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Blog della COMUNITA' IPHARRA

Non più destra, non più sinistra, non più etichette, non più finzioni nominalistiche ma attività mirate a creare le premesse culturali e politiche per una Costituente di Popolo che sia alternativa reale ed organica agli schemi partitici ed agli artifici ideologici. Momenti di lotta diretta a colpire le oligarchie di potere per le quali il " rito del voto" costituisce la legittimazione per continuare ad esercitare le loro angherie ai danni del Popolo.

AFGANISTAN: UN CONFLITTO A BASSA INTENSITA'

Pubblicato su 4 Marzo 2012 da frontediliberazionedaibanchieri in ITALIA

Alle volte, pensando a quello che sta succedendo in Afghanistan, l’unica cosa che mi viene in mente è una guerra civile, che si muove però secondo dinamiche mafiose. Intimidazioni, minacce, pedinamenti, arresti, telefonate minatorie”. Intervista a FB.

 Dopo un anno da cooperante in Afghanistan, FB ci parla di quello che ha visto e vissuto. Di come un paese può cambiare tutto per non cambiare niente, della crisi economica e del circo di Kabul.

 “Sono arrivato a Kabul nel marzo 2011 e sono tornato in Italia a metà febbraio 2012. Nell’anno della transizione non ho visto un solo piccolo miglioramento nel paese”.

 “Lavoravo tra la capitale e una delle province centrali. E posso dirlo: Kabul è un circo. Tra contractor, cooperanti delle organizzazioni e lavoratori di imprese private, la presenza di stranieri è qualcosa di impressionante”.

“Vivono e operano al di fuori della realtà del paese, chiusi in uffici e in quartieri protetti, mentre i colleghi locali sono sul campo, spesso mettendo a repentaglio la loro stessa vita”.

 “Ricevono minacce da questa o da quella parte perché lavorano per questa o quella organizzazione ed è anche per questo che l’Afganistan è ancora in cima alla classifica dei paesi finanziati dalla cooperazione internazionale”.

 “L’ultima volta che ho guardato c’erano circa 90 posizioni aperte, quando per un paese ‘normale’, non in emergenza, ce ne possono essere una decina, al massimo. Certo, il flusso, rispetto a qualche anno fa sta lentamente diminuendo, e se si mette in conto che tra l’approvazione di un progetto e lo stanziamento effettivo dei fondi passano anche quattro anni… però tutta la macchina degli aiuti ha creato enormi disparità nel paese, tra chi è dentro ai progetti e chi ne è fuori, tra beneficiari diretti e esclusi, e la cosa sarà dura da superare”.

 “I fortunati che posso vantare un posto in una ong o per un’impresa privata straniera hanno drogato il mercato: tra stipendi e tenore di vita, l’inflazione che cresce mostuosamente… ma come si fa a pensare ad un futuro del paese senza la presenza così massiccia degli stranieri, siano essi cooperanti, militari, imprenditori?”.

 “Le organizzazioni internazionali intercettano le risorse umane migliori, offrendo salari che nessuna istituzione governativa può permettersi”.

 

“Come si fa a chiedere a un giovane afghano, neolaureato, con un buon livello di inglese, di andare a lavorare per un ministero e prendere un quinto di quello che può offrirgli qualunque ong, con il discorso di farlo per il proprio paese?”.

 “E il denaro si sa genera conflitto. In Afghanistan ci sono troppi attori, e tutti vogliono una fetta di qualsiasi cosa venga messa sul tavolo. Lavorare laggiù significa metterlo in conto. E mettere anche in conto che chi resta fuori dai giochi, può rispondere con attacchi armati, autobombe, rappresaglie”.

 “In un anno ho visto aumentare il livello di sicurezza, ma non fraintendermi. Non intendo dire che per Kabul si possa passeggiare tranquillamente. Questo no, e ho il sospetto che siamo ben lontani da quello”.

 “Le strade sono più sicure, ma le rotte commerciali e dei rifornimenti sono costantemente sotto controllo delle forze nazionali e dall’aviazione Nato”.

 “Quello in corso in Afghanistan è un conflitto a bassa intensità: è diffuso a tutto il paese, e a tutti i gruppi di pressione, chiamiamoli così”.

 “Ultimamente ho assistito però a una recrudescenza negli attentati: nella capitale eravamo abituati ad attacchi con scadenze più o meno regolari, generalizzati, poi l’attentato di dicembre contro la moschea sciita, ecco, quello è stato un evento fuori dai ‘radar’ afghani. È stato il primo vistosamente ‘etnico’ e non ‘politico’”.

 “Sinceramente non so come possa essere il futuro dell’Afghanistan. Spero migliore”.

 http://www.osservatorioiraq.it/viaggio-in-afghanistan-un-conflitto-a-bassa-intensit%C3%A0

Tratto da: Viaggio in Afghanistan, “un conflitto a bassa intensità” | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/03/04/viaggio-in-afghanistan-un-conflitto-a-bassa-intensita/#ixzz1o8MrakVI

 - Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

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