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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

CI VOGLIONO TOGLIERE L'ANIMA

Pubblicato su 31 Dicembre 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in IPHARRA

Perdere la propria anima: questa è la sorte dei gruppi e delle nazioni vittime di un progetto planetario di messa al passo dell’universo umano, che si rivela oltremodo arduo da combattere, perché non procede per repressione politica, ma per manipolazione culturale ed economica che restringe le libertà confortando i suoi sudditi nell’illusione progressiva di essere sempre più liberi.

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 I criteri di appartenenza scelti dal Sistema sono economici e tecnici.

L’occidentale non è definito da nazionalità, razza, passato, origini territoriali, ma da modo di vivere, tipo di consumi, ritmo di vita, finalità del suo “ settore professionale”.

Ma il principio tecnoeconomico di appartenenza al Sistema, se trascende le frontiere spaziali e storiche, si guarda bene dall’urtare frontalmente le istituzioni e le mentalità che intende far sparire. Le realtà nazionali e territoriali sono sempre garantite giuridicamente: esse “ sussistono”, e si fossilizzano lentamente. Le classi politiche occidentali hanno anzi per funzione compensatoria il ruolo di insistere con ridondanza sui principi che scompaiono in concreto, come la Patria, la nazione, la cultura nazionale, la regione, ect. Nel momento stesso in cui queste stesse classi politiche vengono a patti con la tecnocrazia del Sistema o entrano a farne parte, si sottomettono agli ukase dell’economia transnazionale e aprono le porte alla sottocultura di massa.

Il discorso apologetico della “ politica politicante” maschera, come spesso accade, una pratica radicalmente inversa: nessuno oggi in Italia rimette più in causa l’idea nazionale; ma ciascuno mette dietro questo concetto il programma del suo partito, il che prova quanto l’idea sia diventata neutra.

L’appello alla patria, alle radici regionali e via di questo passo, diventa un discorso vuoto che legittima e cela il cosmopolitismo economico e culturale; il declino delle lingue europee a vantaggio del basic englisg, l’americanizzazione crescente dei programmi delle radio e delle televisioni, statali come private, non sono mai stati seriamente combattuti dai poteri politici perché questi restano senza volontà e senza mezzi di fronte alla ragnatela mondiale degli interessi economici ed alla “ logica “ internazionale.

Laisser faire, laisser passer, obbedire ai meccanismi ed ai programmi, resta sempre la soluzione più comoda.

In tal modo, beneficiando di tale complicità pratica, il Sistema non si impone alle realtà territoriali ed etnonazionali, si sovrappone, cioè vi si “ siede sopra”, non lasciando loro che la scelta di infossarsi nel suolo dell’oblio o di marginalizzarsi.

Una prassi non ufficiale di natura economica, culturale, diplomatica e finanziaria svuota del loro contenuto le realtà nazionali e etniche, i radicamenti territoriali. Il turismo di massa, l’uniformarsi dei consumi alimentari, la spersonalizzazione delle mercanzie musicali, cinematografiche e televisive fanno perdere ogni nozioni di radici, di origine territoriale, di situazione spaziale delle cose e degli uomini.

Il Sistema giustifica questo sradicamento psicologico presentandolo come un’ “ apertura” agli altri popoli, agli usi di tutti, al “ mondo”.

L’uomo del Sistema occupa uno spazio morto, mentre l’uomo appartenente a un popolo “ abita poeticamente”, cioè quale creatore, secondo le parole di Heidegger.

L’uomo del Sistema non è più che un residente che si situa in una scacchiera; il suo “ indirizzo” non ha nulla di un “ luogo”, si apparenta piuttosto a delle coordinate cartesiane.

Le popolazioni così delocalizzate hanno perduto il senso del tempo e della storia.

Un popolo, una nazione, una cultura specifica, al contrario, vengono da qualche parte e vanno da qualche parte. Per il Sistema, la coscienza storica è realmente sovversiva. L’uomo legato alle sue radici non è un buon cliente; non mangia, non canta e non ascolta qualsiasi cosa.

Ogni mira di grandezza nazionale, ogni rinascita culturale costituisce una minaccia per il cosmopolitismo occidentale.

A cura di Claudio Marconi

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