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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

COME CREARE LE COMUNITA' INNATA SOCIETAS

Pubblicato su 27 Ottobre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Il problema è: come formare delle Comunità di Innata Societas ?

Ogni gruppo deve essere autonomo, gestito localmente, con una organizzazione verticale, formato da liberi cittadini.

Una Innata Societas  non nasce mai per il semplice piacere di fare concorrenza ad altri movimenti o ad altri partiti che già esistono ed agiscono all’interno di un Paese. Una nuova aggregazione, per avere una qualunque possibilità di costituirsi, attirare degli adepti ed affermarsi concretamente, deve potere essere in condizione di colmare un certo numero di « vuoti politici » che esistono o si sono sviluppati recentemente, all’interno di una società. Ad esempio:

1.     il fatto che gli ideali ed il modo di essere e di agire degli altri partiti o movimenti, non corrispondono più alle attese dei cittadini ed alle speranze della maggioranza della popolazione o di una parte importante dell’opinione pubblica;

2.     il fatto che certe categorie politiche, economiche e sociali della Nazione non siano rappresentate (o non lo siano sufficientemente o degnamente) dai partiti e dai movimenti esistenti;

3.     il fatto che certi problemi scottanti che travagliano la società, non siano discussi e affrontati, analizzati e risolti dagli altri partiti, dal governo o dallo Stato;

4.     il fatto che una larga parte degli scontenti non possiedano delle strutture “politiche” (o un qualunque centro di aggregazione o di dibattito) per canalizzare e rendere efficace la loro protesta o per manifestare globalmente la loro opposizione patente o latente nei confronti del sistema in vigore.

Ecco, dunque, alcune « regole » che sono alla base di questo progetto:

a)     chiunque si riconosca o affermi di riconoscersi nei principi e nei valori della comune « famiglia di pensiero », ha il dovere morale di rispettare la totalità dei membri di questa « famiglia », ma ugualmente le loro idee, le loro analisi particolari e le loro specifiche sensibilità, senza dimenticare i loro attuali orientamenti ideologici e le loro contingenti scelte politiche;

b)     chiunque si riconosca o dica di riconoscersi nei principi e nei valori della comune « famiglia di pensiero », ha il dovere morale di « portare la sua pietra al cantiere » e di contribuire, come può, all’affermazione ed al successo delle idee nelle quali tutti ci riconosciamo;

       

c)     per meglio organizzare un « cessate il fuoco » generale tra tutte le forze politiche, economiche, sociali e culturali che, direttamente o indirettamente, si riconoscono (o dicono di riconoscersi) nelle comuni idee e per meglio permettere, a tutte queste forze, di instaurare tra loro un rapporto di reciproca collaborazione, è indispensabile che queste ultime, accettino il principio di incontrarsi e di riunirsi con tutte le altre (anche con quelle - se ce ne fossero - che, per una ragione o per un’altra, ognuno di noi preferirebbe non frequentare o non parlare);

       

d)     si deve accettare il principio di incontrarsi e di riunirsi con tutti gli altri gruppi. Il fatto di incontrarsi e di riunirsi, deve essere considerato prettamente strategico. Non si tratterà, infatti, di aderire a questa o quella organizzazione particolare, a questa o quella sensibilità specifica, a questo o quell’orientamento politico peculiare. Ma di confluire, tutti insieme, in un medesimo luogo geografico, per tentare di realizzare una comune e contingenziale « struttura formale »; struttura nella quale, ognuno confluirà con le sue idee e i suoi programmi. La struttura non deve essere di un gruppo o di un altro, ma deve nascere dalla volontà dei singoli di aggregarsi

e)     all’interno di questa « casa comune », nessuno dovrà discutere di particolari orientamenti “ideologici” o “politici”. Ma parlare di semplice strategia pratica: della maniera, cioè, di dare un volto unitario esterno ad una confederazione di forze che, per antonomasia , non possono essere altro che delle forze, ideologicamente e politicamente, eterogenee e disparate.

Per organizzare i gruppi territoriali come fare?

Iniziare a riunirsi in due, tre, quattro….o quanti ce ne sono e mettere in cantiere poche e semplici azioni:

a)   Organizzare una bevuta, un incontro al bar, una cena o qualsiasi altra forma di aggregazione ludica con lo scopo principale di imparare a stare insieme, a frequentarsi, a condividere alcuni spazi del nostro tempo libero

b)   Fare delle riunioni su specifici argomenti dell’attualità contingente, tenuti non sempre dalla stessa persona, ma a turno da tutti i partecipanti che se la sentono e di dare vita ad un dibattito interno, per fare in modo di estrapolare una “ idea comune” scaturita dalla somma delle singole, estrapolando le migliori e più adatte allo scopo. Quella di lavorare insieme deve diventare una “ abitudine mentale” che preceda qualsiasi tipo di iniziativa esterna si intenda intraprendere

c)   Organizzare, di tanto in tanto, attività che consentano di “ vivere” la Societas: un giro in campagna, o al mare, o ai monti; fare una qualsiasi gita insieme; pensare di passare uno o più giorni insieme andando da qualche parte; e chi più ne ha, più ne metta: lo scopo è di stare insieme e “ fare gruppo”

d)   Concentrarsi su un fatto contingente ( manovra finanziaria, leggi sul lavoro, ect. ) scegliendo uno o più interventi esterni sulla stampa e, sullo stesso, ognuno trarrà le proprie conclusioni che saranno confrontate con quelle degli altri

e)   Se si ha a disposizione un locale, ma basta anche una stanza in una casa privata, proiettare un film durante il quale ognuno prenderà appunti ed alla fine metterà al corrente gli altri sulla sua impressione

Tutti questi suggerimenti, naturalmente non esaustivi e modificabili ed implementabili, servono allo scopo di avere, all’esterno, una estetica, un linguaggio ed una forma nuova. Dobbiamo essere consapevoli che il primo requisito per poter efficacemente difendersi – e difendere gli altri – contro una offesa nemica, è conoscerne i metodi ed i fini.

Per chi lo desidera la comunicazione della formazione dei singoli gruppi può essere fatta usando il blog di Ipharra- Fronte di Liberazione dai banchieri, senza nessuna intenzione da parte nostra, è meglio chiarire subito, di voler egemonizzare qualsiasi iniziativa: il motto deve essere METTIAMOCI INSIEME E NON VIENI CON NOI, come ha saggiamente consigliato Fernando Rossi di Per Il Bene Comune.

Da un paio d’anni abbiamo iniziato questo tipo di attività con le varie comunità di Ipharra e, onestamente, qualche risultato si è visto, se non altro, abbiamo fatto gruppo. Con il solo scopo di fare un esempio normalmente ci riuniamo a Forlì ma, un paio di volte, un nostro sodale che abita fuori città era nella impossibilità di partecipare ed allora siamo andati noi da lui.

Questo deve essere lo spirito della Comunità: stare insieme ed imparare a superare le difficoltà, poi potremo fare azioni esterne.

A più mani di Ipharra Comunità   Comunita-1.jpg

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