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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

BERNAKE: IL PIFFERAIO MAGICO DELLA FINANZA MONDIALE

Pubblicato su 19 Giugno 2013 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

Come il Pifferaio magico, che affascina i topini con la sua musica melodica, così Bernanke ha da mesi catturato l’interesse dei mercati mondiali, i quali, di fronte alle sue note non musicali ma finanziarie, perdono la razionalità, trasportati dai movimenti di massa.

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Il ‘Tapering’

E’ atteso per stasera alle ore 20.30 il responso della riunione che per due giorni ha impegnato il FOMC , l’organismo appartenente alla Federal Reserve che sorveglia e regola le operazioni di mercato aperto negli Stati Uniti. Una riunione coloratasi di toni caldi dopo che, nei mesi passati, il Governatore Ben Bernanke ha pronunciato per la prima volta la temuta parola: ‘Tapering’. La possibilità che la BCE americana sia prossima a diminuire progressivamente (‘to taper’, appunto) l’acquisto di assets sul mercato, infatti, ha raggelato l’animo degli investitori, i quali sembrano ormai propensi a muoversi solo in scia alle dichiarazioni più o meno melodiche della principale autorità finanziaria statunitense.

L’oro vacilla

Ore 20.30 si è detto, dopo la chiusura delle principali piazze europee: un clima di attesa che certo non giova alla quotazione del metallo giallo che, da inizio settimana, viaggia in territorio negativo (-1,55% in due giorni) con un prezzo che, sfondando a ribasso la temuta soglia dei $1377, si è attestato ieri a quota $1369. Un clima di stand-by dall’esito più che mai incerto: ciò che si avverte dal lato degli investitori statunitensi è la necessità di ritrovare segnali positivi sul mercato che possano tradursi in un aumento dei volumi di contrattazione e in nuovi piani d’azione.

Le strategie di Bernanke e i possibili esiti

Nella pratica tuttavia l’applicazione di tali strategie potrebbe essere non così scontata: se Bernanke dovesse predisporre una riduzione del livello di liquidità (ora a 85 miliardi di dollari al mese) nel breve termine, gli investitori potrebbero reagire con una vendita di massa di Titoli di Stato ed un conseguente innalzamento dei tassi di interesse. Innalzamento, questo, che andrebbe a discapito dei prestiti (mutui) e del settore immobiliare, che nel corso dell’ultimo anno hanno intrapreso una lenta e graduale ripresa.
Dal canto opposto, nel caso in cui il Governatore della FED optasse nuovamente per una politica ‘wait and see’, come è accaduto lo scorso maggio, gli operatori potrebbero perdere fiducia in un mercato apparentemente ancora in difficoltà, lasciando indietro gli investimenti in equity ed andando a rallentare la ripresa del settore societario ed industriale.

In cosa spera il Gold?

Più che sperare in qualcosa, l’oro attende, vedendo pian piano crollare ogni schema di correlazione in essere prima del 2012. L’alleggerimento quantitativo iniziato dalla Fed nel corso dell’anno passato ha portato l’oro ad innalzarsi a livelli fino ad allora mai raggiunti, fomentati anche dalla paura di un possibile aumento dell’inflazione; a fronte di ciò, un contenimento forzoso si è registrato sul fronte dei tassi di interesse.
Gli investitori, insomma, paiono guardare al gold con titubanza, preferendo stare ancora fuori da un mercato che negli ultimi mesi ha riservato sorprese non certo piacevoli.

Oro, dollaro, euro

Degno di nota è inoltre l’andamento del gold in relazione alle principali valute: da sempre il metallo giallo, quotato in dollari, vanta una correlazione negativa col biglietto verde, trovando un andamento più similare al cambio euro/dollaro. Una dottrina, questa, che è venuta meno nel corso dell’ultimo mese e che ha visto una progressiva vendita di tutte le valute principali (tradottasi in un loro deprezzamento) a fronte di un rafforzamento dell’euro, unico cambio ‘forte’ sulla piazza: i mercati hanno infatti iniziato a scaricare sulla moneta unica tutta l’incertezza e la tensione di un mercato che non sa dove andare a parare, mentre il gold, bene ‘di scarico’ per eccellenza, è passato in secondo piano, surclassato da quello che una volta era il suo investimento complementare.

Caduta della produzione, disoccupazione e fallimento: la depressione economica ha preso sempre più piede in un contesto come quello europeo, nel quale nemmeno l’oro riesce più ad infondere un’apparente stabilità.
La musica per il gold è cambiata: ora le note che trascinano i mercati non sono più colorate d’oro, ma di rosso bianco e blu come la FED americana.

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