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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

BOT E BTP, ORA C'E' LA CLAUSOLA D'ESPROPRIO

Pubblicato su 15 Maggio 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

E' proprio l'Europa degli avvoltoi finanziari. Ci mancava solo questa sulla non garanzia dei titoli di debito pubblico. Come al solito chi rimane fregato è il piccolo risparmiatore, il popolo. Ed il silenzio dei media italiani è assordante e significativo: se invece di raccontarci tutte quelle cazzate nei talk show o nelle trasmissioni delle 8 e 30 ci raccontassero come stanno veramente le cose sarebbe molto meglio. Che i media siano infarciti di una pletora di camerieri è storia vecchia ma, dico, un minimo, un minimo, non tanto di dignità ( che non sanno cosa significhi), ma di etica? professionale. Claudio Marconi
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In caso di crisi, un Paese dell'Ue può rifiutarsi di pagare il capitale investito se almeno il 75% dei creditori è d'accordo.

Il 13 gennaio del 2013 il giornale tedesco Die Welttitolava a caratteri cubitali “I Paesi europei hanno introdotto la clausola d’esproprio per i Titoli del Debito Pubblico”. Ma in Italia, bocche cucite. Eppure da noi come in tutta la Comunità europea, dall’inizio di quest’anno tutti i titoli di Stato con scadenza maggiore di un anno prevedono la clausola Cac, Clausola di Azione Collettiva.

COME FUNZIONA LA CLAUSOLA DI AZIONE COLLETTIVA. A pensare male, verrebbe da dire che il silenzio stampa attorno a questa nuova regola sulle obbligazioni statali, non sia poi così casuale. In pratica, in caso di crisi, un Paese dell’Ue può rifiutarsi di adempiere al pagamento del capitale investito se almeno il 75% dei creditori è d’accordo. Il vero problema, è che questo fatidico 75% è spesso rappresentato da grandi investitori come banche, società assicuratrici o enti di previdenza che, schiacciati da forti pressioni da parte degli Stati in questione, potrebbero acconsentire a sospendere i pagamenti. Risultato? I piccoli risparmiatori (che non avrebbero peso in queste decisioni) potrebbero perdere i loro risparmi.
NON C’É NULLA DA PREOCCUPARSI. Sebbene, però, una clausola del genere non induca certo festeggiare, è bene tranquillizzare gli investitori sottolineando che il ricorso a questa clausola è tutt’altro che probabile e ha lo scopo di non creare ulteriori danni a un Paese in default. L’esempio tipico è il caso argentino dove, ancora oggi, si susseguono cause legali nonostante diversi accordi ed emissioni di titoli a compensazione del debito originario. Da non dimenticare poi la Grecia, con la particolarità che in quel caso le clausole sono state aggiunte dopo con validità retroattiva. «L’introduzione delle Cac nei titoli di Stato è un provvedimento obbligatorio da parte dello stato italiano ai sensi del Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità», spiega a Economiaweb.it Massimo Siano di Etf Securities. «Il Comitato Economico e Finanziario dell’Unione Europea piano piano sta accelerando un processo inevitabile di integrazione finanziaria europea. Il processo resta troppo lento ma almeno non arretra», conclude l’esperto.
A RISCHIO “SOLO” IL 45% DEL CAPITALE INVESTITO. C’è poi da aggiungere che l’applicazione della Clausola di Azione Collettiva, riguarda in realtà solo una parte del capitale investito. «L’inserimento delle Cac», precisa a Economiaweb.it Claudia Segre, segretario generale Assiom Forex, l’associazione Italiana degli Operatori dei Mercati dei Capitali, «è limitato al 45% del totale di ammontare lordo di debito pubblico complessivo emesso, garantendo in questo modo che più della metà del debito pubblico resti garantito totalmente e quindi senza Cac». Ciò significa che, comunque vadano le cose, ogni risparmiatore italiano ha la garanzia di rivedere il 55% del capitale investito. Magra consolazione ma sempre meglio di niente.
IL MODO PER SUPERARE IL PROBLEMA. Una soluzione, però, c’è. Poiché solo le obbligazioni emesse nel 2013 presentano questa clausola, se un risparmiatore vuole stare tranquillo (come dargli torto), può sempre affidarsi a prodotti emessi prima del 2013. In questo caso, la Cac non potrebbe essere esercitata in caso di default e il 100% dei risparmi sarebbe al sicuro.
Scritto da: Gianluca De Mayo - Fonte: economiaweb.it

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elegantissimo 05/16/2013 11:56


Sig. De Mayo, per quanto attiene l'ultimo passaggio, nel stare tranquilli tenendo i titoli di stato precedenti all'anno 2013, nulla di più vero, atteso che a mano a mano che vanno a scadere i
titoli e quindi a rinnovarsi le Cac si applicano automaticamente, vedasi Decreto del Tesoro n. 96717 di dicembre 2012. L'occasione di proporre di comprare BOC (buoni ordinari del comune) previsti
dalla finanziaria del 1996 con legge n. 724/94 art 35 c.1 i soldi del cittadino per lo sviluppo della città e della comunità , senza vincolo delle CAC.