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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

CHI VUOLE LA FINE DELL'ITALIA

Pubblicato su 16 Luglio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Nello stesso giorno in cui Moody’s apre la campagna estiva 2012 contro l’Italia, appare sul Corriere della Sera “Ispiratevi alle città del Rinascimento”, una davvero singolare intervista con tale Marcia Christoff Kurapovna, accreditata dallo stesso giornale come ex giornalista esperta in relazioni internazionali, autrice di un libro sugli Alleati e le origini della Jugoslavia: la stessa che il 12 luglio scorso ha pubblicato un articolo sull’autorevole Wall Street Journal Europe dal titolo “The Case for City-State”.
Il concetto centrale dell’intervista e dell’articolo possono essere sintetizzati con questa affermazione in merito all’unità italiana:
“Un’idea romantica. Ma l’unità dell’Italia la capisco ancora meno di quella della Grecia, che almeno fu dettata dal disfacimento dell’Impero Ottomano. Garibaldi e Cavour li capisco meno: unire qualcosa che non avrebbe funzionato. Morto Cavour, poi, è mancata ogni leadership, non si sono avute più soluzioni pratiche”.
Partendo da questa profonda analisi storico-politica, la Kurapova giunge alla conclusione che quel che occorre è “la separazione tra il Nord e il Sud”. Questo non vale solo per l’Italia e più in generale per i Paesi mediterranei, ma anche per l’Europa, per la quale la Kurapova non si disturba a proporre alcuna raffinata analisi storico-politica, ritenendo semplicemente che “come entità politica, l’Europa sia finita”.
Un’interpretazione secondo cui la condizione ideale è quella del Rinascimento e della Grecia antica, per il fatto che la concorrenza fra Città-Stato promuoveva lo sviluppo economico meglio degli Stati-Nazione moderni, non merita di essere presa in seria considerazione, dato che si limita ad applicare i criteri dell’economia iper-liberista del XXI secolo alla situazione tardo-medievale o, peggio ancora, del mondo antico. Ben più complessa essendo, come abbiamo mostrato in La Resurrezione della Patria, la questione del rapporto fra la Patria così come sentita dal movimento romantico e lo “Stato permanente” contemporaneo con le sue distorsioni, tanto più quando preda della partitocrazia e in presenza di una irrisolta questione sociale che tuttora bussa alle porte delle nostre città.
L’articolo quindi avrebbe potuto essere lasciato cadere nel dimenticatoio senza rimpianto, se non si concludesse con un’assicurazione che lascia un po’ inquieti: la Kurapova infatti garantisce agli increduli che la regionalizzazione dell’Europa è solo questione di tempo, una cinquantina d’anni, e che, per nostra fortuna, “molta gente in gamba ci sta già pensando”.
È infatti su quello che sta pensando e facendo questa gente in gamba che dovremmo cominciare ad interrogarci, visto che nemmeno un uomo certificato Trilateral come l’attuale Presidente del Consiglio italiano, sembra riuscire a tenere a freno le forze cosiddette “del mercato”, quelle che abbiamo cercato ripetutamente di individuare e di descrivere analiticamente e che abbiamo definito, come loro stessi si chiamano, master of the universe.
Sono, ancora una volta, le forze dell’oro che si contrappongono a quelle ideali e spirituali risvegliate proprio dal movimento romantico, tedesco prima, italiano poi, in un rapporto di scambio e spesso di contrasto, come avviene nelle complementarietà, che si è però sempre dimostrato straordinariamente fecondo non solo per la Germania e per l’Italia, ma per la stessa Europa contemporanea.
In definitiva, quindi, la Kurapova c’è di aiuto a capire che la contrapposizione che si va nuovamente ridisegnando è quella di fondo nella storia degli ultimi due secoli almeno – quella fra i signori dell’oro e i portatori della libertà, prima di tutto interiore, vastamente umana, trasversale ai ceti e ai partiti, rivolta all’espressione delle capacità umane, che mazzinianamente ricordano alle individualità prima dei diritti i doveri, i compiti, le missioni da svolgere.
È inevitabile che, ora che si affacciano sulla scena mondiale anche le nuove forze asiatiche, di una statalità incurante proprio di quella libera individualità che l’Europa ha coltivato come il proprio frutto migliore, i signori dell’oro debbano decidere con chi allearsi – se con gli eredi del romanticismo europeo o con quelli del dispotismo orientale di marxiana memoria.
Il fatto che questa gente in gamba stia operando per la fine dell’Europa ci fa già capire che cosa hanno scelto, non rendendosi probabilmente conto che in questo modo essi scelgono di portare l’umanità verso un sistema oppressivo al confronto del quale impallidiscono le peggiori autocrazie del passato.
Questa è la sostanza di tutto quanto accade intorno a noi, se lo si misura non a decenni ma a secoli: ne consegue che la scelta se lasciarsi guidare da quella gente in gamba o dalla propria libera determinazione diventa una scelta basilare per il futuro dell’umanità.

Fonte:economycamente  images-51.jpg

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Marino 07/17/2012 09:48


Sicuramente dividere l'italia fra Nord e Sud è una buona cosa.