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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

"CIELI BUI ": IL GOVERNO SPEGNE LE CITTA' E ACCENDE LA DEPRESSIONE

Pubblicato su 13 Ottobre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Nella legge di stabilità, Monti ha inserito un regolamento che disciplina l’illuminazione nelle ore notturne. Un provvedimento che conferma la visione depressiva del nostro presidente del Consiglio. Una città ben illuminata, invece, illuminata in modo intelligente, è più bella oltre che più sicura.

 

Non ho dubbi che quando gli è arrivata sulla scrivania la e-mail di un famigerato gruppo (eversivo) denominato «Cielobuio», in cui una pattuglia di «emo» travestita da società civile gli prospettava di spegnere completamente le città al calar delle tenebre, il Professore sia scattato i piedi entusiasta come non l’avevano mai visto, la faccia illuminata di un bambino di fronte a una supertorta di cioccolato. «Ci siamo!», ha urlato Monti ai suoi stretti collaboratori, increduli per quella foga poco bocconiana, «la società civile ha finalmente apprezzato il senso della mia opera, devo immediatamente chiamare mia moglie Elsa. Pensate come sarà bella Milano totalmente buia…»

Se era necessaria una conferma sulla visione depressiva della società da parte del nostro capo del Governo - ma francamente non lo era - adesso ne abbiamo la certezza persino istituzionale. All’interno del pacchetto che compone la Legge di Stabilità, che comprende una decina di punti fondamentali, cosa ci ha piazzato il nostro premier? Un regolamento che mette in sicurezza la nostra (residua) allegria oltre che «gli standard tecnici delle fonti di illuminazione» e che disciplina le «misure per la moderazione del loro uso», anche «con lo spegnimento o il loro affievolimento, anche in modo automatico, durante tutte o parte delle ore notturne».

In buona sostanza, il coprifuoco di bellica memoria.

Non si poteva certo pretendere che da uomini di una tristezza epocale come Monti, Passera, Riccardi, Patroni Griffi, Grilli, Balduzzi, Ornaghi e altri (salviamo le donne che appaiono invece un filo più toniche), l’idea dello stare insieme collettivo nelle nostre città potesse avere una traduzione immediata nell’esplosione di led e di neon, e dunque toccherà per prima a Torino ripensare quella meraviglia delle «Luci d’artista» che da anni animano l’inverno sabaudo. Né ci sfugge l’ovvia buona intenzione di una razionalizzazione dei costi, dal momento che spendiamo, come al solito, più di altri Paesi europei. Ma non c’erano davvero altre forme di risparmio, anche più evidenti delle luci metropolitane?

Guardate solo al linguaggio usato e capirete il pessimismo cosmico che muove le anime, loro sì buissime, dei signori del governo: «…moderazione del loro uso…lo spegnimento o il loro affievolimento». Ecco, Affievolimento. Parola chiave. Perfetta. Impeccabile. Anche il dizionario sembra deprimersi nella spiega: «Indebolimento, attenuazione…» C’è qualcosa di più triste, pessimista, laconico di “affievolimento”? Sembra che il nuovo giorno non debba nascere più.

Anche nelle nostre case proviamo a razionalizzare. Non di rado in conflitto con i figli che “tengono sempre tutto acceso». Tra quattro mura, la luce rappresenta quasi sempre uno stato d’animo e generalmente la privatezza di una condizione, com’è quella di un salotto, di uno studio o di una stanza da letto, porta naturalmente ad abbassare il tono, a battere nuove vie, mischiando forme diverse di luce sino a ottenere la giusta miscela interiore.

In città cambia praticamente tutto. Non è solo un certo senso di sicurezza a essere in discussione - è elementare che città ben illuminate danno più conforto e allontanano pure qualche pericolo – ma anche proprio il piacere sottile di «vedere» una città, di scoprirla, di esserne parte attraverso la luce. Una luce sperabilmente intelligente, ben calibrata, la cui diffusione non sia affidata soltanto a zelantissimi impiegati comunali, ma condivisa con persone che possano immaginarne un uso diverso, più caldo, più avvolgente, e perché no, persino più tranquillizzante.

Grazie a questo governo, fa ufficialmente il suo ingresso nelle nostre vite la depressione istituzionale. Tempi grami, per non dire bui, per chi vorrà essere allegro in città. Anche Chaplin versa la sua lacrimuccia.



Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/cieli-bui-monti-depressione#ixzz29AYOzZIM - Scritto da: Michele Fusco

 

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rossella 10/14/2012 23:42


ovvio che quella di Monti è una buffonata senza nessuna buona intenzione nè tantomeno una qualsiasi lontana maturazione di coscienza ecologica. Per questo avrei messo in evidenza la parte buona
della sua norma , malgrado lui , malgrado tutto. A dispetto suo ! Da qualche parte ricomincerà la rinascita , anche senza il loro contributo. Mia bisnonna avrebbe detto : non tutti i mali vengono
per nuocere , ma io dico invece che se le vie dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni , chissà che quelle del paradiso non lo siano delle cattive? 

rossella 10/13/2012 17:34


Per una volta non sono daccordo. Dimentichiamo per un attimo Monti , il quale ha voluto rendere visibile  l'umore della crisi affinchè tutti se lo ricordino e non possano dire che non si
risparmia anche sulle luci, rimane il fatto che le nostre città sono progettate coi piedi a tutti i livelli e anche le luci fanno la loro parte. La luce dei lampioni che illuminano a giorno le
tristezze delle superfici grige di smog nei lunghi inverni delle città del nord la posso dare via  mi basta una fievole lontana illuminazione che permetta di vedere dove vado , per il resto
che tornino a trionfare i cieli scuri con le poche stelle che ancora riescono a penetrare la coltre di polveri sospese. Tanto le città di notte non sono luoghi nè per vecchi , nè per ragazzi , nè
per donne, indipendemente dalla luce dei lampioni a giorno. In cento metri di strada arrivano ad esserci15 lampioni più altre luci private di insegne o di androni illuminati a giorno per tutta la
notte mentre si dorme . Case nuove progettate senza minimamente pensare a quell'economia delle risorse a cui solo i nostri padri da giovani facevano ancora  estrema attenzione : si
programmava tutto il sistema nei meinimi dettagli affinchè non fosse dispendioso. Invece oggi nonostante la tecnologia e i materiali che permetterebbero " lussuosi  risparmi " , non si
arriva nemmeno a progettare il doppio sistema di illuminazione per le ore notturne pur di risparmiare sull'impiantistica che permetterà di avere così maggiori ricavi dal prezzo di vendita. Lucro
, sempre il lucro alla base di tutto. Ma l'inquinamento luminoso , fosse anche per una causa nata da una persona non degna di stima, è bene che prenda il via  e si faccia strada. Che ritorni
il cielo buio della notte almeno quando alziamo lo sguardo al cielo per vedere le stelle 

frontediliberazionedaibanchieri 10/14/2012 10:24


se fossimo sempre d' accordo saremmo tutti uguali e, a quel punto, non staremmo qui a discutere su un blog ma al museo delle cere. Concordo pienamente sulla progettazione delle città che è frutto
delle idee aberranti dei moderni architetti, lo sviluppo, a dimensione umana di una città e orizzontale e non verticale. Abbiamo postato l'articolo per dimostrare che questi tecnocrati,pur di
continuare a rapinarci per pagare gli interessi ai banchieri, le studiano tutte. Dicevi giustamente tu che il risparmio energetico non si fa spegnendo le luci, almeno non solo, ma applicando le
moderne tecnologie per il risparmio energetico. Per farti un esempio sono andato a casa di un mio amico in Germania e l'appartamento ha una vetrata lunga circa 9 metri, con doppi vetri termici, e
accende le luci alle 7 di sera perché prima ci si vede ancora. Questa e la strada da seguire. Comunque grazie per l'intervento. Claudio Marconi