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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

DISINFORMATORI E " INCANTATORI DI SERPENTI"

Pubblicato su 22 Maggio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

E’ un vero peccato ( ma sarebbe più appropriato dire dramma) che l’ottimo intervento di Sibilia (M5S) sulla proprietà della moneta e sul signoraggio bancario sia infangato da uno spruzzo di orina di tal Mattia Corsini sul blog: economia5stelle.it ( che riportiamo integralmente).

Il Corsini scrive un pamplet che potrebbe aver scritto benissimo Monti o Prodi o Berlusconi o Letta o…….

Il problema della moneta è solo uno: deve essere di proprietà popolare ed a credito.

L’esempio riportato dall’articolista della FED è emblematico: approva la stampa della moneta da parte di una banca privata e condivide l’abdicazione dello Stato a questa sua prerogativa.

La responsabilità di questo dramma economico è solo ed esclusivamente degli Stati che hanno rinunciato a stampare moneta a favore di speculatori.

A questo disinformatore pubblico ( ma sarà tutta farina del suo sacco? ) è bene spiegargli che quando si prende una moneta a prestito, come è il caso dell’Euro ed anche del dollaro, si debbono pagare interessi e questi vanno a formare il debito pubblico.

Facciamo un esempio: se io prendo 100 euro dalla BCE o dalla FED gli dovrò restituire i 100 euro + 3,diciamo, di interessi: il mio debito ammonta così a 103 euro. Supponiamo che alla fine dell’anno io non abbia speso nulla e volessi chiudere questa partita, non sono in grado di farlo perché ho 100 euro e non 103. Debbo prendere altro denaro in prestito,aumentare il mio debito e così anno per anno. E’ così che si forma il debito pubblico.

Se la moneta la emettesse lo Stato non dovrebbe pagare interessi a nessuno, sarebbe di proprietà del portatore, perciò non più a debito ma a credito e se lo Stato lega il valore della propria emissione al valore della produzione nazionale non ci sarebbe inflazione.

Altro aspetto significativo e fondamentale è che lo Stato, in quella situazione, si farebbe pagare le tasse per far accettare la moneta dai cittadini, ma queste non servirebbero a pagare interessi ai privati, come avviene ora, ma sarebbero nuovamente messe in circolazione e sempre di proprietà dei cittadini.

Ci fermiamo qui.

Consigliamo al sig. Corsini di andare a studiare e dopo ne potremmo riparlare.

Claudio Marconi

una lira

Come dicevamo, l’intervento per molti versi ci onora e ci rincuora. Il cittadino Sibilia ha ben chiare le tremende responsabilità dei trattati europei, del pareggio di bilancio e del Fiscal Compact nella crisi odierna, così come le evidenti iniquità antidemocratiche del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES).

Tuttavia l’intervento contiene anche alcune inesattezze e ingenuità, che a beneficio della divulgazione vorremmo sottolineare:

“Quindi è come dire che dei soggetti privati siano proprietari della nostra moneta e ce la prestino richiedendola indietro con interesse. Ma se la moneta è dei cittadini, degli stati, allora perché ce la prestano? ha mai sentito parlare di signoraggio bancario sig. letta? ne parlate mai alle riunioni del club bilderberg? club di cui lei, il suo predecessore mario monti, emma bonino guarda caso suo ministro degli esteri e mario draghi guarda caso direttore della bce fate parte.
gli istituti privati stampano moneta cedendola in prestito e richiedendone restituzione con interesse per creare questa spirale di stritolamento che si chiama DEBITO.”

Per quanto il resto del suo intervento sia ben posto e pregevole, qui proprio non ci siamo. Dobbiamo fare attenzione ai dettagli che rendono la comunicazione del Movimento attaccabile, poiché basta un solo errore per squlificare un ottimo intervento.

Intanto asserire che la crisi europea sia figlia di decisioni prese al club Bilderberg (o dalla Massoneria o altre organizzazioni segrete del genere) é quantomeno azzardato, e andrebbe almeno provato. A nostro parere dire questo é fuorviante. E’ vero che questo club raccoglie il peggio della finanza europea e mondiale, ma non é certo l’unico gruppo di potere del genere (altri esempi altrettanto in conflitto di interesse sono Group of 30, Aspen Institute, Commissione Trilaterale, European Roundtable of Industrials, etc) e le lobby europee colpevoli dell’attuale situazione hanno infiniti modi per esercitare la propria influenza, che esulano da un ritrovo fisico in un salotto buono della finanza.

Più importante ancora, il resto della tesi secondo cui il debito pubblico sarebbe figlio delle banche private europee (su tutte la BCE) che ci prestano una fantomatica moneta “a debito” che andrà restituita, é del tutto infondato. No signori, il problema non é di chi sia la banca, ma chi la controlla e quali prerogative e mansioni preveda il suo statuto. In Europa si é follemente scelto di perseguire il paradigma della banca centrale indipendente dal governo europeo, questo é il problema. Non esiste controllo del parlamento europeo sulla BCE, questo é il problema. Mario Draghi é autorizzato a stampare moneta come desidera, chiedendo i collaterali che desidera e le condizioni che più gli aggradano. La FED americana per esempio é ancor più privata della BCE, ma é da STATUTO sottoposta al governo centrale USA che può imporle qualunque tipo di politica monetaria gli aggradi.

La BCE é invece un organo autonomo, non eletto, che risponde solo a sé stesso sulla base del TOTALE controllo dei prezzi, ovvero dell’inflazione. ECCO il problema. Il suo statuto DEVE essere rivoluzionato. Perché se ne cambiassimo semplicemente la proprietà in pubblica SENZA modificarne statuto e finalità, non cambierebbe NULLA. La BCE dovrebbe diventare prestatore di ultima istanza per il nostro sistema bancario,  garantendone la liquidità senza che questo debba ricorrere a folli operazioni sui mercati dei capitali (per poi dover essere salvate a caro prezzo dagli stati stessi), e dovrebbe inoltre essere garante del debito pubblico degli stati dell’Eurozona, acquistandone i titoli di stato e fissandone de facto i tassi di interesse, ora in totale balia degli umori dei mercati. E dovrebbe avere come finalità la piena occupazione dei cittadini e il pieno stato sociale, non la fredda e inutile “stabilità dei prezzi”!

Ecco il problema!

Il cittadino Sibilia dice bene nel sottolineare che le banche italiane private siano proprietarie del capitale della Banca d’Italia, ma ne parla in termini complottistici, come se fosse un abuso tremendo. No, questo é È UN OBBLIGO DI LEGGE. Per fare attività bancaria, le banche italiane “partecipano” al soggetto che fa vigilanza, ovvero la Banca d’Italia. Non è che sia una scelta deliberata e truffaldina… O che esista un mercato delle quote della Banca d’Italia dove si comprano o si vendono… Certo, quando è nata la Banca d’Italia la maggior parte delle banche azioniste eran pubbliche, ma come si é detto non è quello il punto! Il punto é che dal 1981, data del celebre divorzio tesoro-Banca d’Italia, la politica monetaria non é più sotto il controllo dello stato italiano! Che é costretto ad indebitarsi sui mercati dei capitali per ottenere moneta, quando avrebbe potuto semplicemente crearla da sé e finanziarsi direttamente. Non si può confondere un  problema di conflitto di interesse (che andrà gestito accuratamente) con teorie balzane su COME venga creata la moneta.

Secondo lo spesso citato prof. Auriti il problema é che la moneta, in quanto emessa da soggetti privati che la “prestano”, non appartiene al popolo ma alla BCE. NO. Ancora no. La teoria di Auriti non è mai stata valida. Non è che lo è diventata perché non si “stampa” moneta ma si usano mezzi elettronici. Prima si scrivevano numeri sui libri, invece che sui fogli elettronici, ma è la stessa cosa. L’espressione “stampare moneta” in effetti è fuorviante. Anche il termine “moneta” può esserlo, perché con questa parole si indica sia la moneta legale che quella bancaria e si tende a fare un sacco di confusione.

La moneta é del portatore. Nessuno vi obbligherà mai a restituire i vostri stipendi alla BCE, ma soprattutto la moneta ha valore e ha senso perché lo stato che la usa ne garantisce valore, non perché la banconota in sé abbia scritto sopra “BCE” oppure “Italia”. Infatti una banconota é come un “pagherò dello stato”, ovvero un biglietto “io vi devo beni e servizi per l’ammontare segnato e potete pagare le tasse che vi impongo usandomi”. Il concetto di proprietà della moneta é fuorviante e del tutto scorrelato con le reali cause della crisi.

Nel nostro manifesto divulgativo Economia Politica 101 stelle segnaliamo una parte molto chiara sui meccanismi di creazione della moneta:

https://docs.google.com/file/d/0B0DM_HqqOHAVREd0QUtmdkRPZUE/edit?usp=sharing

Questi articoli di Keynesblog tornano utili per la comprensione approfondita del problema:

http://keynesblog.com/category/teoria-economica/moneta-endogena/?orderby=date&order=ASC

Segnaliamo questa faq sugli errori comuni della teoria complottista del signoraggio bancario. Ne consigliamo una lettura, a parte l’ultimo punto “E allora come mai c’è il debito pubblico?” che contiene molti errori ed é inaffidabile.

http://www.carmillaonline.com/2012/03/22/signoraggio-faq-ovvero-come-ho/

Segnaliamo inoltre quest’interessante articolo del giornalista Paolo Barnard, che tratta in maniera piuttosto approfondita il tema, confrontando la situazione di uno stato a moneta sovrana con quella dei membri dell’Eurozona:

http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=225

La pagina di Wikipedia.it su Giacinto Auriti riporta corretta informazione e merita una citazione, in particolare quando afferma che Auriti ha perso la causa intentata contro la Banca d’Italia ed é stato assolutamente smentito dal punto di vista giuridico ed empirico sulle sue discusse “teorie”:

Ma, fa notare la Banca, “i biglietti appena prodotti dall’officina fabbricazione biglietti della Banca d’Italia costituiscono una semplice merce di proprietà della Banca centrale, che ne cura direttamente la stampa e ne assume le relative spese (art. 4, comma 5, del T.U n. 204/1910).” Acquistano la funzione e il valore di moneta solo quando la Banca d’Italia li immette nel mercato e ne trasferisce la proprietà ai percettori.

L’immissione dei biglietti avviene con operazioni che la Banca in autonomia conclude “con il Tesoro, con il sistema bancario, con l’estero e con i mercati monetari e finanziari, operazioni tutte previste e compiutamente disciplinate dalla legge e dallo statuto della Banca d’Italia (artt. 25 – 42 del T.U. n. 204/1910 e artt. 41 – 53 dello Statuto)”.

Quindi definisce “abnorme e campata in aria” la teoria di Auriti per la quale “esisterebbe una consuetudine interpretativa contra legem, in base alla quale la Banca centrale all’atto dell’emissione mutua allo Stato italiano ed alla Collettività Nazionale, tutto il denaro che pone in circolazione”. La moneta è immessa nel mercato in base ad operazioni previste e disciplinate dalla legge, con le quali la Banca d’Italia cede la proprietà dei biglietti. Questi come circolante vengono registrati nel passivo nella contabilità della Banca che acquista in contropartita o riceve in pegno beni o valori mobiliari (titoli, valute, ecc.) che finiscono nell’attivo. Inoltre la Gazzetta Ufficiale, come prescrive la legge, riporta mensilmente tali operazioni.

Aggiunge la Banca che considerato che essa stessa si assume le spese di fabbricazione dei biglietti e l’imposta di bollo, mentre gli utili annuali, effettuati i prelevamenti e le distribuzioni di cui parla l’art. 54 dello Statuto vengono devoluti allo Stato ai sensi dell’art. 23 del T.U. n. 204/1910, si evidenzia “l’assoluta inconsistenza ed insensatezza delle tesi” di Auriti, secondo il quale “l’erogazione della moneta sarebbe effettuata dalla Banca d’Italia addebitandone allo Stato ed alla collettività l’intero ammontare senza corrispettivo.” Pertanto, conclude la Banca, “non è dato riscontrare alcunché di arbitrario o di illegittimo nelle prerogative esercitate in campo monetario dalla Banca centrale, perché, contrariamente a quanto preteso dall’attore, l’intera materia è compiutamente disciplinata dal legislatore, in modo tale che nessun aspetto attinente all’attribuzione o all’esercizio della funzione di emissione può dirsi regolamentato da consuetudini interpretative e, meno che mai, da consuetudini contra legem.”

La richiesta viene respinta e il Tribunale condanna Auriti al pagamento delle spese di giustizia.

http://it.wikipedia.org/wiki/Giacinto_Auriti

Per chi volesse davvero informarsi alla fonte, riportiamo il link allo statuto della BCE, voce “distribuzione profitti e perdite della BCE” (inclusi quelli da signoraggio):

“I profitti e le perdite netti della BCE sono distribuiti tra le BCN dei paesi dell’area dell’euro conformemente all’articolo 33 dello Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea”

http://www.ecb.int/ecb/orga/capital/html/index.it.html

E dallo stesso sito, ma in inglese, si specifica anche che tali distribuzioni di profitti avvengono SOLO fra le banche centrali dei paesi dell’area euro. Per esempio, la Banca di Inghilterra non vede un cent dei profitti della BCE.

“The non-euro area NCBs are not entitled to receive any share of the distributable profits of the ECB, nor are they liable to fund any losses of the ECB.”

http://www.ecb.int/ecb/orga/capital/html/index.en.html

Per concludere il discorso, segnalo anche alcuni passi significativi presi direttamente dallo statuto della Banca d’Italia.

ART.1: La Banca d’Italia è istituto di diritto pubblico. Nell’esercizio delle proprie funzioni, la Banca d’Italia e i componenti dei suoi organi operano con autonomia e indipendenza nel rispetto del principio di trasparenza, e non possono sollecitare o accettare istruzioni da altri soggetti pubblici e privati
Curioso… non era privata? O comunque CONTROLLATA da privati? PARE di no…
ART. 3: Il capitale della Banca d’Italia è di 156.000 euro ed è suddiviso in quote di partecipazione nominative di 0,52 euro ciascuna, la cui tito larità è disciplinata dalla legge. Il trasferimento delle quote avviene, su proposta del Direttorio, solo previo consenso del Consiglio superiore, nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Istituto e della equilibrata distribuzione delle quote.”

Dall’art.3 capiamo bene come la Banca d’Italia non sia una comune società per azioni. Le banche che la partecipano hanno quote definite da leggi (tradotto: le leggi in Italia vengono ratificate dal parlamento, e sono pertanto soggette a legittimazione democratica). Si capisce anche che se si verificasse uno squilibrio, il Consiglio superiore della banca interverebbe a ripristinare una situazione equa. Ma vediamo CHI sia questo “Consiglio superiore”…

ART. 18Al Consiglio superiore spettano l’amministrazione generale nonché la vigilanza sull’andamento della gestione e il controllo interno della Banca.

Qui si é capito che il consiglio decide TUTTO delle attività bancarie. Se avessimo la dimostrazione che esso é nelle mani dei privati, avremmo la conferma che la Banca d’Italia fa l’interesse dei privati e infatti…

ART. 15: Il Consiglio superiore si compone del Governatore e di 13 consiglieri nominati nelle assemblee dei partecipanti presso le sedi della Banca.”

Bene, abbiamo il governatore e 13 consiglieri. Quindi il vero potere della banca é nelle mani del GOVERNATORE, dal momento che i 13 consiglieri, nominati dalle assemblee dei partecipanti (ovvero gli enti che hanno quote sufficiente della BI), sono SOLO consiglieri. Hanno un’influenza vicina allo ZERO. E chi nomina il governatore?

ART. 17: Ai sensi dell’art. 19, commi 7 e 8, della legge 28 dicembre 2005, n. 262, la nomina del Governatore, il rinnovo del suo mandato e la revoca nei casi previsti dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC, sono disposti con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia.”

Ed ecco smontato definitivamente il complotto. Il Governatore é nominato (e se necessario RIMOSSO) dal Presidente della Repubblica su suggerimento del Presidente del Consiglio, due soggetti che dispongono di legittimazione democratica, pur con tutti i limiti che ha essa in Italia.

Si potrebbe ancora obbiettare che, dato l’enorme e innegabile conflitto di interesse fra politica e ambiente bancario italiano, i politici stabiliscano le quote di partecipazione della Banca d’Italia in modo da favorire i loro amici banchieri collusi e corrotti, al fine di massimizzarne gli introiti. Sarà veramente così?

ART. 39: Il Consiglio superiore determina gli accantonamenti al fondo di riserva ordinaria, fino a concorrenza del 20% degli utili netti conseguiti nell’esercizio. Ai partecipanti sono distribuiti dividendi per un importo fino al 6% del capitale. Col residuo, su proposta del Consiglio superiore, possono essere costituiti eventuali fondi speciali e riserve straordinarie mediante utilizzo di un importo non superiore al 20% degli utili netti complessivi e può essere distribuito ai partecipanti, ad integrazione del dividendo,un ulteriore importo non eccedente il 4% del capitale. La restante somma è devoluta allo Stato.

Ehm. NO. Come si può notare, normalmente le banche partecipanti incassano un dividendo miserevole, pari al 6% dell’utile di esercizio della banca. Dividendo che può, su decisione eccezionale del governatore, salire al 10%.

La restante somma é devoluta alle riserve bancarie (dal 20 al 40%) e TUTTO il resto allo stato! Insomma,nel caso peggiore lo stato incassa il 50% dell’utile d’esercizio della Banca d’Italia, ma può arrivare al 70%! Mentre i “collusi” partecipanti vedono al massimo un 6%, che il governatore può aumentare a 10. Ovvio, se fa il furbo sarà rimosso, ma questa é un’altra storia.

Chiudo rassicurandovi anche sul TERRIBILE conflitto di interesse che ci sarebbe nella gestione della banca stessa.

ART. 42: I componenti del Direttorio e tutti i dipendenti dell’Istituto non possono svolgere attività nell’interesse di banche, intermediari finanziari e altri soggetti vigilati, esercitare attività di impresa commerciale, essere amministratori, institori o sindaci in qualsiasi società, partecipare a società in nome collettivo o, come accomandatario, in società in accomandita. Il Consiglio superiore può tuttavia consentire che si assumano funzioni di amministratore di società o di altri enti, quando riconosca che ciò sia nell’interesse della Banca. Per gli stessi motivi, può anche consentire che si assumano funzioni di sindaco da parte di impiegati aventi grado non superiore a quello di capo servizio o equiparato.
ART. 43: I senatori e i deputati e le altre persone che dedicano la loro attività al disimpegno di cariche di carattere politico non  possono far parte dei Consigli della Banca. Sono altresì esclusi dal far parte del Consiglio superiore della Banca i dipendenti e coloro che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso banche o altri soggetti operanti nel settore dell’intermediazione finanziaria, i dirigenti e gli impiegati della pubblica amministrazione, nonché, in ogni caso, tutti coloro che si trovino in situazione di conflitto di interessi con la Banca in considerazione della posizione personale o delle cariche ricoperte. Le disposizioni dei commi precedenti si osservano anche per le nomine demandate al Consiglio superiore ai sensi dell’art. 18, n. 8, del presente statuto.”

Non male direi. Si può fare di meglio? Indubbiamente, ma in teoria la legge é molto chiara. Nessun conflitto d’interesse é tollerabile nelle nomine degli organi dirigenti della Banca d’Italia. Alcune eccezioni possono esser fatte su responsabilità del Governatore (che ricordo sempre: SE SGARRA E’ RIMOVIBILE!!!)

http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/statuto/statuto.pdf

Invito come sempre a consultare le fonti affidabili prima di asserire il falso o fare congetture pericolose.

 

Mattia Corsini - Tratto da: economia5stelle.it

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