidiano.  Il Movisol, movimento legato al senatore USA Larouche, ricordava le “interpellanze parlamentari” di fine 1992, dopo la pubblicazione di questa notizia da parte EIR (Executive Intelligence Review)

[6] “ … per il realismo dello scenario di un rapida transizione da una pace armata ad una guerra ad alta intensità tra i due blocchi Est-Ovest”: così  in Wikipedia, voce dedicata. Wikipedia è talvolta inaffidabile su tutto ciò che attiene il Medio Oriente, ma la sua citazione, vera o no, è anche in sé significativa.

[7] Probabilmente per lo stesso motivo di debolezza che aveva indotto Andreotti a imbarcare Guido Carli nei suoi due ultimi governi. Tuttavia, a contrappeso della sua fiducia a Amato, Craxi pose per la prima volta in Parlamento il problema della ‘normalità’ del finanziamento illecito dei partiti. Analogo discorso avrebbe fatto, con maggiore enfasi, il 29 aprile 1993, ma senza alcun esito pratico.

[8] Bocconi, Sergio, “La grande stagione delle privatizzazioni? Partì al Tesoro …”, intervista a Francesco Giavazzi, Corriere della Sera, 31 dicembre 2005;

[9] Dopo l’IRI, ENI, INA e Enel, trasformati in Spa dal DL 333/92, lo stesso Decreto venne applicato, tramite delibere apposite del Comitato CIPE alle Ferrovie dello Stato (12 agosto 1992),  Ai Monopoli di Stato (18 febbrraio e 2 aprile 1993), all’AGIP e Snam dell’ENI, alla quota ENI del Nuovo Pgnone e a quella IRI del Credito italiano, banca azionista della Banca d’Italia (30 dicembre 1992), alle quorte del Tesoro in Banca commerciale italiana, Credito italiano, Enel, Imi, Stet, Ina ed Agip; infine la 178 del 1992 ha trasfomato l’ANAS in Spa.

[10] Giacomo Gabellini, http://www.statopotenza.eu/3809/la-lunga-marcia-di-logoramento-dellItalia

[11] L’impotenza dell’Italia di fronte agli attacchi di Soros è stata sottolineata tra gli altri da Antonio Fazio, governatore della Banca d’Italia dal 1993 al 2005.

[12] Anche nel 1993 Ciampi prese posizione ufficiale contro l’attacco speculativo all’Italia, in una lettera indirizzata al Procuratore Capo di Roma Vittorio Mele per avviare "le procedure relative al delitto previsto all'art. 501 del codice penale ("Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio"), considerato nell'ipotesi delle aggravanti in esso contenute" (Repubblica, citata da Antonella Randazzo ne Il Corsivo quotidiano

[13] Compreso il sottoscritto, in interventi dalla seconda metà degli anni ‘90 ad oggi.

[14] Ulderico Munzi, "Io, Rothschild, finanzierei il partito Mani pulite”, Corriere della Sera, 29 maggio 1993

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