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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

BANCHE, SIM, BORSE VALORI E MERCI di DE SANDOLI ANTONIO

Pubblicato su 4 Dicembre 2011 da frontediliberazionedaibanchieri

Secondo la Legge 2 gennaio 1991, n. 1, (www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1991;1) gli unici operatori in intermediazioni mobiliari, ovvero in borsa, possono essere esclusivamente le SIM (socetà di intermediazione mobiliare) che a loro volta, possono essere di proprietà esclusivamente delle banche... Un po' di storia, quando in Italia i risparmiatori investivano quasi esclusivamente in titoli di stato, arrivò a scatenare le fantasie fameliche degli "investitori", il venticello della borsa valori in cui un fondo riusciva ad ottenere guadagni straordinari, +35% in un solo anno... Questo era il "Fondo Professionale" ideato e gestito da 12 agenti di borsa e proposto tramite la Banca Provinciale Lombarda; nel giro di poco tempo, iniziarono a nascere per emulazione, svariati fondi e le banche ci misero poco a capire che, tagliando fuori gli agenti di borsa avrebbero potuto gestire in toto il flusso di denaro che derivava da quella raccolta, così riuscirono ad ottenere la suddetta legge... In questo modo però, le banche non hanno più interesse a lavorare come prestatori di soldi, ma i guadagni maggiori li trovano nelle commissioni sui flussi di denaro che ovviamente hanno interesse a convogliare verso la borsa volari piuttosto che verso l'economia reale. Ma bisogna anche osservare che i dipendenti delle SIM, in realtà sono dei sottoposti delle banche, pertanto si crea un conflitto di interessi straordinario verso i loro clienti di cui i bond argentini la parmalat e investimenti fallimentari vari ne danno la più ampia testimonianza. Da tutto ciò ne deriva un enorme impoverimento di liquidità nell'economia reale e una presa per il culo per i cosiddetti investitori che, a loro insaputa, sono dei veri e propri giocatori d'azzardo, infatti non investono con l'intento di guadagnare sull'attività della società di cui comprano i titoli, ma solo sull'aspettativa che il titolo aumenti di valore, e l'intermediario, per non perdere le commissioni, non si preoccupa mai di spiegare al cliente che il valore nominale di quel titolo (ovvero quello che viene stabilito nel bilancio e che corrisponde a una fettina del capitale sociale dell'azienda) è decisamente spesso anche vergognosamente inferiore al prezzo a cui viene trattato e che quindi acquistarlo significa essere già in perdita rispetto alla realtà oggettiva. Quindi con questi meccanismi, negli ultimi anni si è formato un enorme capitale di carta straccia che al primo vero scossone, crollerà meschinamente, lasciando parecchi scommettitori in braghe di tela e contemporaneamente un'economia ridotta al lumicino ed in piena asfissia per mancanza di liquidità. Da ciò ne deriva che la prima mossa da fare, secondo me, è quella di tagliare di netto questa linea di interesse che collega le banche alla borsa valori e riaffidare il mercato mobiliare a delle entità completamente indipendenti dalle banche... so che sarebbe uno sforzo improbo, ma già il solo fatto di denunciarlo alla pubblica opinione, rimetterebbe in discussione il ruolo di tanti personaggi che hanno favorito questo intrallazzo continuo che stà portando il paese direttamente al baratro. Un'altro aspetto che grava pericolosamente sulle dinamiche di questa società, consiste nello spostamento del commercio degli alimenti principali, dalla trattativa diretta tra produttore commerciante e consumatore, alla trattativa col sistema borsistico, dove vige non più l'interesse commerciale vero e proprio, ma la semplice scommessa sul rialzo dei prezzi... come in borsa valori, ma con l'aggravante che qui, l'aumento dei prezzi, non va a beneficio ne dell'acquirente reale a cui vengono riconosciuti i prezzi minimi da speculatori incalliti, ne tantomeno del consumatore che si ritroverà i prodotti coi prezzi gonfiati dalle scommesse degli speculatori, e anche in questo caso, si formeranno degli accumuli di denaro che resteranno sempre fuori dall'economia reale e verranno solo "reinvestiti" nelle sommesse finanziarie in quanto le loro dimensioni saranno sempre più in grado di stabilire i prezzi finali. Perdonate il pistolotto... ma penso che su queste cose ci sia ben da riflettere...

crisi-economica-l-andamento-delle-borse-dopo-l-intervento-d

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