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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

DA CONSUMATORE A UOMO

Pubblicato su 25 Ottobre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

L’estate è terminata e tutti, quelli occupati, sono tornati alle loro abituali occupazioni, riprendendo possesso dei pochi metri quadri di cui sono gratificati nelle moderne metropoli.

Il “ rito “ estivo è stato consumato, almeno per quelli che se lo sono potuti permettere. Ore di coda per raggiungere una spiaggia priva del cartello “ acque inquinate”, feroci litigi per la conquista di un posteggio, interminabili attese sulle banchine del porto per un posto in traghetto, vacanze “ tutto compreso” e tutto programmato, tintarella integrale “ così alla moda”, esplosione della campagna pubblicitaria per l’Iphone 5, solita malattia di importazione americana, abbronzanti: tutto questo è ormai un ricordo, una esperienza vissuta o sciupata.

Lungi da noi voler fare la morale ( non c’è peggior conformismo dell’anticonformismo di maniera…); desideriamo semplicemente mettere in evidenza alcuni aspetti che riteniamo non trascurabili.

Durante il periodo estivo l’uomo sente il bisogno di cambiare aria, abitudini, modo di vita: questo sarebbe un fattore positivo se egli riuscisse o fosse messo nella condizione di operare delle scelte veramente libere ed individuali, in una parola – oggi di moda – se egli “ gestisse “ personalmente le proprie vacanze.

Ma questo non accade: le ferie vengono distribuite nell’arco di soli 2/3 mesi, provocando vere e proprie simultanee migrazioni verso i posti di villeggiatura.

I cittadini si spostano in massa al mare o in campagna, ricreando le medesime situazioni di caos, traffico, alienazione, stress, nevrosi, inquinamento che credevano di aver lasciato in città. Vediamo cittadine di 10 / 20.000 abitanti arrivare nel periodo estivo ad ospitarne 100 / 120.000, in contrasto con le più elementari regole dettate dall’igiene e dalla logica.

La verità è che molti nuclei familiari non sanno sottrarsi ai condizionamenti dei mass-media, della pubblicità o della storica frase del vicino o dell’amica: “ quest’anno è di moda…”.

E così assistiamo all’anno in cui è “ in “ la riviera adriatica, in quello in cui “ fa fine “ andare in Sardegna o nelle isole dell’Egeo, e così via.

C’è chi riesce a raggiungere qualche posto tranquillo e incontaminato, ma ben presto l’industria turistica – e la cupidigia di speculatori, meglio stupratori ambientali, senza scrupoli – riuscirà a stanarlo e gli si dirà, attravesro un insinuante depliant a sei colori sei: “ ma che fai nella tua tenda, col fornellino a gas, il sacco a pelo e la scorta di viveri ? Perché guardi il mare in silenzio, perché la sera scruti le stelle ? Cosa pensi di trovarvi ? Lascia fare a me, ed allora si che sarai felice: ti costruirò un bel villaggio turistico, degli alberghi, un poprticciolo per gli yacht, qualche ristorante di lusso e diversi negozi alla moda. Se perplesso ? Ti darò anche qualche discoteca, un paio di piscine ( anche perché il bagno in mare in un futuro non tanto lontano sarà vietato a causa dell’inquinamento), il cinema. E poi non sei contento di vedere anche in questo angolo remoto la TV e leggere i quotidiani ?

Così anche questo posto tranquillo diventerà un cantiere edile e poi un villaggio con tutti i conforts.

Il prezzo del “ progresso” sarà la natura sconvolta, le colline deturpate,il mare inquinato, i disboscamenti selvaggi, gli scarichi fognari, ecc.

Perché tutto questo ? Perché si costruisce senza alcun criterio, se non quello dell’utile di poche persone, ben protette a livello politico ? Quali sono le conseguenze di questa urbanizzazione ?

Scrive Konrad Lorenz ne “ Gli otto peccati capitali della nostra civiltà”: In molte abitazioni di massa i balconi dei singoli appartamenti sono separati da tramezzi che nascondono la vista del vicino. Non si può né si vuole stabilire con lui un contatto sociale “ attraverso la grata “, perché si ha troppa paura  di vedere riflessa nel suo volto la propria immagine disperata. Anche per questa via gli agglomerati urbani conducono alla solitudine e all’indifferenza verso il prossimo. Il senso estetico e quello morale sono collegati, e gli uomini costretti a vivere nelle condizioni sopra descritte vanno chiaramente incontro all’atropia di entrambi. Avviene che un comune che possiede piccoli appezzamenti di terreno sul limitare di un bosco scopra che questi aumenteranno di valore se saranno collegati da una strada; e ciò basta perché il grazioso ruscello che attraversa il paese venga deviato, incanalato e ricoperto di cemento; e perché un bel viottolo di campagna venga trasformato in una orrenda strada di periferia “.

E’ ora di rifiutare un sistema mentale fatto di compromessi e di ipocrisie quotidiane, si deve invertire la marcia e ri-scoprire i valori civili e morali dimenticati dalla opulenta società dei consumi.

E’ più importante l’avere o l’essere ?

Noi riteniamo l’ “ essere”, e continueremo la nostra battaglia di Civiltà fino a che – tra le mura sempre più alte dei grattacieli e lo smog delle metropoli – riusciremo ad intravedere il sole e le stelle.

C.M.   imagesCABPD35L.jpg

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