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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

E' STUPIDO E VILE: PRIMA ANCORA CHE SUICIDA

Pubblicato su 3 Aprile 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Abbiamo tante difficoltà, abbiamo difficoltà crescenti e l’unica previsione fondata che si possa fare, è che esse aumenteranno ancora. Con chiunque si parli – in quello che comunemente si conviene definire il mondo degli anti sistema usurocratico – questa constatazione è unanime e la previsione è concorde, e tutti aggiungono, preoccupatissimi, che ormai si “ sente “ che ormai facciamo parte di una comunità umana, non ancora perseguitata, ma sicuramente emarginata.
Ma perché scriviamo di questo? Lo ricordiamo, e ne scriviamo, per dire qualcosa alla quale, forse, non molti stanno facendo caso; e per arrivare ad alcune, sintetiche ma necessarie, conclusioni.
Lo scriviamo per far notare che mentre l’emergenza ci incalza e ci assedia; mentre il barometro politico-economico non si mette certo al bello, abbiamo intorno a noi un singolare e sconcertante atteggiamento che definiremmo “ normalistico “.
Tutti vivono, si comportano, ragionano come se stessimo attraversando una fase “ normale “ della vita politica ed economica,  e le emergenze di questa lotta, qualsiasi forma assumano,  sono “ rigettate “, quasi psichicamente, per i loro contenuti di eccezionalità, credendo con ciò solo di averle ricacciate indietro ed eliminate.
Le cose non stanno così, cari lettori. Le cose si stanno mettendo in modo tale che la “ normalità” sarà sempre meno la regola e l’eccezione, l’emergenza, tenderanno a diventare sempre più abituali.
Dobbiamo “ attrezzarci “, anzitutto psicologicamente ed interiormente, a tutto ciò; di tutto ciò dobbiamo prendere, come si usa dire, coscienza.
Per dirla tutta e chiaramente, vediamo intorno a noi, una quantità infinita di persone – e parliamo sempre dei “ ribelli” – che continua pazientemente, tenacemente, a vivere in termini di normalità e di abitudinarietà. Ma non è pazienza e tenacia: è incomprensione, è ottusità, è rifiuto di prendere atto della realtà che ci circonda, è, in buona sostanza, un modo sottile di alzare bandiera bianca.
Quello che intendiamo dire è che occorre uscire da questo clima, in cui la maggioranza dei “ ribelli” continua ad attendere alle sue normali occupazioni e preoccupazioni minori, mentre solo una minoranza, ristrettissima “ tira la carretta “, rischia e paga in prima persona, si dà da fare, si arrabatta in mille modi, si impegna sino allo spasimo.
I più se ne fregano, ecco il punto.
Certo borbottano e mugugnano nei salotti; alzano mani e parole accusatrici per chiedere: “ ma che diavolo fate ! “ o “ perché non fate questo o quell’altro”; ma poi, finta la sfuriata e passata l’occasione, tornano alle loro attività, al loro tran-tran borghese, alla casa-ufficio-ufficio-casa, ai guadagni e traffici e commerci, al “ particolare” assorbente delle professioni e degli uffici.
La lotta come dopolavoro; ecco il punto debole dei ribelli, il nostro tallone d’Achille; ecco il terreno sul quale gli usurocratici ci hanno fregato e ci stanno battendo; ecco l’antica tara di un certo modo di condurre la lotta.
La lotta come “ ritaglio “ di tempo, strappato – e spesso sventolato esibizionisticamente – alle usuali attività; una lotta che, altrettanto spesso, è solo parlottio serale, concesso, gettato lì come sfogo liberatorio e alibistico.
Conosciamo tutti i ribelli “ da tastiera”, che ogni giorno si abbandonano all’estremismo verbale e verboso. Conosciamo tutti gente che potrebbe muovere una mano, non per azionare la tastiera, ma, senza esagerare, per distribuire volantini. Ma quella mano non la muovono; e mentre si agitano tanto con la lingua, e la tastiera, a censurare, a criticare, a sputar sentenze, quella mano se la farebbero piuttosto tagliare.
Ma non la sentite l’aria che tira ? Per noi, per tutti e anche per tutti gli italiani è aria da “ gulag “, da persecuzione finanziaria, è aria che sa di persecuzione massiccia e indiscriminata, di prigione, di “ giustizia sommaria “.
I ritagli di tempo non bastano più; gli impegni “ part-time “ sono superati; irremediabilmente. Entro pochi mesi il loro ordine extra nazionale sarà totalmente realizzato, la dittatura economica sarà stabilizzata. Inciderà di brutto, duramente ed in profondità, dolorosamente per il popolo.
Nessuno è obbligato a stare sul versante dei ribelli anti sistema, sia chiaro. Ma si vorrebbe che chi ci sta, chi ha deciso di restarci, si renda conto che non di un semplice versante di lotta si tratta ma di una vera e propria barricata ideale, lungo la quale tutti dobbiamo essere egualmente schierati, offrendo ognuno alla lotta comune quel che può ciascuno dare a secondo della sua collocazione e delle sue possibilità.
C’è ancora margine, c’è ancora spazio e tempo per reagire, per contrattaccare, per uscire in positivo da questo sistema contro l’uomo.
Ma occorre che tutti si diano da fare, si impegnino e si mobilitino come pochi, invece, stanno in realtà e in concreto facendo quotidianamente.
E chiedo a tutti voi. Se lo sforzo di questi pochi fa sì che, nonostante tutto, si “regga”, quale sarebbe il risultato possibile se i pochi diventassero molti ? e se in molti ci si impegnasse su tutto il vasto versante delle iniziative in corso o che potrebbero essere realizzate ?
Pensateci, cari amici e simpatizzanti di questa lotta per la vita, che adesso, senza rendersene conto ( o facendo finta di non rendersene conto ) vegetano nell’inconcludente angolino piccolo-borghese della loro quotidianità.
Agire così non ha più senso, comportarsi così, vivere così, non ha più senso.
E’ stupido e vile, prima ancora che suicida.
Claudio Marconi   211463 1598597307 1809044 n

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