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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

ALTRO CHE FINANZA, QUI CADE L'OCCIDENTE

Pubblicato su 1 Agosto 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

C’e’, com’è giusto, un gran parlare, della crisi e tutto focalizzato su finanza e moneta di essa, specialmente nell’Occidente che, tuttora, sia pur molto contrastato, ancor signoreggia sul pianeta. Tragico e maggiore errore non sarebbe possibile, esso orienta le folle verso il capro espiatorio, incattivendole e incanagliendole, offusca vista e prospettiva. Nell’Occidente, l’Europa dell’Ovest, la parte continentale alla crisi mondiale aggiunge una crisi tutta sua che ha nell’euro il simbolo. Qui, più che altrove, la vista è offuscata e il tutto va sotto il punto di vista monetario e finanziario, trascurando gli altri.
L’economia altro non è che il sistema di riproduzione della specie umana, dalla coppia prolificante, al grembo della madre, alla culla fino alla tomba e alla cura dei morti, del ricordo, attraverso i passaggi generazionali con relativi bisogni per l’allevamento dell’uomo di ogni età. Per tutto ciò occorre un sistema di cura che prevede i servizi, dalla famiglia alla comunità intera, i più svariati, la ricerca incessante dell’uomo oltre i confini raggiunti da scienza e tecnica, la produzione, dunque di beni, servizi e innovazioni, lo scambio di essi e la loro circolazione. Tutto ciò il greco chiamò economia e, come tutti i nomi fatali nelle lingue dell’Occidente, viene dalla Grecia, attraverso i romani e la diaspora semita, compreso l’ebreo Gesù, si trasferì dalla lingua greca alle lingue moderne. Si trovi un solo vocabolo decisivo, in economia, in politica, nella medicina, nelle scienze, che non venga da lì. Per l’etimo “economia” è il nomos della casa, la norma, la rettitudine, l’ethos, demone che guida, governa, la casa nelle sue molteplici funzioni, cercando l’armonia, man mano che cresce la potenza e la presenza dell’uomo sulla terra, e l’antropizza, eccolo ancora il greco! Il trattamento inferto ai greci è la spia della barbarie cui è giunto l’Occidente, di una devastazione del linguaggio ignaro delle nobili origini. Questo linguaggio ha unificato e connesso il pianeta, la lingua planetaria, l’inglese, è piena, zeppa, di parole greche, latine e italiane, dovranno passare millenni prima che gli anglicismi rendano la pariglia, mai nelle parole decisive, quelle che hanno fornito all’uomo il carattere di fondo, quelle che anche cinesi, indiani, sudafricani, i Brics, parlano nei loro scambi mondiali, culturali, politici, commerciali, finanziari, con le quali ci si intende su investimenti e quant’altro fa parte dell’economia.
L’economia, quindi, è il tutto, pretendere che la moneta la governi è la cosa più sciocca che si possa dire, prendere un mezzo di circolazione, la moneta, e di pagamento, il derivato, come il capo e non come la coda di questo lungo serpente è autentica asineria, non degna degli eredi dei greci. Significa dire parole e fare cose senza capo né coda. La crisi economica è la crisi dell’Occidente, perché qui si parla e si fa senza capo né coda, l’euro è la più clamorosa e scabrosa testimonianza del fatto che la culla dell’Occidente, ma anche dell’est europeo, non parla più ma sparla. Questa è la crisi vera, il resto conseguenze, le monetarie e le finanziarie le meno importanti! Perché tutto ciò sia accaduto, è cosa dura, difficile da capire e da spiegare, si tratta di risalire i millenni, più di due e mezzo, per comprendere il lento ma inesorabile precipitare nella devastazione del linguaggio e della comunicazione tra gli uomini dell’Occidente. Comunicare è mettere in comune, è ciò che regge la Comunità, noi non comunichiamo più, noi trattiamo, siamo in continua trattativa, perché formiamo società, non comunità. Si guardi al rapporto tra i sessi, tra le generazioni, tra le genti, si osservi lo sfilacciamento, il frammentarsi, il perdere il senso dell’essere insieme, legati, si veda la fine della famiglia, l’autonomizzarsi dei sessi, la perdita di contatto coi figli, è l’economia che è saltata, l’arte di tenere insieme l’uomo nelle sue case, in quelle singole in quella comune legate. Abbiamo inventato la dimensione privata, cioè una negatività, una mancanza, e, in antitesi, il pubblico, lo Stato, questo mostro che ci sta divorando, che stritola la comunità e l’atomizza.
Con saccenteria, però, le masse, non genti, né tribù, né demoi, parlano di democrazia e libertà, cose possibili solo nelle comunità. Al più, possiamo parlare di massocrazia e di sistemi logistici in cui ci ammassano, il gregge al confronto è un insieme di personalità. Questa è la crisi, la mancanza del pater familias e della mater, la scomparsa del Politico, del gubernator, parola greca, della polis-communitas, dell’economia. Se parlassimo invece d’implosione dell’Occidente, di saccenti saputelli che pretendono di dare lezioni al mondo, di crollo di un atteggiamento imperialistico dopo il crollo del colonialismo? Se, dopo avere compattato il pianeta con un’economia planetaria, capissimo che noi, gli eredi dei greci, analitici e sintetici, – tutto greco, signori – non siamo né gli uni né gli altri, al punto da desiderare sconnessione, solo sconnessione, chiamandole democrazia, libertà, bontà, civiltà, progresso, con queste parole seminando zizzania, accendendo il fuoco in tutto il mondo, nel Mediterraneo e dintorni di più. Si fa la guerra per petrolio, gas, minerali, metalli, commodities agricole, e non si capisce che l’origine della crisi sta qui, nella scarsità dei beni necessari per dare a sette miliardi di esseri il necessario per il motore del corpo umano? Sarebbero la moneta, liquidità e derivati, con relativo arzigogolare sulla crescita, trivelle per scavare e rovistare nel ventre di Madre Terra ciò che manca? Sostituire a ventre e mente dell’uomo il classico vitello d’oro, il feticcio che ci acceca. Anche qui, per trovare metafora e simboli adatti, dobbiamo rivolgerci al libro antico, espulso perché “oscurantista” da chi balbetta nell’oscuro.

Fonte: denaro.it   statua piange 288

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