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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

DICHIARAZIONE GIURATA DI WILHELM PRETORIUS, PRIGIONIERO DI GUERRA BOERO

Pubblicato su 21 Maggio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

 

 

Dichiarazione giurata di Wilhelm Pretorius, prigioniero di guerra boero imputato nel processo-farsa del cosiddetto “Boeremag”

 

Traduzione in italiano a cura di Volkstaat.org
Il testo in verde, tra parentesi quadre, è di Volkstaat.org


Che la polizia [la polizia imperiale] utilizzi il metodo barbaro della tortura è vero al cento per cento. Io posso testimoniarlo personalmente.

Il 10 dicembre del 2002, io, Wilhelm Pretorius, uno studente di 25 anni, venni arrestato con accuse per reati politici e con particolare riferimento all'uso di armi, che comprendevano alto tradimento e cospirazione per un colpo di stato. Le accuse erano essenzialmente le stesse che durante gli anni dell'apartheid erano state mosse a dei membri dell'ANC [African National Congress], molti dei quali oggi sono membri del Parlamento del Sudafrica [“nuovo” Impero della Repubblica del Sudafrica (RSA)].

Venni arresto alle 20.00 (8 di sera) in un parco a Pretoria, mentre piovigginava. Le mie mani vennero legate dietro la schiena con cavi di plastica spessi, la stretta era così forte da impedirmi la circolazione del sangue alle mani. Per circa due ore rimasi a terra, sullo stomaco. Durante questo lasso di tempo, un poliziotto arrivò e mi calpestò il collo.

Dopo approssimativamente due ore, il capitano Johan Vice [Johannes Cornelius Vice – bianco di lingua afrikaans al servizio della polizia imperiale] mi portò ad un veicolo Ventura appartenente alle forze di polizia, avente i vetri oscurati. Quando salì a bordo del veicolo, alla cui guida vi era una donna bianca, il cap. Vice era seduto direttamente dietro di me, e un certo Lotter, un altro poliziotto, era seduto sul sedile di destra sempre dietro di me. Le mie mani erano ancora legate molto strette, e a causa di ciò avvertivo una sensazione di intorpidimento alle mani. Riconobbi che fu il cap. Vice a passarmi la sua camicia sopra la testa e a tirarla bruscamente all'indietro, con l'evidente intenzione di strangolarmi. Lottai con violenza e riuscii a liberare la testa dalla camicia, rimanendo completamente stordito per ciò che era appena accaduto. Non ero ancora preparato alla barbarie che sarebbe seguita. Il cap. Vice è alto circa 2 m. E' un uomo robusto, con due mani enormi. Mi afferrò alla gola con le sue mani gigantesche, spingendo il mio pomo d'Adamo all'indietro, fino a chiudermi la trachea, così che non potevo più respirare. Mi contorsi e lottai, ma le sue mani erano saldamente attaccate alla mia gola, come le zampe di un leone attorno alla gola di un impala. Lottai con tanta veemenza per poter respirare che alla fine atterrai sul sedile centrale del Venture.

A quel punto ero praticamente sdraiato sulle sue ginocchia, con le mani ancora legate dietro la schiena. Lui mi colpì ripetutamente su un lato del volto usando il suo pugno, chiedendomi dov'erano i miei fratelli. A quel tempo erano ancora ricercati dalla polizia, per lo stesso caso. Queste sue azioni continuarono a lungo. A forza mi spinse anche un suo dito nell'orecchio.

Ad un certo momento, ci fermammo a bordo della strada e Vice minacciò che se avessi tentato di togliere la camicia dagli occhi, mi avrebbe ucciso. Disse che aveva preso accordi particolari affinché un cosiddetto “Cafro” (uomo nero) mi stuprasse. “Desiderano della bella carne bianca da un bel po',” disse sogghignando. Qualcuno con l'alito che sapeva di alcol si chinò allora su di me, mentre ero sdraiato sul sedile centrale del Venture, e la portiera era aperta. Questa persona parlava in isizulu, e ripetutamente armeggiò accanto ai miei pantaloni e alla mia cintura. Più volte mi schiaffeggiò in volto. Non capii cosa stesse dicendo. In certi momenti mi parlò così vicino che potei sentire l'odore d'alcol nel suo fiato puzzolente. Successivamente riconobbi tale persona dalla voce, come uno dei poliziotti che mi interrogò molto tempo dopo. Il cap. Vice mi colpì nuovamente su un lato del viso, ancora e ancora. Mi venne chiesto ripetutamente se ero “vergine,” con riferimento al fatto che stavo per essere stuprato. Cosa, questa, che mi veniva continuamente ripetuta.

Poi mi portarono fuori dall'automezzo, e mi fecero stendere su un foglio di plastica vicino alla strada. Ebbi l'impressione d'essere in luogo deserto. Ero ancora bendato e non riuscii a vedere dove mi trovavo. I cavi di plastica iniziavano a tagliarmi la carne e le mani erano completamente insensibili, il cap. Vice venne a sedersi sopra di me e mi mise un pezzo di gomma in bocca e nel naso. Non potevo respirare. Questo trattamento andò avanti mentre gridavano e urlavano contro di me. Mi sdraiai sulle mani intorpidite, boccheggiando senza fiato. In certi momenti mi davo per vinto e mi lasciavo andare per poter morire, in altri, semplicemente, vedevo le stelle dal dolore. Sentivo i polmoni come se volessero scoppiare, mentre tutto il mio corpo era esausto per la mancanza di ossigeno. Continuavano a maledirmi e a minacciare di uccidermi. “Non ti sei ancora caga** addosso?” e altre cose simili, mi venivano gridate contro.

Durante la lotta atterrai sullo stomaco dopo esser riuscito a liberarmi dalla benda. Potei allora vedere chi era il barbaro che aveva compiuto tali atti barbari su di me. Lo stesso uomo venne a sedersi sopra di me. Mise la camera d'aria sulla mia bocca e sul mio naso, e iniziò a tirarmi il collo all'indietro, usando la forza bruta. Ad ogni istante che passava sentivo come se il mio collo potesse spezzarsi. Ero impotente e non potevo fare altro che sopportare. In alcuni momenti mi lasciai andare, e pensai che se il mio collo doveva rompersi, si sarebbe rotto. Inizialmente lottai contro quest'assassino con tutte le mie forze, ma poi rinunciai. “Se il mio collo si spezzasse ora, almeno sarebbe la fine di quest'inferno,” pensai. Rilassai così il mio intero corpo, affinché il collo potesse rompersi. Solo in seguito scoprii che uno degli uomini dell'AWB, Phil Kloppers, ancora carcerato al di d'oggi sopra una sedia a rotelle, era rimasto paralizzato da simili torture praticate dalla polizia.

Dopo questa sessione, la persona stava sulla parte inferiore della mia schiena e forzò violentemente le mie mani verso l'alto. Sentii come se le braccia mi venissero strappate via. La mia testa era ancora a terra, e il collo era stato allungato in modo tale che ancora una volta non riuscivo a respirare. Questo continuò per tutto il tempo, mentre mi urlavano domande su dov'erano i miei fratelli, su come comunicavamo, e quando si supponeva che li avrei rivisti. Non sapevo dov'erano e dovetti pensare ad una storia su come comunicavamo e su dov'erano, al fine di indurli a darmi un po' di riposo. Ma comunque, loro non mi consentirono alcun riposo. Dopo questa sessione di tortura, le spalle mi facevano così male che non potevo alzarle. Per due settimane, non potei alzare le braccia sopra le spalle, e due anni dopo, le spalle mi danno ancora problemi mentre faccio esercizio fisico. Il mio aguzzino mi aveva strappato completamente i legamenti delle spalle.

Atterrai nuovamente sulla schiena e venni nuovamente soffocato con la camera d'aria di gomma. Ad un certo punto, questa venne sostituita da una borsa di plastica. Quindi, strofinò ripetutamente e violentemente le sue nocche contro il mio sterno. Respirai un momento, e lui mi mise in piedi. Tra le 8 e le 10 volte mi colpì allo stomaco con tutta la sua forza, finché caddi a terra. C'era un uomo, un poliziotto dai capelli grigi che sarei capace di riconoscere, che mi teneva fermo mentre l'altro mi picchiava. Venni colpito allo stomaco, ancora e ancora.

Dopo aver terminato questa sessione, venni nuovamente bendato, questa volta con il nastro a strisce della polizia, del tipo usato per delimitare le scene dei crimini. Il nastro fu avvolto stretto attorno al mio volto. Ricordo Vice e Lotter, e vidi che c'erano due camioncini a sponde basse. Mentre il tutto avveniva, li sentivo aprire lattine di birra. Nel camioncino a sponde basse c'erano un sacco di lattine di birra vuote.

Mi misero nuovamente sull'automezzo, erano convinti che avrei incontrato i miei fratelli quella notte, e che loro avrebbero nascosto un messaggio per me, o che io ne avrei nascosto uno per loro, sotto una pietra presso un forte che conoscevo bene. Ci dirigemmo allora verso il forte, ma intanto non smisero di torturarmi. Lungo la strada, il cap. Vice mi colpì sul gomito con il calcio della sua pistola, mi picchiò sulla guancia e mi mise un dito nell'orecchio. Iniziò anche a colpirmi ripetutamente sulla coscia. A quel punto, non avevo più sensibilità alle mani. Anche i colpi alla testa mi avevano fatto vedere le stelle dal dolore, ma a quel punto non li sentivo più. Il fatto che potevo respirare di nuovo mi era vitale.

Ero sdraiato sul sedile centrale del camioncino a sponde basse. Li sentii armare le loro pistole da 9mm e correre verso il forte. Gridarono che avevano visto delle tracce e che probabilmente i miei fratelli erano lì. Non era così però, ci sono persone che visitano regolarmente tale forte, e i miei fratelli non mi avrebbero mai incontrato lì. Non avevamo fissato un appuntamento, e non sapevo dove fossero.

Ci allontanammo di nuovo sul mezzo. A quel punto avevo promesso di cooperare, nel tentativo d'ottenere un po' di riposo. La mia mente era stanca, avevo la gola secca, le mie mani erano intorpidite e il mio stato generale era provato. A quel punto Vice tagliò le corde di plastica, usando il suo coltello tascabile, e nel farlo mi produsse anche un taglio al polso sinistro. Nonostante i cavi mi fossero stati tolti, continuavo a non avere sensibilità. Mi comprarono una Coca-Cola. Avevo la gola così secca, che il gas mi si attaccò ad essa.

Andammo fino ai loro uffici presso il Piet Joubert building in Visagie Street. Lì mi venne ordinato di lavarmi la faccia. Rimasi sorpreso guardandomi il volto nello specchio. Il naso era coperto di sangue, e mio viso era talmente gonfio che pareva una zucca.

Salimmo le scale fino ad un ufficio. Lì, venni tempestato di domande. Ogni volta che davo una risposta che non gli piaceva, schiaffeggiavano la mia testa ripetutamente. Erano sempre il cap. Vice, Lotter, e il poliziotto dai capelli grigi, la cui voce riconobbi come quella della persona che si era finta l'uomo nero che mi avrebbe stuprato. Era presente anche uno zulu. Ad un certo momento ripresero ad urlarmi, dicendomi che dovevo andare con lo zulu, perché loro sanno come far parlare la gente. A quel punto entrò un certo colonnello Van Rooyen [anch'esso un bianco di lingua afrikaans al servizio della polizia imperiale] e mi prese da parte. Mi disse che suo padre condivideva le mie opinioni politiche. Però, dovevo collaborare con queste persone. Cercò di convincermi. Quando gli chiesi se avevo il diritto di rimanere in silenzio, diventò più aggressivo e mi disse che i criminali non hanno il diritto di rimanere in silenzio. Una volta che una persona ha commesso un reato, non ha più il diritto di rimanere in silenzio. Mi portò quindi indietro dagli altri. Mi schiaffeggiarono nuovamente diverse volte, quando non erano soddisfatti dalle risposte che gli fornivo. A quel punto arrivarono un certo commissario Pruis e un altro commissario. Anche loro mi tempestarono di domande. Lasciammo gli uffici approssimativamente alle 10:00 (antimeridiane). I poliziotti erano diventati gioviali. Non venni ammanettato. Andammo nel camioncino a sponde basse. Era lo stesso mezzo che avevamo usato per arrivare fin lì, e vidi anche i pezzi di nastro delimitatore che avevano usato per bendarmi.

Guidarono fino alla stazione di polizia di Hartebeesfontein, circa 300 km ad ovest di Pretoria. Lungo la strada, si fermarono ad un negozio di liquori in una cittadina. Gli stessi tre poliziotti mi chiesero se volevo andare a comprargli degli alcolici. Capii che se l'avessi fatto, avrebbero potuto sostenere che avevo cercato di scappare, e avrebbero potuto spararmi e ammazzarmi. Rifiutai, ma cercai di fingermi amichevole. Lotter, che sedeva di fianco a me nella parte posteriore, andò allora a comprare della birra. Diedero anche a me della birra, mentre loro si aprivano una birra dietro l'altra. Sulla via per Potchefstroom, passammo attraverso un posto di blocco, che li rese molto nervosi, perché avevano bevuto molto. Il mio rappresentante legale, Jaco van der Wateren, nel frattempo era riuscito a rintracciarmi al cellulare di Vice e io, finalmente, avevo avuto l'opportunità di parlargli. Lo chiamai anche successivamente dalla stazione di polizia. Vice mi disse che se collaboravo si sarebbe preso cura di me, viceversa “mi avrebbe messo con alcuni cafri.” “I cafri stanno venendo a s******i. Sei ancora vergine, Willempie?” mi disse burlandosi di me. Quando arrivammo alla stazione di polizia, telefonai immediatamente al mio avvocato, che mi consigliò di sporgere denuncia immediatamente. Senza indugio feci subito una denuncia.

Quella notte, venni richiuso da solo in una cella fredda ghiacciata, senza indumenti caldi. Tutto il mio corpo era in stato di shock. La coperta sporca e pelosa era insufficiente. Il mio collo era completamente privo di forza, e avevo difficoltà a mantenere la testa in posizione. Portai le braccia davanti a me in posizione ripiegata, perché non potevo alzarle. Iniziai a sentire come punture di spilli sulle mani. Avevo delle compresse di antidolorifici leggeri. Avevo la gola così gonfia per lo strangolamento che non potevo mangiare nulla. Potevo ingoiare solo con grande difficoltà. Ed ero stato rinchiuso nella cella senza acqua. Non potei chiamare mia moglie telefonicamente, e seppi solo in seguito che anch'ella era stata arrestata, come anche un mio amico. Passai la notte senza efficaci antidolorifici o qualsiasi altra medicazione. Solo il mattino seguente un poliziotto di Hartebeesfontein mi portò dal medico di zona. Questi mi visitò alla presenza del poliziotto, e io feci in modo che prendesse nota di tutte le mie ferite.

Fui poi informato che la porta di mia moglie era stata sfondata, mentre era spiata dalla polizia e stava telefonando al suo avvocato. L'avevano aggredita e le le avevano strappato il telefono di mano. Un mio amico che era sulla scena era stato maltrattato, e quando era arrivato alla sua auto, aveva visto che dei rivetti erano stati sparati nei suoi pneumatici per impedire che li seguisse e vedesse dove portavano mia moglie.

Il cap. Vice e Lotter sono ancora membri della squadra investigativa nel procedimento penale contro di me e altri, che è ormai in tribunale da circa tre anni. Ad oggi, niente è venuto dalla mia denuncia. Non ho mai incontrato il funzionario incaricato delle indagini. In realtà, nessuna investigazione è mai stata fatta. Al contrario, il cap. Vice siede in tribunale tutti i giorni. Si occupa di tutte le deposizioni scritte degli imputati, della nostra sicurezza in prigione, e delle visite da parte dei nostri famigliari. Siede quotidianamente in tribunale e ci guarda malevolmente. Non è questa una cosa irregolare per qualsiasi sistema giuridico?

L'ANC denuncia regolarmente che suoi membri vennero torturati da questi mostri, eppure l'ANC ha deliberatamente girato gli stessi “poliziotti” [tra cui un buon numero di bianchi di madrelingua afrikaans] contro i suoi oppositori politici. I suoi membri semplicemente girano la testa dall'altra parte mentre le stesse violazioni sono perpetrate contro di noi [i boeri]. Questa relazione riporta solo le torture fisiche che ho patito personalmente. Non si occupa delle raffinate torture psichiche a cui siamo sottoposti in prigione, giorno e notte. Non si può più parlare di giustizia in questo paese [Impero]. La brutalità della polizia è una mostruosa realtà che si perpetua grazie ad un silenzio politicamente motivato. 

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