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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

ATENE, DEFAULT A CARICO

Pubblicato su 9 Febbraio 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in MONETA -BANCHE - VARIE

Arrendersi al ricatto della Troika - la triade di creditori composta da Commissione europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea - oppure dichiarare default e uscire dall'euro.

La Grecia è al bivio e l'ultimatum dell'Eurogruppo si è fatto ormai insostenibile L'unica via per evitare la bancarotta è usare la mano pesante. Sul piatto c'è il taglio altri 150 mila dipendenti pubblici in tre anni (15 mila solo nel 2012), ma anche la necessità di decurtare il salario minimo garantito (20%), gli stipendi privati (15%) e le pensioni complementari. A queste misure lacrime e sangue si aggiungono anche la fusione di sei importanti partecipate, così da incassare 50 miliardi di euro, e i tagli alla spesa farmaceutica dall'1,9% all'1,5% del Pil.

LE FORTI PRESSIONI DELLA GERMANIA. È soprattutto la Germania, in qualità di massima finanziatrice del meccanismo del Fondo salva-Stati europeo (per oltre 211 miliardi di euro), a premere affinché dalla Grecia arrivi il sì alle nuove misure lacrime e sangue. Da applicare anche attraverso un commissariamento di Bruxelles e ottenendo in cambio un secondo pacchetto di aiuti da 145 miliardi di euro, indispensabili per ripagare i 14,5 miliardi di bond in scadenza al 20 marzo.

IL DISIMPEGNO DELLE BANCHE STRANIERE. «Le trattative in corso servono solo a guadagnare tempo. Il destino della Grecia è segnato, molti miliardi sono già andati in fumo», ha commentato il quotidiano tedesco die Welt, riportando la cronaca delle ultime, concitate, ore. Con in pancia svariati miliardi di titoli tossici ellenici, è nell'interesse di Berlino, dunque, rendere il default più controllato possibile, così da ridurre al minimo le perdite dei contribuenti e degli istituti bancari tedeschi.

 Tuttavia, hanno spiegato gli esperti a Lettera43.it, l'aver mantenuto la Grecia attaccata a una macchina artificiale, ha già favorito il progressivo disimpegno degli investitori stranieri, Germania in primis. Tanto che, per salvarsi da un crac letale, le ripercussioni peggiori le vivranno, ancora una volta, i cittadini ellenici.

 L'esposizione della Germania e le banche con più Bond greci

 Secondo uno studio dell'Istituto tedesco per la ricerca economica di Kiel (Ifw), se, come trapelato dalle ultime indiscrezioni, tra il governo greco, le banche e le assicurazioni private si raggiungesse un accordo per un taglio del debito del 75%, i contribuenti tedeschi subirebbero un danno pari a 26 miliardi di euro.

BANCHE TEDESCHE: BOND IN SVENDITA. Una cifra importante. Tuttavia, ha spiegato a Lettera43.it l'economista Giacomo Vaciago, «la mia impressione è che l'esposizione tedesca verso Atene fosse ancora più significativa, prima che la Troika mettesse in campo i programmi di salvataggio». «La lunga gestione della crisi greca ha permesso ai creditori stranieri di mettere in moto una serie di meccanismi di protezione». «Nella fattispecie», ha precisato Vaciago, direttore dell'Istituto di Economia e Finanza dell'Università Cattolica di Milano, «ricapitalizzando gli istituti di credito portatori di maggiori titoli tossici. E trasferendo parte di essi in carico alla Bce o rivendendoli agli istituti greci».

 

Il default controllato: Atene verso la colonizzazione tedesca

  In caso di default, e anche di massiccia svalutazione dei titoli di Stato, insomma, saranno le banche greche, detentrici di circa 50 miliardi di euro in obbligazioni pubbliche elleniche, a doversela sbrigare da sole.

 Anche per questo, secondo un'analista di Standard & Poor's alla fine «alla fine la Grecia resterà nell'euro», anche perché una eventuale «uscita dall'eurozona porterebbe alla bancarotta il sistema finanziario greco».

Intanto, in aiuto delle banche elleniche, oltre al Fondo salva-Stati garantito in larga parte dai tedeschi arriverà la Banca centrale europea (titolare, con le banche centrali nazionali di circa 55 miliardi di bond greci), che ha accettato di partecipare al programma di riduzione del debito di Atene, favorendo un risparmio di quasi 11 miliardi di euro. Dopo la cura di dimagrimento dell'ultimo anno, secondo una stima del Financial Times, agli istituti di credito stranieri, per lo più francesi e tedeschi, sarebbero invece rimasti in pancia in totale circa 40 miliardi di euro.

 Il progressivo disfarsi dei titoli tossici dei creditori stranieri, per gli economisti, ha sensibilmente attenuato, rispetto al 2010, il rischio di contagio a causa di un crac della Grecia.

L'ALTERNATIVA È L'USCITA DALL'EURO. Il default controllato attraverso una ristrutturazione del debito pubblico di Atene, arrivato all'accordo limite sull'haircut (il taglio del valore nominale dei titoli) al 75%, dovrà al contrario necessariamente essere pagato con un prezzo altissimo dai cittadini greci. Ma l'alternativa, secondo Vaciago, «sarebbe un'uscita di scena ancora più traumatica dall'area euro, senza alcuna rete di sicurezza». Meglio allora accettare la colonizzazione, di fatto, delle multinazionali tedesche, pronte a investire in parchi solari ed eolici greci e ad acquistare pezzi di società pubbliche, oggetto delle massicce privatizzazioni.

MARTIN SCHULZ: «SACRIFICI NECESSARI». Via gli impieghi statali superflui che, non producendo business, in tempi di crisi non sono più sostenibili, largo alla progressiva industrializzazione del Paese con capitali stranieri, per i quali la Grecia è ancora una terra vergine.

 Sui sacrifici dei cittadini, anche Martin Schulz, socialdemocratico tedesco avversario dei conservatori al governo, è d'accordo con Angela Merkel. «Atene deve attuare le misure stabilite dalla Troika. Capisco la difficoltà dei partiti greci a sostenere misure sui salari e sul lavoro, ma in gioco c'è il futuro del Paese», ha dichiarato a Lettera43.it il presidente del Parlamento europeo.

«O vinciamo tutti o perdiamo tutti. Se la Grecia fa bancarotta», ha concluso Schulz, «le banche francesi o tedesche ne subiranno le conseguenze. Dunque tutti noi».

Fonte: Lettera 43

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