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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

COSA CI ASPETTA DOPO L'EURO: PERICOLI E SPERANZE

Pubblicato su 6 Luglio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

La moneta unica è condannata alla fine e nessuno può evitarla, come dimostrano le elezioni in Grecia e Francia. Una rivoluzione azzererà e rinnoverà lo scenario politico italiano.


La cosa, come doveva essere, è accaduta, Francia e, ancor più, la Grecia, hanno pronunciato il verdetto: l’Euro non vale una Messa e nessuno intende morire per lui. La cosa è a me nota da tantissimo tempo, i pochi lettori che ho lo sanno, tra questi qualcuno importante, nel senso in cui oggi il mondo attribuisce l’importanza – alla leggera! Nessuno ha voluto darmi ascolto, dopo brevi entusiasmi per i miei scritti. Peggio per chi non lo ha fatto, questa classe politica crollerà insieme all’euro, nel cuore della semplice gente non c’è più, anche di ciò non si accorge! Ora passiamo al seguito, al dopo-euro.
L’incoscienza dei politici, nel senso letterale, non moralistico, del termine, uomini, cioè, cui il destino non ha portato alla coscienza interpretazione della crisi e scoperta di cura adeguata, verrà pagata cara, ci troviamo, tutti, in un mare in gran tempesta, senza timoniere, il naufragio è inevitabile, le sue conseguenze sono note a tutti. Sarà difficile salvarsi singolarmente, ancor più difficile indicare una via ai naufraghi superstiti. Ma, dice la Bibbia, dal “resto” viene la salvezza, qualcuno attrezzerà un’arca se è vero che è nel pericolo che cova la salvezza che, per me, o è rigenerazione dell’uomo o non é.
Come qualcuno sa, per me la salvezza, oggi, si trova nel Mediterraneo, credo non esagerato dire che è giusto che la Grecia sia stata l’anghelos, chi annuncia. Questo era l’angelo di una volta, non un pigro asessuato! Non so se solo, ma sicuramente tra pochi, ho scritto della cosa veniente prima del 6 Maggio, qualcuno plaudì alla previsione e al modo in cui veniva detta, ma anche ciò ha trovato il tempo che ha trovato, conseguenze non se ne tirano, eppure è chiaro, se nel Mediterraneo affonda l’Europa, qui va trovata la soluzione non altrove. Dissi la cosa, in pubblico, in un convegno in una saletta della Camera dei deputati, era, il mio, l’ultimo intervento, la sala dormiva e io intesi svegliarla. Lo feci interpellandola: “Vi sentite ancora protetti dagli americani?”, le teste si alzarono e gli occhi si aprirono, a tutti, in quel momento e per le parole che seguirono, fu chiaro che l’esito della seconda guerra mondiale, quel trattato di pace e quella Costituzione, che ci resero figli minori sotto la protezione della VI flotta americana, s’era del tutto esaurito con il venir meno della dimensione globale della forza degli Stati Uniti di America. Proprio la globalizzazione che questa nazione ha provocato, della quale per sempre avrà il merito, l’ha resa impotente a contenere, controllare e dominare gli appetiti che in questo mare e dintorni si sono scatenati. Questo dissi, la sala applaudì convinta, per un momento credette che fosse tornata la nostra ora, la possibilità di giocare un ruolo decisivo nel mondo, di rinverdire le glorie grecoromane, poi giudaizzate, nel pianeta scoperto, colonizzato, imperializzato e, infine, connesso. Sì, perché la novità è questa oggi, che sul pianeta ‘interconnesso’ l’Imperialismo muore come il colonialismo morì con la nascita dei due Imperi continentali, di due nazioni-continente, l’Urss e gli Su d’America, morto il primo è seguito il secondo, quando una soluzione si regge su due poli e uno di questi crolla, è inevitabile, è legge naturale, la soluzione frana e si sperde nelle macerie. Questo non si vuole capire ed è anche giusto così, come può una classe politica, formatasi in quella temperie, modificare i suoi abiti, vestirsi, non dell’abito alla moda, ma di qualcosa di totalmente altro, come noi che portiamo i pantaloni al posto di tunica e toga degli Imperatori romani? Ogni Era vuole il suo abito ma, per averlo, ci vogliono nuovi sarti e sartorie. Né Fanfani, con il suo Mattei, né Craxi con la sua ENI, né Berlusconi erede di Craxi, dei suoi possedimenti e delle sue relazioni nei dintorni del “mare nostro”, riuscirono a venire a capo della nostra condanna al protettorato. Per la verità distinguo Craxi dagli altri due, il primo troppo fascista il secondo più mercante che politico, non ha saputo difendere e curare le preziose amicizie da lui accumulate in questo mare. Craxi è, insieme a qualche extraparlamentare, l’unico uomo politico che ho amato pur intuendone i limiti: troppo garibaldino, troppo riformista, inadeguata lettura della storia nazionale, illusione che si possa rovesciare un sistema dall’interno. Fece però grandi cose che gonfiarono il fiume carsico che ci porta alla situazione attuale, alla dissoluzione di Istituzioni e vincoli ingiusti e non più tollerabili. Chi ha avuto la fortuna di restare un extraparlamentare avrebbe di che godere, se lo capisse, dato che è la forma parlamentare della nostra Repubblica che bisogna spazzare via per liberarsi di una Costituzione di un paese sconfitto, che in essa porta a caratteri cubitali la condanna subita a essere per decenni figlio di un Dio minore. Io ne gioisco e intravedo il delinearsi delle condizioni, per il nostro paese, di riprendersi il proprio.
Si tratta, ora, non di distruggere, a questo ci pensa il divenire delle cose, ma di pensare un futuro di ricostruzione partendo dal Sud non dal Nord, da questa enorme testa di ponte ficcata nel cuore del Mediterraneo, testa che, dopo il suo lungo imperare, è stata invasa, raccogliendo le esperienze dell’uno e dell’altro. Non riuscirò mai a capire cosa oggi osti a risolvere una “quistione” vecchia, con l’attuale sviluppo tecnologico e con un mare gonfio di capitali compresi i nostri capitali sommersi, per ragioni che attengono ai bisogni vitali dell’uomo non ad individualità delinquenziali. Il Sud, anche per il bene del Nord, ha le opportunità per interconnettere ciò che fu sconnesso nel Mediterraneo e dintorni. Solo un vecchio establishment, al Nord, protetto da un assetto istituzionale che una nazione sconfitta ha subito, anche lì contestato, ha interesse allo status quo, non altri non i giovani. A questi bisogna rivolgersi, sono confusi, annebbiati, ma sono confusione e annebbiamento diversi, cercano la luce mentre l’attuale classe politica, per parafrasare Giovanni, vuole le tenebre piuttosto che la luce. Delle due l’una, questi i corni del dilemma che ci attende, o di nuovo conquistati e divisi o capaci di essere nel gruppo di comando che risolva il conflitto mondiale che si svolge nel Mediterraneo.
E’ ciò che dissi nel “Che fare”, ultimo capitolo del mio libro “La rotazione di Norfolk e la questione meridionale”, è cosa che tocca ai nostri giovani fare!

Fonte: denaro.it - Scritto da: Giuseppe Corona  oraparloio2

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