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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

CON L'AUSTERITA' SI DISTRUGGE IL PATRIMONIO INDUSTRIALE E, DI CONSEGUENZA, LE COMPETENZE

Pubblicato su 19 Settembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Stamattina, seduta in macchina, la mia attenzione è stata attratta dal cruscotto e mi sono stupita, guardandola, dalla quantità di componenti necessari per costruirla. Ogni componente è diverso uno dall’altro , realizzati da aziende diverse, ognuna con la propria competenza e con la propria tecnologia.

 Ognuna di queste aziende, a sua volta, ha bisogno di materie prime, di semilavorati e di macchine necessarie alla produzione, quindi ci debbono essere altre aziende che producono materie prime, semilavorati e macchinari. In fondo chi produce auto oramai si limita a progettare ed assemblare semilavorati. Per cui, perchè l'industria dell'auto possa esistere, come qualunque altra industria, è necessario che vi sia una moltitudine di aziende, ognuna specializzata in un prodotto specifico, che è a sua volta tanto fornitrice quanto cliente di altre industrie. Un paese manifatturiero è tale perchè al suo interno esiste un tessuto industriale fatto da decine di migliaia di aziende, da quella che produce la più stupida guarnizione a quella che si limita a cromare certe parti in metallo. E' un sistema molto vasto, complesso, articolato, che non si può improvvisare, ma richiede decine di anni di sviluppo industriale e di investimenti. Questo sistema industriale ha un valore che va oltre il semplice calcolo patrimoniale, perchè include una parte immateriale di difficile quantificazione, e che probabilmente ha un valore maggiore rispetto al semplice patrimonio materiale: si tratta delle competenze e delle conoscenze. Mentre la costruzione di un impianto industriale può richiedere brevissimo tempo, l'acquisizione delle esperienze, delle competenze e delle conoscenze richiede tempi molto più lunghi. Un sistema industriale ha un valore maggiore rispetto al valore di ogni singola azienda che lo compone. Ed è un valore che beneficia l'intera collettività, e non solo gli imprenditori.

 Se uno stabilimento viene distrutto da un incendio o da un terremoto, si può facilmente ricostruire e riavviare la produzione. Ma se vengono distrutte le competenze diventa molto complesso ed oneroso ricostituirle.

 Per un paese come l'Italia, privo di materie prime e dalla forte dipendenza energetica, è fondamentale disporre di un forte e competitivo sistema industriale. Esso può garantire la disponibilità di un prodotto esportabile, al fine di compensare le indispensabili importazioni. L'assenza di una produzione vendibile sul mercato globale ci proietterebbe tra i paese del terzo mondo, non avendo una contropartita alle indispensabili importazioni. Il fatto è che se un forte sistema industriale è vitale per il benessere del Paese, esso dovrebbe essere salvaguardato in ogni modo, considerandolo patrimonio nazionale al pari del Colosseo o degli Uffizi; sembra invece che, questo governo, nella sua cieca furia tributaria, stia distruggendo questo enorme patrimonio. Tra aziende che falliscono ed aziende che delocalizzano, le competenze, le conoscenze e l’ esperienze, stanno svanendo ed il loro eventuale ripristino risulta difficile e dispendioso. Purtroppo questo governo concentra la sua attenzione esclusivamente sul debito pubblico e sul deficit di bilancio, non tenendo in alcun conto cose molto più importanti. Eppure è facile intuire che, una volta distrutta buona parte dell'economia reale, il problema del debito e del bilancio dello stato si ripresenteranno in modo molto più grave di quello attuale, e non sarà possibile alcuna soluzione al di fuori del default. Se, quindi, il default è inevitabile, è meglio che si faccia subito, prima che sia andata distrutta la capacità del paese di riavviarsi. Altrimenti ci ritroveremo con le pezze al culo e senza industrie, e quindi con l'enorme difficoltà ad importare petrolio o grano. Un default controllato è molto meglio della catastrofe improvvisa ed incontrollata.

 E' giusto pagare i debiti? Senz'altro, ma immaginate di avere un debito da pagare ed di aver bisogno di un intervento chirurgico indispensabile a salvarvi la vita. Avete due possibilità: pagate il debito e poi morite, oppure rinegoziate il debito e vi salvate. Inutile chiedere la risposta perchè sarebbe scontata, salvo forse quella di Hoby che, essendo un banchiere, sosterrà che pagare i debiti nei confronti delle banche sia più importante della vita di una persona......Adesso immaginate di andare in banca e dire: signor direttore, purtroppo per questioni di salute debbo sospendere il pagamento del debito. Appena sarò guarito riprenderò il pagamento. Se siete d'accordo va bene, altrimenti non vi do più un tubo (tanto per usare un eufemismo).

 La banca, se si rende conto che effettivamente non ha altri sistemi per recuperare il proprio denaro, accetta, statene certi. All'inizio minaccerà fuoco e fiamme, vi paventerà un futuro pieno di problemi, ma voi, che siete intelligenti, ve ne fregate.

 La banca si rassegna, ed aspetta. Meglio perdere un po’ di interessi che l'intero capitale.

 Il presidente del consiglio, se davvero avesse a cuore il futuro della nazione, darebbe la priorità alla salvaguardia del tessuto produttivo del paese. Pare, invece, che di questo a Monti non importi nulla, suffragando la mia convinzione che il suo solo obiettivo sia quello di drenare, costi quel che costi, tutto il possibile a favore delle banche. Tutti avrete sentito dello schifo della regione Lazio. Come sostiene Anritrader la causa principale del nostro disastro è l'enorme mole di ruberie che avvengono di anno in anno con maggior spudoratezza. Ora chiediamoci: cosa ha fatto Monti per eliminarle? Nulla, assolutamente nulla. E sapete perchè? Per la semplice ragione che se toccasse gli interessi della casta perderebbe la fiducia del parlamento e dovrebbe dimettersi. In tal caso non potrebbe portare a termine il mandato che gli è stato assegnato dalla troika. Quindi chi se ne frega degli sperperi e delle ruberie, il problema è l'evasione fiscale, la tracciabilità del denaro, le pensioni. Se davvero Monti fosse stata una persona per bene, avrebbe proposto con urgenza tagli alla casta, almeno per un fatto morale, e di fronte alla bocciatura in parlamento avrebbe rassegnato le dimissioni. Sarebbe stato l'unico atto dignitoso del peggior presidente del consiglio che l'Italia ricordi.

 Non può farlo, evidentemente, senza prima aver fatto immensi regali alle banche, come l'obbligo della tracciabilità sopra i 50 euro, il timore è che, continuando di questo passo, ci sarà ben poco da tracciare.

Rosa Zingaro  PER-ARTICOLO-ROSA.png

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